<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189</id><updated>2012-01-29T09:04:08.941+01:00</updated><category term='Tanàkh'/><category term='shabbat'/><title type='text'>exodus</title><subtitle type='html'>Se sarai il vero ed unico padrone dei tuoi pensieri, delle tue parole, delle tue azioni, allora potrai operare secondo giustizia.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>60</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-6784645574240828226</id><published>2012-01-29T08:38:00.002+01:00</published><updated>2012-01-29T08:48:37.539+01:00</updated><title type='text'>Beshallach</title><content type='html'>(Es.13,17-17,16)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando finalmente partirono il Signore guidò i figli d'Israele verso la terra promessa ma non li diresse per la via più breve, perché questa attraversava il paese dei Filistei che avrebbero opposto una fortissima resistenza. Il Signore li fece perciò deviare attraverso il deserto arabico in direzione del Mar Rosso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè portava con sé le ossa di Giuseppe per seppellirle nella terra di Canaan, rispettando il giuramento che a suo tempo avevano fatto i figli d'Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore li guidava di giorno con una colonna di nubi che indicava loro la direzione e di notte mediante una colonna di fuoco che rischiarava loro il cammino e consentiva quindi che potessero marciare giorno e notte. Il Signore disse a Mosè di deviare verso la costa e di accamparsi in riva al mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la loro posizione venne riportata al Faraone, che già si stava rammaricando per l'aver perduto il suo popolo di schiavi,  questi radunò in breve un esercito di carri e cavalieri e si lanciò all'inseguimento di Mosè e dei figli d'Israele. Gli Egiziani li raggiunsero e i figli d'Israele vedendoli avanzare verso di loro dissero a Mosé:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non c'erano abbastanza sepolcri in Egitto che ci hai trascinati a morire nel deserto? Che cosa mai ci hai fatto con il farci uscire dall'Egitto? E' proprio quello che ti abbiamo detto in Egitto: - Lasciaci stare e serviremo l'Egitto, perché era certamente per noi preferibile la schiavitù egiziana alla  morte nel deserto.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Mosè rassicurò il popolo dicendo loro che stessero a guardare come il Signore sarebbe intervenuto per la loro salvezza. E il Signore disse a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Perché tu esclami a me? Ordina ai figli d'Israele di mettersi in cammino. E tu alza la tua verga, stendi il tuo braccio verso il mare e fendilo, e i figli d'Israele potranno atrraversare il mare all'asciutto. Io poi renderò ostinato il cuore degli Egiziani, ed essi entreranno dietro di loro nel mare, e allora Io dimostrerò la Mia potenza sul Faraone, sul suo esercito, sui suoi carri e la sua cavalleria. Così riconosceranno gli Egiziani che Io sono il Signore, quando avrò dimostrato la mia potenza sul Faraone, i suoi carri e la sua cavalleria.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La colonna di nubi inviata dal Signore si spostò nella posizione di retroguardia del popolo in marcia e produsse oscurità per gli Egiziani che li inseguivano, mentre nella notte la colonna di fuoco continuava a rischiarare il cammino ai figli d'Israele, sicchè la distanza tra gli inseguiti ed i loro inseguitori rimaneva inalterata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè distese il suo braccio sul mare e allora si levò per tutta la notte un potentissimo vento da oriente e la acque del mare si divisero formando come un muro a destra ed a sinistra. I figli d'Israele entrarono in mezzo, sul fondo del mare reso asciutto e presero ad attraversarlo. Anche gli Egiziani entrarono con tutti i carri e tutti i cavalieri per raggiungere il popolo d'Israele. Era l'alba e il Signore terrorizzò l'esercito del Faraone con dense nubi e colonne di fuoco e rese difficoltosa la loro avanzata e distaccò le ruote dei loro carri che si impantanavano nel fondo melmoso del mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore disse a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Stendi il tuo braccio sul mare e le acque si riverseranno sugli Egiziani, sui cocchi e sui cavalieri.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così fece. E gli Egiziani fuggendo andavano contro le onde e così il Signore li sommerse nel mare e al mattino, quando le acque si furono calmate non ne rimase neppure uno in vita. Il Signore salvò in quel giorno Israele dalla mano degli Egiziani e Israele vide gli Egiziani cadaveri sulla riva del mare. Riconobbe allora Israele la mano potente che il Signore aveva dispiegato sull'Egitto ed ebbe venerazione per il Signore e prestò piena fede a Lui e a Mosè suo servo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cantò allora Mosè un canto di glorificazione al Signore per i prodigi che aveva fatto per la loro salvezza e la loro libertà. Il canto è comunemente noto come la "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;cantica del mare&lt;/span&gt;" e viene cantato in tutte le Sinagoghe durante lo Shacharit del Sabato mattina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I figli d'Israele che attraversano il mare e il mare che si richiude sui loro inseguitori Egiziani è un episodio biblico meraviglioso che molto ha fatto discutere e commentare. Alcuni si sono limitati a ricercare la spiegazione razionale del fenomeno ed hanno attribuito la possibilità che le acque si siano aperte ad un maremoto generato dall'esplosione del vulcano di Santorini o dalla caduta di un meteorite. Ma la razionalità del fenomeno ha un'importanza del tutto incidentale per la narrazione biblica. Il messaggio racchiuso nella narrazione è un altro: c'è un oppresso e c'è il suo oppressore e l'oppresso si sottrae al suo oppressore, che nell'estremo tentativo di prevalere genera la sua stessa rovina. In questi termini sono vicende che nella storia dell'uomo sono avvenute più volte e non solo nell'ambito dello schiavismo vero e proprio, come fu quello dei neri d'America o delle popolazioni delle colonie degli stati europei. Oppressione oltre che verso altre nazioni può esserci anche da parte di una casta dominante verso il suo stesso popolo. Si verifica nell'oppresso un fenomeno di accumulo delle ingiustizie subite finchè non accade l'innesco, un episodio che catalizza tutti i risentimenti facendo esplodere la rivolta. Quando si arriva a questo punto sono generalmente vani i tentativi dell'oppressore di riassumere il controllo della situazione e l'eventuale insistenza in questo tentativo può generare il collasso dell'oppressore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'innesco della ribellione dei figli d'Israele fu generato da Mosè che trasmise loro la fiducia nel Signore e nel futuro che il Signore loro prospettava nella terra promessa. Cominciarono con ciò passo passo a trasformarsi da una massa di individui sottomessi ad un popolo con una precisa identità collettiva e la marcia di quarant'anni nel deserto a ciò sarebbe servita.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Partiti dal Mar Rosso arrivarono al deserto di Sciur e lo percorsero per tre giorni senza trovare acqua. Giunsero poi a Marà ma ancora non poterono bere perché le acque di Marà erano amare. Il popolo assetato cominciò a rumoreggiare contro Mosè ed egli implorò il Signore che gli diede conoscenza di un legno che gettato in acqua le rendeva dolci, e così egli fece. Fu in tale occasione che il Signore impose ad Israele statuti e norme:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Se tu ascolterai attentamente la parola del Signore Dio tuo, e farai ciò che è retto ai Suoi occhi e sarai ubbidiente ai Suoi precetti e fedele ai Suoi statuti, alcuna di quelle piaghe con le quali ho colpito l'Egitto non ti toccherà poiché Io, il Signore, sono colui che ti da la salute.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una sosta ad Elim, luogo di sorgenti e grande vegetazione, giunsero al deserto di Sin. La comunità dei figli d'Israele mormorava nel deserto contro Mosè e Aron:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fossimo pur morti per mano del Signore in Egitto, assisi presso le marmitte contenenti carne e dove si mangiava pane in abbondanza, mentre ci avete condotti in questo deserto per far morire di fame tutto questo popolo.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora il Signore disse a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ecco Io farò piovere per voi un nutrimento dal cielo, il popolo andrà a raccoglierne giorno per giorno quanto gli è necessario, in tal modo Io potrò sperimentarlo se egli vuole ubbidire alla Mia legge o no. Ma nel giorno sesto della settimana, quando prepareranno ciò che avranno portato dal campo, si troverà doppia razione del raccolto giornaliero.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè disse ad Aron:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Comanda a tutta la congrega del figli d'Israele: Avvicinatevi dinanzi al Signore, poiché ha ascoltato le vostre mormorazioni.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora mentre così parlava Aron alla congrega dei figli d'Israele, questi, rivolgendosi verso il deserto, videro apparire la maestà divina attraverso la nube.&lt;br /&gt;Il Signore così parlò a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io ho ascoltato le mormorazioni dei figli d'Israele. Parla loro in questi termini: Verso sera mangerete carne e al mattino seguente vi sazierete di pane, e così riconoscerete che Io sono il Signore Dio vostro.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E verso sera arrivarono le quaglie che, spossate dal lungo volo, ricoprirono tutto l'accampamento e furono facilmente catturate. Al mattino seguente uno strato di rugiada ricopriva il terreno attorno al campo e quando la rugiada evaporò rimase sul terreno uno strato di qualcosa di bianco e granuloso e al popolo incuriosito Mosè spiegò che quello era il pane che il Signore aveva promesso. Dette loro le regole per la raccolta e disse che nulla doveva essere messo da parte per il giorno dopo ma che al sesto giorno invece avrebbero avuto doppia razione anche quindi per il settimo giorno, il Sabato dedicato al Signore. Alla sostanza bianca, che aveva il sapore di frittella al miele, venne dato il nome di manna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè disse ad Aron di mettere in un'urna un quantitativo di manna pari ad un omer e di porla nell'Arca della Testimonianza come ricordo per le future generazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciarono il deserto di Sin e dopo varie peripezie si accamparono a Refidim, dove però mancava l'acqua  e il popolo assetato ricominciò a ribellarsi a Mosè. E il Signore disse a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Avànzati alla testa del popolo accompagnato da alcuni fra gli anziani di Israele, e quella verga con la quale hai percosso il fiume in Egitto, prendila con te e va'. Ecco Io ti precederò là presso una rupe al monte Chorev, e tu batterai con la verga sul sasso dal quale uscirà l'acqua e il popolo ne berrà.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così fece Mosè alla presenza degli anziani d'Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Refidim i figli d'Israele furono attaccati da 'Amalec. Mosè incaricò Giosuè di sostenere questo attacco e di combattere 'Amalec, dicendo che lui si sarebbe messo sulla sommità della collina tenendo in mano la verga del Signore. L'indomani ebbe inizio la battaglia e mentre Giosuè combatteva 'Amalec, Mosè con Aron e Chur salirono sulla sommità della collina. Ora finchè Mosè teneva le braccia alzate vinceva Israele; quando le abbassava vinceva 'Amalec. Aron e Chur presero allora a sostenere e tenere alzate le braccia di Mosè fino al tramonto del sole. La vittoria fu di Israele e Giosuè sconfisse 'Amalec, che pur vinto non fu però annientato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore disse a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;" &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Scrivi in un libro il ricordo di questo grande avvenimento e trasmettilo oralmente a Giosuè, ché Io ho stabilito di cancellare la memoria di 'Amalec di sotto il cielo.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè fece un altare che chiamò: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dio è la mia bandiera&lt;/span&gt;. E disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore pone la mano sul Suo trono, guerra ad 'Amalec di generazione in generazione.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lotta contro 'Amalec è la lotta contro il male che impegna ogni essere umano per tutte le generazioni. E' una lotta senza quartiere dall'alba al tramonto nella quale ognuno combatte fino allo stremo delle forze, nella quale ognuno può però essere aiutato, così come Aron e Chur aiutarono Mosè, per resistere e prevalere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-6784645574240828226?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/6784645574240828226/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/beshallach.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6784645574240828226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6784645574240828226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/beshallach.html' title='Beshallach'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-7789778461540543314</id><published>2012-01-23T15:33:00.002+01:00</published><updated>2012-01-23T15:42:37.099+01:00</updated><title type='text'>Bo</title><content type='html'>(Es.10,1-13,16)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Va' dal Faraone&lt;/span&gt;" disse il Signore a Mosè. Il Signore infatti, che aveva indurito il cuore del Faraone, intendeva operare su di lui i Suoi prodigi. E i Suoi prodigi li avrebbe compiuti anche:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;... allo scopo che tu possa raccontare a tuo figlio ed al figlio di tuo figlio ciò che Io ho operato in Egitto e i prodigi che ho eseguito in mezzo a loro in modo che riconosciate che Io sono il Signore.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riferirono Mosè ed Aron al Faraone ciò che il Signore aveva detto loro, e che dunque lasciasse andar il Suo popolo a prestargli culto, e che altrimenti l'indomani le cavallette avrebbero invaso tutto l'Egitto e avrebbero divorato tutta la vegetazione, quella rimasta che era scampata alla grandine. Il Faraone parve accettare che gli ebrei andassero a prestare culto al loro Dio, ma quando chiese chi sarebbe andato a questo scopo nel deserto e gli fu risposto che tutto il popolo sarebbe andato, uomini, donne, vecchi e bambini e che con sè avrebbero portato tutto il loro bestiame grosso e minuto, egli si irrigidì e negò ancora una volta il suo consenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'indomani, per comando del Signore, Mosè stese la mano sulla terra d'Egitto ed un vento orientale prese a soffiare per tutto il giorno e la notte seguente. Il vento portò le cavallette in numero così grande da oscurare la luce del sole. Si posarono le cavallette su tutta la terra d'Egitto e ne divorarono tutta la vegetazione. Il Faraone mandò a chiamare Mosè ed Aron e chiese di far cessare questo flagello:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io ho peccato verso il vostro Dio e verso di voi. Or dunque perdona la mia colpa per questa volta e pregate il Signore Dio vostro perché mi liberi da questo flagello.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta la preghiera del Faraone fu ascoltata e venne un vento d'occidente che spazzò via tutte le cavallette e neanche una ne rimase in Egitto. Ma il Signore rese ancora ostinato il cuore del Faraone, che non lasciò andar via i figli d'Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disse allora il Signore a Mosè di stendere la sua mano verso il cielo e così le tenebre ricoprirono tutto l'Egitto per la durata di tre giorni. Anche adesso il Faraone chiamò Mosè e gli disse che andasse pure lui ed il suo popolo, uomini, donne, vecchi e bambini a prestare culto al suo Dio ma che lasciassero il loro bestiame. Mosè rispose che avrebbero portare anche il bestiame e che anzi il Faraone avrebbe dovuto aggiungerne dell'altro affinchè essi potessero fare i sacrifici e gli olocausti secondo il culto che il Signore richiedeva. Ma il Signore rese ancora ostinato il cuore del Faraone che scacciò Mosè dalla sua presenza, ammonendolo a non comparirgli più davanti, che altrimenti l'avrebbe messo a morte.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Il Signore disse a Mosè che con una piaga ancora avrebbe colpito il Faraone e l'Egitto, e questa volta i figli d'Israele sarebbero stati lasciati liberi di andarsene, anzi sarebbero stati scacciati dall'Egitto. Era necessario però che prima di andar via ogni uomo e ogni donna chiedesse ai propri compagni egiziani oggetti d'oro o d'argento da portare via con sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora Mosè disse al Faraone:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Così ha parlato il Signore: Verso mezzanotte Io Mi avanzerò attraverso l'Egitto e allora morrà ogni primogenito egiziano, da quello del Faraone erede al trono, fino a quello della schiava che fa girare la macina, e tutti i primogeniti delle bestie. E si produrrà un grande grido in tutto il paese di cui non si ha ricordo nel passato e quale non vi sarà in avvenire. Ma contro i figli d'Israele neppure un cane abbaierà né contro di loro né contro il bestiame, in modo che conoscerete che il Signore fa distinzione fra gli Egiziani e gli Ebrei. E tutti i servitori che ti attorniano verranno da me e inchinandosi mi inviteranno ad andarmene insieme al mio popolo che è dietro di me; dopo di ciò me ne andrò.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quando ebbe finito Mosè se ne andò lasciando il Faraone indignato. Anche questa volta il Signore indurì il cuore del Faraone, che non cedette alla richiesta di lasciare andare i figli d'Israele a prestare culto nel deserto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore parlò a Mosè ed Aron e disse loro che il mese nel quale si trovavano, il mese di Nisan, sarebbe stato da allora in poi il primo mese dell'anno e che essi avrebbero dovuto parlare alla comunità d'Israele chiedendo che ogni capo famiglia procurasse per ogni casa un capretto o un agnello maschio, senza difetti e di un anno di età. Il quattordici di Nisan gli animali sarebbero stati scannati in tutta la comunità e con il loro sangue sarebbe state aspersi gli stipiti e l'architrave della porta d'ingresso di ogni casa degli ebrei. Nella stessa notte sarebbe stata consumata frettolosamente tutta la carne delle bestie sacrificate e arrostite intere.&lt;br /&gt;E ancora il Signore proseguì dicendo quello che Egli avrebbe fatto in quella notte e ciò che i figli d'Israele avrebbero dovuto fare nell'avvenire per celebrare Lui, il Signore :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io percorrerò il paese d'Egitto in quella notte e percuoterò ogni primogenito nel paese d'Egitto dall'uomo alla bestia e farò giustizia di tutte le divinità egiziane, Io sono il Signore. Il sangue di cui saranno tinte le case ove abitate vi servirà di segnale; riconoscendo questo segnale, Io vi passerò oltre e il flagello non avrà presa su di voi allorchè colpirò l'Egitto. Questo giorno sarà da voi commemorato e lo celebrerete quale festa in onore del Signore per le vostre generazioni, sia festività d'istituzione perenne. Per sette giorni mangerete azzime, ma prima che giunga il primo giorno toglierete dalle vostre case ogni lievito; poiché chiunque mangi sostanze lievitate dal primo giorno fino al settimo sarà recisa quella persona di mezzo ad Israele. Il primo giorno vi sarà sacra convocazione e altrettanto il settimo giorno. Nessun lavoro si farà in questi due giorni ad eccezione di ciò che è necessario per il cibo di ognuno: quello solamente si potrà fare. Osserverete dunque la festa delle azzime perché è in questo stesso giorno che Io ho fatto uscire le vostre schiere dal paese d'Egitto, osserverete quindi questo giorno in tutte le vostre future generazioni quale statuto eterno. Nel primo mese, nel quattordicesimo giorno a sera, mangerete azzime fino al ventunesimo giorno a sera. per sette giorni non si troverà lievito nelle vostre case, poichè chiunque mangi sostanza lievitata sarà recisa quella persona dalla comunità d'Israele, si tratti di straniero residente nel vostro paese o d'indigeno. Alcuna cosa lievitata non mangerete; in tutte le vostre abitazioni mangerete pani azzimi.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Mosè radunò gli anziani e disse loro quanto il Signore gli aveva comunicato e chiese di fare tutto quanto Egli aveva richiesto. Il popolo si inchinò, si prostrò e si affrettò ad eseguire le richieste del Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A mezzanotte morì ogni primogenito d'Egitto, sia di uomini che di animali. Morì anche il primogenito del Faraone e non vi era casa dove non vi fosse un morto. Nottetempo il Faraone chiamò Mosè e Aron e disse loro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Presto andatevene di mezzo al mio popolo, voi e i figli d'Israele, andate a prestare culto al Signore secondo le vostre richieste. Prendete con voi il vostro bestiame minuto e grosso come avete detto, e andatevene; benedite anche me.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E gli Egiziani fecero pressioni sugli Ebrei perché facessero presto ad andarsene. E i figli d'Israele portarono via la pasta prima che lievitasse. E gli Egiziani dettero loro vasi d'oro e d'argento e indumenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partirono i figli d'Israele da Ra'mses dirigendosi verso Succoth, che è al confine dell'Egitto, e i maschi adulti erano in numero di seicentomila. Si unì a loro una quantità di appartenenti ad altre popolazioni. Avevano vissuto gli Ebrei in Egitto per quattrocentotrenta anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella notte fu consacrata al Signore e in ricordo dell'uscita dall'Egitto per tutte le generazioni sarà celebrato il sacrificio pasquale, che verrà consumato in ogni casa, senza trasportare la carne al di fuori e senza rompere alcun osso della bestia sacrificata. Tutti i figli d'Israele vi prenderanno parte, nessun incirconciso ne mangerà. Solamente se circonciso lo straniero potrà celebrare la Pasqua del Signore unitamente ai figli d'Israele.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Quindi il Signore parlò ancora a Mosè e disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Consacra a me ogni primogenito, ogni primo parto tra i figli d'Israele sia di uomo che di bestia di proprietà di un Ebreo, appartiene a Me.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè parlò al popolo dicendo che i figli d'Israele avrebbero dovuto ricordare questo giorno in cui il Signore li fece uscire dall'Egitto celebrando nel mese queste cerimonie. Per sette giorni avrebbero mangiato pane azzimo e non avrebbero tenuto nella propria casa sostanze lievitate. Avrebbero spiegato ai loro figli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Noi pratichiamo questo culto in onore del Signoreper tutto quello che Egli operò in mio favore alla mia uscita dall'Egitto.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste parole, proseguì Mosè, le porterete sul vostro braccio ed in mezzo ai vostri occhi affinchè con questi segni esteriori la dottrina del Signore si compenetri in voi. Da qui trae dunque origine l'obbligo di indossare quotidianamente i tefillin, che sono delle scatolette cubiche di cuoio contenenti piccole pergamene recanti versetti biblici. I tefillin si legano con striscie di cuoio alla fronte e all'avambraccio. Cederete al Signore, proseguì Mosè, ogni primogenito sia esso uomo o animale che verrà a Lui consacrato. Il primogenito di uomo verrà riscattato e quando vostro figlio vi chiederà il significato di tutto questo, voi gli direte:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Con mano potente ci trasse il Signore dall'Egitto, dal paese di schiavitù. Quando il Faraone rifiutò ostinatamente di lasciarci in libertà, allora il Signore colpì a morte ogni primogenito in Egitto tanto fra gli uomini tanto fra le bestie. Appunto per questo io offro al Signore ogni primo parto maschio adatto ad essere sacrificato ed ogni primogenito fra i miei figli debbo riscattare.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riscatto del primogenito, Pidyon ha-Ben, è una cerimonia che si esegue per i primogeniti maschi da parte di un Cohen, dietro il pagamento d'uso di cinque Shekalim. Lo Shekel è una moneta del peso fisso di circa 12 grammi d'argento, pari al peso del Siclo del Santuario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque la vicenda delle piaghe d'Egitto si è conclusa. ll Faraone che inizialmente aveva assunto un atteggiamento altezzoso e che aveva detto "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chi è questo Dio a cui debbo ubbidire?&lt;/span&gt;" perde man mano la propria alterigia, diventa sempre più disorientato, mentisce quando promette la libertà e poi non mantiene. Ma il Faraone è diventato strumento della volontà del Signore: è il Signore che ne indurisce il cuore ed è per volontà del Signore che egli nega ai figli d'Israele la libertà di culto. Il Faraone, quando sarà toccato direttamente nella propria carne per la morte del figlio, si mostrerà disperato di fronte alla potenza, per lui oscura, di questo Dio, che rimarrà peraltro a lui sostanzialmente incomprensibile, a lui che si riteneva ed era ritenuto una divinità in terra. Ma anche dopo, come vedremo, il Faraone sarà animato da spirito di vendetta e non già dalla rassegnazione per essersi dovuto piegare al vero Dio più grande di lui, il Signore.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La vicenda delle piaghe d'Egitto ha visto manifestarsi una sostanziale evoluzione del popolo dei figli d'Israele. Della condizione iniziale di abbrutimento fisico e morale conseguente alla dura schiavitù due fatti sono emblematici: la frase che uno dei litiganti disse a Mosè "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chi ti ha delegato capo e giudice su di noi?&lt;/span&gt;" (Es.2,14) e il fatto che quando egli riportò loro la parola del Signore i figli d'Israele "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;non ascoltarono Mosè per la depressione di spirito in cui si trovavano e per la durezza del servaggio.&lt;/span&gt;" (Es.6,9). Il succedersi delle piaghe che si abbatterono sull'Egitto, lasciando peraltro indenni loro, gli Ebrei, fece sì che il loro maturasse un risveglio ed un senso di appartenenza, che germogliasse insieme alla speranza un primo senso di disciplina e di riconoscimento del ruolo che Mosè avrebbe assunto per condurli alla terra promessa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-7789778461540543314?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/7789778461540543314/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/bo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7789778461540543314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7789778461540543314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/bo.html' title='Bo'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-535262116700126518</id><published>2012-01-16T10:23:00.001+01:00</published><updated>2012-01-16T10:26:45.036+01:00</updated><title type='text'>Purim di Tripoli</title><content type='html'>Ogni persona che ha beneficiato di un Miracolo Evidente ( נס גלוי Nes Gallui) festeggerà ogni anno l'anniversario di questo avvenimento.&lt;br /&gt;Così pure ogni Comunità Ebraica del mondo decreta un giorno di festa nel giorno in cui è avvenuto un determinato Miracolo Evidente che ha salvato la comunità da una determinata minaccia.&lt;br /&gt;Molto spesso questi giorni sono chiamati con il nome di "Purim" con l'aggiunta di un suffisso che ne ricorda il Nes particolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Comunità Tripolina ha due Purim aggiunti, chiamati פורים אשריף 'Purim Ashrif' e פורים בורג'ול 'Purim Burgiul' che cadono rispettivamente il 23 e il 29 di Tevet, quest'anno corrispondenti al 18 ed al 24 gennaio. &lt;br /&gt;Durante la celebrazione dello Shabbat precedente si legge, dopo il קדיש תתקבל 'Qaddish Titqabal' e subito dopo la Teffillàh Shakharit, una cantica chiamata מי כמוכה 'Mi Kamokhà', dedicata all'avvenimento, similmente a quanto avviene durante lo Shabbat che precede Purim. Chi non ha la possibilità di farlo in quel momento può leggere la cantica anche successivamente, per non perdere la lettura in pubblico della Toràh HaQedoshàh. E' possibile trovare il testo del Mi Kamokhà nel libro "Minhaghè Luv", nel capitolo relativo ai "Minhaghè Purim".&lt;br /&gt;Nel giorno stesso del Purim:&lt;br /&gt;- si usa regalare delle משלוח מנות Mishloach Manot ad almeno un ebreo (tripolino, poichè gli altri non hanno nessuna Mizwàh);&lt;br /&gt;- si evita di lavorare se possibile, a meno che l'astenersi dal lavoro non sia fonte di perdita o ricorrano le condizioni per cui è possibile lavorare di Chol HaMo'ed;&lt;br /&gt;- a Shakharit non si recitano i תחנונים Tachanunim e si leggono al loro posto due Mizmorè Tehillim, il מן המצר "Min HaMetzar" (Tehillim 118) e l'הלל הגדול Hallel HaGadol (Tehillim 136). Però nel caso in cui il pubblico reciti i Tachanunim è necessario recitarli ugualmente. Quindi i casi in cui è possibile non recitarli sono o quando non c'è minjian oppure quando il minjian è di soli tripolini. Questa usanza è strettamente tripolina e non ha senso che gli altri la attuino, poichè non hanno attinenza col Nes avvenuto, quindi non hanno alcuna Mizwàh al proposito. Inoltre non è bene per loro perdere i tachanunim, che costituiscono elementi della Teffillàh tra i più importanti.&lt;br /&gt;Gli avvenimenti storici connessi ai due Purim tripolini sono qui di seguito sinteticamente riportati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Purim Ashrif&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'anno 5465 (1705 E.V.) pirati guidati dal governatore libico, un ex-generale che aveva preso il potere con la forza, depredarono una nave che recava doni del governo egiziano destinati al governo tunisino. Per vendicare questo affronto, il Bey di Tunisi Abrahim iAshrif condusse in Libia un esercito10.000 soldati scelti, con lo scopo di fare strage degli abitanti di Tripoli senza alcuna distinzione.&lt;br /&gt; Il governatore libico tenta di fare opposizione, ma invano, poichè gran parte delle sue truppe sono morte per una pestilenza avvenuta poco prima. Dopo la caduta del governatore libico, gli  Abrahim di Tripoli e circostanti cercarono invano di placare l'ira di Ashrif, convincendo uno dei suoi generali a parlargli per ottenere la pace. Ma ogni sforzo fu inutile, poichè Ashrif voleva completare la sua vendetta.&lt;br /&gt;La comunità ebraica di Tripoli, guidata dal Dayan Rabbenu Yossef 'Aghiv ז"ל, decretò giornate di digiuno pubblico, mentre fervevano i lavori per la difesa della città. L'assedio durò diversi mesi, mentre il Rash'à metteva a ferro e fuoco le periferie della città, con violenze saccheggi e distruzioni. Nel mese di Kislev però avvenne che duemila soldati del Bey fossero trovati massascrati e la cosa provocò lo sconcerto dei loro commilitoni. Dopo un mese, il 23 di Tevet il Bey Ashrif abbandonò definitivamente l'assedio senza ragione apparente. La Minaccia era scampata e i chakhamim fissarono quel giorno di festeggiamenti come Purim per tutte le future generazioni!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Purim Burgiul&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'anno 5553 (1793 E.V.).  Alì Burgiul, arrivò a Tripoli dalla Turchia con 9 navi cariche di milizie ed effettuato un colpo di stato governò per due anni la città, opprimendo le persone, e in particolare gli ebrei di Tripoli,con violenze e abusi al fine di estorcere loro denaro. Nel 5555 (1795 E.V.) Burgiul fece ferocemente bruciare sul rogo due giovani ebrei e sottomise l'intera Comunità ebraica, costringendo persino i bambini ai lavori forzati e a fare חילול שבת Chillul Shabbat, la sconsacrazione dello Shabbat, tutto per soddisfare la sua smania di ricchezza. A questo punto vi fu una rivolta popolare e Burgiul fu costretto a scappare e la città di Tripoli e la popolazione ebraica furono salve. La storia completa viene descritta nel &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Mi Kamokhà&lt;/span&gt; di Rav Avraham Khalfo, grande rabbino tripolino dell'epoca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(contenuti tratti con adattamenti da Deror Yqrà)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-535262116700126518?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/535262116700126518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/purim-di-tripoli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/535262116700126518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/535262116700126518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/purim-di-tripoli.html' title='Purim di Tripoli'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-224438611880489440</id><published>2012-01-15T16:16:00.003+01:00</published><updated>2012-01-15T16:41:07.208+01:00</updated><title type='text'>Va'erà</title><content type='html'>(Es.6,2-9,35)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comincia qui la narrazione relativa alle cosiddette piaghe d'Egitto che terminerà poi nella parashah successiva. Anche qui si manifestano alcune considerazioni a commento dei fatti narrati che esamineremo via via strada facendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore disse a Mosè di avere ascoltato il gemito dei figli d'Israele schiavi in Egitto e di essersi ricordato del patto che aveva fatto con Abramo, Isacco e Giacobbe. Mosè avrebbe quindi detto ai figli d'Israele che il Signore li avrebbe liberati dalla schiavitù, eleggendoli come popolo a Lui appartenente e li avrebbe introdotti nella terra che aveva promessa ai loro padri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè riportò le parole del Signore ai figli d'Israele, ma essi non l'ascoltarono, tanto il loro animo era depresso per la dura schiavitù cui erano sottoposti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore disse allora a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Va' dal Faraone e chiedigli che lasci andar via dal suo paese i figli d'Israele.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e Mosè replicò:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Già i figli d'Israele non mi hanno ascoltato, come potrebbe il Faraone dare ascolto a me, che per giunta sono balbuziente?&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore allora parlò a Mosè e ad Aron insieme per dare loro l'incarico di recarsi dal Faraone a chiedere la liberazione e l'uscita dall'Egitto del popolo d'Israele.&lt;br /&gt;Aron era il fratello maggiore di Mosè e quando avvennero questi fatti essi avevano rispettivamente ottantatre ed ottanta anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbero andati dal Faraone, disse il Signore, e Mosè avrebbe detto ad Aron quello che Lui, il Signore, gli aveva comandato ed Aron avrebbe parlato al Faraone chiedendogli di lasciar partire i figli d'Israele dal suo paese. Ma il Faraone, proseguì il Signore, non li avrebbe ascoltati e avrebbe negato la liberazione del popolo d'Israele e la sua ostinazione sarebbe stata vinta solo dopo che una serie di tremendi castighi divini avessero percosso l'Egitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore, rivolto a Mosè ed Aron, disse ancora:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quando il Faraone vi dirà di dargli una prova della vostra missione, tu Mosè dirai ad Aron di gettare la sua verga in terra davanti al Faraone e la verga si tramuterà in serpente.&lt;/span&gt;" &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;E così avvenne, ma quando Aron gettò la verga in terra e questa si tramutò in serpente, il Faraone fece venire i suoi maghi che fecero altrettanto, il serpente di Aron però divorò i serpenti dei maghi. Ma il Faraone non si convinse e né li volle più ascoltare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco quindi che in questa parte iniziale ha preso corpo la distinzione fra i due fratelli. Aron il primogenito, come spesso avviene proprio ai primogeniti nella narrazione biblica, non brilla di luce propria ma di luce riflessa, ha il compito di supportare il fratello minore Mosè e di eseguire quello che lui gli dice per ispirazione divina. Mosè, d'altra parte, è la figura di primo piano, che dialoga con il Signore ricevendone  indicazioni, istruzioni e ordini, ma che ha però un impedimento a parlare con gli uomini. Potremmo dire che Mosè è la mente e Aron il braccio. Vedremo Aron essere il capostipite della classe sacerdotale, eppure sarà Mosè a dialogare con il Signore e sarà Mosè l'unico uomo ad aver visto il Signore, di spalle. E' probabile che si sia voluta esprimere una distinzione tra Mosè che è il conduttore del popolo che procede seguendo un tracciato ispirato dal Signore e Aron che è il custode pedissequo dei rituali religiosi e di quelle norme che poi confluiranno nelle norme halakiche. La complementarità tra le due figure ci fa azzardare l'ipotesi che potrebbe persino trattarsi dei due aspetti di una stessa persona, in ciò rafforzati dall'indulgenza che Mosè dimostrerà ad Aron nell'episodio del vitello d'oro, come vedremo più avanti.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Disse allora il Signore a Mosè di recarsi al mattino sulla riva del Nilo dove avrebbe incontrato il Faraone e gli avrebbe detto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore Dio degli Ebrei mi manda a te per dirti: Lascia in libertà il Mio popolo che Mi presti culto nel deserto; ma tu non hai obbedito finora. Così dice il Signore: Ecco ciò che ti farà conoscere che Io sono il Signore: Io vado a battere con la verga che ho in mano le acque del fiume, ed esse si convertiranno in sangue. I pesci del fiume morranno e il fiume imputridirà, cosicché gli Egiziani non potranno più bere l'acqua del fiume.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aron, così come Mosè gli aveva detto, stese la mano con la verga sulle acque e tutte le acque d'Egitto si tramutarono in sangue. Ma poiché anche i maghi egiziani fecero altrettanto, il Faraone non dette ascolto alla richiesta del Signore che Mosè gli aveva riferito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo sette giorni il Signore disse a Mosè di recarsi nuovamente dal Faraone e dirgli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Così comanda il Signore: lascia andare via il Mio popolo affinché Mi presti culto. Che, se tu rifiuti la liberazione, Io mi appresto a infestare tutto il tuo territorio con le rane. Il fiume brulicherà di rane che verranno a galla e si spargeranno nella tua casa, nella tua stessa camera dove dormi, sul tuo letto, nelle case dei tuoi servi, in quelle del tuo popolo, nei tuoi forni e nelle tue madie. Le rane andranno addosso a te stesso, al tuo popolo e ai tuoi servi.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aron, così come comandato da Mosè, stese la mano sulle acque d'Egitto e le rane si sollevarono dal fiume invadendo tutto il paese. Altrettanto fecero anche i maghi e l'invasione delle rane divenne insopportabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Faraone mandò a chiamare Mosè e Aron e disse loro di pregare il Signore di allontanare le rane dal paese e che egli allora avrebbe fatto partire il popolo d'Israele affinchè prestasse culto al Signore.&lt;br /&gt;Mosè e Aron rivolsero preghiera al Signore perchè cessasse l'invasione delle rane e il Signore li ascoltò e le rane scomparvero dall'Egitto. Ma il Faraone ancora una volta indurì il suo cuore e non li ascoltò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora il Signore disse a Mosè di dire ad Aron di stendere la sua verga e di batterla sulla polvere della terra che così si sarebbe mutata in zanzare. Le zanzare invasero tutto il paese e si annidarono sugli uomini e sul bestiame. I maghi non riuscirono a far sparire gli insetti, ma il cuore del Faraone rimase indurito e non dette ascolto alla richiesta del Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore disse a Mosè di recarsi l'indomani dal Faraone per dirgli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Così dice il Signore: Lascia andare il Mio popolo che Mi presti culto. Che se tu rifiuti di lasciare in libertà il Mio popolo Io manderò contro di te, i tuoi servi e il tuo popolo, dentro le tue abitazioni un miscuglio di mosconi dannosi che invaderanno le case egiziane e il territorio sul quale gli Egiziani dimorano. E in quel giorno farò distinzione fra la terra di Gòshen in cui risiede il Mio popolo, nella quale non vi sarà castigo, affinché tu riconosca che Io solo sono il Signore della terra. Sì! Farò distinzione fra il Mio popolo e il tuo, domani avverrà questo prodigio.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così avvenne e tutto il territorio d'Egitto fu invaso da miscugli di mosconi dannosi. Il Faraone mandò a chiamare Mosè e Aron e disse loro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Andatevene, fate sacrifici al vostro Dio rimanendo nel paese.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè rispose che questo non era possibile, giacché per effettuare i loro sacrifici avrebbero dovuto immolare animali che gli Egiziani consideravano sacri e se l'avessero fatto in Egitto sarebbero stati certamente uccisi. Concluse pertanto Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Noi vogliamo andare nel deserto per un cammino di tre giorni e là offriremo sacrifici al Signore Dio nostro come Egli ci comanderà.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Faraone rispose:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Vi lascerò andare a far sacrifici al Signore Dio vostro nel deserto, ma non vi allontanate troppo. Pregate intanto perchè cessi la piaga dei mosconi.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè pregò il Signore e cessò l'invasione dei mosconi. Anche questa volta però, nonostante Mosè l'avesse sollecitato a mantenere la promessa, il Faraone indurì il suo cuore e non volle lasciar andare i figli d'Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore disse a Mosè di recarsi dal Faraone per dirgli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Così comanda il Signore Dio degli Ebrei: lascia andarre via il Mio popolo affinché Mi presti culto. Che se tu rifiuti di liberarlo e ancora persisti nel trattenerlo, la mano del Signore si poserà sul tuo bestiame che è nella campagna, sui cavalli, gli asini e i cammelli, sul bestisme grosso e minuto con una terribile pestilenza. E il signore farà una distinzione fra il bestiame d'Israele e quello d'Egitto, né perirà alcunché di quanto appartiene ai figli d'Israele.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'indomani una terribile pestilenza si abbattè sul bestiame degli Egiziani, che morì completamente, mentre tra quello dei figli d'Israele non morì nemmeno un capo. &lt;br /&gt;Anche questa volta il Faraone rimase ostinato e non lasciò andar via il popolo d'Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora il Signore disse a Mosè e Aron di prendere con le mani fuliggine di fornace e gettarla in aria alla presenza del Faraone. La fuliggine sarebbe diventata pulviscolo nell'aria di tutto l'Egitto e posandosi su uomini e animali avrebbe prodotto ulcerazioni sulla loro pelle. I maghi, essi stessi vittime delle ulcerazioni, erano impotenti davanti a Mosè. Nonostante questo il Faraone anche questa volta rimase ostinato e non dette ascolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore disse a Mosè di recarsi l'indomani di buon mattino dal Faraone per dirgli che il giorno seguente sarebbe avvenuta una grandinata di una intensità tale che non c'era memoria nella storia d'Egitto e che tutto quanto fosse rimasto all'aperto, compresi uomini e animali, sarebbe stato distrutto.&lt;br /&gt;E così avvenne e l'indomani tutto il paese fu devastato dalla grandine, tutta l'erba e gli alberi furono distrutti e furono distrutti anche uomini e animali che non avevano trovato riparo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Faraone mandò a chiamare Mosè e Aron e disse loro che riconosceva il proprio peccato e che il Signore era nel giusto mentre lui e il suo popolo erano colpevoli. Chiese il Faraone, ancora una volta, che pregassero il Signore affinché cessasse il flagello della grandine. E Mosè pregò il Signore e il Signore fece cessare la grandine. Ma il Faraone, visto che la devastazione era cessata, mantenne ancora una volta il suo cuore indurito e non dette ascolto alle richieste del Signore.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La vicenda delle piaghe d'Egitto, come quella che vedremo dell'apertura delle acque del Mar Rosso, possono essere fatti leggendari che traggono spunto da catastrofi naturali effettivamente verificatesi all'epoca ed a questo proposito si parla dell'esplosione del vulcano di Santorini o dell'impatto di un meteorite, ma certamente la narrazione non si prefigge l'esposizione di fenomeni naturali avvenuti. Il contenuto della narrazione trascende i fatti reali ed ha contenuto di insegnamento morale e religioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cerchiamo di capire il comportamento del Faraone e più ancora cerchiamo di capire come mai il Signore sembri aver in un certo qual senso collaborato al dilungarsi di tutta la vicenda indurendo Lui stesso il cuore del Faraone, sovrapponendosi quindi alla sua facoltà di libero arbitrio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Faraone era considerato in Egitto una divinità e come tale egli agiva e si comportava. E' naturale quindi che egli considerasse un oltraggio che qualcuno andasse da lui a dirgli che il suo Dio straniero ordinava che egli facesse qualcosa che tra l'altro lui non intendeva fare. Gli schiavi ebrei erano una risorsa, una ricchezza di mano d'opera, grazie alla quale il Faraone poteva realizzare nuove città e nuovi magazzini per le granaglie, che lo avrebbero messo al riparo da future carestie. Temeva il Faraone di perdere i suoi schiavi, temeva che fuggissero se mai li avesse autorizzati a recarsi per tre giorni nel deserto. La sua ostinazione derivava dal fatto, che egli valutava la possibile perdita degli schiavi un danno molto più grave rispetto a quelli che potevano produrre piaghe passeggere, che egli peraltro riusciva, a costo anche di mentire, a non far durare più di tanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma perché il Signore sembra aver tirato per le lunghe? Perché invece che indurire il cuore del Faraone, non lo ha invece intenerito come fece con la figlia del Faraone? La narrazione non si dilunga su un aspetto, vi fa cenno velocemente quando Mosè aveva parlato al popolo ma non era stato ascoltato. Questo aspetto è importante perchè riguarda il destinatario della liberazione. Il popolo era stremato a tal punto dalla schiavitù, era così istupidito dalla stanchezza, da non riuscire nemmeno a seguire un discorso. Occorreva che accadesse qualcosa, una serie di cose, una serie di prodigi che potessero scuotere questo popolo e risvegliarne l'attenzione e l'aspettativa per il proprio futuro. Questi fatti prodigiosi sono le disgrazie che capitarono agli Egiziani e che lasciarono indenni gli Ebrei che abitavano la regione di Gòshen.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-224438611880489440?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/224438611880489440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/vaera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/224438611880489440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/224438611880489440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/vaera.html' title='Va&apos;erà'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-8979501913744505035</id><published>2012-01-08T18:37:00.003+01:00</published><updated>2012-01-08T18:52:06.634+01:00</updated><title type='text'>Shemot</title><content type='html'>(Es.1,1-6,1)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le persone di Giacobbe e dei suoi figli che si stabilirono in Egitto erano inizialmente in numero di settanta. Essi crebbero e si moltiplicarono di numero nel tempo, divennero potenti ed il paese fu pieno di loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era ormai trascorso molto tempo dalla morte di Giuseppe quando ascese al trono d'Egitto un nuovo Faraone che si dimostrò preoccupato per la forte presenza del popolo d'Israele nel suo paese e decise perciò di assoggettarlo a schiavitù. Furono affidati agli ebrei gravosi lavori per la costruzione di nuove città ed ogni sorta di duri lavori di campagna e tutti questi lavori si dovevano eseguire sotto la severa sorveglianza di preposti ai lavori che angariavano il popolo d'Israele. Ma quanto più gli ebrei venivano oppressi, tanto più continuava ad aumentare il loro numero, sicché il Faraone prese una decisione risolutiva. Decise il Faraone che tutti i nuovi nati maschi degli ebrei venissero uccisi e che rimanessero in vita solamente le femmine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un uomo delle tribù di Levi di nome Amram sposò una ragazza della sua stessa tribù, di nome Jochèved, e dalla loro unione nacque per prima una bambina di nome Miriam e successivamente un maschio. Il bambino fu tenuto nascosto per tre mesi e poi, poiché aumentava il rischio della sua scoperta, fu abbandonato in una cassetta di papiro lasciata galleggiare sulle acque del fiume. Miriam rimase in distanza ad osservare quello che sarebbe successo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora la figlia del Faraone aveva l'abitudine di bagnarsi nelle acque del fiume mentre le sue ancelle la seguivano lungo la riva. Ella vide la cassettina che galleggiava e la fece prendere. La aprì e quando vide un bambino che piangeva si intenerì e pensò:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questo è certamente un bambino degli Ebrei.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miriam si era nel frattempo avvicinata al luogo dove la principessa e le sue ancelle stavano intorno al bambino e disse alla principessa:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Vuoi che vada a chiamare una balia fra le Ebree per allattare il bambino?&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La figlia del Faraone acconsentì e Miriam corse a chiamare sua madre. Fu così che la figlia del Faraone affidò senza saperlo il bambino alla sua stessa madre affinchè lo allattasse. Quando il bambino fu grandicello fu ricondotto alla figlia del Faraone, che lo considerò come proprio figlio e gli pose nome Mosè perché l'aveva salvato dall'acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè crebbe e in qualche modo venne a sapere delle sue origini. Si recò a vedere i suoi fratelli ebrei e vide i duri lavori cui erano sottoposti. Un giorno vide un sorvegliante egiziano che batteva duramente uno dei suoi fratelli ebrei e, visto che intorno non c'era nessuno, lo affrontò, lo percosse a morte e lo nascose nella sabbia. Il giorno dopo si recò nuovamente presso i suoi fratelli e vide due Ebrei che litigavano tra loro e cercò di fare da paciere, ma uno dei due gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chi ti ha delegato capo e giudice su di noi? Penseresti forse di uccidermi come hai ucciso quell'Egiziano?&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto dunque si era risaputo e quando arrivò all'orecchio del Faraone, questi cercò di mandare a morte Mosè. Ma Mosè fuggì nella terra di Midian e qui giunto sostò presso un pozzo, dove aiutò le sette figlie  di Ithrò, sacerdote di Midian, ad abbeverare il proprio gregge. Le ragazze tornarono a casa ed il padre chiese loro come mai avessero fatto così presto. Raccontarono al padre dell'Egiziano che le aveva aiutate ad abbeverare il gregge e le aveva anche difese dalla violenza dei pastori. Ithrò offrì ospitalità a Mosè, che accettò, e gli diede in moglie la figlia Tziporah. Mosè ebbe un figlio da Tziporah che chiamò Ghershom.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo lungo tempo da questi fatti morì il Faraone d'Egitto e l'implorazione dei figli d'Israele giunse al Signore, che ricordò il patto stipulato con Abramo,Isacco e Giacobbe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè pascolava il gregge di Ithrò e guidando le pecore attraversò il deserto ed arrivò alle propaggini del monte Sinài. Qui gli apparve una fiamma in mezzo ad un roveto ed egli vide che il roveto ardeva ma non si consumava e volle avvicinarsi per comprenderne la ragione. "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mosè, Mosè&lt;/span&gt;" gridò una voce e lui rispose "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Eccomi&lt;/span&gt;". Allora il Signore disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non avvicinarti oltre, togliti le scarpe dai piedi perché il terreno sul quale stai è suolo sacro.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E proseguì il Signore, dicendo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono Iddio di tuo padre, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè nascose la faccia perché aveva timore di guardare il Signore. Ed il Signore gli disse di avere ascoltato il grido del Suo popolo e di avere deciso di trarlo fuori dall'Egitto e di farlo salire ad una terra fertile e spaziosa, un paese stillante latte e miele. Perciò, continuò il Signore, Mosè si sarebbe recato dal Faraone come Suo delegato, per chiedere la liberazione del Suo popolo dall'Egitto.&lt;br /&gt;Disse Mosè di avere timore di recarsi dal Faraone per fare questa richiesta ed il Signore lo rassicurò dicendogli che sarebbe stato con lui. E ancora Mosè disse al Signore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ecco quando mi presenterò ai figli d'Israele e annunzierò loro: - Il Signore dei padri vostri mi manda a voi. Se essi mi chiederanno qual'è il nome di Lui, cosa dovrò rispondere?&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il Signore rispose:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono quello che sono.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e aggiunse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono mi manda a voi.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre così disse il Signore a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Annunzia ai figli d'Israele che è il Signore dei vostri padri, Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe che m'invia a voi. Questo è il mio nome in perpetuo, questo il modo di designarmi attraverso le generazioni.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E proseguì dicendogli di raccogliere gli anziani d'Israele ed annunziare loro la rivelazione ricevuta dal Signore di trarli fuori dalla terra d'Egitto e farli salire alla terra di Canaan. Essi gli avrebbero dato ascolto ed insieme sarebbero andati dal Faraone ad esprimergli questa richiesta:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore Dio degli Ebrei si è rivelato a noi e quindi permettici che ci dirigiamo verso il deserto per un cammino di tre giorni, per offrire sacrifici al Signore Dio nostro.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Faraone non avrebbe accettato questa richiesta ed avrebbe lasciato partire il popolo d'Israele solo dopo che il Signore l'avesse duramente percosso con fatti prodigiosi. Al momento di lasciare la terra d'Egitto, il popolo d'Israele avrebbe ricevuti doni d'oro e d'argento come compenso per i duri anni di schiavitù patiti.&lt;br /&gt;Ma i dubbi di Mosè proseguirono: il Signore gli aveva appena detto che gli anziani lo avrebbero ascoltato, ma lui disse che essi potevano non credere che il Signore gli fosse apparso. E allora il Signore affidò a Mosè un bastone che poteva trasformarsi in serpente per poi riprendere il suo stato. Ancora il Signore dette a Mosè la facoltà di dare e togliere la lebbra. Così ti crederanno, disse, e se ancora non ti credessero potrai prendere dell'acqua dal Nilo e versarla sull'asciutto per vederla trasformarsi in sangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le obiezioni di Mosè non finirono qui. Eccepì Mosè di non essere un buon parlatore, anzi di essere balbuziente ed arrivò al punto di chiedere al Signore che incaricasse qualcun altro al suo posto. A questo punto il Signore si sdegnò con Mosè per il rifiuto del grande onore che gli veniva offerto. Ma il Signore disse a Mosè che suo fratello Aron avrebbe parlato per lui, che lui avrebbe dovuto suggerire le parole da dire. Aron sarà dunque l'esecutore vocale e Mosè l'ispiratore della parola divina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè salutò Ithrò e, presi con sé moglie e figli, si avviò verso l'Egitto. Durante il viaggio il Signore disse nuovamente a Mosè dei prodigi dei quali era incaricato e che avrebbe eseguito alla presenza del Faraone. Disse anche dell'ostinazione del Faraone, che avrebbe ceduto solamente quando fosse avvenuta la morte del suo figlio primogenito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante una sosta del viaggio Mosè stette molto male e fu vicino a morire. Sua moglie Tziporah pensò che la causa di questo male fosse da attribuire alla mancata circoncisione del loro secondogenito e perciò prese una selce e lo circoncise. Il male abbandonò Mosè ed essi ripresero il viaggio. Si incontrò quindi Mosè con Aron ed insieme entrarono in Egitto e radunarono gli anziani. Aron, alla presenza del popolo, disse della rivelazione che il Signore aveva fatto a Mosè e fece prodigi. Il popolo comprese che il Signore si era ricordato dei figli d'Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si recarono quindi Mosè ed Aron al cospetto del Faraone e gli dissero:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Così comanda il Signore Dio d'Israele: - Lascia partire il Mio popolo, affinché in Mio onore celebrino una festa nel deserto.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Faraone si mostrò risentito e chiese chi fosse mai questo Dio al quale gli si chiedeva di ubbidire, precisando che egli non avrebbe consentita la partenza di Israele. Quando poi Mosè ed Aron precisarono che si trattava di una durata di tre giorni in cui sarebbero stati offerti sacrifici al dio d'Israele, il Faraone chiese loro perché mai volessero distogliere gli ebrei dal loro lavoro e li congedò. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello stesso giorno il Faraone ordinò agli ispettori egiziani ed ai sorveglianti ebrei  di non fornire più la paglia al popolo per la preparazione dei mattoni, così come era avvenuto fino ad allora, e che la paglia fosse procurata dagli stessi lavoranti, fermo restando il quantitativo di mattoni da produrre. In tal modo disse il Faraone il popolo d'Israele non avrebbe avuto più tempo ed energie per seguire parole ingannatrici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Constatato come le condizioni del popolo d'Israele fossero sensibilmente peggiorate dopo l'incontro con il Faraone che il Signore aveva comandato, Mosè a Lui si rivolse dicendo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;O Signore perché hai fatto del male a questo popolo? Perché mi hai inviato? Dal momento che mi sono presentato al Faraone per parlargli in Tuo nome, si produsse del male a questo popolo, né Tu recasti alcuna salvezza.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il Signore così rispose a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ora tu vedrai ciò che Io sto per fare al Faraone, il quale, costretto da mano potente, dovrà lasciarvi partire e a viva forza vi caccerà dal suo paese.&lt;/span&gt;" &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il contenuto di questa narrazione sembra senza tempo e senza luogo. In questo caso infatti è l'Egitto il paese che ha ospitato il popolo ebraico, che l'ha accolto, l'ha sfamato, gli ha dato la possibilità di prosperare e di espandersi. Un certo giorno questo paese è attraversato come da un vento di bufera improvviso per cui si scatena una persecuzione violenta e spietata, il popolo ospitato per il paese ospitante è come se non fosse più composto da persone: sono schiavi, strumenti di lavoro, hanno perso i loro connotati di esseri umani. Tutto questo, ci dice la nostra narrazione, è opera, si badi bene, non di tutto il popolo ospitante, che anzi darà doni al popolo ebraico quando lascerà il paese. Tutto questo è opera del Faraone, della casta governante, dei loro interessi politici, economici, di potere. La persecuzione non è consistita solamente nella schiavitù, la persecuzione è stata sanguinaria perchè prevedeva l'uccisione di tutti i nati maschi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di queste persecuzioni, di queste stragi è piena la storia del popolo ebraico nella diaspora. L'espulsione dalla Spagna iniziata nel 1492 presenta qualche carattere di diversità, perchè la Spagna nella quale erano numerose e floride per economia e cultura le comunità ebraiche era una Spagna musulmana. Poi avvenne la "reconquista" e con la sconfitta dellultimo califfato di Cordova la Spagna divenne totalmente cattolica e si materializzò un rigetto della popolazione araba e di quella ebraica, che con l'araba aveva ben convissuto. La diaspora conseguente all'espulsione spagnola interessò geograficamente molti paesi, non solamente europei. L'attuale distribuzione dei siddurim sefarditi nelle aree europee e mediterranee fornisce un'idea per grandi linee di quali siano stati i flussi migratori ebraici dalla Spagna. Una linea di flusso importante fu quella verso l'impero ottomano e ciò spiega la presenza di siddurim sefarditi ad esempio in alcuni paesi balcanici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Catastrofica per ferocia e dimensioni fu la persecuzione ad opera della Germania nazista, con conseguenze ancora oggi vive nei sopravvissuti e nei loro parenti.&lt;br /&gt;Ci furono poi i pogrom ricorrenti dall'epoca delle crociate fino ai nostri giorni che hanno interessato l'Europa centrale e orientale. Fino ad arrivare ai sommovimenti dei paesi arabi a partire dalla formazione dello Stato d'Israele del 1948 e fino ai nostri giorni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-8979501913744505035?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/8979501913744505035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/shemot.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/8979501913744505035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/8979501913744505035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/shemot.html' title='Shemot'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-3625830021087220378</id><published>2012-01-02T15:40:00.002+01:00</published><updated>2012-01-02T15:44:27.317+01:00</updated><title type='text'>Vaychì</title><content type='html'>(Gen.47,28-50,26)&lt;br /&gt;Giacobbe visse in terra d'Egitto diciassette anni e tutta la sua vita ne durò centoquarantasette. Quando si sentì vicino alla morte egli chiamò Giuseppe e gli fece giurare che non l'avrebbe seppellito in Egitto ma nella terra dove erano sepolti i suoi padri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passò del tempo ed un giorno dissero a Giuseppe che suo padre era malato. Egli si rercò da lui con i suoi due figli Manasse ed Efràim e Giacobbe che era disteso a letto con uno sforzo si mise seduto. Rammentò Giacobbe quando il Signore gli apparve a Luz nella terra di Canaan e gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ecco, io ti farò prolificare e diventare numeroso, ti farò diventare un aggregato di popoli e darò questa terra ai tuoi discendenti dopo di te in possesso perpetuo.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe aggiunse che i due figli già nati a Giuseppe in terra d'Egitto avrebbero dato origine ognuno ad una propria tribù, mentre gli altri che eventualmente fossero ancora nati, sarebbero stati aggregati alle tribù dei due fratelli. Giacobbe volle vedere quindi i due ragazzi e quando gli si avvicinarono egli pose la mano destra sul capo di Efràim, nonostante questi non fosse il primogenito, e la sinistra sul capo di Manasse e li benedisse.&lt;br /&gt;Giuseppe, pensando che il padre si fosse sbagliato, voleva spostare la mano del padre dal capo di Efràim a quello di Manasse, ma Giacobbe disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lo so figlio mio, lo so, anch'egli diverrà un popolo, anch'egli sarà grande, ma il suo fratello minore sarà più grande di lui e la sua discendenza costituirà una moltitudine di genti.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fece chiamare tutti i suoi figli Giacobbe per accomiatarsi da loro e dire a ciascuno di essi ciò che la loro indole li avrebbe portati a compiere: Ruben, il primogenito, impetuoso e colpevole della violazione del talamo paterno non avrebbe avuto alcuna posizione di superiorità sui fratelli; Simeone e Levi, facili all'ira, all'omicidio ed alla crudeltà sarebbero stati divisi e sparpagliati in Israele ed infatti la tribù di Levi non avrà l'assegnazione di un proprio territorio, mentre la parte assegnata a Simeone sarà frammista a quella di Giuda; Giuda è un leone ed avrà lo scettro ed il bastone del comando fino a che non verrà Sciloh, il Messia che raccoglierà l'ossequio di tutti i popoli; Zevulon risiederà di fronte al mare e darà approdo alle navi; Issachar avrà una terra molto fertile e sarà un agricoltore talmente pacifico da accettare la servitù e il pagamento di tributi; Dan avrà una tribù meno numerosa ed un territorio meno esteso ma saprà farsi valere per la sua astuzia; Gad avrà territori ad est del Giordano e sarà più esposto agli assalti nemici, ma saprà difendersi; Asher avrà un territorio ricco; Naftali è una cerva veloce che pronuncia discorsi eloquenti; Giuseppe è un albero fruttifero che ha due propaggini che si sviluppano e che sono i suoi figli, ha resistito agli attacchi e le sue opere sono state protette dal Signore; Beniamino è un lupo rapace esperto nell'arte della guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiese infine Giacobbe di essere sepolto nella grotta di Machpelà in terra di Canaan, dove erano già seppelliti Abramo e Sara, Isacco e Rebecca e dove egli aveva seppellito Lea ma non aveva potuto seppellire Rachele, che invece era morta sulla strada per Efrath ed era stata sepolta a Betlemme. Date queste ultime disposizioni Giacobbe si ritrasse nel letto e cessò di vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pianse Giuseppe su di lui e lo baciò. Ordinò poi che il corpo di suo padre fosse imbalsamato e quando tutto fu pronto si recò dal Faraone per chiedergli di potersi recare in terra di Canaan a seppelire suo padre secondo le sue volontà. Il faraone non solo acconsentì ma fece tributare grandi onori alla salma di Giacobbe. In terra di Cannan avvennero i funerali e poi la salma fu seppellita nella grotta di Machpelà.&lt;br /&gt;Quando Giuseppe tornò in Egitto i suoi fratelli erano timorosi perché pensavano che, una volta morto il padre, egli potesse vendicarsi. Mandarono a dire al fratello che il padre, prima di morire, aveva detto loro di chiedere perdono per il male che gli avevano fatto. Giuseppe ricevette i suoi fratelli che gli si prostrarono davanti offrendosi come schiavi. Ma egli disse loro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non temete! Sono forse io al posto di Dio? Del male che voi avete pensato di farmi, Dio si è valso al fine di bene perché rimanesse in vita, come oggi è accaduto, tanta gente: Non abbiate paura io manterrò voi ed i vostri figli.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe visse centodieci anni. Vide nascere i figli della terza generazione di Efràim e anche i figli di Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle sue ginocchia. Quando si sentì vicino a morire Giuseppe disse ai fratelli che il Signore si sarebbe ricordato di loro e li avrebbe un giorno fatti trasferire nella terra che aveva promessa ad Abramo, Isacco e Giacobbe. Giuseppe fece quindi giurare i fratelli dicendo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quando Dio si ricorderà di voi, porterete via di qui le mie ossa.&lt;/span&gt;" &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Morì Giuseppe ed il suo corpo fu imbalsamato e posto in un sarcofago in Egitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parashà conclude Bereshit, il libro della creazione, il libro dei patriarchi. Il libro si conclude con una forte connotazione egizia, che è sostanziata dalla figura di Giuseppe. L'immagine di Giuseppe non sembra tanto quella di una persona che si è integrata per necessità in un paese straniero, ma ha conservato un saldo attaccamento alle sue origini. I comportamenti di Giuseppe dichiarano invece una tale sicurezza e padronanza della lingua e degli usi e costumi, nonché delle leggi del paese che lo ospita, che solamente una completa  e viscerale adesione può conferire. Insomma qui la Torà ci dice ancora qualcosa di significativo e innovativo rispetto alle cose che eravamo abituati a sentirci raccontare. Giuseppe rappresenta l'uomo istruito, proggredito, civilizzato. Era stato condannato, scacciato, venduto dai suoi fratelli e invece in un paese straniero egli è riuscito a strutturare la propria personalità, ad acquisire un patrimonio culturale che nell'ambito della propria famiglia non sarebbe mai riuscito a possedere. E nel confronto tra quest'uomo, assimilato ormai ad un egiziano, e la sua famiglia, suo padre ed i suoi fratelli, ecco in questo confronto l'uomo civilizzato e straniero per giunta prevale sulla civiltà pastorale della sua famiglia, egli salva la sua famiglia, egli da nutrimento alla sua famiglia, la sua famiglia lo segue. Escluderei che si intenda fare un confronto di civiltà tra quella organizzata egiziana e quella di una famiglia ebrea di pastori, che non costituivano neanche una nazione. Il confronto è tra l'uomo istruito e civilizzato, che è in grado di comprendere e dominare una società organizzata  e l'uomo invece che a questo tipo di conoscenze ha rinunciato accontentandosi o rassegnandosi ad un'esistenza di passiva sopravvivenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro oggetto di riflessione è il destino dei primogeniti, che generalmente nella Torà non è premiante. Anche qui ci sono i due figli di Giuseppe, i due figli nati in Egitto che saranno capostipiti di due tribù, Manasse è il primogenito, Efràim il secondo. Il nonno Giacobbe, il patriarca, darà la benedizione con la destra al secondogenito Efràim, con la motivazione che la sua sarà una tribù più numerosa, oggi si direbbe perché era destinato ad un maggiore successo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-3625830021087220378?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/3625830021087220378/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/vaychi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/3625830021087220378'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/3625830021087220378'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2012/01/vaychi.html' title='Vaychì'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-7080517437398592831</id><published>2011-12-26T17:30:00.001+01:00</published><updated>2011-12-26T17:33:45.218+01:00</updated><title type='text'>Vaygash</title><content type='html'>(Gen.44,18-47,27)&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Giuda, avvicinatosi a lui, disse a Giuseppe della situazione della sua famiglia e quindi che loro avevano un padre vecchio il quale aveva avuto dalla sua moglie più amata due figli, che uno di essi era morto, probabilmente sbranato da un leone e che era rimasto questo suo ultimogenito, Beniamino, cui era molto affezionato. Essi l'avevano  portato con loro, riuscendo a superare la reticenza del padre, perché lui, il loro signore, l'aveva chiesto espressamente.&lt;br /&gt;Giuda proseguì dicendo che egli si era fatto garante con il padre che Beniamino sarebbe tornato a casa sano e salvo.Detto tutto ciò Giuda si offrì a Giuseppe come schiavo in sostituzione del ragazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre Giuda parlava la commozione di Giuseppe andava sempre più aumentando finché, arrivati a questo punto, egli  ordinò a tutti di uscire dalla sala dove si trovavano e, rimasto solo con i fratelli, si rivelò a loro dicendo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono Giuseppe, mio padre è sempre vivo?&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, accortosi che loro rimanevano fermi come storditi davanti a lui, disse loro di avvicinarsi e proseguì:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono vostro fratello Giuseppe che vendeste in Egitto. Però non addoloratevi, non vi dispiaccia di avermi venduto qui, perché Dio mi ha mandato avanti a voi perché rimaneste in vita.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E proseguì dicendo loro di andare dal padre e dirgli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Così dice tuo figlio Giuseppe: Dio mi ha fatto padrone di tutto l'Egitto, vieni da me, non indugiare. Abiterai nel paese di Goscen, così sarai vicino a me, tu, i tuoi figli, i figli dei tuoi figli, il tuo bestiame ovino e bovino, e tutto ciò che possiedi. Là io ti manterrò, perché ci saranno ancora cinque anni di carestia, affinché non siate ridotti in miseria tu, la tua famiglia e tutto ciò che possiedi.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si gettò al collo di suo fratello Beniamino e pianse e Beniamino pianse con lui. Baciò piangendo tutti i suoi fratelli, i quali poi cominciarono a parlare con lui. La notizia si seppe nella casa del Faraone ed egli ed i suoi servi ne furono contenti. Il Faraone disse allora a Giuseppe:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Di' ai tuoi fratelli: Fate così, caricate le vostre bestie, e tornate nel paese di Canaan, prendete vostro padre e le vostre famiglie, e tornate da me; vi darò il meglio della terra d'Egitto e godrete ciò che offre di migliore.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe fornì ai fratelli dei carri seondo le disposizioni del Faraone e diede loro provviste e vestiario. Per suo padre fece preparare dieci asini carichi delle cose migliori d'Egitto e dieci asine cariche di grano e di pane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partirono i fratelli ed arrivarono in terra di Cannan. E là giunti raccontarono al loro padre Giacobbe che Giuseppe era ancora vivo e che dominava in terra d'Egitto, ma Giacobbe non ci credeva e si convinse solo quando vide i carri che Giuseppe aveva mandato. Allora Israele disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mi basta che mio figlio Giuseppe sia ancora vivo e di andare a vederlo prima di morire!&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Israele si mise in viaggio verso l'Egitto e giunto a Beer Scheva offrì sacrifici al Signore. Di notte il Signore gli apparve in sogno e disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono Iddio, il Dio di tuo padre; non aver paura di andare in Egitto perché là ti farò diventare una grande nazione. Io verrò con te in Egitto ed Io ti farò tornare qui; e Giuseppe ti chiuderà gli occhi.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partì Giacobbe da Beer Scheva, e con lui tutta la sua famiglia, i figli, le mogli, i figli dei figli, le figlie proprie e quelle dei suoi figli, tutta la sua discendenza. Portarono con sé i loro armenti e i beni che avevano acquistato in terra di Canaan e si trasferirono in Egitto. Giacobbe mandò Giuda davanti a sé da Giuseppe perché gli indicasse la via per Goscen dove poi arrivarono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe andò incontro a suo padre e a Goscen gli si gettò al collo e pianse. E Israele disse a Giuseppe:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ora posso proprio morire dopo che ti ho veduto, che sei ancora vivo.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe disse allora ai suoi fratelli ed alla famiglia di suo padre che egli avrebbe informato il Faraone del loro arrivo e del fatto che essi erano pastori di greggi ed avevano portato con sé i loro averi ed il loro bestiame. Disse ancora Giuseppe che, quando il Faraone li avesse chiamati e avesse chiesto la loro occupazione, essi avrebbero dovuto rispondere:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Noi tuoi servi siamo sempre stati pastori di greggi dalla nostra giovinezza fino ad ora, tanto noi quanto i nostri padri.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo modo, proseguì Giuseppe sarebbe stato loro consentito di risiedere in modo esclusivo nel paese di Goscen, giacché per gli Egiziani i pastori erano una classe inferiore, con la quale non desideravano avere contatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe informò quindi il Faraone dell'arrivo di suo padre, dei suoi fratelli e della loro gente. Poi presentò cinque dei suoi fratelli al Faraone il quale chiese quale fosse la loro occupazione. Essi risposero come Giuseppe aveva detto ed il Faraone acconsentì acché essi si stabilissero nella terra di Goscen ed anzi disse a Giuseppe che essi badassero anche al bestiame di sua proprietà. Giuseppe fece quindi venire suo padre Giacobbe e lo presentò al Faraone che lo intrattenne brevemente. Giacobbe i suoi figli e tutta la loro gente ebbero quindi il possesso di una terra in Goscen, nella terra di Raamses.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La carestia imperversava in terra d'Egitto come in terra di Canaan e la popolazione aveva ormai finito il denaro per acquistare i viveri da Giuseppe. Iniziò allora Giuseppe a dare viveri in cambio di bestiame. Ma l'anno successivo la popolazione non aveva più bestiame da dare in cambio dei viveri e cominciarono allora ad offrire sé stessi e le loro terre. Fu così che Giuseppe acquistò tutte le terre d'Egitto e tutte divennero proprietà del Faraone e le popolazioni, private delle loro terre, venivano trasferite da una città all'altra. Solo i sacerdoti mantennero la loro terra, perché essi ricevevano dal Faraone un determinato assegno con il quale vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così disse Giuseppe al popolo quando dette la semente in cambio delle terre acquistate:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ecco, io ho acquistato oggi voi e le vostre terre al Faraone; eccovi la semente seminate la terra. Dei raccolti darete un quinto al Faraone, e le altre quattro pari serviranno per seminare i campi, per il mantenimento vostro, di chi avete in casa e dei vostri bambini.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il popolo acclamò Giuseppe perché lo aveva salvato dalla fame, e dichiarò ubbidienza al Faraone. Da allora restò stabilito che la quinta parte dei prodotti del suolo fossero proprietà del Faraone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La gente d'Israele rimase nella terra d'Egitto, nel paese di Goscen, vi si stabilì, prolificò ed aumentò grandemente di numero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte queste vicende riguardanti la grande carestia hanno una straordinaria analogia con quelle che al giorno d'oggi affliggono il nostro paese e gli stati della comunità europea  di cui appunto l'Italia è parte. La carestia trasposta al giorno d'oggi è la grave e generalizzata crisi economica che coinvolge tutti i paesi proggrediti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Egitto in un mondo in cui le attività economiche primarie erano l'agricoltura e la pastorizia aveva certamente una ricca e forte economia agricola grazie alla fertile fascia dei terreni a cavallo del Nilo. Se però a questa potente potenzialità economica non si fosse unita l'accorta amministrazione di Giuseppe, l'Egitto non avrebbe superato la grave carestia. L'azione fondamentale di Giuseppe fu quella che lui compì nei sette anni di vacche grasse che precedettero la carestia. Fu il risparmio che Giuseppe volle. E il risparmio, l'ammasso delle granaglie salvò l'Egitto dalla morte per fame insieme ai paesi che da lui dipendevano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'attualità le economie degli stati della comunità europea presentano situazioni debitorie di varia consistenza, che per alcuni, generalmente situati nella fascia geografica settentrionale, appaiono controllabili e rientrabili ccon opportuni aggiustamenti gestionali, mentre per altri, generalmente appartenenti alla fascia meridionale, tra i quali è l'Italia, vi sono difficoltà e forse anche l'impossibilità di controllo e rientro della situazione debitoria sulla sola base delle risorse economiche correnti. Ecco allora che gli stati più deboli per uscire dalla situazione debitoria si trovano tre possibili strade da poter percorrere: aumentare le tasse; aumentare la produzione; indebitarsi con il leader economico della comunità. Supponiamo che le prime due strade non siano in grado di produrre risultati significativi in tempi accettabilmente brevi, non rimane allora che la terza strada: trovare qualcuno che paghi i loro debiti, che acquisti cioé i loro titoli di stato con i quali essi pagano gli interessi della massa di titoli in scadenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non rimane quindi per gli stati fortemente indebitati che trovare un Giuseppe che possa fornire le derrate occorrenti per un prezzo pattuito, che gli paghi cioé i debiti e che dica quali siano le condizioni. Ed a questo punto, qui da noi, siamo nella fase dell'alzata degli scudi da parte degli indebitati, delle recriminazioni per la lesa autonomia dello stato, per l'ingerenza negli affari interni della nazione, come se qualcuno avesse l'obligo di regalare qualcosa e dovesse anche scusarsi per questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe aveva accumulato abbondanti scorte che amministrò negli anni di carestia vendendole a chi gliene faceva richiesta dapprima per denaro, poi in cambio del bestiame ed infine in cambio della proprietà dei terreni degli acquirenti e della loro stessa libertà, divenendo quindi sia le terre sia le persone proprietà del Faraone. E il popolo accettava le condizioni che Giusepppe poneva per fornire loro le derrate di cui necessitavano e ne lodava l'opera perché li aveva sottratti alla fame.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse se al giorno d'oggi si riuscisse ad applicare il metodo Giuseppe, fissando regole comuni di sostegno e cooperazione, l'Europa potrebbe avviarsi ad essere una nazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-7080517437398592831?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/7080517437398592831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/12/vaygash.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7080517437398592831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7080517437398592831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/12/vaygash.html' title='Vaygash'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-4395734998820876322</id><published>2011-12-20T18:02:00.004+01:00</published><updated>2011-12-20T18:15:56.686+01:00</updated><title type='text'>Miketz</title><content type='html'>(Gen:41,1- 44,17)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la lettura di questa parashah è possibile che si affaccino nella nostra mente domande sia in  relazione agli avvenimenti, sia  alle modalità secondo cui questi avvenimenti si sviluppano.&lt;br /&gt;E’ la vita del libro che necessita di stabilire con il suo lettore una tensione affinché egli sia coinvolto, assorbendone la sfera dell’intuizione, del sentimento, della razionalità, e pur anche della fisicità, per trascinare tutto l’insieme in uno stato di massima percezione, dove nei fatti del libro il lettore possa ritrovare la sua storia, le vicende che ha vissuto. Quanto più proverà emozioni, quanto più analizzerà razionalmente le vicende, quanto più scoprirà aspetti che non aveva colto in precedenza, quanto più soffrirà o gioirà nel percorrere il cammino, tanto più la lettura del libro avrà raggiunto la sua finalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma vedremo le osservazioni ed i commenti  alla fine, dopo la narrazione delle vicende che qui vengono trattate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avvenne che il Faraone facesse due sogni  nella stessa nottata e che, sentendosi turbato per il loro contenuto,  interpellasse maghi e saggi del suo regno perché li interpretassero.&lt;br /&gt;Nel primo sogno erano apparse al Faraone sette vacche grasse che pascolavano le erbe palustri in prossimità del Nilo. Dopo di esse risalivano dal Nilo sette vacche brutte e magre, che fermatesi presso le altre le divorarono rapidamente.&lt;br /&gt;Nel secondo sogno il Faraone vide sette spighe grosse e piene che venivano su da un unico stelo. A fianco di queste germogliarono sette spighe sottili lì portate dal vento. Le spighe sottili in breve inghiottirono le spighe grosse e piene.&lt;br /&gt;Nessuno dei maghi e dei saggi interpellati diede però la richiesta interpretazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E fu a questo punto che il capo dei coppieri si ricordò di Giuseppe  e raccontò al Faraone che c'era un giovane ebreo, servo del giustiziere capo, che aveva appunto la capacità di interpretare i sogni.&lt;br /&gt;Il Faraone, mandato a chiamare Giuseppe, gli chiese il significato dei sogni che egli aveva fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe, dopo aver precisato che la risposta sarebbe venuta non da lui, ma dal Signore in modo da tranquillizzare il Faraone, espose l'interpretazione dei sogni.&lt;br /&gt;Il sogno era unico ed il fatto che fosse ripetuto due volte stava a significare l'imminenza di ciò che il Signore stava per compiere. Le sette vacche grasse, così come le sette spighe belle, rappresentavano sette anni di grande abbondanza per il regno. Le sette vacche magre e le sette spighe sottili indicavano sette anni di carestia che sarebbero susseguiti agli anni di abbondanza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questa interpretazione Giuseppe aggiunse le disposizioni che , a suo parere, il Faraone avrebbe dovuto impartire per far sì che con i prodotti dei sette anni di abbondanza si potesse far fronte alle necessità dei sette anni di carestia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Faraone apprezzò a tal punto la risposta di Giuseppe che disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Poiché Dio ha fatto conoscere a te tutto questo, non c'è uomo intelligente e saggio come te. Perciò tu sarai preposto alla mia casa e tutto il mio popolo obbedirà ai tuoi ordini; io sarò superiore a te soltanto per il trono."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tolse l'anello dal dito il Faraone e lo pose al dito di Giuseppe e gli fece indossare abiti di bisso e gli mise al collo una collana d'oro. Lo fece salire sulla carrozza dei viceré e lo prepose a tutta la terra d'Egitto.&lt;br /&gt;Il Faraone impose a Giuseppe il nome di Tsafenath Pa'neach  che significa colui che mostra ciò che è nascosto e gli diede in moglie Asenath figlia di Potifar, sacerdote di On.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'amministrazione di Giuseppe negli anni dell'abbondanza risultò particolarmente efficace ed ogni città ebbe l'ammasso dei prodotti del circondario e l'accumulo del grano fu in particolare molto superiore ad ogni previsione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice anche la parashah che prima che giungesse l'anno della carestia nacquero a Giuseppe due figli, perché Asenath gli partorì Manasse ed Efràim.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’arrivo della carestia le previsioni di Giuseppe si rivelarono esatte ed egli riuscì ad graduare la cessione delle riserve dei suoi magazzini talché esse non solo furono sufficienti a fronteggiare le necessità degli egiziani, ma vi furono anche esuberi che egli vendette ai paesi vicini, anch'essi tormentati dalla grande carestia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Giacobbe seppe che in Egitto c'era disponibilità di grano chiese ai suoi figli di recarvisi per acquistarne. Dieci dei figli partirono mentre Giacobbe trattenne presso di sé il figlio minore Beniamino, per timore che potesse accadergli una disgrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dieci fratelli si presentarono insieme ad altra gente per comperare le provviste e giunto il loro turno si trovarono al cospetto di Giuseppe, colui che vendeva a tutta la popolazione, ma non lo riconobbero. Giuseppe invece riconobbe i suoi fratelli ma si finse estraneo e per di più si mostrò estremamente duro nei loro confronti, tanto da accusarli di essere delle spie venute a prender nota dei luoghi sguarniti del regno. A nulla valsero le parole che i dieci dissero per difendersi dall'accusa. I fratelli furono trattenuti come prigionieri per tre giorni ed al terzo giorno Giuseppe disse loro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Fate questo e vivrete; io temo Iddio! Se siete persone per bene un vostro fratello rimanga prigioniero qui dove siete detenuti e voi altri andate a portare i viveri necessari alle vostre famiglie. Portatemi il vostro fratello minore; così sarà provato che avete detto la verità e non morrete."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe ordinò che i loro sacchi fossero riempiti di grano e che in ogni sacco fosse anche messo il denaro pagato e di mettere inoltre le provviste per il viaggio. Simeone fu trattenuto in ostaggio mentre i fratelli partirono. Ma già quando arrivarono al luogo dove avrebbero pernottato, uno di essi si accorse che alla bocca del suo sacco era anche il denaro. Lo disse ai fratelli che ne rimasero impauriti non comprendendo la ragione di questo fatto. Arrivarono dal padre Giacobbe, scaricarono i sacchi con le provviste e si accorsero che in tutti i sacchi era stato messo il denaro pagato. Giacobbe ascoltò il racconto dei suoi figli e seppe che Simeone era stato trattenuto in Egitto come ostaggio e che per la sua liberazione era stato chiesto che i fratelli tornassero portando con sé anche Beniamino.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe, inizialmente impaurito dall’idea di veder partire anche Beniamino, alla fine si -convinse, anche per la risoluta presa di posizione di Giuda che garantì al padre che gli avrebbe riportato indietro il fratello. Giacobbe allora disse di portare a quell’uomo un regalo fatto con i più ricercati prodotti del loro paese e di portare anche denaro in misura doppia della prima volta in modo che fosse loro possibile restituire quanto era stato trovato nei sacchi e pagare le provviste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partirono e giunti in Egitto si presentarono davanti a Giuseppe. Quando Giuseppe vide che con loro era anche Beniamino, disse al suo maggiordomo di accogliere quegli uomini in casa e di preparare per pranzo perché essi avrebbero mangiato con lui. I fratelli esternarono al maggiordomo le loro preoccupazioni per la vicenda del denaro che avrebbero dovuto pagare e che invece avevano trovato nei loro sacchi, ma questi li tranquillizzò:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“State tranquilli, non abbiate paura! Il Dio vostro e dei vostri padri vi ha messo nei sacchi un tesoro imprevisto, il vostro denaro è pervenuto a me.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il maggiordomo mise quindi in libertà Simeone e accompagnò tutti i fratelli nella casa del suo padrone. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Giuseppe venne a casa i fratelli, prostratisi a lui, gli presentarono il dono che avevano portato. Egli chiese loro notizie del padre, poi vide Beniamino e si commosse.&lt;br /&gt;Andò in camera e pianse, poi lavatosi il viso tornò da loro e ordinò che fosse portato da mangiare. Mangiarono a tre tavoli: il primo solo per Giuseppe, il secondo per i fratelli, il terzo per gli egiziani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo pranzo Giuseppe ordinò al maggiordomo di riempire di viveri i sacchi dei suoi fratelli e di rimettere in cima ad ogni sacco il denaro pagato. Nel sacco di Beniamino disse di mettere anche la sua coppa d’argento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mattino dopo i fratelli partirono con i loro asini e le provviste, ma furono presto inseguiti dal maggiordomo di Giuseppe che li raggiunse e disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Perché avete contraccambiato male per bene? Dov’è la coppa d’argento nella quale beve il mio signore che da essa trae gli auspici. E’ una brutta azione quella che avete commesso.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed essi risposero:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Perché, signore, parli così? Lungi dai tuoi servi fare queste cose. Se ti abbiamo riportato dal paese di Canaan il denaro che abbiamo trovato alla bocca dei nostri sacchi, come avremmo rubato dalla casa del tuo signore, argento e oro? Quello dei tuoi servi presso il quale venga trovata la coppa sia messo a morte e noi pure saremo tuoi schiavi, o signore!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sacchi furono tirati giù e si cominciò ad aprirli, finché la coppa fu trovata nel sacco di Beniamino. I fratelli costernati e disperati per l’accaduto ricaricarono i sacchi sugli asini e tornarono in città da Giuseppe, che disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Che azione è questa che avete compiuto! Non sapete che un uomo come sono io trae gli auspici?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Giuda replicò:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Che cosa possiamo dire al mio signore? Che dire e come giustificarci? Dio ha trovato un mezzo per punire i tuoi servi; eccoci schiavi al mio signore, tanto noi quanto colui in possesso del quale è stata trovata la coppa.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed a lui Giuseppe:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Lungi da me far questo! Colui in possesso del quale è stata trovata la coppa mi sarà schiavo, e voi tornate in pace da vostro padre.” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In attesa della conclusione della storia, per la quale dovremo pazientare fino al prossimo Shabbat, soffermiamoci sugli aspetti della narrazione che maggiormente hanno attratto la nostra attenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti commentatori hanno già evidenziato la figura di Giuseppe come quella di un ebreo in terra straniera che ha avuto successo  e che partendo da una condizione di schiavitù è arrivato per suo merito e per volontà del Signore fino alle più elevate posizioni sociali ed economiche nel paese che lo ospita. E’ una storia questa che si è ripetuta più volte in un popolo che ha vissuto la diaspora nell’arco di duemila anni e che quindi sostanzialmente è sempre stato in  terra straniera mostrando due fondamentali caratteristiche:&lt;br /&gt;- l’ebreo in terra straniera è frequentemente arrivato ad occupare posizioni di rilievo nelle società ospitanti;&lt;br /&gt;- l’ebreo è riuscito a mantenere in terra straniera l’integrità delle proprie tradizioni ed a conservare la propria lingua. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le domande più stimolanti, a mio parere, sono le seguenti che riguardano il comportamento di Giuseppe nei confronti dei propri fratelli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Perché Giuseppe non si fa riconoscere subito dai suoi fratelli? Perché per due volte rimette il loro denaro nei sacchi delle provviste? Perché mette la sua coppa d’argento nel sacco di Beniamino?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe non aveva in realtà una approfondita conoscenza dei propri fratelli in quanto, finché era stato a casa del padre non c’era stato  tra loro un rapporto di confidenza, bensì una contrapposizione generata proprio dalla preferenza che Giacobbe nutriva per Giuseppe. Inoltre il modo in cui i fratelli su liberarono di lui fu certamente traumatico, né Giuseppe ebbe modo in quella circostanza di poter distinguere le diverse posizioni da loro assunte nei suoi confronti. Egli sapeva solo che il piccolo Beniamino non era con i suoi fratelli quando lo gettarono nel pozzo e quando fu venduto ai mercanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli non vuole rivelarsi immediatamente ai suoi fratelli, perché così facendo li avrebbe persi, essi lo avrebbero adulato spinti a ciò dalla soggezione per la sua posizione economica e sociale  e lui non avrebbe più conosciuto la loro vera natura, né le diversità di indole e di sentimenti. Pensò quindi di non rivelarsi e di metterli in seria difficoltà per vedere in quale modo avrebbero reagito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed effettivamente nelle difficoltà venne fuori il carattere dei fratelli. Quando Giuseppe li accusò di essere spie e trattenne Simeone come ostaggio e disse loro di tornare portando anche Beniamino, egli pensava probabilmente di suscitare in loro proprio quei sentimenti di timore per l’incolumità del fratello più piccolo che essi non avevano nutrito a suo tempo nei suoi confronti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Giuseppe fece mettere proprio nel sacco di Beniamino la sua coppa d’argento, sicché una volta scoperto Benimino risultò passibile di morte, a questo punto i fratelli operarono solidali una scelta e si offrirono tutti, per bocca di Giuda che acquisì il ruolo di loro conduttore,  schiavi a Giuseppe pur di aver salva la vita del fratello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe ottenne così ciò che desiderava: conoscere quale fosse la loro posizione quanto a solidarietà ed amore fraterno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-4395734998820876322?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/4395734998820876322/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/12/miketz.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4395734998820876322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4395734998820876322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/12/miketz.html' title='Miketz'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-891293974714075002</id><published>2011-12-12T18:35:00.003+01:00</published><updated>2011-12-12T18:44:53.196+01:00</updated><title type='text'>Vayeshev</title><content type='html'>(Gen.37,1-40,23)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe si era stabilito nella terra di Canaan con le sue mogli ed i suoi figli. Egli prediligeva tra tutti il figlio Giuseppe, forse perché maggiormente gli ricordava sua madre Rachele, che era morta e che era, tra le sue quattro mogli, quella che egli più di ogni altra aveva amato. &lt;br /&gt;Il ragazzo che era consapevole della preferenza paterna, per mettersi ancora maggiormente in luce, ne approfittava per raccontare a suo padre tutto quanto di male i suoi fratelli facessero. Questo atteggiamento mentre da un lato rafforzava la fiducia e la benevolenza del padre, d'altro canto suscitava nei fratelli un crescente sentimento di odio, che, come vedremo,  si svilupperà fino a produrre la sua violenta espulsione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La responsabilità di questo deterioramento del rapporto tra i fratelli non mi sentirei di attribuirla a nessuno di loro perché a mio parere il nucleo originante di questa responsabilità non è in loro, ma è nel padre Giacobbe per avere egli seguito la voce del cuore quando manifestò la sua preferenza a Giuseppe, senza verificare se la voce del cuore fosse in linea di collisione con la voce della giustizia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Se la corretta conduzione  di una comunità familiare presuppone l'adozione di criteri di imparzialità e di giustizia, mentre, tornando alla nostra narrazione, abbiamo constatato che qui ciò non è avvenuto e perciò sussiste la colpa ed è altresì individuato il colpevole, allora, potremmo chiederci come mai Giacobbe, che pure aveva una certa dimestichezza nel dialogo con il Signore, non abbia ricevuto a questo proposito un'indicazione che avrebbe potuto evitare il verificarsi di tante sofferenze. &lt;br /&gt;Ma partendo da questa domanda innescheremmo tutta una storia fatta di sè e di ma.&lt;br /&gt;Se Giacobbe non avesse mostrato la sua preferenza per Giuseppe, questi non sarebbe stato odiato dai fratelli, che quindi non lo avrebbero gettato nel pozzo e non l'avrebbero venduto ai mercanti. Giuseppe non sarebbe mai stato in Egitto, e nessuno avrebbe mai chiamato la sua gente in quel paese e quindi non sarebbero avvenute tante cose e la narrazione biblica sarebbe stata un'altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dallo sviluppo di questa ipotesi deduciamo quindi che, mentre è conveniente ragionare per capire gli avvenimenti accaduti, ragionare invece su ipotesi e sui loro sviluppi ci allontana dal nostro cammino.&lt;br /&gt;Allora andiamo a ciò che avvenne. Giuseppe aveva avuto in dono dal padre una tunica a righe. Raccontò Giuseppe ai fratelli due sogni che egli aveva fatto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ascoltate questo sogno che ho fatto: Legavamo i covoni nel campo, quando il covone mio si alzava e si ergeva diritto; i vostri gli si facevano intorno e gli si prostravano.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E i fratelli a lui:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sarai tu il nostro sovrano? Dominerai su di noi?&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro sogno egli fece e lo raccontò ai fratelli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un altro sogno - egli disse - ho fatto: Il sole la luna e undici stelle si prostravano a me.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stavolta il padre lo sgridò e disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Che cos'è questo sogno che hai fatto?Dovremo venire io, tua madre e i tuoi fratelli e prostrarci dinanzi a te fino a terra?&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa finì lì, ma l'odio dei fratelli nei confronti di Giuseppe andava sempre più crescendo. Un giorno il padre disse a Giuseppe di andare a trovare i fratelli che erano andati a pascolare a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shechem&lt;/span&gt; e di portargli notizie loro e del bestiame. Giuseppe partì e si avviò verso &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shechem&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Si smarrì, incontrò un uomo e gli chiese dei suoi fratelli. L'uomo gli disse di aver sentito che intendevano andare a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dothan&lt;/span&gt;. E a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dothan&lt;/span&gt; li avrebbe effettivamente incontrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo videro arrivare i fratelli ed ordirono come liberarsi di lui, accogliendo la posizione di Ruben e Giuda che si erano opposti alla proposta di ucciderlo.&lt;br /&gt;Quando Giuseppe arrivò fu spogliato dai fratelli e gettato in un pozzo Successivamente venne venduto a dei mercanti ismailiti in viaggio per l'Egitto. Il prezzo pagato fu di venti monete d'argento. Intrisero i fratelli la tunica di Giuseppe nel sangue di un capretto e la portarono al padre come prova della sua morte. Giacobbe si stracciò le vesti e fece lutto a lungo per suo figlio, rifiutando qualsiasi conforto ed affermando di voler scendere nello sheol così mentre era ancora in lutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre tutto ciò accadeva, Giuda, che aveva lasciati i suoi fratelli e si era recato nella terra di Adullam, vide qui la figlia di un cananeo chiamato Shiuà e si invaghì di lei . Si unì alla ragazza ed essa rimase incinta e partorì un primo figlio maschio di nome Er. Rimasta incinta nuovamente partorì ancora un maschio cui venne dato ilo nome di Onan. Ebbe poi un terzo figlio maschio cui pose nome Shelà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito prese Giuda per il suo primogenito Er una moglie cananea chiamata Tamar. Ma Er non era gradito al Signore e morì senza figli. Giuda allora disse a suo secondogenito Onan di sposare la vedova di suo fratello, in attuazione del precetto del levirato. Ma Onan non volle far nascere la prole di suo fratello, sicché si ritrasse ogni qual volta Tamar gli si accostava. Il Signore fece morire anche Onan a causa di questa sua condotta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuda disse allora alla nuora Tamar:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rimani vedova in casa di tuo padre finché mio figlio Shelà sia cresciuto.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà Giuda era rimasto colpito dal fatto che entrambi i suoi primi due figli maschi che avevano sposato Tamar, fossero morti. Temeva Giuda che la medesima sorte potesse toccare al figlio minore se anch’egli avesse sposato Tamar.&lt;br /&gt;Tamar si accorse che Shelà era ormai da tempo diventato adulto, ma che Giuda non era più venuto da lei per mantenere la sua promessa di dargli in sposo questo suo figliolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seppe Tamar che Giuda si sarebbe recato a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Timnà&lt;/span&gt; a tosare il suo gregge ed allora si tolse gli abiti vedovili, si adornò e si coprì con un velo e si mise ad attendere in un luogo ben in vista della strada che arrivasse Giuda. Giuda la vide e non la riconobbe, la credette una meretrice e l’accostò per unirsi a lei. Pattuirono il compenso di un capretto che egli le avrebbe mandato e Giuda le lasciò in pegno il suo sigillo ed il suo bastone.&lt;br /&gt;L’indomani Giuda mandò il capretto che, disse, sarebbe stato consegnato alla donna ritirando il bastone ed il sigillo che aveva lasciati in pegno.&lt;br /&gt;Ma la donna non era più lì e gli abitanti del luogo dissero di non averla mai vista e che in quel luogo non c’era mai stata una meretrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passarono tre mesi e fu riferito a Giuda che la nuora Tamar si era prostituita ed era rimasta incinta. Giuda disse che la portassero al suo cospetto affinché fosse bruciata. Ma Tamar, conotta davanti a lui, disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sono incinta di colui al quale questi oggetti appartengono; riconosci a chi appartengono questo sigillo, questo cordone, questo bastone?&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuda riconobbe gli oggetti che egli le aveva lasciato in pegno e comprese che Tamar era incinta di lui e riconobbe la forza di questa donna che era riuscita a conquistarsi il suo diritto di avere figli dalla casa di Giuda. Nacquero due maschi: Pèretz e Zèrach.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle viscere di Tamar, una donna cananea si badi bene, uscirà la stirpe di David. Ma i Cananei erano gente idolatra che avrebbe dovuto essere annientata dal popolo d’Israele e ciò essenzialmente per la difesa del proprio monoteismo e per il compimento della missione assegnata dal Signore. Si verificò quindi un fatto in collisione con quello che a noi appare un principio generale, quindi non sembrerebbe coerente che da un popolo che deve essere sterminato venga fuori la stirpe del re David. Ma questo è un ragionamento da cestinare per gli stessi motivi che sono stati detti prima a proposito del dissidio tra Giuseppe e i suoi fratelli. Dobbiamo prendere atto dei fatti accaduti e non di quello che, secondo noi, avrebbe dovuto accadere. E quindi dobbiamo prendere atto che la Cananea Tamar sarà la progenitrice di David.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo ora a Giuseppe. Egli fu condotto in Egitto e qui fu acquistato da Potifar, ministro del Faraone. Il giovane dette subito prova delle proprie capacità, sicché in breve fu ammesso al servizio personale di Potifar, che lo fece intendente della sua casa ed amministratore di tutto  quanto possedeva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su questa situazione di tranquillità e di bonomia aleggiava tuttavia un’insidia. Giuseppe, oltre che bravo e diligente era anche un giovane di bell’aspetto, sicché la moglie di Potifar gli pose gli occhi addosso e ripetutamente gli propose di giacere con lei. Il giovane rifiutò sempre le proposte della padrona, finché un giorno avvenne  qualcosa che effettivamente poteva far nascere dubbi su quanto realmente fosse accaduto.&lt;br /&gt;Giuseppe si sottrasse alla padrona che cercava di afferrarlo, ma il risultato fu che lui fuggì nudo dalla casa della padrona, mentre a lei rimase in mano il suo vestito. C’erano evidentemente tutti gli elementi per pensare che tra Giuseppe e la sua padrona potesse essere accaduto qualcosa di concreto.&lt;br /&gt;Fu così che Potifar fece rinchiudere Giuseppe nella prigione dove erano i detenuti del re. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore si mostrò ancora benigno con Giuseppe, sicché lo rese gradito al capo delle guardie della prigione.  Ben presto fu lui ad occuparsi di tutti i detenuti ed il suo operato non dette mai luogo a lamentele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accadde allora che il coppiere ed il panettiere del re d’Egitto commettessero una colpa verso il loro sovrano e venissero anch’essi rinchiusi nello stesso carcere dove era Giuseppe. Al mattino quando Giuseppe si recò da loro, vide che il loro aspetto era molto triste e ne chiese la ragione. Entrambi erano angustiati per avere fatto ognuno un sogno e di non essere in grado di comprenderne il significato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capo dei coppieri raccontò a Giuseppe il suo sogno:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sognavo che mi stava dinanzi una vite. Quella vite aveva tre tralci e, appena spuntati i germogli, metteva i fiori e i grappoli d’uva erano già maturi. Io tenevo in mano la coppa del Faraone, prendevo l’uva, la spremevo nella coppa e la porgevo al Faraone.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Giuseppe disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’interpretazione è questa: i tre tralci rappresentano tre giorni; di qui a tre giorni il Faraone ti annovererà di nuovo fra i suoi ministri, ti ripristinerà nel tuo ufficio e porgerai la coppa al Faraone, come per il passato quand’eri il suo coppiere. Magari tu serbassi memoria di me quando starai bene, fossi così buono verso di me ricordandomi al Faraone e facendomi uscire da questa prigione!&lt;/span&gt;”  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il panettiere volle anch’egli che Giuseppe interpretasse il suo sogno e quindi raccontò:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Anch’io nel mio sogno avevo sul capo tre ceste di pane bianco; nella cesta superiore era ogni specie di prodotti di panettiere di cui si ciba il Faraone e gli uccelli li mangiavano dal canestro di sul mio capo.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed a lui Giuseppe disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’interpretazione è questa: le tre ceste rappresentano tre giorni; di qui a tre giorni il Faraone ti taglierà la testa, ti impiccherà sulla forca e gli uccelli ti mangeranno la carne di dosso.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò avvenne nel giorno del compleanno del Faraone, quando egli ripristinò nel suo ufficio il capo dei coppieri, mentre fece impiccare il capo dei panettieri. Il capo dei coppieri una volta libero non si ricordò però di Giuseppe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sogno occupa sempre una posizione di privilegio nella narrazione biblica. La narrazione di un sogno, la sua interpretazione assumono sempre un ruolo di premonizione. Il sogno nel Tanak è una proiezione nel futuro, una finestra aperta su avvenimenti che devono ancora presentarsi. La moderna psicanalisi connota invece il sogno come effetto dell’elaborazione dei ricordi e delle esperienze che abbiamo vissuto, limitando le proiezioni nel futuro alle  logiche elaborazioni delle esperienze vissute. E’ possibile in questo modo arrivare a conciliare i due modi di interpretare i sogni assegnando alle proiezioni nel futuro i connotati di elaborazioni delle esperienze pregresse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-891293974714075002?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/891293974714075002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/12/vayeshev_12.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/891293974714075002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/891293974714075002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/12/vayeshev_12.html' title='Vayeshev'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-4640993957770710663</id><published>2011-12-12T18:35:00.002+01:00</published><updated>2011-12-12T18:44:51.815+01:00</updated><title type='text'>Vayeshev</title><content type='html'>(Gen.37,1-40,23)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe si era stabilito nella terra di Canaan con le sue mogli ed i suoi figli. Egli prediligeva tra tutti il figlio Giuseppe, forse perché maggiormente gli ricordava sua madre Rachele, che era morta e che era, tra le sue quattro mogli, quella che egli più di ogni altra aveva amato. &lt;br /&gt;Il ragazzo che era consapevole della preferenza paterna, per mettersi ancora maggiormente in luce, ne approfittava per raccontare a suo padre tutto quanto di male i suoi fratelli facessero. Questo atteggiamento mentre da un lato rafforzava la fiducia e la benevolenza del padre, d'altro canto suscitava nei fratelli un crescente sentimento di odio, che, come vedremo,  si svilupperà fino a produrre la sua violenta espulsione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La responsabilità di questo deterioramento del rapporto tra i fratelli non mi sentirei di attribuirla a nessuno di loro perché a mio parere il nucleo originante di questa responsabilità non è in loro, ma è nel padre Giacobbe per avere egli seguito la voce del cuore quando manifestò la sua preferenza a Giuseppe, senza verificare se la voce del cuore fosse in linea di collisione con la voce della giustizia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Se la corretta conduzione  di una comunità familiare presuppone l'adozione di criteri di imparzialità e di giustizia, mentre, tornando alla nostra narrazione, abbiamo constatato che qui ciò non è avvenuto e perciò sussiste la colpa ed è altresì individuato il colpevole, allora, potremmo chiederci come mai Giacobbe, che pure aveva una certa dimestichezza nel dialogo con il Signore, non abbia ricevuto a questo proposito un'indicazione che avrebbe potuto evitare il verificarsi di tante sofferenze. &lt;br /&gt;Ma partendo da questa domanda innescheremmo tutta una storia fatta di sè e di ma.&lt;br /&gt;Se Giacobbe non avesse mostrato la sua preferenza per Giuseppe, questi non sarebbe stato odiato dai fratelli, che quindi non lo avrebbero gettato nel pozzo e non l'avrebbero venduto ai mercanti. Giuseppe non sarebbe mai stato in Egitto, e nessuno avrebbe mai chiamato la sua gente in quel paese e quindi non sarebbero avvenute tante cose e la narrazione biblica sarebbe stata un'altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dallo sviluppo di questa ipotesi deduciamo quindi che, mentre è conveniente ragionare per capire gli avvenimenti accaduti, ragionare invece su ipotesi e sui loro sviluppi ci allontana dal nostro cammino.&lt;br /&gt;Allora andiamo a ciò che avvenne. Giuseppe aveva avuto in dono dal padre una tunica a righe. Raccontò Giuseppe ai fratelli due sogni che egli aveva fatto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ascoltate questo sogno che ho fatto: Legavamo i covoni nel campo, quando il covone mio si alzava e si ergeva diritto; i vostri gli si facevano intorno e gli si prostravano.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E i fratelli a lui:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sarai tu il nostro sovrano? 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Giuseppe partì e si avviò verso &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shechem&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Si smarrì, incontrò un uomo e gli chiese dei suoi fratelli. L'uomo gli disse di aver sentito che intendevano andare a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dothan&lt;/span&gt;. E a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dothan&lt;/span&gt; li avrebbe effettivamente incontrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo videro arrivare i fratelli ed ordirono come liberarsi di lui, accogliendo la posizione di Ruben e Giuda che si erano opposti alla proposta di ucciderlo.&lt;br /&gt;Quando Giuseppe arrivò fu spogliato dai fratelli e gettato in un pozzo Successivamente venne venduto a dei mercanti ismailiti in viaggio per l'Egitto. Il prezzo pagato fu di venti monete d'argento. Intrisero i fratelli la tunica di Giuseppe nel sangue di un capretto e la portarono al padre come prova della sua morte. Giacobbe si stracciò le vesti e fece lutto a lungo per suo figlio, rifiutando qualsiasi conforto ed affermando di voler scendere nello sheol così mentre era ancora in lutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre tutto ciò accadeva, Giuda, che aveva lasciati i suoi fratelli e si era recato nella terra di Adullam, vide qui la figlia di un cananeo chiamato Shiuà e si invaghì di lei . Si unì alla ragazza ed essa rimase incinta e partorì un primo figlio maschio di nome Er. Rimasta incinta nuovamente partorì ancora un maschio cui venne dato ilo nome di Onan. Ebbe poi un terzo figlio maschio cui pose nome Shelà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito prese Giuda per il suo primogenito Er una moglie cananea chiamata Tamar. Ma Er non era gradito al Signore e morì senza figli. Giuda allora disse a suo secondogenito Onan di sposare la vedova di suo fratello, in attuazione del precetto del levirato. Ma Onan non volle far nascere la prole di suo fratello, sicché si ritrasse ogni qual volta Tamar gli si accostava. Il Signore fece morire anche Onan a causa di questa sua condotta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuda disse allora alla nuora Tamar:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rimani vedova in casa di tuo padre finché mio figlio Shelà sia cresciuto.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà Giuda era rimasto colpito dal fatto che entrambi i suoi primi due figli maschi che avevano sposato Tamar, fossero morti. Temeva Giuda che la medesima sorte potesse toccare al figlio minore se anch’egli avesse sposato Tamar.&lt;br /&gt;Tamar si accorse che Shelà era ormai da tempo diventato adulto, ma che Giuda non era più venuto da lei per mantenere la sua promessa di dargli in sposo questo suo figliolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seppe Tamar che Giuda si sarebbe recato a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Timnà&lt;/span&gt; a tosare il suo gregge ed allora si tolse gli abiti vedovili, si adornò e si coprì con un velo e si mise ad attendere in un luogo ben in vista della strada che arrivasse Giuda. Giuda la vide e non la riconobbe, la credette una meretrice e l’accostò per unirsi a lei. Pattuirono il compenso di un capretto che egli le avrebbe mandato e Giuda le lasciò in pegno il suo sigillo ed il suo bastone.&lt;br /&gt;L’indomani Giuda mandò il capretto che, disse, sarebbe stato consegnato alla donna ritirando il bastone ed il sigillo che aveva lasciati in pegno.&lt;br /&gt;Ma la donna non era più lì e gli abitanti del luogo dissero di non averla mai vista e che in quel luogo non c’era mai stata una meretrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passarono tre mesi e fu riferito a Giuda che la nuora Tamar si era prostituita ed era rimasta incinta. Giuda disse che la portassero al suo cospetto affinché fosse bruciata. Ma Tamar, conotta davanti a lui, disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sono incinta di colui al quale questi oggetti appartengono; riconosci a chi appartengono questo sigillo, questo cordone, questo bastone?&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuda riconobbe gli oggetti che egli le aveva lasciato in pegno e comprese che Tamar era incinta di lui e riconobbe la forza di questa donna che era riuscita a conquistarsi il suo diritto di avere figli dalla casa di Giuda. Nacquero due maschi: Pèretz e Zèrach.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle viscere di Tamar, una donna cananea si badi bene, uscirà la stirpe di David. Ma i Cananei erano gente idolatra che avrebbe dovuto essere annientata dal popolo d’Israele e ciò essenzialmente per la difesa del proprio monoteismo e per il compimento della missione assegnata dal Signore. Si verificò quindi un fatto in collisione con quello che a noi appare un principio generale, quindi non sembrerebbe coerente che da un popolo che deve essere sterminato venga fuori la stirpe del re David. Ma questo è un ragionamento da cestinare per gli stessi motivi che sono stati detti prima a proposito del dissidio tra Giuseppe e i suoi fratelli. Dobbiamo prendere atto dei fatti accaduti e non di quello che, secondo noi, avrebbe dovuto accadere. E quindi dobbiamo prendere atto che la Cananea Tamar sarà la progenitrice di David.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo ora a Giuseppe. Egli fu condotto in Egitto e qui fu acquistato da Potifar, ministro del Faraone. Il giovane dette subito prova delle proprie capacità, sicché in breve fu ammesso al servizio personale di Potifar, che lo fece intendente della sua casa ed amministratore di tutto  quanto possedeva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su questa situazione di tranquillità e di bonomia aleggiava tuttavia un’insidia. Giuseppe, oltre che bravo e diligente era anche un giovane di bell’aspetto, sicché la moglie di Potifar gli pose gli occhi addosso e ripetutamente gli propose di giacere con lei. Il giovane rifiutò sempre le proposte della padrona, finché un giorno avvenne  qualcosa che effettivamente poteva far nascere dubbi su quanto realmente fosse accaduto.&lt;br /&gt;Giuseppe si sottrasse alla padrona che cercava di afferrarlo, ma il risultato fu che lui fuggì nudo dalla casa della padrona, mentre a lei rimase in mano il suo vestito. C’erano evidentemente tutti gli elementi per pensare che tra Giuseppe e la sua padrona potesse essere accaduto qualcosa di concreto.&lt;br /&gt;Fu così che Potifar fece rinchiudere Giuseppe nella prigione dove erano i detenuti del re. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore si mostrò ancora benigno con Giuseppe, sicché lo rese gradito al capo delle guardie della prigione.  Ben presto fu lui ad occuparsi di tutti i detenuti ed il suo operato non dette mai luogo a lamentele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accadde allora che il coppiere ed il panettiere del re d’Egitto commettessero una colpa verso il loro sovrano e venissero anch’essi rinchiusi nello stesso carcere dove era Giuseppe. Al mattino quando Giuseppe si recò da loro, vide che il loro aspetto era molto triste e ne chiese la ragione. Entrambi erano angustiati per avere fatto ognuno un sogno e di non essere in grado di comprenderne il significato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capo dei coppieri raccontò a Giuseppe il suo sogno:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sognavo che mi stava dinanzi una vite. Quella vite aveva tre tralci e, appena spuntati i germogli, metteva i fiori e i grappoli d’uva erano già maturi. Io tenevo in mano la coppa del Faraone, prendevo l’uva, la spremevo nella coppa e la porgevo al Faraone.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Giuseppe disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’interpretazione è questa: i tre tralci rappresentano tre giorni; di qui a tre giorni il Faraone ti annovererà di nuovo fra i suoi ministri, ti ripristinerà nel tuo ufficio e porgerai la coppa al Faraone, come per il passato quand’eri il suo coppiere. Magari tu serbassi memoria di me quando starai bene, fossi così buono verso di me ricordandomi al Faraone e facendomi uscire da questa prigione!&lt;/span&gt;”  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il panettiere volle anch’egli che Giuseppe interpretasse il suo sogno e quindi raccontò:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Anch’io nel mio sogno avevo sul capo tre ceste di pane bianco; nella cesta superiore era ogni specie di prodotti di panettiere di cui si ciba il Faraone e gli uccelli li mangiavano dal canestro di sul mio capo.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed a lui Giuseppe disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’interpretazione è questa: le tre ceste rappresentano tre giorni; di qui a tre giorni il Faraone ti taglierà la testa, ti impiccherà sulla forca e gli uccelli ti mangeranno la carne di dosso.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò avvenne nel giorno del compleanno del Faraone, quando egli ripristinò nel suo ufficio il capo dei coppieri, mentre fece impiccare il capo dei panettieri. Il capo dei coppieri una volta libero non si ricordò però di Giuseppe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sogno occupa sempre una posizione di privilegio nella narrazione biblica. La narrazione di un sogno, la sua interpretazione assumono sempre un ruolo di premonizione. Il sogno nel Tanak è una proiezione nel futuro, una finestra aperta su avvenimenti che devono ancora presentarsi. La moderna psicanalisi connota invece il sogno come effetto dell’elaborazione dei ricordi e delle esperienze che abbiamo vissuto, limitando le proiezioni nel futuro alle  logiche elaborazioni delle esperienze vissute. E’ possibile in questo modo arrivare a conciliare i due modi di interpretare i sogni assegnando alle proiezioni nel futuro i connotati di elaborazioni delle esperienze pregresse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-4640993957770710663?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/4640993957770710663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/12/vayeshev.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4640993957770710663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4640993957770710663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/12/vayeshev.html' title='Vayeshev'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-7101741620951169814</id><published>2011-12-05T12:05:00.002+01:00</published><updated>2011-12-05T12:20:44.696+01:00</updated><title type='text'>Vayshlach</title><content type='html'>(Gen.32,4-36,43)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe giunto in vista del paese di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Seir&lt;/span&gt;, dove sapeva risiedere suo fratello, gli inviò dei messaggeri che preannunciassero il suo arrivo e dichiarassero le sue intenzioni amichevoli. I messaggeri tornarono e gli dissero che suo fratello Esaù gli veniva incontro, portando con sè quattrocento uomini. La notizia preoccupò molto Giacobbe, che sospettava che il fratello avesse cattive intenzioni. Cominciò quindi a preparare i doni che gli avrebbe offerto: duecento capre e venti capri; duecento pecore e venti montoni; trenta cammelle allattanti con i loro figli; quaranta vacche e dieci tori; venti asine e dieci puledri.&lt;br /&gt;Giacobbe evidentemente era consapevole del fatto che Esaù potesse avere nei suoi confronti seri motivi di risentimento in relazione al diritto di primogenitura che lui gli aveva sottratto e perciò si preparava a presentarsi a lui in atteggiamento che si dimostrasse sicuramente rispettoso ed amichevole.&lt;br /&gt;Peraltro, in previsione che l’incontro potesse avvenire non nel migliore dei modi, durante la notte egli prese le mogli, le ancelle ed i suoi figli e tutto ciò che gli apparteneva e passò a guado lo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Jabboc&lt;/span&gt;. Quando rimase solo un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell'alba. Vedendo che non riusciva a batterlo l'uomo lo toccò all'estremità del femore, che si slogò. Ma Giacobbe continuava ancora a trattenerlo e l'uomo disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lasciami andare che è spuntata l'alba.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Giacobbe:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non ti lascerò finchè non mi avrai benedetto.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E l'altro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Come ti chiami?&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rispose:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Giacobbe.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non Giacobbe sarai chiamato ma Israele, poichè hai lottato con un essere divino e con uomini e ce l'hai potuta.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dimmi il tuo nome.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E l'altro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;A che scopo me lo domandi?&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E là lo benedisse. E Giacobbe chiamò quel luogo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Peniel&lt;/span&gt; poichè disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ho veduto faccia a faccia un essere divino ed ho avuto salva la vita.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque Giacobbe vive l’attesa dell’incontro con il fratello con un misto di paura e di preoccupazione, in uno stato di tensione per quella che lui considera una prova impegnativa, un appuntamento, un incontro inevitabile che avviene dopo venti anni, con l’incognita di non sapere quale sarà l’atteggiamento del fratello nei suoi confronti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordiamoci che anche fisicamente Esaù era villoso e molto più forte di Giacobbe e che i suoi modi erano modi bruschi e che quindi anche nel confronto personale c’erano motivi di seria preoccupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto per Giacobbe si rivela provvidenziale l’incontro e la lotta notturna con lo sconosciuto. Lo sconosciuto ha partita vinta quando tocca l’estremità del femore di Giacobbe e ne provoca la slogatura. Ma Giacobbe resiste ancora e ne riceve la benedizione e con essa  la consapevolezza che il Signore è con lui e sarà con lui anche nell’incontro con il fratello. Egli si è misurato con Dio, chi può ancora temere? E Dio lo ha benedetto e quindi chi mai potrà batterlo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alzò gli occhi Giacobbe e vide Esaù che si avvicinava con quattrocento uomini. Mise in ordine la sua famiglia, mettendo i figli vicini alle loro madri ed egli si mise davanti a tutti e si prostrò a terra sette volte finché non giunse il fratello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Esaù giunse tutti i timori nutriti da Giacobbe si dissolsero. Esaù corse incontro al fratello e lo abbracciò, lo baciò e piansero insieme. Chiese Esaù della famiglia di Giacobbe ed a turno si prostrarono a lui le ancelle e i loro figli, Lea ed i suoi figli, Rachele e Giuseppe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe disse al fratello dei doni che aveva preparato per lui ma il fratello si schernì affermando che lui era già ricco di suo e che lui tenesse pure i doni per sé. Giacobbe però insistette tanto finché Esaù accettò. Si lasciarono quindi e Giacobbe proseguì il suo viaggio e giunse alla città di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Scechem&lt;/span&gt;, in terra di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Canaan&lt;/span&gt; dove si accampò. Acquistò la parte del campo dove era la sua tenda e là eresse un altare, presso il quale proclamò:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dio è il Dio d’Israele.&lt;/span&gt;” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dina, la figlia che Giacobbe ebbe da Lea, uscì per vedere le donne del paese. Ma &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shechem&lt;/span&gt;, figlio di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamor&lt;/span&gt;, principe ittita della città, la vide e la rapì. Si giacque Shechem con lei violentandola.&lt;br /&gt;Ma &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shechem&lt;/span&gt; si affezionò a Dina tanto che disse a suo padre di prendergli in moglie quella fanciulla. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamor&lt;/span&gt; si recò da Giacobbe e trovò lui  ed i suoi figli addolorati ed adirati per il disonore subito da Dina e per l’offesa ricevuta dalla famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamor&lt;/span&gt; parlò chiedendo che Dina fosse concessa in moglie a suo figlio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shechem &lt;/span&gt;che si era invaghito di lei. Aprì le porte del suo paese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamor&lt;/span&gt;, auspicando che tra la sua gente e quella di Giacobbe potesse avvenire un imparentamento reciproco a mezzo delle loro figlie. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamor&lt;/span&gt; peraltro si obbligò a provvedere al premio nunziale la cui entità lasciava che fosse determinata da Giacobbe e dai suoi figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I figli di Giacobbe risposero, avendo già ordito un inganno a causa del disonore che Shechem aveva arrecato alla loro sorella Dina. Essi dissero infatti che l’offerta di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamor&lt;/span&gt; avrebbe potuto essere accettata solamente se tutti i maschi della gente di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamor&lt;/span&gt; fossero stati circoncisi, come loro erano circoncisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamor&lt;/span&gt; tornò in città dalla sua gente e riferì nel merito della richiesta ricevuta di circoncidere tutti i maschi e disse che riteneva questa richiesta accettabile e che sarebbe stato comunque vantaggioso per loro legarsi a questa nuova gente e che da questa unione sarebbe derivato un rafforzamento della loro città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti gli abitanti della città diedero ascolto a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamor&lt;/span&gt; e tutti i maschi furono circoncisi.&lt;br /&gt;Al terzo giorno, quando tutti i maschi della città erano sofferenti, Simeone e Levi, fratelli di Dina, presero le loro spade e, all’insaputa di Giacobbe, si precipitarono nella città, uccidendone tutti i maschi, compresi &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamor&lt;/span&gt; e suo figlio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shechem&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Giacobbe seppe ciò che avevano fatto, egli si lagnò con loro perché la sua gente veniva a trovarsi così in cattiva luce in un ambiente dove sarebbe bastata  una coalizione di due o più popoli contro di loro per annientarli. Ma i suoi figli gli risposero:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Avrebbe dovuto la nostra sorella essere considerata come una meretrice?&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore disse a Giacobbe:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Alzati, va’ a Beth-El e là fa’ un altare al Dio che ti apparve quando fuggivi da tuo fratello Esaù.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe disse alla sua gente di consegnare tutti gli idoli che erano tra loro e di purificarsi, dopo di ché sarebbero andati a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beth-El&lt;/span&gt; dove lui avrebbe eretto un altare al Dio che l’aveva già esaudito nel periodo di maggiore angustia della sua vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così fecero e quando giunsero a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beth-El&lt;/span&gt; Giacobbe eresse un altare e chiamò quel luogo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;El-Beth-El&lt;/span&gt;, perché là gli era apparso Dio quando era fuggito da suo fratello. In quel luogo morì &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Debora&lt;/span&gt;, nutrice di Rebecca e fu seppellita giù a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beth-El&lt;/span&gt; sotto una quercia che prese il  nome di quercia del pianto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta Dio apparve a Giacobbe di ritorno da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Paddam-Aram&lt;/span&gt;, lo benedisse e gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tu ti chiami Giacobbe; non continuerai a chiamarti ancora Giacobbe, il tuo nome sarà Israele.&lt;/span&gt;” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E gli impose nome Israele. Dio stesso soggiunse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono Iddio Onnipotente, prolifica e diventa numeroso, una nazione; un insieme di nazioni deriverà da te; dai tuoi lombi usciranno dei re. A te assegno la terra che già assegnai ad Abramo ed Isacco, la darò alla tua discendenza dopo di te.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe eresse un monumento di pietra nel luogo ove Dio gli aveva parlato e vi fece libazione e vi spruzzò olio. Pose nome &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beth-El&lt;/span&gt; a quel luogo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partirono in direzione di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Efrath&lt;/span&gt;, ma prima di giungervi Rachele partorì ed ebbe un parto difficile. Nacque Beniamino ma Rachele non ce la fece e morì. La tomba che Giacobbe eresse per lei è ancor oggi visibile sulla via di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Efrath&lt;/span&gt; che è &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beth-Lèchem&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Israele partì e piantò le tende oltre &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Migdal Eder&lt;/span&gt; e mentre era qui Ruben giacque con Bilhà, concubina di suo padre ed Israele venne a saperlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque i figli di Giacobbe erano dodici e Giacobbe andò da suo padre Isacco in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mamrè Kirjath Arbà&lt;/span&gt;, poi detta &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chevron&lt;/span&gt;. Isacco aveva centottantanni quando morì e si riunì alla sua gente. I figli Esaù e Giacobbe lo seppellirono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 36, finale della parashà tratta della discendenza di Esaù o Edom. Esaù prese le sue mogli tra le cananee ed ebbe anch’egli molti figli ed anche il suo bestiame e gli altri beni crebbero fino al punto che la terra di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Canaan&lt;/span&gt; non poteva più ospitare lui e suo fratello Giacobbe insieme. Esaù si trasferì allora in un altro paese e andò sul monte &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Se’ir&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Anche la discendenza di Esaù fu molto numerosa  ed al termine della narrazione è l’enumerazione dei re che regnarono in Edom fino ai tempi mosaici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovo che il passo più appassionante della parashà sia quello della lotta di Giacobbe con lo sconosciuto che si rivelerà poi come la lotta di Israele con Dio. E’ questo l’episodio che dice alla nostra sensibilità: fermati ed ascolta ciò che intendo dirti. Il Signore, ammesso che l’essere umano lo incontri, è una dimensione verso la quale non ci si deve mantenere passivi, attendendo che lui faccia tutto e ci impregni di sé. E’ richiesta la nostra partecipazione attiva, critica, anche la nostra contestazione, in definitiva la lotta con Lui, affinchè così Egli possa intimamente penetrare in noi, fin nei più riposti anfratti della nostra anima e renderci consapevoli della nostra appartenenza a Lui, dell’essere noi figli ed Egli Padre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-7101741620951169814?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/7101741620951169814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/12/vayshlach.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7101741620951169814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7101741620951169814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/12/vayshlach.html' title='Vayshlach'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-1447081605982152275</id><published>2011-11-28T23:11:00.003+01:00</published><updated>2011-11-28T23:41:45.397+01:00</updated><title type='text'>Vayetzè</title><content type='html'>(Gen.28,10-32,3)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe era in viaggio verso &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Charan&lt;/span&gt; ed al calare della sera si fermò per pernottare in quello stesso luogo in cui era giunto.&lt;br /&gt;Prese delle pietre, le pose sotto il capo e si coricò. In sogno gli apparve una scala, poggiata a terra e la cui cima arrivava al cielo.&lt;br /&gt;Gli Angeli del Signore salivano e scendevano lungo la scala ed il Signore dall'alto diceva:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono il Signore Dio di Abramo tuo padre, e Dio di Isacco; la terra sulla quale stai coricato la darò a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente, a oriente, a settentrione e a mezzogiorno e in te e nella tua discendenza si benediranno tutte le nazioni della terra. Io sono con te ti proteggerò ovunque andrai e ti farò tornare in questo paese; non ti abbandonerò ma adempirò a quel che ti ho detto.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe stava andando a cercare moglie nella terra di Labano,  fratello di sua madre, ma era solo ed a mani vuote, non aveva doni né per Labano, né per la futura moglie. Aveva ben presente Giacobbe che la sua partenza precipitosa era stata essenzialmente una fuga per sfuggire all'ira del fratello Esaù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avrebbe potuto temere Giacobbe che il Signore lo avesse abbandonato come potevano far supporre i fatti accadutigli e cioè la necessità di fuggire e l’aver dovuto lasciare i genitori, la sua casa e la sua terra nella disponibilità di suo fratello Esaù. Il sogno è quindi provvidenziale per Giacobbe: il Signore dissipa ogni timore e lo rassicura dicendogli che a lui ed alla sua discendenza Egli darà la terra dove si trova e che si estenderà in tutte le direzioni e che allora potranno essere benedette tutte le nazioni della terra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto si è discusso da parte dei saggi e dei rabbini sul significato della scala e degli Angeli che su di essa salgono e scendono. Personalmente condivido l’interpretazione che la scala rappresenti simbolicamente il percorso ideale delle comunicazioni  che intercorrono tra l’essere umano ed il Signore e che gli Angeli siano i messaggeri che portano al Signore le comunicazioni che l’essere umano esprime e riportano a lui le comunicazioni del Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché gli Angeli? Perché non un altro tipo di immagine per esprimere questo flusso di comunicazioni, ad esempio avrebbe potuto essere un corso d’acqua che sale ed un altro che scende, quasi un anello con un flusso continuo che avrebbe reso il concetto di una comunicazione che fluisce senza interruzioni. Per rispondere a questa domanda occorre tener conto che le comunicazioni umane sono sempre frammentarie, noi discutiamo sempre trattando un determinato argomento o un numero limitato di argomenti perché è la limitatezza della nostra mente umana che non ci consente la trattazione di argomenti o concetti indefiniti o illimitati, che farebbero parte di un tutto continuo, dove tutti gli argomenti si fondono e si impastano in un modo indistinto. La comunicazione indefinita ed illimitata si sostanzia nella contemplazione mistica, che però non è certo il più frequente sistema comunicativo adoperato dall’essere umano nel suo dialogo con Dio. Ed allora l’immagine della sequenza di angeli che sale e che scende rende con efficacia il concetto di un dialogo che per essere comunemente accessibile alla mente umana non può che essere frammentario e costituito da frammenti limitati e perciò comprensibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe risvegliatosi dal sonno disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;In questo luogo c’è proprio il Signore, ed io non lo sapevo.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ed aggiunse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quanto è venerando questo luogo! Indubbiamente è la casa di Dio, è la porta del cielo.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe prese la pietra sulla quale aveva messo la testa e la pose come monumento, versò sopra dell’olio e chiamò quel luogo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beth-El&lt;/span&gt; , la casa di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giunse quindi Giacobbe in prossimità di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Charan&lt;/span&gt; e si fermò a un pozzo dove erano alcuni pastori che abbeveravano le greggi. Gli indicarono Rachele, figlia di Labano, che stava arrivando al pozzo con il suo gregge. Giacobbe scoperchiò per lei il pozzo e fece abbeverare il bestiame di Labano. Baciò Rachele e le disse che le era parente, figlio di Rebecca. Rachele corse subito via e giunta a casa e raccontò tutto al padre Labano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe stette un mese ospite in casa di Labano, che ebbe così modo di apprezzarne le qualità lavorative. Trascorso il mese Labano parlò a Giacobbe e gli disse che riteneva giusto ricompensarlo per i servizi che egli svolgeva e gli chiese quale compenso egli volesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe, che amava Rachele, disse prontamente a Labano:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ti servirò sette anni per Rachele, la tua figlia minore.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così avvenne. Giacobbe servì Labano per sette anni e poi gli chiese che gli desse in moglie Rachele. Labano organizzò allora un pranzo, cui partecipò tutta la gente del luogo. A sera però Labano prese Lea, la sua figlia maggiore, e la condusse alla tenda di Giacobbe il quale si unì a lei. Al mattino Giacobbe si accorse dell’inganno e indignato si recò da Labano per chiedere conto di quanto gli era stato fatto. Ma Labano gli replicò:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non si fa così nel nostro paese, di dar marito alla minore prima che alla maggiore. Finisci la settimana di questa, e ti daremo anche l’altra, per il servizio che mi presterai per altri sette anni.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così fu che dopo sette giorni di festeggiamenti per il matrimonio con Lea, Labano dette in moglie a Giacobbe anche Rachele. Lea aveva una serva di nome Zilpà e Rachele una schiava di nome Bilhà. Dall’unione con Lea nacquero quattro figli: Ruben, Simeone, Levi e Giuda. Rachele, vedendo che non riusciva a rimanere incinta, chiese a Giacobbe di unirsi alla sua ancella Bilhà, sicchè per suo tramite ella potesse avere figli. E da Bilhà nacquero: Dan e Naftalì. Lea, vedendo che i suoi parti si erano interrotti, prese anch’essa la sua ancella Zilpà e la dette in moglie a Giacobbe. Da Zilpà nacquero: Gad ed Asher. E ancora nuovamente rimase incinta Lea e generò: Issachar, Zevulon e una figlia Dina. Infine anche Rachele partorì nuovamente e generò Giuseppe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Giacobbe dunque nascono i capostipiti delle tribù d’Israele e questi capostipiti nascono non nella terra di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Canaan&lt;/span&gt;, ma al di fuori di essa, stando a significare che se è vero che la terra di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Canaan&lt;/span&gt; è la terra promessa verso la quale tutto il popolo d’Israele anela a tornare, è anche vero che le azioni fondamentali e fondanti possono realizzarsi anche al di fuori di essa.&lt;br /&gt;Ed infatti il popolo d’Israele vivrà nella sua storia più volte la sua diaspora. Lasciò Ur dei Caldei per recarsi nella terra di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Canaan&lt;/span&gt;; andò quindi in Egitto per sfuggire alla carestia; fu deportato a Babilonia quando avvenne la distruzione del primo tempio; venne disperso nelle provincie dell’impero quando i romani distrussero il secondo tempio e rasero al suolo Gerusalemme; fu espulso dalla Spagna nell’anno della scoperta dell’America e venne in Italia, nei Paesi Bassi, nel nord Africa, nell’impero ottomano e oltre; fu perseguitato e sterminato nei paesi dell’Europa centrale e si trasferì negli Stati Uniti, nel sud America e ancora nello Stato d’Israele, prodigiosamente ricostituitosi dopo due millenni per essere la casa del popolo ebraico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trascorsi anche gli ulteriori sette anni pattuiti, Giacobbe si recò da Labano e gli chiese di poter andar via e tornare alla sua terra. Labano propose a Giacobbe di rimanere ancora a lavorare per lui e gli chiese quale compenso volesse per questo. E Giacobbe rispose:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non mi dar niente; se mi concederai questo, pascolerò ancora il tuo gregge e lo curerò. Passerò oggi in rassegna tutto il tuo gregge, separando da esso i singoli capi punteggiati e macchiati e quelli bruni fra le pecore, nonché quelli macchiati e punteggiati fra le capre. Quelli che nasceranno tali da ora in poi, costituiranno la mia mercede.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Labano gli disse di essere d’accordo e che così avrebbero fatto. Ma subito dopo, il giorno stesso, fece separare dai suoi greggi tutti gli animali che avevano quelle particolarità che Giacobbe gli aveva detto e li consegnò ai suoi figli. Giacobbe pascolava intanto la rimanente parte delle greggi di Labano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe preparò dei rami d’albero con delle scorticature che ne mettevano a nudo il bianco e quindi collocò questi bastoni lungo i sentieri che conducevano agli abbeveratoi. Le pecore, che erano in calore e che andando ad abbeverarsi vedevano i rami striati, partorivano animali striati, punteggiati o macchiati. Poneva Giacobbe questi bastoni a primavera quando gli animali erano robusti, mentre non li poneva in autunno quando le pecore erano deboli e in questo modo i nuovi nati striati erano quelli robusti e spettavano a Giacobbe, mentre quelli senza macchie o striature ma deboli toccavano a Labano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il passare del tempo Giacobbe continuava ad arricchirsi e Labano ed i suoi figli iniziarono a manifestargli la loro ostilità. Il Signore allora disse a Giacobbe:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torna alla terra dei tuoi padri e alla tua patria e Io sarò con te.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora Giacobbe mise i figli e le mogli sui cammelli, portò via tutto il suo bestiame, tutti i beni che aveva acquistato, il bestiame che aveva messo insieme in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Paddam-Aram&lt;/span&gt; per tornare da suo padre Isacco in terra di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Canaan&lt;/span&gt;. Rachele al momento di partire rubò gli idoli di suo padre.&lt;br /&gt;Giacobbe non informò l’arameo Labano della sua partenza, ma fuggì, passò l’Eufrate e si diresse verso &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ghil’ad&lt;/span&gt;, ad est del Giordano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Labano lo inseguì per sette giorni e lo raggiunse al monte &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ghil’ad&lt;/span&gt;. Il Signore apparve quella notte in sogno a Labano e gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fai attenzione a non parlare a Giacobbe né in bene né in male.&lt;/span&gt;” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Labano allora parlò a Giacobbe chiedendogli perché mai l’avesse ingannato e fosse fuggito portando via le sue figliole e rubando i suoi idoli. Giacobbe rispose dicendo che era fuggito per paura che lui, Labano, non gli facesse portar via le sue due figlie. Per quanto riguardava il furto degli idoli Giacobbe, che era effettivamente all’oscuro della vicenda, disse che se fosse stato trovato il ladro, questi sarebbe stato messo a morte. Labano entrò nella tenda di Giacobbe e in quelle della figlia Lea e delle due ancelle Bilhà e Zilpà ma non trovò i suoi idoli. Entrò infine nella tenda di Rachele, che aveva prontamente nascosti gli idoli nella sella del cammello sulla quale era seduta, ed anche qui non trovò niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe si lamentò con Labano di tutto questo suo frugare, che tradiva una mancanza di fiducia che egli riteneva di non meritare dopo che l’aveva servito fedelmente per vent’anni. Stipularono allora un patto Labano e Giacobbe stabilendo una linea di confine che reciprocamente non avrebbero dovuto oltrepassare con intenzioni aggressive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si lasciarono e Giacobbe riprese il suo viaggio ed incontrò dei messaggeri di Dio e quando li vide disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questo è un campo di Dio.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E chiamò quel luogo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Machanàim&lt;/span&gt; , che significa “campo duplice” cioè di Angeli e di uomini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La figura di Giacobbe si presta a critiche per diversi motivi riguardanti i suoi comportamenti. Già l’immagine della sua nascita la dice lunga: egli si serve del fratello afferrandogli saldamente il tallone come fosse una maniglia cui appigliarsi per facilitare la sua venuta alla luce. Truffa quindi il fratello Esaù sottraendogli i diritti di primogenitura per un piatto di lenticchie. Truffa il padre spacciandosi per suo fratello e ne carpisce la benedizione. Fugge e si trattiene dallo zio Labano per circa vent’anni, si accoppia qui con due mogli e due loro ancelle generando figli con ognuna di esse. Truffa infine Labano con l’allevamento del bestiame e si arricchisce alle sue spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure il Signore lo predilige ed a lui ed alla sua discendenza promette la terra di Canaan.&lt;br /&gt;Ma come può il Signore dare la Sua preferenza ad una persona che ricorre all’inganno abitualmente? Come si conciliano i comportamenti di Giacobbe con i dettami morali che saranno poi codificati nei precetti impartiti dal Signore al popolo d’Israele?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta a queste domande va ricercata non sulla base di un principio generale, quello di non mentire, che è inoppugnabile, bensì sulla particolarità delle figure di Giacobbe e dei personaggi con lui coinvolti nello svolgimento dei fatti nonché sulla valutazione dell’esistenza di possibili alternative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si intuisce che il rapporto con Esaù, dotato di grande forza e di temperamento selvatico, non può essere gestito sullo stesso piano da Giacobbe, che ha invece corporatura gracile ed è di temperamento mite. In fin dei conti in questa fase non c’è inganno da parte di Giacobbe perché lui dice chiaramente al fratello i termini del baratto: la primogenitura per un piatto di lenticchie. Tutt’al più potrebbe imputarsi a Giacobbe la consapevolezza di una non corretta valutazione da parte del fratello dell’entità di ciò a cui rinunciava. Ma questa è una carenza di Esaù più che una colpa di Giacobbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto all’inganno nei confronti del padre, sicuramente mai questi gli avrebbe impartito la benedizione del primogenito se l’avesse riconosciuto. Il racconto però avrebbe potuto prevedere un’altra modalità di svolgimento dei fatti, che è quella alla quale spesso la Torà ricorre, e cioè che il Signore avesse parlato ad Isacco, chiedendogli di benedire Giacobbe. Ma se a questa alternativa non si è fatto ricorso significa che l’inganno attuato ai danni del padre non inficia la predilezione del Signore verso Giacobbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche l’inganno ai danni di Labano non ha influenza sulla fiducia del Signore verso Giacobbe. Il Signore ammonisce anzi Labano dal guardarsi dal compiere azioni di rappresaglia nei confronti di Giacobbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma al Signore e al narratore biblico Giacobbe piace. Perché?&lt;br /&gt;E’ probabile che Giacobbe rappresenti la figura ideale per l’uomo medio evoluto, che ha capito le potenzialità della ragione e della tattica nei confronti della forza bruta; è l’uomo che avuto quattro donne ed un stuolo di figli, è l’uomo infine che arricchisce grazie al suo ingegno. E tutto questo in terra straniera!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-1447081605982152275?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/1447081605982152275/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/11/vayetze.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/1447081605982152275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/1447081605982152275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/11/vayetze.html' title='Vayetzè'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-863610172189283793</id><published>2011-11-22T18:03:00.002+01:00</published><updated>2011-11-22T18:16:36.685+01:00</updated><title type='text'>Toledot</title><content type='html'>(Gen.25,19-28,9)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isacco aveva quarant'anni quando sposò Rebecca. Con il passare del tempo divenne evidente che Rebecca era sterile ed allora Isacco pregò a lungo il Signore affinché concedesse loro un figlio. Il Signore infine l'ascoltò e Rebecca rimase incinta. La gravidanza  si rivelò travagliata e Rebecca era preoccupata per i forti urti che avvertiva tra i due feti che erano nel suo ventre. Ella andò a consultare il Signore, che le disse: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nel tuo ventre ci sono due nazioni, due popoli si dirameranno dalle tue viscere, una nazione sarà più forte dell’altra, ma il più grande servirà il più piccolo.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nacquero infine due gemelli. Il primo era tutto rosso e peloso e lo chiamarono Esaù, che vuol dire appunto “peloso”. Uscì quindi il secondo, che con la mano teneva il calcagno del fratello ed a lui fu messo il nome di Giacobbe, che dalla radice &lt;span style="font-style:italic;"&gt;‘akev&lt;/span&gt; significa calcagno. Quando nacquero Isacco aveva sessant’anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ragazzi crebbero ed Esaù, di carattere più sanguigno e di fisico più forte, divenne un esperto cacciatore, mentre Giacobbe, che aveva un temperamento più tranquillo, si dedicava ad occupazioni sedentarie.&lt;br /&gt;Esaù era il preferito di suo padre Isacco, Rebecca invece prediligeva Giacobbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma Giacobbe, in confronto al fratello, era sì di corporatura gracile e di carattere mite, ma possedeva però un requisito che sarebbe risultato decisivo per il loro futuro: Giacobbe aveva l’astuzia per fronteggiare l’irruenza del fratello e con l’astuzia egli avrebbe prevalso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti un giorno che Giacobbe si era preparato una minestra di lenticchie, Esaù tornò stanco dalla campagna e disse al fratello:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fammi trangugiare un po’ di quella roba rossa, ché sono stanco.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E fu allora che Giacobbe prontamente rispose:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Vendimi la tua primogenitura.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esaù acconsentì e giurò, in cambio di un piatto di lenticchie, di aver ceduto la primogenitura a Giacobbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si verificò poi nel paese una grave carestia ed il Signore disse ad Isacco di non recarsi in terra d’Egitto ma di fermarsi in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gherar&lt;/span&gt; dove era re &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Avimèlech&lt;/span&gt;, giacché a lui ed alla sua discendenza Egli avrebbe dato quella terra:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;… Farò numerosa la tua discendenza come le stelle del cielo, darò alla tua stirpe tutte queste terre, e nella tua stirpe si benediranno tutte le nazioni della terra, come premio che Abramo mi obbedì, osservò i miei ordini, i miei comandamenti, i miei statuti e le mie leggi.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isacco dunque rimase a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gherar&lt;/span&gt; ed anche lui, come aveva fatto suo padre Abramo in precedenza, fece passare la moglie Rebecca per sua sorella, perché aveva paura che altrimenti gli abitanti del posto potessero ucciderlo per impossessarsi di Rebecca, la quale, nonostante l’età matura era ancora una bella donna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa venne però scoperta perché la coppia fu vista in atteggiamento di intima confidenza ed &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Avimèlech&lt;/span&gt; allora espresse ad Isacco le sue lagnanze per questo inganno, che fortunatamente non aveva avuto conseguenze in quanto nessuno fino ad allora aveva giaciuto con Rebecca. Proclamò peraltro &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Avimèlech&lt;/span&gt; che chiunque avesse toccato Isacco o sua moglie Rebecca  sarebbe stato messo a morte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quella terra Isacco seminò e raccolse in abbondanza e divenne sempre più ricco e possedeva bestiame minuto e grosso ed aveva molta servitù. Di questa sua ricchezza i Filistei ingelosirono e gli chiusero i pozzi d’acqua già scavati al tempo di Abramo. Infine &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Avimèlech&lt;/span&gt; disse ad Isacco di andar via dalla città:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Va’ via da noi, poiché sei diventato molto più potente di noi.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isacco e la sua gente andarono via e si stabilirono nella pianura di Gherar, dove scavarono nuovi pozzi e trovarono l’acqua. Avvennero però contestazioni tra i pastori di Isacco e quelli di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gherar&lt;/span&gt;, che sostenevano che l’acqua fosse loro. Scavarono i servi d’Isacco un altro pozzo ed anche per questo vi fu contestazione. Scavarono un terzo pozzo per il quale non vi furono contestazioni ed Isacco lo chiamò &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rechovoth&lt;/span&gt; poiché disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ora il Signore ci ha fatto largo e potremo prosperare nel paese.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di là andarono a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beer-Shèvah&lt;/span&gt;, dove il Signore apparve in sogno ad Isacco e gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono il Dio di tuo padre Abramo; non temere Io sono con te, ti benedirò e farò numerosa la tua discendenza in grazia di Abramo Mio servo.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui, dopo che Isacco ebbe eretto un altare ed invocato il Signore, si fermarono e scavarono un altro pozzo.&lt;br /&gt;Mentre erano accampati arrivò da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gherar&lt;/span&gt; il re &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Avimèlech&lt;/span&gt;, accompagnato da due dignitari, con l’intendimento di stabilire un patto di pace. Isacco li accolse, offrì loro il pranzo e li ospitò per la notte. Il giorno dopo, di buon mattino, avvenne il giuramento e poi si accomiatarono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esaù a quarant’anni prese per moglie una donna ittita, arrecando così amarezza ad Isacco ed a Rebecca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Isacco fu vecchio la vista gli si indebolì al punto di non vedere più. Chiamò il figlio prediletto Esaù e gli chiese di andare a caccia con l’arco e di preparare poi per lui una vivanda gustosa, sicché egli potesse benedirlo prima di morire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rebecca, che aveva sentito tutte queste parole, chiamò Giacobbe ed insieme ordirono un inganno per far sì che il vecchio Isacco benedicesse, senza accorgersene, non Esaù ma Giacobbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacobbe preparò una pietanza con due capretti del gregge, indossò le vesti del fratello Esaù per averne il medesimo odore e si ricoprì le braccia ed il collo con le pelli dei capretti, affinchè il loro vello simulasse al tatto la pelle del fratello. Quindi si presentò al padre dicendo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sono Esaù tuo primogenito, ho fatto come mi hai detto; su, siediti deh! E mangia della mia caccia per darmi poi la benedizione.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isacco si mostrò dubbioso che quello fosse veramente suo figlio Esaù, e ciò perché era tornato troppo presto dalla caccia e perché la voce non sembrava la sua, ma infine, sentendone l’odore e toccandolo si convinse. Mangiò Isacco e benedisse suo figlio come primogenito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Esaù tornò dalla caccia e venne a sapere dell’inganno attuato da Giacobbe e che la benedizione data da Isacco non poteva essere più ritirata e che ora Giacobbe era signore su di lui e padrone di tutti i beni, allora egli espresse il suo pensiero:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sono vicini i giorni del lutto di mio padre; allora ucciderò mio fratello Giacobbe.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rebecca, venuta a conoscenza delle intenzioni di Esaù disse a Giacobbe di fuggire via e rifugiarsi da suo fratello Labano a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Charan&lt;/span&gt; e di restarvi finchè l’ira di Esaù non si fosse calmata. Ad Isacco Rebecca disse che occorreva evitare che Giacobbe prendesse in moglie un’ittita e fu così che Isacco stesso chiamò Giacobbe e gli disse di andare in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Paddam-Aram&lt;/span&gt;, e di prendere là una moglie tra le figlie di Labano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esaù venne a sapere tutte queste cose e si accorse che le donne cananee non piacevano a suo padre. Si recò allora presso Ismaele e ne prese in moglie, oltre quelle che già aveva, una delle figlie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parashà copre un arco temporale di circa quarant’anni e ci fa’ assistere al declino fisico di Isacco che arriva a Gherar presumibilmente all’età di circa ottant’anni, considerato che ne aveva sessanta quando nacquero i suoi due figli e che essi sono adesso adulti, “maggiorenni” diremmo noi oggi. Rebecca a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gherar&lt;/span&gt; doveva avere circa cinquantacinque anni, evidentemente ben portati considerando i timori di Isacco sul fatto che qualcuno desiderasse portargliela via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una parashà in cui c’è un protagonista meno visibile, ma presente per ben tre volte: l’inganno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo inganno è quello ordito da Isacco ai danni di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Avimèlech&lt;/span&gt; e degli abitanti di Gherar.&lt;br /&gt;Isacco presenta sua moglie dicendo che è sua sorella. E’ lo stesso inganno attuato da Abramo ai danni del Faraone quando disse che Sara era sua sorella e però in quel caso c’era una parvenza di verità perché Sara effettivamente, oltre che moglie, era anche sorella di Abramo.&lt;br /&gt;Nel caso di Isacco non ci sono scusanti, si tratta di un inganno a tutto campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo inganno è quello di Giacobbe nei confronti del padre Isacco, al quale viene carpita la benedizione di primogenitura. Anche questo è un inganno senza scusanti, il danneggiato è il primogenito Esaù, al quale può imputarsi solamente la grande leggerezza con cui si è disfatto del diritto di primogenitura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo inganno è quello di Rebecca ai danni di Isacco e di Esaù, sia nella fase in cui ella istruisce Giacobbe sul come presentarsi al padre facendogli credere di essere suo fratello, sia ancora più avanti quando dirà ad Isacco dell’opportunità che Giacobbe vada da Labano, non già per sottrarsi all’ira del fratello Esaù, ma per trovare moglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ da notare che questi inganni sono presentati nella parashà non come attuazione di istruzioni date dal Signore, ma come iniziative umane, il primo per iniziativa di Isacco, gli altri per iniziativa di Giacobbe e Rebecca. &lt;br /&gt;Il Signore infatti non esercita l’inganno, ma ne prevede l’esistenza sicché l’essere umano, nel suo agire, possa esercitare la sua facoltà di libero arbitrio, scegliendo ed assumendosi la responsabilità e le conseguenze di un’azione condotta con inganno rispetto ad una condotta in modo palese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-863610172189283793?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/863610172189283793/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/11/toledot.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/863610172189283793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/863610172189283793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/11/toledot.html' title='Toledot'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-4084496728048050373</id><published>2011-11-14T15:51:00.004+01:00</published><updated>2011-11-14T16:05:34.711+01:00</updated><title type='text'>Hayei Sarà</title><content type='html'>(Gen.23,1-25,18)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Morì Sara all'età di centoventisette anni a Kiriath Arbà ora Chevron. Abramo la pianse e ne fece le esequie. Poi, per provvedere alla sepoltura, trattò con l'ittita Efron l'acquisto della grotta di Machpelà. Il prezzo pagato per la grotta fu di quattrocento sicli d'argento di commercio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abramo era ormai in età molto avanzata quando chiamò il suo servo fidato Eliezer e gli chiese, sotto giuramento, di provvedere a prendere una moglie per suo figlio Isacco non presso i Cananei, ma recandosi in Mesopotamia da suo fratello Nachor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eliezer prese dieci cammelli, li caricò delle cose più belle del suo padrone e partì. Giunse verso sera a Charan, la città di Nachor, e si fermò presso un pozzo facendo inginocchiare i cammelli. Era l'ora in cui le donne escono per andare ad attingere l'acqua ed Eliezer si augurava che il Signore gli facesse incontrare una ragazza alla quale lui avrebbe chiesto di poter bere dalla sua brocca e che rispondesse offrendo l'acqua a lui e provvedendo anche a dissetare i suoi cammelli. Quella, pensava Eliezer, sarebbe stata la ragazza destinata dal Signore ad Isacco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed a questo punto ecco apparire una ragazza giovane e bellissima che scese alla fonte, riempì la brocca e risalì. La ragazza era Rebecca, nata da Bethuel figlio di Milcà, moglie di Nachor, fratello di Abramo, ma Eliezer non lo sapeva.&lt;br /&gt;Eliezer le corse incontro e le disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Deh! Dammi da bere un po' d'acqua dalla tua brocca!&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ragazza rispose porgendogli la brocca:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Bevi, signor mio.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dopo che lui ebbe bevuto, ella aggiunse: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Attingerò anche per i tuoi cammelli finché abbiano bevuto a sufficienza.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando anche i cammelli ebbero finito di bere Eliezer, che aveva apprezzato la gentilezza della ragazza, le dette un pendente d’oro e due bracciali d'oro e le chiese di chi fosse figlia e se nella casa di suo padre ci fosse posto per pernottare. La ragazza rispose che suo padre era Bethuel e suo nonno Nachor e che nella sua casa c'era posto per ospitarli per la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eliezer si prostrò al Signore e disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sia benedetto il Signore Dio del mio padrone Abramo che non ha cessato la sua benevolenza e la sua fedeltà verso il mio padrone, ora nel mio viaggio mi ha condotto alla casa dei parenti del mio padrone.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ragazza nel frattempo corse a casa di sua madre a raccontare tutti questi fatti. Suo fratello Labano, sentito il racconto e visti i doni che ella aveva ricevuto, andò incontro all'uomo di cui la sorella aveva parlato e gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Vieni benedetto del Signore; perché stai fuori mentre io ho fatto posto in casa anche per i cammelli?&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uomo entrò in casa, scaricò i suoi cammelli e si lavò i piedi ma, prima di mangiare, si presentò e disse i motivi del suo viaggio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sono un servo di Abramo. Il Signore ha molto benedetto il mio padrone sì che questi è arricchito; gli ha dato pecore, buoi, argento, oro, schiavi, schiave, cammelli e asini. Sara, moglie del mio padrone, già vecchia, gli ha partorito un figlio al quale egli ha dato tutto ciò che possiede. Il mio padrone mi ha fatto giurare: - Non prendere moglie per mio figlio fra le donne dei Cananei nel cui paese io abito. Ma recati alla mia casa paterna, presso la mia famiglia a prendere una moglie per mio figlio.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raccontò quindi Eliezer di come, giunto a Charan e fermatosi al pozzo, avesse immaginato che qui sarebbe avvenuto l’incontro con la ragazza che il Signore aveva scelto per Isacco e di come poi questo incontro fosse effettivamente avvenuto. Rebecca aveva dato da bere a lui ed aveva dissetato i suoi cammelli. Lui, saputo di chi era figlia la ragazza, le donò un pendente d’oro per il naso e due braccialetti d’oro per le braccia, poi ringraziò il Signore per averlo indirizzato nella giusta via facendogli trovare la moglie di Isacco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Labano e Bethuel, udite tutte queste cose, risposero:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La cosa proviene dal Signore, noi non possiamo dirtene né male né bene. Rebecca ti sta dinanzi, prendila e va’; diventi moglie del figlio del tuo padrone, come il Signore ha stabilito.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eliezer allora trasse fuori i doni che aveva portato con sé e li diede a Rebecca, al fratello ed alla madre di lei. Mangiarono, bevvero e pernottarono. Il mattino seguente Eliezer disse che doveva partire subito per tornare dal suo padrone. Rebecca venne chiamata e le fu chiesto se volesse andar via con quell’uomo. Lei rispose di sì e partirono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso sera Isacco uscì di casa per passeggiare nella campagna quando, alzando gli occhi, vide dei cammelli che si avvicinavano. Anche Rebecca alzò gli occhi, vide Isacco e saltò giù dal cammello. Chiese chi fosse quell’uomo che veniva loro incontro ed Eliezer le disse che era il suo padrone. Rebecca si coprì il volto con il velo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isacco la condusse nella tenda di Sara, sua madre, la prese in moglie e l’amò; così ebbe conforto dopo la morte di sua madre. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abramo aveva preso con sé un’altra donna di nome Keturà dalla quale ebbe sei figli. Egli però lasciò tutto ciò che aveva a suo figlio Isacco, mentre riguardo ai figli delle sue concubine, dette loro dei doni, ma li mandò lontano verso levante. Aveva centosettantacinque anni Abramo quando morì e la sua anima si riunì alla sua gente quando abbandonò il suo corpo. Venne seppellito nella grotta di Machpelà, dove già era sua moglie Sara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il racconto si conclude con l’enumerazione della discendenza di Ismaele, il figlio che Abramo ebbe dall’egiziana Hagar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questa parashà si conclude un significativo anello della lunga catena delle generazioni dei conduttori del popolo ebraico. Esce di scena la coppia Abramo e Sara e subentra loro quella formata da Isacco e Rebecca. Abramo e Sara hanno assolto al loro compito, quello comandato dal Signore ad Abramo di uscire da Ur dei Caldei per recarsi nella terra di Canaan ed assolto questo compito si conclude la loro esistenza. Altre volte vedremo questa stretta associazione tra la conclusione del compito assegnato dal Signore e la conclusione della vita di chi l’ha assolto, come se il Signore volesse ricordarci che l’unico motivo per il quale noi siamo in vita è proprio per svolgere il nostro compito, così come Lui ce lo ha assegnato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-4084496728048050373?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/4084496728048050373/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/11/hayei-sara.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4084496728048050373'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4084496728048050373'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/11/hayei-sara.html' title='Hayei Sarà'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-3900300375453323821</id><published>2011-11-09T17:54:00.002+01:00</published><updated>2011-11-10T10:14:43.352+01:00</updated><title type='text'>Vayerà</title><content type='html'>(Gen.18,1-22,24)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ questa una parashah densa di avvenimenti notevoli e fondamentali per la formazione e lo sviluppo del popolo ebraico. Inizia il capitolo 18 con l’apparizione del Signore ad Abramo presso il querceto di Mamrè, dove egli si trovava accampato. Il Signore prende la forma di tre uomini che, inaspettatamente e nell’ora più calda del giorno, si avvicinano alla tenda. Abramo immediatamente corre loro incontro ed esprime la sua accoglienza dicendo ad uno di loro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Signor mio, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, ti prego, non passare oltre al tuo servo. Si prenderà un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Prenderò un pezzo di pane, vi ristorerete, poi proseguirete, giacché siete passati presso al vostro servo.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Segue la descrizione dei preparativi e quindi delle pietanze che vengono offerte agli ospiti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prese poi della crema e del latte, il vitello che aveva preparato, e pose tutto dinanzi a loro; essi mangiarono mentre egli stava in piedi vicino a loro sotto l’albero.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui possiamo constatare che il pasto non è certamente conforme a quelle che sarebbero poi diventate le regole della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;kasherut&lt;/span&gt;. Infatti non si sarebbero mai potuti presentare insieme nello stesso pasto latte e carne. Ma i precetti della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;kasherut&lt;/span&gt; saranno emanati solamente molto tempo dopo e quindi, al tempo di Abramo non sussisteva per questo nessuna violazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potremmo chiederci inoltre perché siano tre gli uomini che si presentano ad Abramo e se tra essi vi sia una distinzione o se il loro numero derivi dalle particolari funzioni che si accingono a svolgere. Vedremo presto che una delle tre figure è il Signore mentre le altre due sono Angeli, sue emanazioni. Il dialogo con Abramo vede le tre figure parlare all’unisono, come un’unica persona, fintantoché ci si ferma ai convenevoli di accoglienza. Non appena però vengono toccati argomenti profetici uno solo esprimerà la voce del Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Uno di essi disse: Tornerò da te di qui a un anno e allora tua moglie Sara avrà un figlio.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi ancora, dopo che Sara ebbe riso ascoltando queste parole, il Signore disse ad Abramo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Perché Sara ha riso pensando: E’ proprio vero che io così vecchia possa partorire? C’è cosa impossibile per il Signore? Da qui ad un anno tornerò da te e Sara avrà già un figlio.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ancora uno solo di loro comunicò ad Abramo le lamentele che pervenivano a causa delle colpe gravi di Sodoma e Gomorra e la determinazione che aveva conseguentemente assunto di intervenire direttamente, prendendo in esame i comportamenti degli abitanti delle due città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre gli altri due, gli Angeli, partirono verso Sodoma  il Signore si trattenne presso Abramo. Ed Abramo, rimuginando su quanto il Signore gli aveva detto, si fece avanti e disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Vorrai sterminare col malvagio anche il giusto? Forse ci saranno nella città cinquanta giusti e tuttavia distruggerai e non risparmierai il paese in grazia dei cinquanta giusti che vi si trovano?&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore rassicurò Abramo e gli disse che se avesse trovato cinquanta giusti avrebbe certamente risparmiato la città. Ma ecco che subito dopo sorsero in Abramo dubbi sul fatto che nella città potessero esserci effettivamente cinquanta giusti e qui si innescò tra lui ed il Signore un gioco per così dire al ribasso per cui il numero minimo dei giusti da trovare passò da almeno cinquanta, ad almeno quarantacinque, poi quaranta, trenta, venti e si chiuse a dieci, quando il Signore disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non distruggerò in grazia dei dieci.&lt;/span&gt;” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo i due Angeli giunsero a Sodoma. Quando li vide arrivare Lot andò loro incontro, si prostrò a terra e li invitò nella sua casa ed insistette fintanto che essi non accettarono l’ospitalità che egli offriva loro. Gli abitanti di Sodoma però, che in qualche modo erano venuti a conoscenza del motivo della visita dei due personaggi, circondarono la casa di Lot e, minacciando di linciare Lot, la sua famiglia e gli stessi Angeli messaggeri, così recriminavano:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Uno solo che è venuto qui, forestiero, si permette di fare da giudice! Ora faremo male a te più che a loro.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma gli Angeli intervennero abbagliando la vista di quanti erano attorno alla casa e portarono con sé fuori dalla città Lot, sua moglie e le loro due figlie. Uno degli Angeli disse loro di mettersi in salvo senza mai fermarsi per guardare indietro. Lot chiese al Signore di poter trovare rifugio nel piccolo paese di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tsò’ar &lt;/span&gt;e ne ebbe l’assenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore allora fece piovere zolfo e fuoco su Sodoma e Gomorra e le due città, con tutti i loro abitanti e la vegetazione del suolo furono incenerite. La moglie di Lot si girò a guardare e divenne statua di sale. Lot ebbe timore e partì da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tsò’ar&lt;/span&gt; con le sue due figlie. Si fermarono in una grotta per pernottare e qui la maggiore delle sue due figlie disse all’altra:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nostro padre è vecchio, e nel paese non c’è nessuno che, come è regolare, possa coabitare con noi. Diamo dunque da bere del vino a nostro padre, corichiamoci con lui, e così avremo figli da lui.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così fecero e la prima notte toccò alla maggiore, la notte successiva alla minore. Lot non si accorse di nulla. Entrambe le ragazze rimasero incinte e avrebbero poi partorito la maggiore &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Moav&lt;/span&gt;, capostipite dei Moabiti, la minore &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ben-‘Ammì&lt;/span&gt;, capostipite degli Ammoniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo modo l’incesto viene ad essere giustificato dalla necessità di assecondare la volontà del Signore dando vita alle due stirpi con le quali il popolo ebraico avrà poi decisivi contatti fino all’ingresso nella terra promessa. Insomma qui è la ragion di Stato, per così dire, che giustifica sia l’incesto, sia l’inganno ai danni del padre, rimasto inconsapevole dell’accaduto. E’ un po’ come la contessa di Castiglione che andrà a letto con Napoleone III sacrificando il suo onore, per la salvezza dell’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al capitolo 20 ritorniamo ad Abramo, che nel frattempo si era rimesso in marcia ed era giunto a Gherar, città filistea a nord-est di Gaza. E qui Abramo ancora una volta  mette in atto il solito odioso inganno riguardante sua moglie Sara, che viene presentata ancora come sua sorella agli abitanti del luogo e non già come sua moglie. E questo fece Abramo per salvare la propria pelle, che credeva in pericolo. La vicenda qui è molto meno credibile rispetto all’episodio precedente con il Faraone. Qui accade che Avimèlech, re di Gherar, mandò a prendere Sara, che era una donna, sia pure avvenente, ma ormai sfiorita per l’età molto avanzata. Allora il Signore apparve in sogno ad Avimèlech e gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tu morrai a causa della donna che hai preso, poiché è maritata.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma Avimèlech, che a questo punto era stato reso sterile, espresse le sue rimostranze al Signore, facendo presente di non aver toccato la donna e che comunque egli l’aveva mandata a prendere perché aveva ritenuto che fosse la sorella di Abramo e non sapeva che fosse sua moglie. Sempre nel sogno il Signore lo tranquillizzò riconoscendo che aveva agito così per ingenuità. Doveva però restituire la donna al marito il quale avrebbe pregato per lui ed egli sarebbe guarito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di buon mattino Avimèlech chiamò Abramo e gli disse: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Che cosa ci hai fatto? In che cosa ho mancato verso di te che hai fatto cadere su di me e sul mio regno una colpa così grave? Hai fatto nei miei riguardi cose che non si debbono fare. … Quali ragioni hai avuto per far questo?&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avimèlech parla con accenti che sono propri di una persona indignata perché sa di essere dalla parte della ragione e di essere stata raggirata. La risposta di Abramo non gli fa onore, le giustificazioni che egli adduce tradiscono codardia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pensai: certamente qui non c’è timor di Dio; potrebbero anche uccidermi a causa di mia moglie. … &lt;/span&gt;“&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avimèlech restituì Sara ad Abramo e lo colmò di doni in bestiame e schiavi e gli dette mille monete d’argento come indennizzo per aver rapito Sara.  Abramo allora pregò Dio e Avimèlech, sua moglie e le sue ancelle che erano stati resi sterili guarirono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al capitolo 21 si narra  della nascita di Isacco e della cacciata nel deserto di Hagar, la moglie egiziana di Abramo, con suo figlio Ismaele. Pianse Hagar, disperata e senz’acqua da dare a suo figlio, ma un Angelo del Signore la chiamò e le disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Che hai Hagar? Non temere, Dio ha ascoltato la voce del ragazzo là dove si trova. Alzati, tira su il ragazzo e sostienilo con forza; lo farò diventare una grande nazione.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E si aprirono gli occhi ad Hagar ed ella vide un pozzo d’acqua e diede da bere a suo figlio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si narra poi del pozzo del giuramento, il giuramento con cui Abramo si obbliga a conservare memoria della buona accoglienza ricevuta a Gherar. Alla località dà il nome di Beer Scèva’, che viene confermato dal giuramento di Avimèlech, il quale riconosce che quel pozzo è stato scavato da Abramo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 22 è il clou della parashà, è il capitolo che ha come personaggi il Signore, Abramo e Isacco. E’ il capitolo dove si offre la percezione del limite dell’obbedienza e dell’amore dell’essere umano per il Signore. Limite che qui è fissato dal Signore, giacché Abramo ha dimostrato la disponibilità a superare qualsiasi limite al sacrificio in onore e omaggio al Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una storia toccante quella del sacrificio di Isacco, che è nella realtà un mancato sacrificio ma è vissuto con la drammatica intensità di un sacrificio consumato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prese poi le legna per l’olocausto e le caricò addosso a suo figlio Isacco, egli stesso tenne il fuoco e il coltello e ambedue insieme proseguirono il cammino. Isacco rivolto al padre disse: - Babbo – ed egli: - Eccomi qui figlio mio -. E questi: - Qui c’è il fuoco e le legna, ma l’agnello per l’olocausto dov’è? - . A cui Abramo: - Figlio mio, Dio provvederà l’agnello per l’olocasto - . ….. legò il figlio Isacco e lo mise sull’altare sopra la legna. Stese poi la mano e prese il coltello per scannare il figlio.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui Abramo viene fermato dall’intervento divino e la voce del Signore dice:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;… non avendomi negato il tuo unico figlio, ti benedirò, renderò numerosa la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia che è sulla riva del mare, i tuoi discendenti possederanno le città dei loro nemici, e nella tua stirpe saranno benedette tutte le nazioni della terra, come ricompensa di avere tu obbedito alla Mia parola.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiude la parashà con le notizie di nuove nascite nella casa di Abramo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-3900300375453323821?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/3900300375453323821/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/11/vayera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/3900300375453323821'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/3900300375453323821'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/11/vayera.html' title='Vayerà'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-3308931631026327622</id><published>2011-11-02T12:29:00.001+01:00</published><updated>2011-11-02T12:39:35.685+01:00</updated><title type='text'>Lech-Lechà</title><content type='html'>(Gen. 12,1-17,27)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore disse ad Abramo di abbandonare il suo paese, i suoi parenti e la casa paterna per recarsi nella terra di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Canaan&lt;/span&gt;. Abramo partì con sua moglie &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sarài&lt;/span&gt;, con &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lot&lt;/span&gt; figlio di suo fratello e con tutti i beni che possedeva e le persone al suo servizio. Giunse nel paese di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Canaan&lt;/span&gt; e si fermò presso &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sichem&lt;/span&gt; al querceto di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Morè&lt;/span&gt;. Qui il Signore gli apparve e disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ai tuoi discendenti darò questa terra.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel luogo Abramo costruì un altare al Signore che gli era apparso e si trasferì quindi verso il monte ad est di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beth-El&lt;/span&gt; ed anche qui eresse un altare invocando il nome del Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Imperversava una grave carestia nella terra di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Canaan&lt;/span&gt; sicché Abramo decise di rifugiarsi in Egitto, ma prima di entrare in questo paese disse a sua moglie &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sarài&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;So che tu sei donna di bell’aspetto; quando gli Egiziani ti vedranno diranno: - Costei è sua moglie. Uccideranno me e te lasceranno in vita. Di’ dunque che sei mia sorella affinché io possa avere, in grazia tua, il beneficio di aver salva la vita.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così avvenne e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sarài&lt;/span&gt; fu portata dal Faraone, che colpito dalla bellezza della donna la prese in moglie ed inviò ad Abramo, che riteneva suo fratello, doni in bestiame e schiavi. Ma il Signore colpì il Faraone e la sua casa con gravi castighi per avere preso &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sarài&lt;/span&gt; ed il Faraone, allora, chiamò Abramo e gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Che cosa mi hai fatto! Perché non mi hai detto che era tua moglie? Perché hai detto: E’ mia sorella.? Così io l’ho presa per moglie! Eccoti dunque tua moglie; prendila e va’.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo episodio suscita inevitabilmente il nostro atteggiamento critico nei confronti del comportamento di Abramo. Come si può infatti tollerare che la propria moglie sia oggetto di passioni sessuali e pensare alla propria salvezza invece che alla sua difesa? Come si possono accettare i doni procurati dalle prestazioni della propria moglie? Sono domande senza risposta, che insinuano però in noi il sospetto di un maschilismo naturalmente accettato secondo cui l’uomo maschio era esclusivo depositario della dignità umana e la donna era un corollario, un accessorio dato al maschio per soddisfarne le esigenze. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così Abramo partì verso il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Neghev&lt;/span&gt; e giunse a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beth-El&lt;/span&gt;, nel luogo dove aveva già costruito un altare e qui invocò il nome del Signore. Era adesso un uomo ricchissimo in bestiame, argento e oro ed anche &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lot&lt;/span&gt;, suo nipote, aveva molto bestiame e molte tende e decisero di separarsi per evitare l’insorgere di questioni tra i propri rispettivi pastori perché una stessa terra non poteva bastare per tutti e due. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lot&lt;/span&gt; scelse la valle del Giordano e le città della pianura fino a Sodoma. Abramo si stabilì nella terra di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Canaan&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo che Lot si fu separato da lui, il Signore disse ad Abramo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Alza gli occhi dal luogo ove ti trovi e guarda a settentrione, a mezzogiorno, a oriente e a occidente; tutto il paese che vedi, lo darò a te e alla tua discendenza in perpetuo. Farò la tua discendenza come la polvere della terra; se qualcuno potrà contare la polvere della terra, anche la tua discendenza si conterà. Lèvati, percorri il paese per lungo e per largo, perché lo darò a te.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abramo piantò le tende ed andò ad abitare nel querceto di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mamrè&lt;/span&gt; presso &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chevron&lt;/span&gt;, e là costruì un altare al Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al tempo di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Hammurabi&lt;/span&gt;, re di Babilonia, avvenne che la pentapoli costituita dalle città di Sodoma, Gomorra, Admà, Tsevoim e Bèla’ nota come Tsò’ar, si ribellò allo stato di vassallaggio al re ed ai suoi alleati. Ci fu una guerra e la pentapoli venne sconfitta e le sue città vennero depredate. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lot&lt;/span&gt;, nipote di Abramo, che si trovava a Sodoma venne fatto anch’egli prigioniero e portato via dai vincitori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Abramo seppe della cattura di Lot armò i suoi giovani e si pose all’inseguimento dei rapitori. Li raggiunse, li sconfisse e si fece restituire &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lot&lt;/span&gt; con tutti i suoi beni. Il re di Sodoma si offrì di ricompensare Abramo per avere egli vinto gli eserciti di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Hammurabi&lt;/span&gt; e dei suoi alleati, ma Abramo rifiutò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore, apparso in visione, disse ad Abramo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non temere, Abramo, Io ti sono scudo; la ricompensa che riceverai sarà grandissima.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed a questo punto Abramo tirò fuori il suo più grande cruccio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Signore Dio, che cosa mi darai? … Non mi hai dato prole; il mio domestico sarà il mio erede.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il Signore replicò:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il tuo erede non sarà lui; ti erediterà uno che uscirà dalle tue viscere.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Osserva il cielo e conta le stelle, se puoi contarle.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Così numerosa sarà la tua discendenza.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E gli disse poi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono il Signore che ti feci uscire da Ur-Casdim per darti il possesso di questa terra.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sappi che i tuoi discendenti dimoreranno, stranieri, in un paese non loro, che li asserviranno e li opprimeranno per quattrocento anni.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in quel giorno il Signore stabilì con Abramo un patto dicendogli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Alla tua discendenza ho assegnato questa terra, dal fiume d’Egitto fino al gran fiume, il fiume Eufrate. Kenei, Kenizei, Cadmonei, Chittei, Perizei, Refaei, Emorei, Cananei, Ghirgascei, Jevusei.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche qui dunque il Signore promette ad Abramo l’assegnazione di un territorio molto più ampio rispetto a quello compreso tra il Giordano ed il mare. A questa estensione si avvicinò e per un breve periodo il regno di Salomone. Pare di cogliere nella visione di un così vasto territorio il desiderio che possa avvenire il ricongiungimento della terra promessa con la città d’origine, quell’Ur dei Caldei da dove Abramo era partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sarài&lt;/span&gt;, che non aveva dato figli ad Abramo, aveva una schiava egiziana di nome &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Hagar&lt;/span&gt; e propose ad Abramo, suo marito, di unirsi a lei, affinché tramite questa unione essi potessero avere un figlio. Abramo accettò e dalla sua unione con Hagar nacque un figlio al quale venne posto nome &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ishma’el&lt;/span&gt;, il Signore ha ascoltato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abramo aveva novantanove anni quando il Signore gli apparve e gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il mio patto con te è questo: tu sarai padre di numerose genti. Non ti chiamerai più Avram, il tuo nome sarà Avraham perché ti faccio padre di numerose genti.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;A te ed alla tua discendenza dopo di te darò in possesso perpetuo la terra delle tue peregrinazioni, tutta la terra di Canaan, e sarò il loro Dio.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questo è il mio patto che osserverete tra Me, voi e la tua discendenza dopo di te: di circoncidere tutti i vostri maschi. Circonciderete la carne del vostro prepuzio; questo sarà il segno del patto tra Me e voi. All’età di otto giorni, per le vostre generazioni, verranno circoncisi tutti i maschi, nati in casa o acquistati col denaro da qualsiasi straniero non appartenente alla vostra stirpe. Venga circonciso chi nasce in casa e chi è acquistato col tuo denaro; il Mio patto sia nella vostra carne un patto perpetuo. L’individuo maschio incirconciso, che non avrà circonciso la carne del suo prepuzio, verrà tagliato fuori dalle sue genti, perché avrà infranto il mio patto.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La circoncisione dei maschi è un rituale diffuso anche oggi presso molte popolazioni semitiche e risponde oltre che a dettami di natura religiosa ad esigenze di natura igienica e di vita sessuale. La circoncisione è chiamata in ebraico &lt;span style="font-style:italic;"&gt;milah&lt;/span&gt;, vocabolo che vuol dire anche “parola” e che sottende un concetto di apertura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi Dio disse ad Abramo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sarài tua moglie non chiamarla più Sarài; il suo nome sia Sara. Io la benedirò e ti darò anche da lei un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli trarranno origine da lei.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;… tua moglie è per partorirti un figlio; gli porrai nome Itschac e con esso confermerò il Mio patto, patto perpetuo per la sua discendenza successiva.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abramo aveva novantanove anni quando si circoncise ed Ismaele tredici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-3308931631026327622?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/3308931631026327622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/11/lech-lecha.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/3308931631026327622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/3308931631026327622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/11/lech-lecha.html' title='Lech-Lechà'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-4260794561201109776</id><published>2011-10-25T20:40:00.003+02:00</published><updated>2011-10-25T20:50:49.549+02:00</updated><title type='text'>Nòach</title><content type='html'>(Gen.6,9-11,32)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa parashà contiene due episodi per così dire “meravigliosi” della narrazione biblica: il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;diluvio universale&lt;/span&gt; e la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;torre di Babele&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia del diluvio universale appartiene anche a culture diverse dall’ebraica e molti studiosi sono inclini ad ipotizzare che effettivamente possa essere avvenuto in tempi remoti un cataclisma naturale di portata straordinaria e tale da aver severamente minacciato l’esistenza umana.&lt;br /&gt;Anche al giorno d’oggi si verificano purtroppo calamità naturali con inondazioni, piogge torrenziali, maremoti, quelli che abbiamo imparato a chiamare &lt;span style="font-style:italic;"&gt;tzunami&lt;/span&gt;, che evidenziano la fragilità e l’impotenza degli esseri viventi di fronte alla forza incontrastabile che le acque possono arrivare ad assumere.&lt;br /&gt;Questa consapevolezza di impotenza può avere alimentato la diffusione ed il consolidamento del mito del diluvio universale.&lt;br /&gt;Peraltro la narrazione biblica è una narrazione morale e quindi prospetta il diluvio come la catastrofe che viene scatenata per  punire i mali del mondo. Dio infatti disse a Noè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ho decretato la fine di tutte le creature, perché per esse la terra è piena di violenza; ed Io le distruggerò con la terra stessa&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ interessante evidenziare che non è solo per l’essere umano che si decreta la fine, ma per tutte le creature e più avanti si dirà:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Perì ogni creatura che si muoveva sulla terra; i volatili, gli animali domestici e selvatici, i rettili striscianti sulla terra; e tutte le persone&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti quindi accomunati dalla violenza della quale avevano riempito la terra. E la riprova che tutti siano colpevoli sta nel fatto che tutti saranno sostituiti perché nell’arca troveranno rifugio, non solo Noè ed i suoi familiari, ma anche gli esemplari animali di tutte le specie:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;… di animali selvatici e domestici, tutte le specie di rettili striscianti sulla terra, tutte le varie specie di volatili, tutti gli uccelli, tutti gli animali forniti di ali;&lt;/span&gt;” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci sono i pesci nell’arca e quindi i pesci esistenti al momento del diluvio sembrerebbero proprio destinati a  sopravvivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il diluvio, questo gigantesco &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mikveh&lt;/span&gt; purifica tutto e da esso emergono i sopravvissuti mondati da colpe per ricominciare una nuova vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’arcobaleno, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;qeshet&lt;/span&gt;, creato dal Signore, come un ponte scintillante di luce tra Lui e la terra è il segno tangibile del patto che Egli ha stretto con la terra:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pongo nelle nuvole il mio arco che sarà il segno del patto tra me e le terra. Quando farò addensare le nubi sopra la terra, si vedrà l’arcobaleno nelle nubi; ed Io ricorderò il mio patto tra Me, voi ed ogni essere vivente, ogni creatura, né più le acque produrranno un diluvio per distruggere tutte le creature. L’arcobaleno sarà nelle nuvole, ed Io lo vedrò per ricordare il patto perpetuo esistente tra Dio e tutti gli esseri viventi, fra tutte le creature esistenti sulla terra.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio disse a Noè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questo è il segno del patto che fermo fra Me e tutte le creature esistenti sulla terra.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quello che riguarda la torre di Babele, al capitolo 10 si dice della discendenza di Noè ed in particolare dei figli di Jèfeth:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;… si diramarono nelle loro terre le nazioni d’oltremare aventi ciascuna la propria lingua, diverse per famiglie nelle varie nazioni.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E più avanti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questi sono i figli di Cham per famiglie e linguaggi, nei loro paesi, nelle rispettive nazioni.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ancora:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questi sono i figli di Scem per famiglie e linguaggi, nei loro paesi, nelle rispettive nazioni.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esisteva quindi, secondo il capitolo 10, una pluralità di linguaggi ma questo viene contraddetto al successivo capitolo 11 dove si dice:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;In tutta la terra si parlava una lingua unica e si usavano le stesse espressioni.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli esperti biblisti dicono che la contraddizione va intesa come apparente, che la successione dei capitoli è stata fissata dopo molto tempo da quando furono scritti e che il loro ordine di successione può interpretarsi in senso inverso.&lt;br /&gt;Oppure può intendersi che la narrazione della torre di Babele ci spiega nella sua sequenza come si sia arrivati al pluralismo linguistico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli uomini, arrivati nella pianura di Scin’ar, si dicono:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Orsù fabbrichiamoci dei mattoni e facciamoli cuocere.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dopo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Orsù fabbrichiamoci una città e una torre la cui cima arrivi fino al cielo; ci faremo un nome e non accadrà che ci sparpagliamo sulla faccia di tutta la terra.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto il Signore scese a vedere cosa stavano facendo e disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sono un popolo solo, parlano tutti la stesa lingua e hanno cominciato a fare questo! Niente impedirà loro di fare tutto ciò che proporranno. Orsù scendiamo e confondiamo la loro lingua, si ché uno non comprenda quel che dice l’altro.&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore li disperse su tutta la faccia della terra ed essi cessarono di fabbricare la città, alla quale fu dato il nome di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Bavel&lt;/span&gt; (Babele), perché la il Signore confuse la lingua di tutta la terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci chiediamo quale sia stata la colpa dei costruttori di Babele, sempre che la molteplicità delle lingue e la dispersione siano da intendersi come provvedimenti punitivi.&lt;br /&gt;Una corrente di pensiero infatti non attribuisce a questi due elementi i connotati di punizione impartita dal Signore ai costruttori, bensì quelli di una scelta operata dal Signore per conseguire la molteplicità della popolazione del mondo.&lt;br /&gt;Volendo invece cogliere nelle parole del Signore la volontà punitiva è necessario individuare la colpa.&lt;br /&gt;La colpa non è fare i mattoni, la colpa non è neanche costruire la città, anche se qui si comincia a vedere un’intenzione di accorpamento che in un certo senso contravviene al dettato del Signore, che invece comanda l’espansione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prolificate e moltiplicatevi ed empite la terra.&lt;/span&gt;” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Neanche la costruzione della torre è di per sé la colpa, giacché la costruzione della torre potrebbe mirare a conseguire un avvicinamento al Signore, cosa di per sé naturale ed anzi lodevole da parte di una creatura nei confronti del suo creatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se invece la torre ha lo scopo di dominare dall’alto la terra e chi è rimasto in basso, alimentando la propria autorità e la propria potenza sicché essi possano dire:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ &lt;span style="font-style:italic;"&gt;… ci faremo un nome e non accadrà che ci sparpaglino sulla faccia di tutta la terra. &lt;/span&gt;“&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo caso la torre rivela l’ambizione non già di avvicinarsi al Signore, ma di competere con Lui e la costruzione diventa così la colpa dei suoi costruttori, idolatria ancora una volta, perché espressione del culto non verso il Signore, ma verso la potenza umana.&lt;br /&gt;Per questo motivo i costruttori sono stati confusi e dispersi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-4260794561201109776?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/4260794561201109776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/10/noach.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4260794561201109776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4260794561201109776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/10/noach.html' title='Nòach'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-6804928880681286184</id><published>2011-10-20T19:11:00.002+02:00</published><updated>2011-10-20T19:21:43.762+02:00</updated><title type='text'>Berescith, i giorni della creazione</title><content type='html'>(Gen. 1,1 – 2,3)&lt;br /&gt;Questa parashà dà inizio al nuovo ciclo annuale di lettura della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Toràh&lt;/span&gt;, e viene letta in occasione della festività di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Simchat Toràh&lt;/span&gt;.  Nel primo capitolo si narra dei primi sei giorni della creazione, che si dice avvenne in questa sequenza:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1° Giorno - Sulla terra sterminata, vuota e immersa nelle tenebre Dio disse: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sia luce e luce fu. Egli vide che era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò giorno la luce e notte le tenebre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2° Giorno - Dio disse: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sia una distesa in mezzo alle acque che separi le une dalle altre. Le acque furono separate e Dio chiamò cielo le acque al di sopra della distesa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3° Giorno – Dio disse: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Si riuniscano le acque che sono al di sotto del cielo in un sol luogo sì che apparisca l’asciutto. Così fu e Dio chiamò l’asciutto terra e mari l’ammasso delle acque.&lt;/span&gt; Dio vide che era cosa buona e disse: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La terra produca germogli, erbe che facciano seme, alberi da frutto che diano frutti ciascuno della propria specie, contenenti il loro seme, sulla terra.&lt;/span&gt; Così fu e Dio vide che era cosa buona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4° Giorno – Dio disse: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Siano luminari nella distesa del cielo per far distinzione tra il giorno e la notte; siano anche indici per le stagioni, per i giorni e per gli anni. Funzionino come luminari nella distesa del cielo per far luce sulla terra.&lt;/span&gt; E così fu.&lt;br /&gt;                                                                                                                                                      &lt;br /&gt;5° Giorno – Dio disse: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Brulichino le acque di un brulicame di esseri viventi; volatili volino sulla terra, sulla superficie della distesa celeste. Ed Egli creò gli esseri viventi che popolano le acque e creò i volatili delle diverse specie.&lt;/span&gt; Dio vide che era cosa buona e disse: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prolificate, moltiplicatevi, empite le acque dei mari; il volatile si moltiplichi sulla terra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6° Giorno – Dio disse: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La terra produca esseri viventi di specie varie, animali domestici, rettili e bestie selvatiche di specie diversa.&lt;/span&gt; E così fu. Dio fece ogni specie di animali e vide che era cosa buona. Dio disse poi: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Facciamo un uomo a immagine nostra, a nostra somiglianza; domini sui pesci del mare, sui volatili del cielo, sugli animali domestici, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.&lt;/span&gt; Dio creò l’uomo a Sua immagine; lo creò a immagine di Dio; creò maschio e femmina, li benedisse e disse loro: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prolificate, moltiplicatevi, empite la terra e rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare, sui volatili del cielo e su tutti gli animali che si muovono sulla terra.&lt;/span&gt; Dio disse: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ecco, Io vi do tutte le erbe che fanno seme, che sono sulla faccia di tutta la terra, tutti gli alberi che danno frutto d’albero producente seme; vi serviranno come cibo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt; Agli animali tutti della terra, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli striscianti sulla terra che hanno un afflato di vita, tutte le erbe verdi serviranno di cibo.&lt;/span&gt; E così fu. Dio vide che tutto quello che aveva fatto era molto buono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo primo capitolo così denso di avvenimenti prodigiosi merita alcune riflessioni prima di procedere oltre nella narrazione. Ogni atto creativo compiuto dal Signore è preannunciato dalle parole: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Iddio disse&lt;/span&gt;, che non significa semplicemente &lt;span style="font-style:italic;"&gt;volle&lt;/span&gt;, perché altrimenti così sarebbe stato scritto al posto di questo reiterato &lt;span style="font-style:italic;"&gt;disse&lt;/span&gt;, ripetuto tante volte affinché anche una dura cervice potesse percepire che la parola è questa e non un’altra. E questo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;disse&lt;/span&gt; è ogni volta seguito da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;e così fu&lt;/span&gt;. Perché è il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;disse&lt;/span&gt; che materializza la creazione, è al &lt;span style="font-style:italic;"&gt;disse&lt;/span&gt; che segue sempre conseguentemente &lt;span style="font-style:italic;"&gt;e così fu&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola è lo strumento che attua la volontà creatrice.&lt;br /&gt;Quanto è importante la parola per il popolo ebraico, quanto per il popolo del Libro! La parola e la scrittura, la legge e la tradizione, La Toràh ed il Talmud, L’Aggadah e l’Halachah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ogni volta che crea il Signore giudica il risultato e constata che sia cosa buona prima di consentirne la proliferazione, come se il creato, una volta tale si fosse in parte sottratto al totale controllo della volontà creatrice, come se il creato, nel momento della creazione, una volta coagulatosi e separatosi dalla massa indistinta, avesse acquisito un certo grado di autonomia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sesto giorno avviene la creazione dell’uomo, maschio e femmina, l’unico del quale si dice che fu creato ad immagine di Dio. Non poteva essere altrimenti se il Signore desiderava che questa creatura fosse in grado di accostarsi a Lui. Tutti i requisiti che l’essere umano possiede risiedono nel Signore, ma non tutti i requisiti del Signore risiedono anche nell’essere umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si chiude il primo capitolo con l’affermazione che l’essere umano, così come tutti gli animali, si nutrirà di specie vegetali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’inizio del secondo capitolo si dice che il Signore, che aveva completato la Sua opera, nel settimo giorno cessò da tutta la Sua opera e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;benedisse il settimo giorno e lo santificò, poiché in esso aveva cessato tutta la Sua opera che egli stesso aveva creato per poi elaborarla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Parrebbe di poter dire allora che i giorni della creazione sono in effetti sei perché è scritto che nel settimo giorno il Signore aveva cessato la Sua opera, opera culminata nella creazione dell’essere umano. Ma questa sarebbe una visione miope e completamente errata perché l’opera del Signore culmina nel settimo giorno con la creazione del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sabato&lt;/span&gt;, che viene benedetto e santificato. Il Signore, pur avendo posto l’essere umano in posizione di predominio sul creato, non benedice e santifica lui bensì il giorno del compimento, il giorno del non lavoro, che non è un giorno di riposo, ma il giorno dedicato al Signore: è la finalità della creazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-6804928880681286184?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/6804928880681286184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/10/berescith-i-giorni-della-creazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6804928880681286184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6804928880681286184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/10/berescith-i-giorni-della-creazione.html' title='Berescith, i giorni della creazione'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-381282313603453981</id><published>2011-10-20T10:06:00.002+02:00</published><updated>2011-10-20T10:12:48.094+02:00</updated><title type='text'>Vezot ha-Berachà</title><content type='html'>Mosè sa di dover morire perché il suo compito è terminato ed il Signore gli ha detto chiaramente che egli non entrerà nella terra promessa. Ha fatto un ultimo tentativo chiedendo se alla fine non gli fosse consentito di entrare, ma non ha insistito più di tanto. Ha capito, non si è rassegnato, si è affidato al Signore ed alle Sue decisioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ consapevole della grandezza della sua impresa, di avere forgiato una torma di tgransfughi trasformandoli in un popolo, nel popolo del Signore; di avere con loro vissuto la sua vita nel viaggio, il viaggio che tra tanti tentennamenti, incertezze, ripensamenti, tradimenti ha prodotto alla fine un popolo, con un ordinamento religioso e civile, con una disciplina che gli ha conferito univoco carattere identitario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche nell’accostarsi alla morte Mosè mantiene l’epica della sua figura: non un cedimento, nessun segno di logorio, è un uomo ancora integro nelle forze e lucido nella mente e si prepara alla morte come farebbe un buon padre. Un buon padre chiamerebbe i propri figli al suo cospetto per esprimere loro le sue volontà, ed egli chiama le sue tribù, con affetto e sentimento, connotando ognuna con una caratteristica che la individua e la differenzia e profetizzando per ciascuna di esse il filo conduttore del proprio futuro. A ciascuna delle tribù egli impartisce la propria benedizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclude Mosè pronunciando la benedizione per l’intero popolo di Israele:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Eccelso tuo rifugio è l’eterno Iddio e in basso sono le sue braccia eterne. Egli scacciò dinanzi a te il nemico e ti disse: Distruggilo. Israele se ne starà tranquillo ed appartato, la discendenza di Giacobbe sarà in una terra di grano e di mosto ed i suoi cieli stilleranno rugiada. Te beato, o Israele! Chi è come te, un popolo che viene salvato dal Signore, che è lo scudo della tua potenza e la spada che difende la tua nobiltà? I tuoi nemici ti mentiranno, ma tu calpesterai le loro alture.&lt;/span&gt;” &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sale quindi Mosè dalle pianure di Moav fino sulla cima del monte Nevò, di fronte a Gerico. Dall’alto il Signore gli mostra tutto il paese ed i territori assegnati a ciascuna tribù e dice:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questa è la terra che ho giurato ad Abramo, ad Isacco ed a Giacobbe dicendo: Alla tua discendenza Io la darò. Io dunque te l’ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non potrai entrarvi.&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè morì là, nel paese di Moav, e nessuno conobbe mai il luogo della sua sepoltura. &lt;br /&gt;I figli d’Israele lo piansero per trenta giorni e poi da quel momento in poi ubbidirono a Giosuè, come Mosè aveva loro comandato. Ma non sorse mai più profeta comparabile a Mosè, colui con il quale il Signore aveva trattato faccia a faccia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Per la morte di Mosè così commenta Rav Riccardo Pacifici:&lt;br /&gt;“Mosè si allontana da questa terra e nel momento del suo distacco, nessuno gli è vicino, nessuno né dei familiari, né dei discepoli, né del popolo; egli è solo come tutti i grandi spiriti, egli è solo al cospetto di Dio. Egli si diparte, ma i resti mortali del suo corpo, non sono raccolti e composti nella pace del sepolcro: non una tomba, non un mausoleo, perché nessun monumento terreno sarebbe stato degno di lui. Solo Iddio assiste al suo trapasso, solo Iddio si interessa della sepoltura di Mosè, nessuno sarebbe stato degno di tanto ufficio, ed ecco quindi che il monte e la valle sono la sua sepoltura, ecco quindi che nel teatro grandioso di questo spettacolo naturale, lì alle pendici del monte Nebo, all'ultimo corso della valle del Giordano, là dinanzi agli estremi limiti della terra d'Israele, là in quel quadro si chiude la vita terrena del grande condottiero: "Velò qam navi 'od be-Israel" (Deut., XXXIV, 10).”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-381282313603453981?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/381282313603453981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/10/vezot-ha-beracha.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/381282313603453981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/381282313603453981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/10/vezot-ha-beracha.html' title='Vezot ha-Berachà'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-6909817535407313190</id><published>2011-10-20T09:14:00.003+02:00</published><updated>2011-10-20T10:14:38.000+02:00</updated><title type='text'>Simchàt Toràh</title><content type='html'>Si celebra il giorno dopo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sheminì Atzèret&lt;/span&gt;, ovvero il ventiquattresimo giorno del mese di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tishrì&lt;/span&gt;. Questo è il giorno che conclude il ciclo delle feste autunnali ed esprime letteralmente la “gioia della Toràh”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ in questo giorno infatti che si dà lettura dell’ultima Parashà del Deuteronomio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Vezot ha-Berachà&lt;/span&gt;, che contiene la cronaca della benedizione di Mosè e della sua morte, e si procede subito dopo alla lettura della Parashà &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Bereshith&lt;/span&gt; con la quale inizia il libro della Genesi. Si conclude quindi un ciclo annuale e se ne inizia immediatamente un altro, stando a significare la continuità della presenza della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Toràh&lt;/span&gt; nella vita dell’ebreo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettura del passo conclusivo del Deuteronomio viene eseguita dal &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chatàn Toràh&lt;/span&gt;, che significa lo “sposo della Toràh”. Alla lettura del primo capitolo della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Toràh&lt;/span&gt; provvede invece il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chatan Bereshit&lt;/span&gt;, ovvero lo sposo della Genesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla vigilia di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Simchat Toràh&lt;/span&gt; i rotoli sono estratti dall’arca per festeggiare e ballare con essi. L’atmosfera della festa è di grande allegria ed il ballo in circolo portando i rotoli esprime la ciclicità senza interruzioni della presenza della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Toràh&lt;/span&gt; per l’ebreo, il quale sa che le letture saranno sempre le stesse, ma le riflessioni, le associazioni, i significati e gli ammaestramenti che da queste deriveranno saranno sempre diverse, come i momenti del tempo della sua vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-6909817535407313190?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/6909817535407313190/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/10/simchat-torah.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6909817535407313190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6909817535407313190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/10/simchat-torah.html' title='Simchàt Toràh'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-6273666920670598840</id><published>2011-10-20T09:10:00.002+02:00</published><updated>2011-10-20T10:17:11.405+02:00</updated><title type='text'>Sheminì Atzéret</title><content type='html'>Oggi 20 ottobre 2011 e 22 &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tishrì&lt;/span&gt; 5772 si celebra la festa di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sheminì Atzéret&lt;/span&gt;. E’ l’ottavo giorno di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sukkòt&lt;/span&gt;, la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sukkàh&lt;/span&gt; non viene più utilizzata, né lo sono il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lulav&lt;/span&gt; e l’&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Etrog&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo giorno esprime semplicemente il perdurare della gioia di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sukkòt&lt;/span&gt;. Un tempo, quando esisteva ancora il Tempio di Gerusalemme, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sukkòt&lt;/span&gt; era probabilmente la festa di pellegrinaggio più osservata. Per chi affrontava un lungo viaggio ed aveva eseguito i sacrifici previsti per i primi sette giorni di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sukkòt&lt;/span&gt;, questo era un giorno di sosta, un giorno in cui rimanere soli davanti al Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sheminì Atzéret&lt;/span&gt;, in quanto ultimo giorno delle festività autunnali, è il giorno in cui si prega per la pioggia nella preghiera di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Musàf&lt;/span&gt;. Questa preghiera introduce la supplica quotidiana per la pioggia recitata nell’&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Amidàh&lt;/span&gt;, per tutta la stagione fino a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pésach&lt;/span&gt;. Oggi a Roma ha piovuto in modo torrenziale, dopo un lungo periodo pressoché asciutto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-6273666920670598840?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/6273666920670598840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/10/shemini-atzeret.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6273666920670598840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6273666920670598840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/10/shemini-atzeret.html' title='Sheminì Atzéret'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-6334023002014883124</id><published>2011-09-26T18:23:00.003+02:00</published><updated>2011-09-26T18:45:09.893+02:00</updated><title type='text'>Haazinu</title><content type='html'>(Deu.32)&lt;br /&gt;Nei cinque libri della Torah ci sono solamente due cantiche: la prima è “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shirat hayam&lt;/span&gt;”, la cantica del mare (Es.14,30-15,18) la seconda è questa “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Haazinu&lt;/span&gt;”, porgete orecchio.&lt;br /&gt;La prima è una cantica che Mosè intona dopo aver assistito al prodigio delle acque che si erano dapprima aperte per far passare il suo popolo e poi richiuse sull’esercito egiziano che lo inseguiva. La seconda è al termine del viaggio, sulla linea di confine della terra promessa. &lt;br /&gt;La prima nasce per iniziativa di Mosè che intende rivolgere al Signore un canto di ringraziamento e di lode per i prodigi che hanno condotto alla salvezza del Suo popolo. La seconda invece è una cantica che il Signore ha ordinato di scrivere e di insegnare ai figli d’Israele e di porla nelle loro bocche, sicché costituisca testimonianza contro di loro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;E ora scrivetevi questo cantico ed insegnatelo ai figli d’Israele e ponetelo nelle loro bocche onde questo cantico sia per Me testimonianza contro i figli d’israele&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Testimonianza contro i figli d’Israele sarà quando essi dimenticheranno il patto con il Signore e ricadranno nell’abominio dell’idolatria. Si snoda quindi la cantica per quasi tutto il capitolo 32.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Porgete orecchio, o cieli, ed io parlerò ed oda la terra i detti della mia bocca&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un approccio maestoso perché se i cieli e tutta la terra sono esortati ad ascoltare è evidente che le parole che si stanno per pronunciare non sono certo parole da poco, saranno parole che richiederanno testimonianza, parole che renderanno pubblico il patto che il Signore ha inteso stabilire con il Suo popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quando io invocherò il nome del Signore, magnificate il nostro Dio. Iddio è perfetto nel Suo operare, poiché tutte le Sue azioni sono giustissime; è un Dio fedele senza iniquità, giusto e retto Egli è&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore dunque dovrà essere magnificato dal Suo popolo perché in Lui risiedono la perfezione, la giustizia e la fedeltà. Se i figli d’Israele soffrono non sarà quindi colpa del Signore, ma colpa dei Suoi stessi figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Così ricompensate il Signore? O popolo stolto ed insensato; non è forse Egli tuo padre, che ti fece Suo? Egli ti ha fatto libero e ti ha costituito in nazione&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Segue poi un passo che può dare adito ad diverse interpretazioni, potendo persino costituire, per quanto riguarda l’origine umana, l’anello di congiunzione tra la teoria creazionista e quella evoluzionista, teorie queste elaborate dall’essere umano in contrapposizione tra loro.  Teorie che sono separate e compartimentate, perché l’essere umano ragiona per schemi, per “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;quanti&lt;/span&gt;” direbbero i fisici, ed ogni schema è un compartimento, una scatola chiusa, qualcosa che ha un principio ed una fine, qualcosa comunque di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;finito&lt;/span&gt;” e perciò accessibile all’intelletto umano. Ma questi schemi sono semplificazioni che hanno sì il pregio di essere accessibili alla mente umana, ma che però non costituiscono l’esatta interpretazione di ciò che nella realtà avviene, che comunque è qualcosa di solitamente più complesso ed i cui singoli elementi la mente umana spesso non riesce a percepire, accontentandosi quindi della grossolanità di uno schema interpretativo.&lt;br /&gt;Incontriamo la narrazione della creazione dell’uomo in Genesi 1,27 nel sesto giorno della creazione del mondo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dio creò l’uomo a Sua immagine; lo creò a immagine di Dio; creò maschio e femmina&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E più avanti, in Genesi 2,7 si dice ancora:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore Dio formò l’uomo di polvere della terra, gli ispirò nelle narici il soffio vitale e l’uomo divenne essere vivente&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In entrambi i passi di Genesi si dice quindi che ad essere creato fu “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;l’uomo&lt;/span&gt;”, non un essere intermedio, ma un essere vivente a immagine di Dio, già nella sua connotazione stabile e sostanzialmente corrispondente a quella finale che noi conosciamo. Questa è l’interpretazione “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;creazionistica&lt;/span&gt;”, che sostiene appunto che l’uomo fu creato sin dall’inizio con una configurazione fisica ed intellettiva e con una potenzialità sentimentale ed intuitiva, che era già sostanzialmente quella dell’uomo d’oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, nella nostra parashà , al capitolo 32, versetto 10, si dice:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lo trovò in un paese deserto, in un territorio desolato dove urlavano gli animali selvaggi ed Egli lo circondò di cure, lo istruì e lo protesse come la pupilla del Suo occhio, … &lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è qui, su questo passo, che le interpretazioni possono essere molteplici. &lt;br /&gt;Poiché nella narrazione biblica non ci sono altri riferimenti a questo territorio popolato da animali selvaggi, una interpretazione allineata con la teoria creazionista potrebbe esprimere che questa citazione debba essere intesa non in senso reale, ma in senso metaforico, simbolico e che quindi il popolo, prima che fosse stabilito il patto dell’alleanza, dovesse ritenersi vivere in uno stato paragonabile al semiselvatico, come se avesse dovuto sopravvivere in un territorio popolato da belve feroci.  Mi sembra che questa interpretazione, che potrebbe  assumersi a sostegno della teoria creazionista, sia però un po’ troppo fantasiosa e quindi poco accettabile. Mi domando perché non fare un passo ulteriore e dire semplicemente che l’essere umano che viveva in un territorio desolato, ma popolato da animali selvaggi era anch’esso un essere selvaggio, poiché altrimenti non sarebbe stato in grado di sopravvivere nell’ambiente ostile in cui si trovava a dover vivere. Questo non vuol dire che fosse un animale, era già un essere umano e come tale in possesso di tutte le potenzialità proprie di un essere umano, sia quelle che noi oggi siamo abituati ad associare ad esso, in termini di fisicità, di razionalità, di sentimento e di intuizione, sia quelle per così dire “perdute”, come la forza, l’istinto, la percezione, intesa questa non tanto come livello elevato di comprensione, ma di sesto senso, che è quella dote che ancora gli animali hanno che è quella di avvertire in anticipo l’arrivo di una tempesta o di un terremoto, facoltà queste che erano necessarie alla sopravvivenza in un ambiente non amico, e che perciò erano in lui spiccatamente presenti. Solo quando avrà raggiunto una sufficiente capacità di controllo dell’ambiente in cui vive, l’essere umano potrà attenuare le facoltà di sopravvivenza e sviluppare le facoltà per così dire “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;gestionali&lt;/span&gt;” del mondo, tornando così al compito iniziale, come è espresso in Genesi 2,15:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse&lt;/span&gt;”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove coltivare e custodire significa amare, sviluppare, preservare un bene che ci è stato affidato in uso: la Terra è del Signore e noi siamo i suoi amministratori, coloro ai quali la Terra è stata affidata e che dovranno rendere conto del proprio operato, al Signore ed alle generazioni che verranno, per ricevere lode se avranno bene operato o riprovazione se la loro opera sarà stata dannosa. E la Terra non sono solo zolle, … la Terra sono tutte le specie di piante e di animali, … la Terra sono tutti gli uomini che la popolano.&lt;br /&gt;Oggi la teoria “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;evoluzionistica&lt;/span&gt;” di Charles Darwin, che così a lungo ha trovato il favore degli scienziati e che per tanto tempo ha messo in forse il “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;creazionismo&lt;/span&gt;” biblico, oggi questa teoria vacilla, è messa a sua volta in discussione alla luce di scoperte paleontologiche e scientifiche che parrebbero affermare la peculiarità della specie umana e la sua retrodatazione, al punto di non dare spazio ad epoche temporali in cui l’evoluzione della specie umana avrebbe potuto avvenire partendo da specie diverse e meno sviluppate o meno adatte al loro ambiente.&lt;br /&gt;Ma allora perché non eliminare la compartimentazione delle due teorie e non ricucirle invece insieme per dipanare un’unica teoria che sia creazionista ed evolutiva insieme, certamente però nei limiti della peculiarità della specie che le attuali cognizioni paiono confermare.&lt;br /&gt;E’ una teoria che conferisce all’evoluzionismo della specie umana il connotato di un percorso di metamorfosi condizionato dall’ambiente in cui l’uomo opera e dalle capacità che egli sviluppa guidato dalla ricerca di migliori vantaggi, tutto sommato è una teoria della civiltà.&lt;br /&gt;Certo non sarà questa teoria allineata con quella di Darwin, perché non si pronuncerà sulla riconducibilità di specie diverse a comuni specie originarie, come rami principali di un albero dal quale dipartano numerosi i secondari. Sarà però sancito il principio del cammino compiuto dall’uomo, da uno stato iniziale assimilabile a quello di un animale selvatico, per poi passare a forme di associazione, inizialmente gruppi familiari, poi tribù e poi forme più complesse ed articolate di convivenza sociale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l’essere umano, prosegue la cantica, che il Signore aveva protetto ed istruito divenne recalcitrante ed offese il Signore tornando ancora all’abominio dell’idolatria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore vide e si sdegnò per l’ira che gli provocavano i Suoi figli e le Sue figlie. E disse: - Nasconderò loro la Mia faccia e vedrò come andranno a finire, perché essi sono una generazione perversa, figli senza fede&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fame, febbre, pestilenza affliggeranno il popolo infedele e poi ancora:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Li disperderò, farò cessare il loro ricordo dall’umanità, se io non temessi gli insulti del nemico che traviserebbe la causa delle loro disgrazie dicendo: - La nostra mano ha vinto e non è stato il Signore che ha fatto tutto questo&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accorata è la parola del Signore che rammenta i prodigi compiuti per far prevalere il Suo popolo e che deve però constatare come in cambio, a fronte di queste imprese meravigliose, il popolo dimostri oblio e distacco ed intraprenda le strade dell’abominio.&lt;br /&gt;Pur tuttavia il Signore terrà fede al patto di alleanza e sarà disposto, quando il Suo popolo sarà sull’orlo della disperazione, ad invitarlo a guardare ancora verso di Lui:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Poiché il Signore giudicherà il Suo popolo e si commuoverà per i Suoi servi, quando vedrà che è venuto meno il loro vigore e non vi è più differenza tra schiavo e libero. Allora Egli dirà: -Dove sono i loro dèi? Dove la difesa in cui confidavano? … &lt;br /&gt;Or dunque guardate, soltanto Io sono il Signore e non vi è altro Dio con Me, Io faccio morire ma faccio rivivere, Io ho ferito ma Io guarirò e non esiste chi possa salvare dalla mia mano&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cantica si conclude con una ferma presa di posizione del Signore a fianco del Suo popolo e contro i suoi nemici:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Celebrate, o nazioni, il popolo del Signore, poiché Egli vendicherà il sangue dei Suoi servi, rivolgerà la Sua vendetta contro i Suoi nemici, ed il Suo popolo purificherà il paese&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un rapporto di amore e di ira quello di questo Dio verso il Suo popolo. L’amore non si interrompe mai, anche se si sono manifestati episodi di ira e punizioni terribili, punizioni che hanno visto aprirsi la terra, punizioni che hanno visto incenerire anche chi senza volere non aveva eseguito fedelmente i precetti del Signore. E comunque il Signore è fedele al patto di alleanza stabilito con i patriarchi.&lt;br /&gt;E’ la storia dell’uomo, la storia per cui la specie umana continua nel suo complesso a vivere la fase ascendente della sua esistenza su questo mondo, nonostante le catastrofi,siano esse naturali o provocate per ignoranza o per malvagità, che ne costellano il percorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parashah si conclude con queste parole che il Signore dice a Mosè, ormai prossimo alla morte:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sali su questo monte Avarim detto anche monte Nevò che si trova in terra di Moav di fronte a Gerico e osserva la terra di Canaan che Io do in possesso ai figli d’Israele. Morirai sul monte sul quale ti accingi a salire e ti congiungerai al tuo popolo, come morì Aron, tuo fratello in Or Ha-har  e si congiunse al suo popolo. Poiché vi rendeste colpevoli nei Miei confronti in mezzo ai figli d’Israele riguardo alle acque della disputa di Cadesh nel deserto di Tsin, perché voi non mi santificaste in mezzo ai figli d’Israele. Tu dunque vedrai da lontano il paese, ma non entrerai nella terra che Io sto per dare ai figli d’Israele&lt;/span&gt;”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-6334023002014883124?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/6334023002014883124/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/haazinu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6334023002014883124'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6334023002014883124'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/haazinu.html' title='Haazinu'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-622255769382230473</id><published>2011-09-18T23:10:00.001+02:00</published><updated>2011-09-18T23:12:45.161+02:00</updated><title type='text'>Va-jèlech</title><content type='html'>(Deu.31)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continuò Mosè a parlare al popolo d’Israele e disse loro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io sono ormai giunto all’età di centoventi anni e non posso più andare e venire con facilità ed il Signore mi ha detto: Tu non passerai questo Giordano&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giosuè vi condurrà al di là del Giordano, prosegue Mosè, distruggerete quei popoli e vi comporterete con loro secondo i precetti che vi ho comandato. Siate forti e coraggiosi non abbiate timore e non vi scoraggiate davanti a loro, perché il Signore vostro Dio verrà insieme a voi, non vi lascerà e non vi abbandonerà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè chiamò Giosuè e davanti al popolo gli disse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sii forte e coraggioso perché tu perverrai con questo popolo alla terra, che il Signore giurò di dare ai loro padri, e tu la darai loro in possesso, Quanto al Signore Egli sarà colui che ti precederà, Egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà, non temere e non aver paura&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai sacerdoti che portavano l’Arca ed agli anziani d’Israele Mosè dette questo ordine:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Al termine dei sette anni, nel tempo della remissione, durante la festa delle capanne, quando tutto Israele verrà a presentarsi davanti al Signore tuo Dio nel luogo che avrà scelto, leggerai questa legge al cospetto di tutto Israele in modo che essi la odano, Convoca il popolo, uomini, donne e bambini e il forestiero che abita nelle tue città, affinché ascoltino, imparino e temano il Signore vostro Dio e osservino, per attuarle, tutte le parole di questa legge. I loro figli poi, che non le avessero conosciute prima, udranno e impareranno a temere il Signore vostro Dio per tutto il tempo in cui vivrete sulla terra, per possedere la quale, voi vi accingete a passare il Giordano&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il Signore disse a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;I tuoi giorni si avvicinano al momento della morte, chiama Giosuè e avvicinatevi insieme alla tenda della radunanza ed Io gli darò le Mie disposizioni&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Mosè e Giosuè si avvicinarono alla tenda della radunanza, il Signore si manifestò nella tenda in una colonna di nube che si fermò sulla porta della tenda. Il Signore disse quindi a Mosè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ecco, tu stai per andare a riposare presso i tuoi padri e questo popolo fornicherà dietro agli dèi stranieri del paese nel quale egli si stanzierà. Mi abbandonerà e violerà il patto che Io ho stabilito con lui. Allora la mia ira divamperà e nasconderò loro la mia faccia, diventeranno cibo per i loro nemici e grandi disgrazie capiteranno loro. In quel tempo il popolo dirà: Certamente per il fatto che il Signore non è più in mezzo a noi, ci sono capitati tutti questi mali. Ed Io continuerò a nascondere la mia faccia in quel giorno, per tutto il male che esso fece, perché si rivolse ad altri dèi&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ordina quindi il Signore di scrivere ed imparare un cantico che egli sta per dire e di insegnarlo ai figli d’Israele, perché quando capiteranno al popolo grandi mali e disgrazie, dopo che per l’ennesima volta avrà adorato altri dèi, questo canto testimonierà per esso e non verrà dimenticata la sua progenie.&lt;br /&gt;Mosè scrisse il cantico e lo insegnò ai figli d’Israele e quindi disse a Giosuè:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sii forte e coraggioso, perché, dice il Signore, tu condurrai i figli d’Israele nella terra che Io giurai di dar loro ed Io sarò con te&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè terminò di scrivere le parole di questa legge su di un libro ed ordinò ai Leviti che portavano l’Arca:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prendete questo libro della legge e ponetelo da una parte entro l’Arca del patto del Signore vostro Dio e resti là per testimonianza, poiché io conosco il vostro istinto ribelle e la durezza della vostra cervice; se oggi mentre sono ancora vivo in mezzo a voi, voi vi siete ribellati al Signore, tanto più lo sarete dopo la mia morte. Radunate presso di me tutti gli anziani delle vostre tribù e i vostri capi e io dirò loro queste cose chiamando a testimoni il cielo e la terra. Perché io so che dopo la mia morte voi vi corromperete e vi allontanerete dalla via che io vi indicai. Disgrazia vi incoglierà in avvenire quando farete ciò che è male agli occhi del Signore, facendolo adirare con le vostre azioni&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora Mosè si accinse a pronunciare le parole della cantica che vedremo nella prossima Parashah.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-622255769382230473?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/622255769382230473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/va-jelech.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/622255769382230473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/622255769382230473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/va-jelech.html' title='Va-jèlech'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-1160180841794786845</id><published>2011-09-18T19:43:00.002+02:00</published><updated>2011-09-18T19:55:32.330+02:00</updated><title type='text'>Nitsavim</title><content type='html'>(Deu.29,9-30)&lt;br /&gt;Presenti, siete tutti qui presenti davanti al Signore, dice Mosè al popolo, tutti: uomini e donne, giovani e anziani ed anche il forestiero che lavora presso di voi. &lt;br /&gt;Siete qui per accettare il patto del Signore vostro Dio ed il Suo anatema, così come Egli intende stabilire con voi che siete qui presenti, ma anche con quelli che oggi non sono qui con noi, generazioni passate e generazioni future.&lt;br /&gt;Egli ti costituirà come Suo popolo e ti sarà come Dio, come ti disse e come giurò ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se ci sarà tra voi un uomo o una donna, una famiglia o una tribù che si distoglie dal Signore Dio nostro, prosegue Mosè, per andare ad adorare gli dèi che hanno le altre nazioni, allora l’ira del Signore divamperà e costoro non saranno perdonati e su di essi si poserà l’anatema ed i loro nomi saranno cancellati da sotto il cielo.&lt;br /&gt;Le generazioni future e lo straniero che verranno a vedere le piaghe ed i mali che avranno colpito coloro che si saranno distolti dal Signore diranno:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;E’ proprio come la distruzione di Sodoma e Gomorra, di Admà e Tsevoim, che il Signore operò nella Sua ira e nella Sua collera&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tutte le nazioni domanderanno:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Perché il Signore ha fatto così a questo paese?Qual’è la ragione di questa grande ira?&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed a loro sarà risposto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Perché hanno abbandonato il patto del Signore, Dio dei loro padri, che stabilì con loro quando li fece uscire dalla terra d’Egitto. Essi si posero a servire altri dèi e si prostrarono loro, a dèi che non conoscevano e che il Signore non dette loro in eredità. Pertanto l’ira del Signore divampò contro quel paese portando contro di lui tutte le maledizioni che sono scritte in questo libro. Il Signore li sradicò dalla loro terra con sdegno, ira e grande collera e li gettò in un altro paese com’ è ancor oggi&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma coloro che saranno stati dispersi in altre nazioni e che poi rifletteranno e che vorranno tornare al Signore e ne ascolteranno la voce. Costoro il Signore li farà tornare e li tratterà con benevolenza. Ciconciderà il Signore il loro cuore e quello della loro discendenza affinché essi amino il Signore loro Dio con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima e possano così vivere lungamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore farà prosperare chi darà ascolto alla Sua voce ed osserverà i Suoi precetti ed i Suoi statuti. Perché i precetti non sono comandamenti a fare cose fuori dalla portata dell’essere umano, ma sono cose che egli potrà eseguire con la bocca e con il cuore ed in questo modo potrà vivere, moltiplicarsi ed essere benedetto dal Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi invece chiuderà il proprio cuore e non ascolterà e si farà trascinare verso l’idolatria sarà perduto e non prolungherà la sua permanenza nella terra promessa ai suoi padri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io chiamo a testimoni per voi oggi il cielo e la terra: io ho posto davanti a voi la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli la vita onde viviate tu e la tua discendenza amando il Signore tuo Dio, ascoltando la Sua voce e rimanendo a Lui avvinti, perché Egli è la tua vita e la lunghezza dei tuoi giorni, abitando nella terra che il Signore giurò di dare ai tuoi padri, ad Abramo, ad Isacco ed a Giacobbe&lt;/span&gt;”.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idolatria, ancora una volta è l’idolatria che distoglie dal Signore e che provoca la rovina. Gli idoli sono tanti e non sono solo gli idoli di pietra o di legno o di metallo, gli idoli sono le deviazioni, sono tutto ciò che ci distoglie dall’amore per il Signore e dall’eseguire i suoi precetti. L’essere umano è certamente fatto anche di sentimenti, di interessi, di passioni, che di per sé però non costituiscono né il male né il bene, ma semplicemente sono elementi che il Signore ha creato e che vanno a comporre il complesso dell’essere umano. Questi elementi, queste prerogative sono quindi affidati all’essere umano che si trova così impegnato a gestirli ed è nella fase di gestione che entra in campo la responsabilità dell’individuo e quindi l’amministrazione dei propri desideri, delle proprie passioni, dei propri sentimenti, per far sì che questi non vadano soffocare l’esigenza primaria e fondamentale dell’amore per il Signore e dell’osservanza dei suoi precetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro elemento notevole che ci viene ancora rammentato è la permanente possibilità di recupero per chi si sia distolto dal Signore e si sia successivamente pentito e desideri tornare a Lui. Il Signore mostrerà sempre benevolenza verso chi avrà aperto il proprio cuore al Suo amore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-1160180841794786845?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/1160180841794786845/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/nitsavim.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/1160180841794786845'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/1160180841794786845'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/nitsavim.html' title='Nitsavim'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-264638782981418789</id><published>2011-09-18T11:58:00.012+02:00</published><updated>2011-09-28T15:05:48.078+02:00</updated><title type='text'>Rosh haShanah - Un capodanno nel 7° mese?</title><content type='html'>Il giorno 29 di questo mese di settembre corrisponderà al 1° del mese ebraico di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tishrì&lt;/span&gt; e sarà &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rosh haShanah&lt;/span&gt;, cioè il Capodanno ebraico, il primo giorno del nuovo anno 5772. Ma il mese di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tishrì&lt;/span&gt; non è, come ci si aspetterebbe, il primo mese del calendario ebraico, bensì il settimo ed a questo punto ci chiediamo come si sia realizzata questa anomalia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1 ° giorno del settimo mese (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tishrì&lt;/span&gt;) la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt; comanda di osservare &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; che significa "Giorno dello Strepito" (Lv 23,23-25; Nu 29:1-6). &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; è un giorno di riposo in cui è vietato lavorare. Una particolarità di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; è che la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt; non dice qual è lo scopo di questo giorno santo. La &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt; dà almeno un motivo per tutti gli altri giorni sacri e due motivi per alcuni di essi. La festa delle azzime commemora l'esodo dall'Egitto, ma è anche la celebrazione dell'inizio del raccolto dell'orzo (Esodo 23:15; Lev 23:4-14).La festa di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shavuot&lt;/span&gt; (settimane) è una celebrazione del raccolto del grano (Es 23,16; 34:22). &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Ha-Kippurim&lt;/span&gt; è una giornata nazionale di espiazione, come descritto nel dettaglio in Levitico 16. Infine, la festa di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sukkot&lt;/span&gt; (Capanne) commemora il vagare degli Israeliti nel deserto, ma è anche una celebrazione della raccolta dei prodotti agricoli (Es 23,16). In contrasto con tutte queste feste della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; non ha un chiaro scopo oltre quello del riposo che ci viene raccomandato in questo giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; può fornire un indizio riguardo al suo scopo. Teruah letteralmente significa strepito, rumore forte. Questa parola può descrivere il rumore di una tromba ma descrive anche il rumore fatto da un grande raduno di persone che gridano all'unisono (Nu 10,5-6). Per esempio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt; E avverrà quando il corno di montone fa un colpo lungo, quando si sente il suono dello shofar, l'intera nazione darà un grande grido, e le mura della città cadranno sul posto, ed il popolo salirà come un sol uomo contro di essa.&lt;/span&gt; "(Giosuè 6:5)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo versetto il "grido" appare due volte, la prima come forma verbale di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Teruah &lt;/span&gt;e la seconda volta come la forma del sostantivo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Teruah&lt;/span&gt;. Anche se questo versetto cita il suono dello &lt;span style="font-style:italic;"&gt;shofar&lt;/span&gt; (corno di montone), le due specie di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Teruah&lt;/span&gt; si riferiscono alle grida all'unisono degli Israeliti, seguite dalla caduta delle mura di Gerico. &lt;br /&gt;Mentre la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt; non ci dice esplicitamente lo scopo di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; il suo nome potrebbe indicare che si intende come giorno di preghiera pubblica. La forma verbale di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Teruah&lt;/span&gt; si riferisce spesso al rumore fatto da un raduno di fedeli chiamati a rivolgersi all’unisono all'Onnipotente. Per esempio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• " &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Applaudite o popoli, gridate a Dio, con una voce che canta!&lt;/span&gt; "(Sal 47:2)&lt;br /&gt;• " &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Applaudite a Dio, abitanti della terra&lt;/span&gt; "(Sal 66:1)&lt;br /&gt;• " &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Cantate a Dio, nostra forza, gridate al Dio di Giacobbe&lt;/span&gt; "(Sal 81:2)&lt;br /&gt;• " &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fate lode al Signore, abitanti della terra&lt;/span&gt; "(Salmo 100:1)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Levitico 23:24, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; è indicato anche come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Zichron Teruah&lt;/span&gt;. La parola &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Zichron&lt;/span&gt; è a volte tradotta come "ricordo" ma questa parola ebraica ha anche il significato di "designazione" spesso in riferimento al nome del Signore (ad esempio Es 3:15; Isaia 12:4;; 26:13; Sal 45 : 18). Il giorno della Zichron Teruah, diviene il giorno della "designazione del grido", e può riferirsi ad una giornata di raccoglimento in preghiera pubblica in cui la folla dei fedeli grida il nome del Signore all'unisono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi pochi ricordano il nome biblico di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; che invece è ampiamente conosciuto come "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rosh haShanah&lt;/span&gt;", che significa letteralmente "testa dell'anno" e quindi "Capodanno". La trasformazione di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah &lt;/span&gt;(Giorno dello Strepito) in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rosh haShanah&lt;/span&gt; (Capodanno) è il risultato di una influenza pagana babilonese. La prima fase della trasformazione è stata l'adozione dei nomi babilonesi dei mesi. Nella &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt; i mesi sono semplicemente chiamati come primo mese, secondo mese, terzo mese, ecc (Levitico 23; Numeri 28).Fu durante il loro esilio a Babilonia che gli ebrei cominciarono a utilizzare per i mesi i nomi babilonesi, così come citato nel Talmud:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;" &lt;span style="font-style:italic;"&gt;I nomi dei mesi sono venuti con loro da Babilonia.&lt;/span&gt;” (Talmud di Gerusalemme, Rosh haShanah 01:02 56d)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La natura pagana dei nomi dei mesi babilonesi è esemplificata in modo evidente dal quarto mese noto come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tammuz&lt;/span&gt;. Nella religione babilonese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tammuz&lt;/span&gt; era il dio del ciclo annuale del grano, che con la sua morte e risurrezione portava la fertilità al mondo. Nel libro di Ezechiele, il profeta ha descritto un viaggio a Gerusalemme, in cui vide le donne ebree piangere &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tammuz&lt;/span&gt; sulla soglia del Tempio (Ezechiele 8:14). Esse piangevano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tammuz&lt;/span&gt; perché secondo la mitologia babilonese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tammuz&lt;/span&gt; era stato ucciso, ma non era ancora resuscitato. Nell'antica Babilonia il periodo in cui piangere &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tammuz&lt;/span&gt; era all'inizio dell'estate, quando le piogge cessavano in tutto il Medio Oriente ed il verde della vegetazione era bruciato dal sole implacabile. Ancora oggi il quarto mese del calendario rabbinico è conosciuto come il mese di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tammuz&lt;/span&gt; ed è ancora un tempo per piangere e di lutto.&lt;br /&gt;Alcuni nomi dei mesi babilonesi sono citati nei libri più tardi del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tanakh&lt;/span&gt;, ma appaiono sempre accanto ai nomi dei mesi della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt;. Per esempio, Esther 03:07 dice:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;" &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nel primo mese, che è il mese di Nissan, nel dodicesimo anno del re Achashverosh &lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo versetto comincia dando il nome della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt; per il mese ("primo mese") e poi traduce questo mese nel suo equivalente pagano ("che è il mese di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nissan&lt;/span&gt;"). Al tempo di Ester tutti gli ebrei vivevano entro i confini dell'impero persiano ed i Persiani avevano adottato il calendario babilonese per l'amministrazione civile del loro impero. In un primo momento gli ebrei utilizzarono questi nomi dei mesi babilonesi accanto ai nomi dei mesi della Torah, ma nel tempo i nomi dati dalla Torah caddero in disuso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come il popolo ebraico trovò più comodo l’uso dei nomi babilonesi per i mesi dell’anno, analogamente si manifestò una sensibilità anche verso altre influenze babilonesi. Si verificò che gli antichi Rabbini siano stati influenzati dalla religione pagana babilonese. Infatti anche se molti ebrei ritornarono in Giudea quando l'esilio si concluse nel 516 aC, molti rabbini rimasero a Babilonia, dove il giudaismo rabbinico a poco a poco aveva preso forma. Molti dei primi rabbini conosciuti, come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Hillel&lt;/span&gt; erano nati ed erano stati educati a Babilonia. Infatti Babilonia rimase il cuore del giudaismo rabbinico fino alla caduta del Gaonato Babilonese avvenuta nell’ 11 ° secolo dC. Il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Talmud&lt;/span&gt; babilonese abbonda di influenze del paganesimo babilonese. In realtà, le divinità pagane appaiono anche nel &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Talmud&lt;/span&gt;, ma sono riciclate come angeli e demoni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’influenza religiosa babilonese determinò la modificazione dello &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; in festa di Capodanno. Da tempi antichissimi i Babilonesi avevano un calendario lunisolare molto simile al calendario biblico. Il risultato fu che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; spesso cadde nello stesso giorno della festa babilonese per il nuovo anno, conosciuta come "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Akitu&lt;/span&gt;", che cadeva proprio nel 1 ° giorno di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tishrì&lt;/span&gt; e quindi coincideva con lo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; del 1 ° giorno del settimo mese. Il fatto che gli ebrei avevano iniziato a chiamare il settimo mese con il nome babilonese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tishrì&lt;/span&gt; aprì la strada per trasformare &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; in un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Akitu&lt;/span&gt; ebraico. Ma i rabbini non vollero adottare &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Akitu&lt;/span&gt; come nome definitivo, ma lo trasformarono giudaizzandolo, sicché &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; (Giorno del Grido) divenne &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rosh haShanah&lt;/span&gt; (Capodanno). Il fatto che la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah &lt;/span&gt;non avesse dato una motivazione per &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; rese senza dubbio più facile ai rabbini la proclamazione come Capodanno ebraico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può sembrare bizzarro celebrare &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; come Capodanno visto che cade il primo giorno del settimo mese, ma nel contesto della cultura babilonese questo era perfettamente naturale. I Babilonesi effettivamente celebravano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Akitu&lt;/span&gt;, Capodanno, due volte ogni anno, una prima volta il primo di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tishrì&lt;/span&gt; e ancora sei mesi dopo il primo di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nissan&lt;/span&gt;. La prima festa babilonese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Akitu&lt;/span&gt; coincideva con &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; e la seconda &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Akitu&lt;/span&gt; coincideva con gli anni effettivi e quindi, secondo la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt;, con il primo giorno del primo mese. Ma anche i rabbini, che proclamavano lo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; come Capodanno, ammettevano contestualmente che il 1 ° giorno del "primo mese" nella &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt; sarebbe stato, come dice implicitamente il nome, anch’esso un capodanno. Essi non avrebbero potuto negare questo sulla base di Esodo 12:02 che dice:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;" &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, ma è il primo dei mesi dell'anno.&lt;/span&gt; "&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il contesto di questo versetto parla della celebrazione della Festa del Pane Azzimo, che cade nel primo mese. Alla luce di questo versetto i rabbini non poteva negare che il primo giorno del primo mese era l’inizio di un Nuovo Anno biblico.Ma nel contesto culturale di Babilonia, dove è stata celebrata &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Akitu&lt;/span&gt; come Capodanno due volte l'anno, aveva un senso perfetto che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; potesse essere un secondo Capodanno anche se era il settimo mese.&lt;br /&gt;La &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt; non dice, neanche implicitamente, che lo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; abbia qualcosa a che fare con il Capodanno. Al contrario, per la festa di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sukkot&lt;/span&gt; (Capanne), che ha luogo esattamente due settimane dopo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt;, si fa riferimento in un verso come "all’uscita dell'anno" (Es 23,16). Nessuno avrebbe mai chiamato il 15 gennaio nel calendario occidentale moderno "uscita dell'anno" e la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torah&lt;/span&gt; non avrebbe descritto &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sukkot&lt;/span&gt; in questo modo se avesse inteso &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; come un Capodanno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni rabbini moderni hanno sostenuto che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yom Teruah&lt;/span&gt; è in realtà indicato come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rosh haShanah&lt;/span&gt; in Ezechiele 40:1 che descrive in una visione del profeta, "All'inizio dell'anno (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rosh haShanah&lt;/span&gt;) il dieci del mese". Il fatto che Ezechiele 40:1 si riferisca al decimo giorno del mese e non al primo dimostra che in quel contesto, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rosh haShanah&lt;/span&gt; non può significare "Capodanno". Al contrario, deve mantenere il suo senso letterale di "capo dell'anno", riferendosi al primo mese del calendario della Torah. Pertanto, il 10 ° giorno di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rosh haShanah&lt;/span&gt; in Ezechiele 40:1 deve intendersi riferito al giorno 10 del primo mese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(I contenuti di queste pagine sono tratti, previa traduzione ed opportuni adattamenti, dall’articolo di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nehemia Gordon “Yom Teruah, How the Day of Shouting Became Rosh Hashanah”&lt;/span&gt; pubblicato sul sito Karaite Korner)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-264638782981418789?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/264638782981418789/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/rosh-hashanah-un-capodanno-nel-7-mese.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/264638782981418789'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/264638782981418789'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/rosh-hashanah-un-capodanno-nel-7-mese.html' title='Rosh haShanah - Un capodanno nel 7° mese?'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-7876046147364083827</id><published>2011-09-12T12:58:00.005+02:00</published><updated>2011-09-14T11:15:27.047+02:00</updated><title type='text'>Ki Thavò</title><content type='html'>(Deu.26-29,8)&lt;br /&gt;Quando giungerai, dice Mosè al popolo, nel paese che il Signore ti darà e lo avrai conquistato, raccoglierai in un cesto le primizie di tutti i frutti di quella terra e lo porterai al luogo che il Signore avrà scelto come Suo Santuario.  Dirai al Sacerdote che troverai al Santuario:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io dichiaro oggi al Signore tuo Dio che sono giunto nel paese che Egli giurò ai nostri padri di darci&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quando il Sacerdote avrà collocato il tuo cesto davanti all’altare del Signore, dirai ancora:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un arameo nomade era mio padre. Egli se ne andò in Egitto e vi abitò con pochi uomini; là divenne una grande nazione, potente e numerosa. Ma gli Egiziani ci perseguitarono e ci afflissero e ci sottomisero ad una dura schiavitù. Allora noi gridammo al Signore Dio dei nostri padri ed Egli ascoltò la nostra voce, vide la nostra afflizione, il nostro travaglio e la nostra oppressione. Il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, con grande spavento con prodigi e con miracoli e ci condusse in questo luogo e ci dette questa terra stillante latte e miele. Ecco io ho portato ora le primizie dei frutti della terra che Tu hai concesso a me, o Signore&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Arameo nomade&lt;/span&gt;” così viene per lo più tradotto “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;aramì ovèd&lt;/span&gt;”, ma a questo proposito vi sono alcune considerazioni da mettere in evidenza.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Aram&lt;/span&gt; si riferisce fondamentalmente alla Siria e così solitamente viene tradotto questo nome (Gdc 10:6; 2Sam 8:6, 12;15:8; Os 12:12). In particolare &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Paddan-Aram&lt;/span&gt; indica la zona intorno alla città di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Haran&lt;/span&gt; nell’alta Mesopotamia (Gn 25:20;28:2-7,10). Il patriarca Abramo aveva risieduto temporaneamente ad &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Haran&lt;/span&gt;, nella regione di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Paddan&lt;/span&gt; (Gn12:4;28:7,10). Successivamente, suo figlio Isacco e poi suo nipote Giacobbe vi trovarono moglie fra i discendenti dei suoi parenti (Gn 22:20-23;25:20;28:6). Giacobbe trascorse 20 anni in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Paddan&lt;/span&gt; al servizio del suocero Labano (Gn 31:17,18,36,41). Si pensa quindi che con la locuzione “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;arameo errante&lt;/span&gt;” ci si riferisca a Giacobbe.&lt;br /&gt;Meno univoco è il significato di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ovèd&lt;/span&gt; (אֹבֵד), che può variare a seconda che si tratti di un aggettivo (“misero”), di un sostantivo (“nomade”) o di un participio (“morente”, “errante”). L’&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Hebräisches und Aramäisches Lexicon zum Alten Testament&lt;/span&gt;(E. J. Brill, Leiden, 1967) traduce &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ovèd&lt;/span&gt; con “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;rovina&lt;/span&gt;” (Nm 24:20,24) e pertanto la traduzione corretta diverrebbe: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mio padre era un arameo in rovina&lt;/span&gt;”. Il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dizionario di ebraico ed aramaico biblici&lt;/span&gt;  (Philippe Reymond, 2^ ed. it., Roma 1995) segnala anch’esso per la radice di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ovèd&lt;/span&gt;  il significato di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;perire&lt;/span&gt; (Nm 17:27), &lt;span style="font-style:italic;"&gt;andare in rovina&lt;/span&gt; (Es 10:7), &lt;span style="font-style:italic;"&gt;scomparire&lt;/span&gt; (Nm 16:33). La tradizione ebraica, come segnala Bruno Di Porto nel suo commento alla parashà, conserva anche un’altra versione delle parole “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;aramì ovèd&lt;/span&gt;”, che dovrebbero tradursi “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;un arameo che ha rovinato mio padre&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Tutto questo per dimostrare quanto sia a volte complessa la ricerca della traduzione del testo sacro e quanto possa essa alimentare il tradizionale “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;pluralismo ebraico&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Personalmente preferisco la traduzione “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;arameo errante&lt;/span&gt;”, dove la parola errante esprime molto di più della parola nomade, perché nomade è il pastore che si sposta secondo le necessità del suo gregge, mentre errante è colui che è spinto ad esserlo per l’incontenibile impulso che la sua anima gli detta.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Le parole “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso&lt;/span&gt;”, si ricollegano a quanto è detto in Esodo (14,15 e 16):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;E il Signore disse a Mosè: - Perché tu esclami a me? Ordina ai figli d’Israele di mettersi in cammino. E tu alza la tua verga, stendi il tuo braccio verso il mare e fendilo, e i figli d’Israele potranno attraversare il mare all’asciutto. …&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando alla narrazione della parashà troviamo la prescrizione, in occasione della raccolta delle decime annuali, di mettere da parte quelle del terzo anno per darle al Levita, al forestiero, all’orfano ed alla vedova e di dichiarare davanti al Signore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ho tolto le cose consacrate dalla mia casa e le ho date al Levita, al forestiero, all’orfano, alla vedova secondo tutte le prescrizioni che Tu mi hai comandato; non ho trasgredito ai tuoi precetti e non li ho dimenticati. Quando fui in lutto non ne mangiai né feci alcun prelevamento essendo impuro né detti parti di esse per qualche morto; ho dato ascolto al Signore mio Dio, ha fatto secondo quanto mi hai comandato. Dalla residenza della Tua santità, dal cielo, volgi a noi lo sguardo e benedici il Tuo popolo Israele, e la terra che ci hai dato come giurasti ai nostri padri, una terra stillante latte e miele&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel capitolo 27 Mosè e gli anziani comandano che, nel giorno in cui il popolo passerà il Giordano per entrare nel paese che il Signore sta per dargli, le tribù si schierino secondo un ordine stabilito sui monti Eval e Gherizim. &lt;br /&gt;Sul monte Eval verrà costruito un altare di pietre intere sul quale presentare le offerte di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;olocausto&lt;/span&gt; e di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;scelamim&lt;/span&gt;”, ed ivi sarannno erette delle grandi pietre intonacate a calce sulle quali verranno scritte le parole di benedizione e di maledizione che Mosè sta per pronunciare. Segue quindi, e  fino al termine del capitolo, l’enunciazione delle maledizioni che verranno pronunciate a fronte di specifiche violazioni della legge.&lt;br /&gt;La prima maledizione sarà quella per la quale i Leviti diranno a tutto il popolo d’Israele con voce alta:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sia maledetto colui che costruirà immagini scolpite o fuse, aborrite dal Signore, opera delle mani di un artigiano, e le tenga nascoste; tutto il popolo risponderà e dirà: Così sia!&lt;/span&gt;” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idolatria, torna sempre l’idolatria quale prima e fondamentale violazione della legge del Signore e l’idolatria abbiamo già visto che può presentarsi sotto diverse sembianze: idolatria non è solo adorazione di immagini di pietra o di metallo o dipinte, idolatria è l’amore per il denaro, per il potere o per un altro essere umano fino al punto di anteporlo all’amore per il Signore ed all’osservanza delle Sue leggi.&lt;br /&gt;L’ultima delle maledizioni le riassume e le assomma un po’ tutte in sé:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sia maledetto colui che non adempirà le parole di questa legge e non le eseguirà; e dirà tutto il popolo: Così sia!&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 28 inizia enunciando tutte le benedizioni che verranno al popolo d’Israele per avere ascoltato la voce del Signore, benedizioni di prosperità per i prodotti della terra, per gli animali e benedizioni per i propri figli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore ti stabilirà come Suo popolo consacrato, come ti ha giurato, e tu osserverai i precetti del Signore tuo Dio e procederai nelle Sue vie. Tutti i popoli della terra osserveranno che tu sei il popolo chiamato con il nome del Signore e ti temeranno&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dopo questo inizio la maggior parte del capitolo prosegue enumerando in modo aspro e terribile tutte le disgrazie che ricadranno sul popolo se non avrà osservato la legge del Signore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ma se tu non ascolterai la voce del Signore tuo Dio, osservando tutti i Suoi precetti e i Suoi statuti che io ti comando oggi, verranno su di te e ti raggiungeranno tutte queste maledizioni&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per rendere l’idea della durezza di queste pagine riporto alcune delle maledizioni enunciate:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore manderà contro di te la maledizione, il panico e la disgrazia in qualunque iniziativa tu intraprenda, in modo da mandarti in rovina e in perdizione in fretta, a causa della malvagità delle tue azioni, avendomi tu abbandonato&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore ti farà fuggire davanti ai tuoi nemici; andrai contro di loro per una via e fuggirai per sette vie dinanzi a loro e sarai causa di orrore per tutti i regni della terra&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore condurrà te ed il re che tu avrai eletto sopra di te presso una nazione che non conoscesti né tu né i tuoi padri e là servirai altri dèi di legno e di pietra. Sarai oggetto di stupore, sarai portato come esempio di sventura e schernito da tutti quei popoli presso i quali il Signore ti condurrà&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E più avanti, dopo questa maledizione, che si riferisce palesemente alla cattività babilonese, viene ripresentata un’immagine analoga:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore susciterà contro di te una nazione da lontano, dall’estremità della terra, che si getterà su di te come fa l’aquila, una nazione di cui non conosci la lingua. Una nazione fiera che non porta rispetto al vecchio e che non sente pietà per il bambino. Essa divorerà il frutto dei tuoi animali e il frutto della tua terra fino a rovinarti perché non lascerà per te né grano né mosto né olio né vitelli né agnelli fino a farti morire. Ti assedierà in ogni tua città fino a che non cadranno le tue mura alte e fortificate nelle quali tu riponevi tanta fiducia in tutto il tuo paese; ti porrà l’assedio in  tutte le tue città, in tutta la tua terra che il Signore tuo Dio ti ha dato&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa maledizione si riferisce ad un’altra disgrazia, sia perché non avrebbe avuto senso parlare ancora della cattività babilonese, sia perché in questa frase ci sono degli elementi diversi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• La nazione lontana è paragonata all’aquila, e l’aquila era sulle insegne romane.&lt;br /&gt;• Della nazione romana non si conosceva la lingua, mentre con Babilonia c’era una lunga tradizione di rapporti.&lt;br /&gt;• Quella romana fu un’occupazione coloniale, quindi di sfruttamento delle risorse nel paese occupato, al contrario di quella babilonese che si risolse invece nella depredazione dei beni e nella deportazione di quella parte della popolazione costituente l’elite culturale ed artigiana. Solo dopo il 70 e.v. anche da parte dei romani venne attuata la deportazione per domare le continue ribellioni del popolo ebraico.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parrebbe di poter confermare quindi che questa maledizione possa riferirsi all’occupazione romana , sempre travagliata e contrastata fino al suo tragico epilogo avvenuto prima con la distruzione del Tempio e della città di Gerusalemme del 70 e.v.  e dopo, nel 135 e.v., con la sconfitta di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Bar Kochba&lt;/span&gt;, che impersonò l’ultimo tentativo ebraico di mantenere in vita uno stato nazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ancora l’enunciazione delle maledizioni prosegue, preannunciando la diaspora del popolo ebraico, che noi sappiamo essere avvenuta una prima volta ad opera di Tito nel 70 e.v. ed una seconda volta nel 1492 e.v. con la cacciata dalla Spagna:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ti disperderà il Signore fra tutti i popoli da un’estremità all’altra della terra e là tu servirai altri dèi che non conoscesti né tu né i tuoi padri, idoli di legno e di pietra. Fra quelle nazioni non avrai sollievo né avrà riposo la pianta del tuo piede; il Signore ti darà là un cuore timoroso, degli occhi languenti e uno spirito amareggiato&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima maledizione preconizza il ritorno in Egitto per essere messi in vendita al mercato degli schiavi, senza trovare peraltro compratore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si chiude la parashà, all’inizio del capitolo 29, con l’esortazione al rispetto della legge del Signore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Osservate dunque le parole di questo patto ed eseguitele in modo che possiate riuscire in tutto ciò che farete&lt;/span&gt;”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-7876046147364083827?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/7876046147364083827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/ki-thavo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7876046147364083827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7876046147364083827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/ki-thavo.html' title='Ki Thavò'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-2906099213420712822</id><published>2011-09-05T16:26:00.004+02:00</published><updated>2011-09-10T23:03:14.141+02:00</updated><title type='text'>Ki Thetsè</title><content type='html'>(Deu.21,10-25)&lt;br /&gt;Prosegue anche in questa parashà l’enunciazione delle numerose prescrizioni impartite da Mosè al popolo nell’imminenza del suo ingresso nella terra promessa.&lt;br /&gt;Si comincia con una prescrizione riguardante le donne dei vinti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• La donna prigioniera.&lt;br /&gt;Riguarda il caso di un uomo che si invaghisca di una donna prigioniera:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;… se vedrai fra i prigionieri una donna di bello aspetto e te ne innamorerai e vorrai prenderla in moglie, dovrai condurla nella tua casa ed essa si raderà i capelli e si taglierà le unghie, quindi si toglierà le vesti dei prigionieri e rimarrà in casa tua piangendo suo padre e sua madre per un intero mese; dopo di che potrai unirti con lei e sarà per te una moglie. Ma se poi non ti piacesse più la dovrai mandare libera dove essa vorrà e non la potrai vendere per denaro, non potrai più trattarla da schiava dopo che è stata tua moglie&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per poter dire che la tutela della donna presa prigioniera fosse integrale manca una sola cosa, ma fondamentale: il consenso di lei. Al di là di questo aspetto, nella norma c’è il rispetto per la donna dei vinti, sia per quanto riguarda il dolore per la perdita dei genitori, sia per il suo status che sarà di moglie e non di schiava, né sarà mai schiava anche in caso di ripudio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Il diritto di primogenitura.&lt;br /&gt;Si fa quindi il caso di un uomo che abbia due mogli e si detta la norma sulla intangibilità dei diritti del primogenito, anche nell’ipotesi in cui la madre di questi non sia più la favorita del padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Il figlio traviato e ribelle.&lt;br /&gt;Segue una norma di estrema severità che riguarda il figlio traviato e ribelle, che non dà più ascolto né al padre, né alla madre. I suoi genitori lo condurranno davanti agli anziani della città e diranno:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questo nostro figlio è traviato e ribelle; non ci dà ascolto e mangia e beve eccessivamente&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il verdetto degli anziani sarà di morte per lapidazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tutti gli uomini della città lo lapideranno ed egli morrà e toglierai il male da mezzo a te e tutto Israele udrà ed avrà timore&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio queste parole ci fanno comprendere quale sia la motivazione della pena di morte per il figlio ribelle e traviato. Il motivo principale non è quindi da collegarsi alla colpa di aver arrecato continua sofferenza ai propri genitori. La sua eliminazione con la pena di morte si rende necessaria per una motivazione sociale, che è quella di impedire la proliferazione nel popolo d’Israele del germe della ribellione e della perversione.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• La sepoltura del giustiziato.&lt;br /&gt;Il cadavere del giustiziato, non dovrà rimanere esposto nella notte, ma dovrà essere seppellito nello stesso giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;… lo dovrai seppellire in quello stesso giorno perché il cadavere appeso è causa di maledizione da parte di Dio e tu non renderai impuro il territorio che il Signore tuo Dio è per darti in retaggio&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La motivazione quindi non è tanto la “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;pietas&lt;/span&gt;” nei riguardi del giustiziato, bensì il rispetto per la  creazione del Signore, che fece l’uomo a sua immagine e somiglianza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Restituzione di animali e cose.&lt;br /&gt;E’ sancito l’obbligo di restituire al proprietario, confratello ebreo, ogni animale ed ogni cosa che questi avesse perduto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Soccorso agli animali.&lt;br /&gt;L’asino o il toro di un confratello ebreo che cadono per la strada dovranno essere aiutati a rialzarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Indumenti maschili e femminili.&lt;br /&gt;Si stabilisce il divieto di indossare indumenti propri dell’altro sesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Il nido degli uccelli.&lt;br /&gt;Incontrando un nido con uova e pulcini e con la madre che sta covando, non si dovrà prendere la madre, ma si potranno prendere le uova ed i pulcini, dopo aver allontanato la madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Ringhiere delle terrazze.&lt;br /&gt;E’ una norma antinfortunistica che prescrive che le coperture a terrazza siano dotate di protezioni perimetrali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Non seminare semi di varia specie nella tua vigna.&lt;br /&gt;• Non mettere al giogo insieme un asino e un toro.&lt;br /&gt;• Non indossare lana e lino tessuti insieme.&lt;br /&gt;• I vestiti avranno fili intrecciati ai quattro angoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Verginità della sposa.&lt;br /&gt;Se un uomo sposa una donna, si unisce a lei e la accusa di non essere stata vergine, i genitori di lei porteranno agli anziani il lenzuolo per provare la verginità della figlia. Se verrà accertata la verginità il marito dovrà pagare cento monete d’argento al padre di lei. Se invece risulterà fondata l’accusa del marito, la ragazza verrà messa a morte per lapidazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Adulterio &lt;br /&gt;Gli adulteri saranno messi a morte, sia che si tratti di donna sposata, sia che si tratti di vergine promessa sposa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• La violenza ad una donna sposata sarà punita con la morte.&lt;br /&gt;• La violenza ad una vergine senza vincoli matrimoniali, darà luogo ad un indennizzo di cinquanta monete d’argento al padre della ragazza ed inoltre all’obbligo per il violentatore di sposarla.&lt;br /&gt;• Un uomo non sposerà la moglie del padre.&lt;br /&gt;• Non potrà contrarre matrimonio chi non abbia i genitali integri, né i nati da incesto o adulterio.&lt;br /&gt;• Non potrà contrarsi matrimonio con Moabiti e Ammoniti. Salvo evidentemente il caso in cui questi abbandonino il proprio popolo e le sue usanze per abbracciare quelle di Israele. Ricordiamo che la moabita Rut abbandonò il suo paese ed il suo Dio per entrare nel popolo d’Israele e divenire progenitrice di re David. &lt;br /&gt;• Idumei ed Egiziani non saranno aborriti ed i figli che nasceranno da loro e da donna ebrea alla terza generazione faranno parte del popolo d’Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Negli accampamenti militari dovranno adottarsi misure di purità:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Poiché il Signore tuo Dio cammina in mezzo al tuo accampamento per salvarti e per consegnarti i tuoi nemici, il tuo campo dovrà essere come cosa sacra&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Offrire protezione allo schiavo che sarà fuggito dal suo padrone.&lt;br /&gt;• Nel popolo d’Israele non vi saranno né prostitute né pederasti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Non prestare denaro ad interesse ad un altro ebreo, mentre si potrà fare con lo straniero&lt;br /&gt;Curiosamente questa norma venne recepita inizialmente dal cattolicesimo, invertendone però i soggetti e quindi i cattolici non potevano prestare ad interesse, mentre questa attività avrebbe potuto essere svolta dagli ebrei. I predicatori cattolici finché il prestito fu gestito da ebrei chiamarono il denaro “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;lo sterco del Demonio&lt;/span&gt;”, poi la Chiesa inventò i Monti di Pietà o Banchi di Pegno nei quali il prestito ad interesse, specialmente verso le classi più povere, venne soppiantato dal prestito su pegno. La forma era salva, la sostanza un po’ meno, perché mentre in precedenza il tasso massimo d’interesse era fissato dal sovrano, per quello che riguardava il valore dei pegni tutto era affidato alla stima del momento fatta dal Banco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Voti fatti al Signore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quando farai un voto al Signore tuo Dio, non dovrai tardare ad adempierlo perché il Signore tuo Dio te lo richiederebbe ed in te si troverebbe il peccato. Se invece cesserai di fare voti, non ci sarà in te peccato. Ciò che prometterai dovrai mantenere, donando quanto hai fatto voto di offrire al Signore Dio tuo profferendolo con la tua bocca&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per arrivare a dire questo significa che già all’epoca esisteva l’umano malvezzo di promettere e non mantenere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Nella vigna del compagno.&lt;br /&gt;Potrai mangiare uva quanta ne vuoi, ma non potrai portarla via. La stessa cosa nel campo di grano: potrai raccogliere le spighe con la mano, ma non userai la falce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• La donna ripudiata. &lt;br /&gt;La donna ripudiata dal marito sarà libera di unirsi con un altro uomo, ma se verrà ripudiata anche da questo, non potrà mai tornare al primo marito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Esenzione dal servizio militare.&lt;br /&gt;Chi sposa una ragazza nubile è esentato per un anno dal prestare servizio militare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Le macine del debitore.&lt;br /&gt;Mai potranno prendersi in pegno le macine del debitore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Rapimento e schiavitù.&lt;br /&gt;Chi rapirà una persona ebrea, per farne uno schiavo e venderlo sarà messo a morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Dovranno seguirsi le procedure di purificazione in caso di lebbra e malattie contagiose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Prestito su pegno.&lt;br /&gt;Non si dovrà entrare nella casa del debitore, ma aspettare fuori di essa che egli porti il pegno pattuito.&lt;br /&gt;Se sarà fatto prestito su pegno ad un povero, il pegno dovrà essergli restituito prima del tramonto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Occorre pagare giornalmente il compenso pattuito al salariato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• La responsabilità è personale: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;I padri non periranno per le colpe dei figli e i figli non moriranno per i padri; ognuno perirà per la propria colpa&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Il forestiero, l’orfano e la vedova.&lt;br /&gt;Quando raccoglierai il frutto della tua terra, sia esso il campo di grano, o l’uliveto, o la tua vigna, dimentica i residui e lascia che possano essere racimolati dal forestiero, dall’orfano o dalla vedova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Fustigazione.&lt;br /&gt;La condanna alla fustigazione non potrà prevedere più di quaranta colpi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Jibbum.&lt;br /&gt;Se un uomo sposato muore senza figli, la vedova dovrà andare sposa al cognato (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;javam&lt;/span&gt;) per dare la possibilità al morto di avere figli che perpetuino il suo nome. Se il cognato dovesse rifiutare, la cognata si avvicinerà a lui, in presenza degli anziani, gli toglierà la scarpa dal piede e sputerà davanti a lui dicendogli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Così sia fatto all’uomo che rifiuta di costruire la casa del proprio fratello&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il nome di lui sarà da allora in poi: la famiglia dello scalzato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Sia messa a morte la donna che afferri i testicoli dell’uomo che sta percuotendo suo marito.&lt;br /&gt;• Non adoperare pesi e misure falsi.&lt;br /&gt;• Ricordati di Amalec e di ciò che ti fece quando uscisti dall’Egitto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-2906099213420712822?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/2906099213420712822/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/ki-thetse.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/2906099213420712822'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/2906099213420712822'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/09/ki-thetse.html' title='Ki Thetsè'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-8787538232147235486</id><published>2011-08-30T17:15:00.005+02:00</published><updated>2011-08-30T17:42:03.929+02:00</updated><title type='text'>Sciofetim</title><content type='html'>(Deu. 16,18-21,9)&lt;br /&gt;Mosè rammenta al popolo la prescrizione ricevuta di procedere alla nomina di giudici e di funzionari di sorveglianza, che dovranno risiedere in ciascuna delle città che il Signore vorrà concedere ad Israele, e che avranno il compito di giudicare il popolo “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;con vera giustizia&lt;/span&gt;” e vigilare sulle questioni che dovessero insorgere nell’ambito della loro comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non torcere il diritto, non avere riguardi di sorta e non farti corrompere perché il prezzo della corruzione accieca gli occhi dei saggi e rende tortuose le parole dei giusti. La giustizia la vera giustizia seguirai affinché tu viva ed erediti la terra che il Signore tuo Dio sta per darti&lt;/span&gt;”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste sono le parole rivolte al popolo, che indicano il corretto comportamento cui ciascuno dovrà attenersi, in particolare se dovrà svolgere la funzione di giudice o di funzionario di polizia o amministrativo.&lt;br /&gt;Sono direttive di grande valore etico, che parrebbero a prima vista di facile e naturale attuazione, eppure, se ci guardiamo intorno e consultiamo i mezzi d’informazione, possiamo accorgerci di quanto invece al giorno d’oggi siano troppo spesso disattese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non torcere il diritto&lt;/span&gt;” dice Mosè, ma noi a questo proposito nell’assistere all’operato di giudici ed avvocati abbiamo la sensazione che spesso il diritto fissato nei codici venga non solamente approfondito ed interpretano, ma anche deformano, ed a volte sovvertito. L’attività di interpretazione è di per sé lecita, anzi doverosa, perché ogni questione portata in giudizio ha una propria particolarità ed è appunto per questo che l’attività di giudici ed avvocati è meritoria quando si prefigge di cogliere le particolarità del singolo caso ed alla luce di queste particolarità e dei codici arrivare ad un equo giudizio. Ma può capitare a volte che il pensiero e l’operato di giudici e funzionari sia influenzato da fattori che con la giustizia hanno poco a che spartire, questi fattori d’influenza sono essenzialmente connotati da interessi di potere o da interessi economici o, in alcuni casi, da posizioni precostituite personali, o ancora da paura.&lt;br /&gt;Le ingerenze possono verificarsi, ad esempio, quando si debba giudicare l’operato di un “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;potente&lt;/span&gt;” dal punto di vista politico, o economico, o che comunque occupi una posizione di rilievo sociale. Queste ingerenze possono provenire teoricamente dalle due opposte fazioni dei sostenitori e dei detrattori del personaggio, ma poiché in realtà questi fatti avvengono quando il partito dei detrattori sta già prevalendo sull’altro, ecco che le pressioni saranno sostanzialmente quelle intese ad arrivare ad un giudizio sommario di condanna. Nel manifestare queste pressioni si faranno balenare a chi deve esprimere il giudizio, in modo più o meno larvato, i vantaggi per incarichi politici, professionali o di carriera, che sostanzierebbero la riconoscenza per una sentenza orientata in senso favorevole.&lt;br /&gt;E non si dica che queste cose non succedono perché ricordo di avere assistito personalmente ad un‘arringa di un Procuratore della Repubblica, il quale a sostegno della propria accusa dava lettura pubblica di un articolo di legge, omettendone una riga, con il risultato di stravolgerne e sovvertirne il significato, sicchè un fatto lecito diveniva con tale lettura illecito. Per sua fortuna l’indagato, che evidentemente era ben preparato in materia, contestò la citazione e le conclusioni del Procuratore, ottenendo l’immediata lettura integrale dell’articolo di legge ed ebbe modo, durante tale lettura, di evidenziare il passo della legge che sanciva la liceità del fatto contestato.&lt;br /&gt;Il fatto si commenta da sé a proposito della prescrizione di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non torcere il diritto&lt;/span&gt;”.  &lt;br /&gt;Le corruzioni, per denaro, per carriera, per paura sono mali diffusi. Purtroppo veniamo a conoscenza giornalmente di questi episodi, i media parlano generalmente dei fatti più eclatanti, che fanno scalpore per dimensione o per calibro dei personaggi che vi si trovano invischiati, ma ci sono moltissimi casi minori di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;bashish&lt;/span&gt; pagati, anche a livello infimo, per ottenere senza ostruzionismi ciò di cui abbiamo diritto .”&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il prezzo della corruzione acceca gli occhi dei saggi e rende tortuose le parole dei giusti&lt;/span&gt;” così dice Mosè perché la corruzione è una malattia, è un vizio, è una droga dalla quale il corrotto non riesce più a liberarsi, perché la corruzione modifica la sua visuale del mondo e distrugge l’etica scacciandola dalla sua vita.&lt;br /&gt;Il corrotto è perduto, si è allontanato dal Signore ed ha eretto nuovi idoli da adorare che saranno il potere ed il denaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se in una delle città che il Signore sta per dare ad Israele, si venisse a sapere che un uomo o una donna pratichino l’idolatria, dovrà farsi un’inchiesta e se ciò risultasse vero, l’uomo o la donna saranno condotti fuori dalla città e messi a morte per lapidazione. La condanna a morte potrà avvenire per la deposizione di due o tre testimoni. Non si potrà condannare a morte per la testimonianza di un solo testimone. I testimoni scaglieranno la prima pietra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se una causa è particolarmente controversa, sicché il Tribunale locale non riesce a dirimerla, la questione dovrà essere sottoposta a Gerusalemme ai Sacerdoti ed al Giudice in carica che esprimeranno il verdetto. Chi rifiutasse di sottostare a questo verdetto verrà messo a morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando il popolo si sarà stabilito nella terra promessa, qualora desiderasse avere, come le altre nazioni che gli stanno intorno, un re a proprio capo, il re sarà quello che Dio sceglierà e sarà un ebreo. Questo re dovrà rifuggire da manifestazioni di sfarzo, potenza e ricchezza. Non aumenterà il numero dei suoi cavalli, né quello delle sue donne, né ammasserà troppo argento e oro. Sono idoli anche questi ed il re dovrà sottrarsi dall’adorarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quando egli sarà sul trono del suo regno dovrà scrivere per suo uso una copia di questa legge su di un libro copiandola da quella che posseggono i sacerdoti della tribù di Levi. La terrà con sé e la leggerà per tutta la sua vita per apprendere a temere il Signore suo Dio, per osservare tutte le parole di questa legge e questi statuti onde eseguirli, affinché il suo cuore non si insuperbisca verso i suoi fratelli e non si allontani in alcun modo dai precetti, onde prolunghi i giorni del suo regno, egli ed i suoi figli, in mezzo a Israele&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al capitolo 18 Mosè precisa quali siano i diritti dei sacerdoti sulle offerte presentate al Tempio, sia per quanto riguarda gli animali, sia per i prodotti agricoli, sia per la prima tosatura del gregge.&lt;br /&gt;E se un Levita di una qualunque città del territorio d’Israele desiderasse prestare servizio al Tempio, come i suoi fratelli Leviti che stanno già là, davanti al Signore, lo potrà fare e mangiare insieme  e divideranno tutto in parti uguali ad eccezione dei proventi che al Levita derivano dall’eredità dei padri.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè ammonisce nuovamente il popolo a non lasciarsi tentare dal seguire i riti e le usanze abominevoli delle popolazioni che dovranno essere scacciate dalla terra promessa, le quali avevano tra l’altro l’usanza di prestare ascolto ad indovini, maghi,stregoni, incantatori, necromanti.&lt;br /&gt;Mosè dice che il Signore potrà anche far sorgere un profeta dal popolo d’Israele e che a lui dovrà prestarsi ascolto, se sarà un vero profeta, ma sarà messo a morte se invece sarà falso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un profeta Io farò sorgere per loro da mezzo ai loro fratelli come te e metterò nella sua bocca le Mie parole sì  che egli possa dire ciò che gli comanderò. E a quell’uomo che non ubbidirà alle Mie parole che egli pronunzierà in Mio nome, Io gliene domanderò conto. Ma quel profeta che oserà dire qualsiasi cosa in Mio nome, cosa che Io non gli ho comandato di dire o che la riferirà in nome di altri dèi, quel profeta morirà&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 19 inizia con la trattazione relativa alle tre città, che dovranno essere individuate tra tutte quelle della terra promessa, una volta che questa sarà stata conquistata, e nelle quali ogni omicida potrà trovare rifugio, sfuggendo alla vendetta dei parenti dell’ucciso, sempre che la morte di questi sia avvenuta per un incidente non voluto e senza odio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;E ciò affinché il vindice del sangue non insegua l’omicida, mentre il suo cuore arde d’ira, e non lo raggiunga perché la strada da percorrere è lunga e non lo uccida mentre egli in effetti non è passibile di morte in quanto non aveva mai odiato per il passato l’ucciso&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il Signore ingrandirà il territorio assegnato ad Israele rispetto a quello promesso ai suoi padri, allora si dovranno aggiungere altre tre città rifugio alle tre già designate.&lt;br /&gt;Se un assassino, che abbia ucciso per odio e intenzionalmente una persona, cercherà rifugio in una di queste città, gli anziani lo faranno consegnare al vendicatore ed egli sarà ucciso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Segue quindi una breve prescrizione riguardante l’inviolabilità dei confini agricoli, e anche questa che ci appare una prescrizione ovvia, di fatto ovvia non è quando si pensi che in alcune delle nostre regioni italiane i confini delle proprietà agricole sono formati con cumuli di pietrame, che nottetempo o durante l’assenza di un proprietario vengono spostati, secondo un malvezzo diffuso al punto tale da rendere irriconoscibile la situazione dei possessi indicata dalle mappe catastali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si parla quindi del falso testimone, al quale sarà lecito fare tutto quanto egli aveva pensato di fare al suo fratello e qui Mosè pronuncia le parole emblematiche  della cosiddetta legge del taglione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non dovrai avere pietà; vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In merito a queste parole è da segnalare la nota in Esodo 21,24 inserita nel testo del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tanàk&lt;/span&gt; a cura di Rav Dario Di Segni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La Legge orale spiega che qui si tratta di risarcimento pecuniario secondo la gravità del danno. Le locuzioni: occhio per occhio ecc., nella lingua metaforica della Torà significano che le lesioni porteranno conseguenze di danni o interessi proporzionate all’importanza dell’organo colpito o all’intensità del dolore”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Personalmente penso che, se si decide di abbandonare il senso letterale della legge del taglione, allora si può stabilire sia una pena, sia un risarcimento. Quest’ultimo può essere pecuniario, ma la pena può anche prevedere ad esempio la fustigazione, o la detenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 20 è dedicato alle prescrizioni della guerra. Quando ti sembrerà che il tuo nemico sia più agguerrito e più forte di te, ricorda, dice Mosè, che il Signore, Colui che ti trasse fuori dall’Egitto, è con te: questo ti dirà il Sacerdote quando sarai prossimo alla battaglia.&lt;br /&gt;Seguono delle disposizioni che i comandanti daranno per esentare dalla guerra chi avrà costruito una casa nuova e non l’abbia ancora inaugurata; chi abbia fatto promessa di matrimonio, ma non abbia potuto ancora sposarsi; chi abbia piantato una vigna e non ne abbia ancora mangiato i frutti; ma anche disporranno che torni a casa chi abbia poco coraggio e rischi con la sua presenza di scoraggiare i suoi fratelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quando ti avvicinerai ad una città per combattere contro di essa dovrai offrirle la pace&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se l’offerta non sarà accettata, prosegue Mosè, la espugnerai e, quando l’avrai conquistata, passerai a fil di spada tutti gli uomini. Le donne, i bambini, gli animali ed i beni che troverai saranno il bottino di guerra del popolo d’Israele.&lt;br /&gt;Con questa distruzione si ribadisce ancora che ha la finalità è quella di impedire la propagazione dell’idolatria da quelle popolazioni  al popolo d’Israele.&lt;br /&gt;Chiude il capitolo 20 la prescrizione di non distruggere gli alberi da frutto delle città assediate:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Infatti è forse l’albero del campo come un uomo che può a causa tua ritirarsi in luogo fortificato?&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parashà conclude con la prima parte del capitolo 21 dove vengono dettate le prescrizioni sugli adempimenti necessari nel caso in cui venga trovato un uomo ucciso in un campo e non si sappia chi l’abbia ucciso.&lt;br /&gt;Si tratta del rito di purificazione cui sarà tenuta la città più vicina e che verrà eseguito dagli anziani della città, i quali condurranno una giovenca che non abbia mai lavorato sul letto sassoso di un torrente asciutto e qui l’uccideranno e reciteranno la preghiera per il perdono:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Le nostre mani non hanno versato questo sangue ed i nostri occhi non hanno veduto. Perdona il Tuo popolo, Israele, che Tu hai redento, o Signore, e non dargli la responsabilità di questo sangue innocente versato in mezzo al tuo popolo Israele, sì che possa essere loro perdonato il sangue versato&lt;/span&gt;”.   &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-8787538232147235486?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/8787538232147235486/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/sciofetim.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/8787538232147235486'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/8787538232147235486'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/sciofetim.html' title='Sciofetim'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-1831091509260151525</id><published>2011-08-22T19:47:00.002+02:00</published><updated>2011-08-25T16:37:18.833+02:00</updated><title type='text'>Reè</title><content type='html'>(Deu. Da 11,26 a 16,17)&lt;br /&gt;Benedizione e maledizione, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;berakhah&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;kelalah&lt;/span&gt;, vengono prospettate da Mosè al popolo come conseguenze alternative ai propri comportamenti: benedizione se verranno ascoltati i precetti del Signore, maledizione se non lo saranno. Quando il popolo avrà attraversato il Giordano e sarà entrato nella terra promessa, giungerà in prossimità di due monti, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gherizim&lt;/span&gt; ed &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Eval&lt;/span&gt;, l’uno di fronte all’altro, il primo fertile, il secondo sterile. Sul monte &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gherizim&lt;/span&gt; verranno date le benedizioni, sull’&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Eval&lt;/span&gt; le maledizioni.&lt;br /&gt;Anche in questa occasione, nel riferirsi alle maledizioni per non avere ascoltato i precetti del Signore, Mosè fa esplicito riferimento all’idolatria:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;… per andare dietro agli altri dèi che non avete mai conosciuto&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idolatria sarà sempre oggetto di anatema, di una maledizione cioè che implica &lt;span style="font-style:italic;"&gt;haherem&lt;/span&gt; la distruzione, perché questa sarà sempre la colpa più insidiosa per il popolo, la colpa cui consegue la perdita della fiducia del Signore e che smarrisce l’identità del popolo eletto e lo distrugge in quanto disperso tra tutte le nazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Voi distruggerete tutti quei luoghi dei quali verrete in possesso, che i pagani destinano al culto dei loro dèi …&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Abbatterete i loro altari, spezzerete le loro stele, e le loro asheroth darete alle fiamme, le immagini dei loro dèi farete a pezzi e farete sparire il loro nome da quel luogo&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il popolo d’Israele, prosegue Mosè, cercherà il luogo che il Signore sceglierà per edificare il Suo Santuario e solamente in quel luogo porterà i suoi sacrifici, le sue decime, i suoi tributi, i suoi voti, i suoi doni ed i primogeniti dei suoi armenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mangerete là davanti al Signore vostro Dio e vi rallegrerete voi e le vostre famiglie di ogni vostra iniziativa per la quale il Signore Dio tuo ti ha benedetto&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gioirete dunque davanti al Signore vostro Dio voi, i vostri figli, le vostre figlie, i vostri schiavi e le vostre schiave nonché il Levita che è nelle vostre città, poiché egli non ha parte né possesso alcuno con voi.  Guardati bene dunque dall’offrire i tuoi olocausti in qualsiasi luogo ti piaccia, perché solo nel luogo che sceglierà il Signore in una delle tue tribù, là dovrai portare i tuoi olocausti e là dovrai fare tutto ciò che io ti comando&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mangiare assume per l’ebreo valore sacrale, e più avanti ciò troverà conferma nell’enunciazione delle regole della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;kasherut&lt;/span&gt;, ma già qui il richiamo nel dire che ciò si fa davanti al Signore e in allegria conviviale, con la propria famiglia e con il Levita addetto al servizio del Santuario, ci rammenta che noi oggi facciamo la benedizione del pane con due &lt;span style="font-style:italic;"&gt;challot&lt;/span&gt; perché alla nostra tavola è il Signore che siede con noi, ed anche se saremo soli la nostra tavola sarà sempre imbandita per due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unicità del luogo prescelto dal Signore per l’offerta degli olocausti, che è quello sul quale sarà poi  edificato il primo Tempio di Gerusalemme, ha fatto sì che gli avvenimenti succedutisi a partire dalla distruzione del secondo Tempio ad opera di Tito nel 70 dell’e.v. e la successiva perdita della sovranità del luogo nei secoli seguenti, fino ad arrivare all’attuale intricata situazione della spianata, hanno reso non più disponibile il luogo per l’effettuazione dei sacrifici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiarisce Mosè al popolo che per quanto riguarda il mangiare carne sarà consentito di farlo liberamente, macellando animali del proprio bestiame grosso e minuto e macellando anche daini e cervi, pur essendo questi ultimi animali selvatici e quindi non adatti ai sacrifici. In ogni caso non si dovrà mangiare il sangue in quanto veicolo della vita.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda però gli animali consacrati e quelli votati al Signore, questi dovranno essere portati nel luogo scelto dal Signore e si faranno sull’altare gli olocausti di carne e sangue e la carne potrà essere mangiata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ammonisce Mosè il popolo dall’essere preda di curiosità riguardo ai culti prestati dalle popolazioni sconfitte o, peggio ancora, di tentazioni di replicarli, significando l’abominio di detti culti, che giungevano a prevedere il sacrificio alla divinità dei propri figli, che venivano divorati dalle fiamme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non devi far questo al Signore tuo Dio perché essi hanno fatto per i loro dèi ogni sorta di azioni abominevoli che il Signore odia; infatti hanno arso nel fuoco per i loro dèi perfino i loro figli e le loro figlie&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comanda ancora Mosè al popolo che, qualora sorgessero in mezzo a loro profeti o sognatori, pur capaci di mostrare segnali o prodigi ma che esprimessero il proponimento di seguire altri dèi, tali profeti e sognatori vengano messi a morte. E se l’invito all’idolatria dovesse provenire da qualcuno della propria famiglia  o dal migliore amico, questi dovranno essere messi a morte per lapidazione.&lt;br /&gt;E ancora prosegue Mosè dicendo che, qualora si venisse a conoscenza che in una città si manifestano episodi di idolatria, dovranno farsi opportune indagini ed in caso affermativo saranno sterminati tutti gli abitanti, compreso tutto il bestiame  e la città verrà data alle fiamme e non sarà mai più ricostruita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La durezza di tutte queste prescrizioni va intesa sempre come mirata a distruggere l’idolatria che si conferma essere la colpa più grave che il popolo possa commettere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 14 detta le norme per la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;kasherut&lt;/span&gt;, che in sintesi stabiliscono che sia consentito mangiare:&lt;br /&gt;-	tutti i quadrupedi che abbiano lo zoccolo spaccato in due e che siano ruminanti;&lt;br /&gt;-	tutti i pesci che siano provvisti di pinne e squame;&lt;br /&gt;-	tutti gli uccelli ad eccezione dei rapaci in genere ed altri che non sono solitamente ritenuti commestibili (è da segnalare come non consentito lo struzzo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vige inoltre l’obbligo della decima di ogni prodotto dei campi che ogni anno dovrà portarsi nel luogo scelto dal Signore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;… e dovrai mangiare dinanzi al Signore tuo Dio nel luogo che Egli scelse per far ricordare il Suo nome la decima parte del tuo grano, del tuo mosto e del tuo olio e i primogeniti del tuo bestiame grosso e minuto, onde tu impari a temere per tutta la tua vita il Signore tuo Dio&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se, a causa della distanza, non fosse possibile portare le decime, queste potranno essere convertite in denaro ed arrivati al luogo prescelto dal Signore si potrà acquistare sul posto bestiame grosso e minuto, vino, liquori e quant’altro si desidera per poter offrire i sacrifici e mangiare davanti al Signore.&lt;br /&gt;Questa prescrizione, incidentalmente, ci aiuta a capire quel passo del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Vangeli&lt;/span&gt; in cui si dice che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gesù&lt;/span&gt; scacciò dal tempio i cambiavalute ed i venditori di colombe, e questo avvenne a Pesah.&lt;br /&gt;Occorre infatti considerare che durante le feste di pellegrinaggio (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sukkot&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pesah&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shavuot&lt;/span&gt;) la presenza di cambiavalute, di venditori di animali e di prodotti idonei per i sacrifici nelle immediate vicinanze del santuario era del tutto normale e ciò per dar modo a chiunque di potersi procurare sul posto i prodotti necessari per le offerte del sacrificio.&lt;br /&gt;Insomma durante le feste di pellegrinaggio l’aspetto delle adiacenze del Tempio era quello di un grande mercato, peraltro lecito perché funzionale al culto e perché previsto dalla Torà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni tre anni la decima avrebbe dovuto lasciarsi nella propria città e sarebbe stata destinata al Levita, al forestiero, all’orfano, alla vedova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni sette anni ci sarebbe stata la remissione dei propri crediti nei confronti dei debitori appartenenti al proprio popolo, mentre sarebbero rimasti esigibili solo quelli nei confronti dello straniero.&lt;br /&gt;Sempre ogni sette anni sarebbe avvenuta la liberazione dello schiavo ebreo, a meno che egli non esprimesse il desiderio di rimanere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda i poveri le parole di Mosè furono:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quando in mezzo a te si trovi un povero, uno dei tuoi fratelli in una delle città del tuo paese che il Signore ti concede, non dovrai indurire il tuo cuore né chiudere la tua mano al tuo fratello povero&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tu devi dargli ciò che ha bisogno e non deve dolersi il tuo cuore quando glielo darai perché proprio per questo atto ti benedirà il Signore tuo Dio in tutte le tue azioni ed in tutto ciò che tu intraprenderai. Poiché il povero non mancherà mai nel paese, io ti ho comandato: apri la tua mano al tuo fratello povero ed al misero nel tuo paese&lt;/span&gt;”.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo precetto di soccorrere il povero fa il paio con quello della scorsa &lt;span style="font-style:italic;"&gt;parashà &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ekev&lt;/span&gt; dove si prescrive di soccorrere lo straniero. La mia opinione, trasportata al giorno d’oggi, è la stessa: distingui il povero transitorio, occasionale, per disgrazia e che vuole rialzarsi dal povero stabile, professionale, che si è adattato a vivere stabilmente ai margini della società. Nel primo caso il tuo aiuto sarà efficace, nel secondo caso occorre un recupero sociale che necessita di un intervento specializzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 16 che conclude la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;parashà&lt;/span&gt;  enumera le prescrizioni per le feste di pellegrinaggio. &lt;br /&gt;Per &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pesah&lt;/span&gt; si offrirà il sacrificio pasquale di ovini e bovini nel luogo scelto dal Signore per il Santuario, sarà vietato per sette giorni di mangiare e detenere qualsiasi cosa lievitata, sarà vietato che la carne immolata il pomeriggio del giorno precedente la festa rimanga durante la notte e fino al mattino. Per sei giorni si mangerà pane azzimo e nel settimo giorno vi sarà una riunione in onore del Signore e non si lavorerà.&lt;br /&gt;Per &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shavuot&lt;/span&gt;, festa della mietitura, sarà recata l’offerta al Signore e si festeggerà con la propria famiglia, con gli schiavi, con il Levita, con il forestiero, l’orfano e la vedova.&lt;br /&gt;Con modalità del tutto analoghe, ma per sette giorni, verrà celebrata &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sukkot&lt;/span&gt; recando le offerte al Signore e festeggiando collettivamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-1831091509260151525?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/1831091509260151525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/ree.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/1831091509260151525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/1831091509260151525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/ree.html' title='Reè'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-7763118710248694024</id><published>2011-08-16T20:13:00.003+02:00</published><updated>2011-08-16T20:32:57.721+02:00</updated><title type='text'>Ekev</title><content type='html'>(Deu.7,12-11,25)&lt;br /&gt;La parola &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ekev&lt;/span&gt; significa &lt;span style="font-style:italic;"&gt;per conseguenza&lt;/span&gt; o anche &lt;span style="font-style:italic;"&gt;per ricompensa&lt;/span&gt; con una visione ottimistica di una conseguenza ad una azione positiva.&lt;br /&gt;Mosè prosegue nel suo discorso, dicendo al popolo che, se eseguirà le leggi che gli sono state comandate, allora &lt;span style="font-style:italic;"&gt;per ricompensa&lt;/span&gt; sarà amato, benedetto e si moltiplicherà, perché benedetto sarà il frutto del suo ventre, quindi i suoi figli, e il frutto della terra, grano, mosto, olio, ed i parti del suo bestiame, grosso e minuto.&lt;br /&gt;Benedetto fra tutti i popoli, cioè distinto fra essi perché di lui si dirà bene, sarà allora il popolo d’Israele, che, grazie all’intervento del Signore, conquisterà la terra promessa, sconfiggendo altri popoli molto più potenti di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tu divorerai tutti i popoli che il Signore tuo Dio è per dare in tuo possesso, non avrai pietà di loro e non servirai i loro dèi perché questo sarebbe per te causa di rovina&lt;/span&gt;”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore tuo Dio manderà contro di loro il calabrone, finché periranno coloro che saranno scampati e coloro che si saranno nascosti davanti a te&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore tuo Dio scaccerà quelle nazioni dalla tua presenza poco a poco; non potrai distruggerli rapidamente affinché non abbiano a moltiplicarsi contro di te le belve della campagna&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Divorare tutti i popoli, qui è evidente che non si tratta di cannibalismo, ma è una locuzione che rende molto bene l’idea del fagocitare, dell’assimilare, del rendere simili a sé, distruggendo i loro dèi ed i loro riti, perché nei loro dèi e nei loro riti si annida l’insidia più terribile, la più aborrita: l’idolatria e la perdita della fiducia del Signore.&lt;br /&gt;Il Signore sterminerà i superstiti di questi popoli e coloro che si saranno nascosti, e ciò per impedire che possa sopravvivere con essi l’idolatria nella terra che il Signore avrà dato al popolo d’Israele.&lt;br /&gt;La cacciata degli idolatri sarà graduale per dar modo al popolo d’Israele di organizzarsi nel soppiantare quelle popolazioni e con ciò sarà impedito che la terra altrimenti abbandonata impoverisca ed inselvatichisca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rammenta Mosè i quarant’anni di peregrinazione nel deserto, che costituirono una prova severa per conoscere se il popolo avrebbe osservato i precetti del Signore o no. Ricorda la fame che il popolo dovette patire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Egli ti umiliò, ti fece provare la fame e ti dette da mangiare la manna che non conoscevi e che non avevano conosciuto i tuoi padri, per farti sapere che l’uomo non vive di solo pane, ma che egli può vivere di tutto ciò che esce dalla volontà espressa dal Signore&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evidente è qui il connubio tra il significato reale e concreto di avere sfamato un popolo, rivelando loro le risorse che la natura offre per alimentarci quando vengano a mancare i cibi ai quali siamo tradizionalmente abituati, ed il significato simbolico di alimento costituito dalla fiducia nel Signore e nell’insolito, sorprendente, inaspettato che Egli può porre sulla nostra strada per risolvere le più gravi difficoltà nelle quali ci troviamo ad imbatterci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ammonisce Mosè il popolo affinché, quando verrà in possesso della buona terra che il Signore gli ha dato e mangerà e si sazierà dei suoi frutti, non abbia a insuperbirsi ed a dimenticare il Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ma ti ricorderai invece del Signore tuo Dio perché è Lui che ti concede la forza di procurarti il benessere per mantenere fede al patto che giurò ai tuoi padri, come avviene oggi&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non dunque per la tua rettitudine e per l’onesta del tuo cuore tu pervieni a possedere la loro terra, ma per la malvagità di questi popoli il Signore tuo Dio li caccia davanti a te, al fine di mantenere ciò che giurò ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe, e Tu saprai dunque che non è per la tua rettitudine che il Signore tuo Dio ti concede questa buona terra in possesso, perché tu sei un popolo dalla dura cervice&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi Israele non avrebbe mai potuto conquistare la terra promessa con le sole proprie forze, se non avesse avuto dalla sua parte il Signore. Ed inoltre il Signore avrebbe condotto il popolo alla conquista della buona terra non perché ne avesse ravvisato le virtù meritevoli, semmai sarebbe stato per la malvagità dell’idolatria dei popoli che la occupavano. Ma soprattutto l’unico vero motivo per il quale il Signore condurrà il Suo popolo alla conquista della terra promessa è il patto giurato ad Abramo, Isacco e Giacobbe. &lt;br /&gt;Ed a riprova dei loro demeriti Mosè rammentò la vicenda del vitello d’oro, da loro fabbricato proprio mentre lui riceveva sul monte Chorev le due tavole di pietra scritte dalla mano di Dio. Ricordò come per lo sdegno e l’ira le avesse spezzate e come avesse trascorso i successivi quaranta giorni senza mangiare e senza bere in espiazione dei loro peccati e rammentò come li avesse salvati dall’ira del Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Infatti io temevo per lo sdegno e l’ira concepiti contro di voi dal Signore che minacciava di distruggervi. Ma il Signore mi dette ascolto anche questa volta. Anche contro Aron si era sdegnato molto il Signore tanto che voleva distruggerlo, ma io pregai anche in favor suo in quel tempo&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aron fratello di Mosè, che abbiamo conosciuto come la voce di un Mosè balbuziente davanti al Faraone, primo Gran Sacerdote del Santuario, eppure così debole se privato della guida di suo fratello, il condottiero ispirato da Dio. &lt;br /&gt;La colpa di Aron era stata gravissima: quando il popolo, non vedendo tornare Mosè dal monte, gli chiese "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;facci un Dio&lt;/span&gt;", egli acconsentì e permise la fabbricazione del vitello d’oro e che venissero celebrati riti pagani. &lt;br /&gt;Al ritorno di Mosè dal monte per la purificazione dalla colpa di avere adorato il vitello d’oro morirono tremila dei fuorusciti dall’Egitto, su delazione dei propri fratelli e dei propri compagni, ma Aron fu salvo. &lt;br /&gt;I sostenitori di Aron affermano che egli nella vicenda fu accondiscendente allo scopo di prevenire il manifestarsi di possibili disordini e magari la disgregazione del popolo, se ancora una volta avesse preso corpo l’idea del ritorno alla terra degli schiavi.&lt;br /&gt;Ma forse Aron non è stato accondiscendente per una questione di accortezza e di calcolo. Potrebbe essere invece, per la complementarità dei due fratelli, che Aron sia stato un debole, come se la personalità, la forza del fratello Mosè, alla cui ombra egli ha vissuto, avesse prosciugato anche le sue energie.&lt;br /&gt;E’ salvo Aron, forse immeritatamente se confrontiamo la sua colpa con la drammatica vicenda dei suoi due figli che verranno inceneriti non per una mancanza ma per un eccesso di zelo dovuto a palese inesperienza. Aron deve la sua salvezza unicamente all’intercessione di suo fratello Mosè. Così come tutto il popolo d’Israele deve a Mosè la sua salvezza, per avere egli placato l’ira del Signore, quando Egli lo avrebbe voluto distruggere sdegnato per le sue colpe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui è la grandezza di Mosè, condottiero, guida, forgiatore del popolo, ma soprattutto capace non solo di ascoltare, ma anche di dialogare con il Signore, al punto tale di convincerlo, di legarlo nuovamente a sé ed al Suo popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rammentato il taglio delle nuove tavole di pietra e la costruzione dell’arca, Mosè ricorda anche la morte del fratello Aron e la nomina al sacerdozio di El’azar e quindi la designazione della tribù di Levi per il servizio del Santuario ed infine egli dice al popolo quanto a lui disse il Signore: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Va’, passa in testa al popolo e va’ a conquistare la terra che giurai ai loro padri di dar loro&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rivolge quindi Mosè una vibrata esortazione al popolo affinché apra il proprio cuore e si disponga per percepire ed eseguire i precetti del Signore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Circoncidete il prepuzio del vostro cuore e non siate più duri di cervice, perché il Signore vostro Dio è il Dio degli dèi ed il padrone dei padroni, Iddio grande, potente e terribile, inflessibile e incorruttibile, che fa la giustizia dell’orfano e della vedova e che ama lo straniero dando loro cibo e vestiti. Amerete lo straniero perché anche voi foste stranieri in terra d’Egitto. Temerai il Signore tuo Dio, Lo servirai, ti attaccherai a Lui e giurerai nel Suo nome&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riferimento allo straniero cui dare cibo e vestiti è di grande attualità in questa nostra Italia, che, flagellata da una severa situazione economica e consapevole di un dissesto sociale ancora in fase emergente, teme in modo preconcetto lo straniero e non sa distinguere tra lo straniero bisognoso della più elementare sussistenza e lo straniero che invece è alla ricerca di una ricchezza da trovare ai margini o al di fuori della legalità.&lt;br /&gt;Allo straniero bisognoso daremo assistenza senza temerlo, aprendo il nostro cuore, dando a lui l’assistenza necessaria perché possa procedere autonomamente, senza pretendere restituzione, il Signore non ci farà impoverire per questo, ma al contrario saremo più ricchi, nel cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Segue al capitolo 11, versetti da 13 a 21, il brano che costituisce la seconda parte dello Shemà:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Se dunque ascolterete i precetti che Io vi comando oggi, di amare cioè il Signore vostro Dio e di servirlo con tutto il vostro cuore e tutta la vostra anima, Io concederò alla vostra terra la pioggia a suo tempo, quella autunnale e quella primaverile, e tu potrai raccogliere il tuo grano, il tuo mosto ed il tuo olio; farò crescere l’erba nel tuo campo per il tuo bestiame e tu potrai mangiare e saziarti. Guardate bene però che il vostro cuore non sia sedotto e vi sviate, servendo altri dèi e prostrandovi a loro. La collera del Signore divamperebbe contro di voi! Egli chiuderebbe il cielo, non ci sarebbe più pioggia e la terra non potrebbe più dare il suo prodotto e voi scomparirete ben presto dalla buona terra che il Signore sta per darvi. Ma voi porrete invece queste mie parole nel vostro cuore e nella vostra anima, le legherete come segno sul vostro braccio e saranno come frontali fra i vostri occhi. Le insegnerete ai vostri figli parlandone con loro stando in casa, quando cammini per la via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Le scriverai anche sugli stipiti delle porte della tua casa e in quelle della tua città, affinché si prolunghi la vostra vita e quella dei vostri figli nella terra che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri per l’eternità&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’essere umano che vivrà la propria vita seguendo i precetti del Signore non avrà debolezze, non sarà colto alla sprovvista e saprà superare serenamente ogni difficoltà, come se la pioggia fosse sempre venuta a tempo debito ed i raccolti fossero stati sempre sufficienti, come pure il foraggio per il suo bestiame.&lt;br /&gt;Il precetto di porre queste parole nel proprio cuore e nella propria anima e di legarle al proprio braccio e porle fra i propri occhi conduce l’ebreo ad indossare giornalmente i &lt;span style="font-style:italic;"&gt;tefillìn&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Analogamente alla prescrizione di scrivere queste parole sugli stipiti delle porte si deve l’uso di affiggere la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mezuzàh&lt;/span&gt; sullo stipite destro della porta d’ingresso della propria casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si conclude la parashà con una frase che pare travalicare la fase più immediata della conquista della terra promessa, il cui territorio è stato già definito come la terra che va dal Giordano al mare.&lt;br /&gt;L’ultima frase risuona come una profezia di più vasta portata temporale e territoriale che promette al popolo che amerà e servirà il Signore territori che si estendono fino a comprendere la Siria, l’Iraq e la Giordania:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Poiché se voi osserverete tutti questi precetti che Io vi ho comandato di eseguire, amando cioè il Signore vostro Dio, seguendo tutte le Sue vie e rimanendo a Lui attaccati, il Signore caccerà da davanti a voi tutte queste nazioni e diverrete i dominatori di nazioni più grandi e più potenti di voi. Ogni località che la pianta del vostro piede calcherà sarà vostra dal deserto al Libano, dal fiume Eufrate fino al Mediterraneo si estenderà il vostro territorio&lt;/span&gt;”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-7763118710248694024?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/7763118710248694024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/ekev_16.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7763118710248694024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7763118710248694024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/ekev_16.html' title='Ekev'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-5044721897254297373</id><published>2011-08-09T16:08:00.002+02:00</published><updated>2011-08-12T17:10:23.651+02:00</updated><title type='text'>Vaethchannan</title><content type='html'>(Deut.3,22-7,11)&lt;br /&gt;La narrazione di Mosè prosegue col rammentare quando, alle soglie della terra promessa, egli chiese al Signore di consentirgli di passare il Giordano e vedere la buona terra che era al di là, i bei monti ed il Libano. Ma il Signore si adirò, “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;per colpa vostra&lt;/span&gt;” disse Mosè rivolto al popolo, ma sapeva benissimo che la causa del diniego era da attribuire, invece, alla sua disubbidienza, quando non eseguì il comandamento del Signore, che gli aveva detto di far sgorgare l’acqua parlando alla roccia e non battendola con il bastone, come invece egli fece. Dunque il Signore confermò a Mosè che egli non avrebbe passato il Giordano e che invece Giosuè sarebbe stato alla testa del popolo nella conquista della terra promessa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè esortò Israele ad ascoltare statuti e leggi che egli insegnava, affinché potessero pervenire a possedere il paese che il Signore intendeva dar loro: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Non aggiungete niente a quanto io vi comando e non togliete nulla osservando i precetti del Signore vostro Dio, che io vi comando&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Rammentò Mosè ad Israele il giorno in cui il popolo si presentò al Signore, davanti al monte Chorev: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Egli vi espose il Suo patto che vi comandò di eseguire: dieci comandamenti che Egli scrisse su due tavole di pietra. In quel medesimo tempo il Signore mi comandò di insegnarvi statuti e leggi perché li mettiate in pratica nel paese che voi state per cominciare a conquistare&lt;/span&gt;”. &lt;br /&gt;Poiché al monte Chorev, quando fu udita la parola del Signore, non fu vista alcuna immagine, per questo motivo il popolo non avrebbe dovuto fare alcuna raffigurazione, né di esseri umani, né di animali di qualsiasi tipo, né tanto meno avrebbe adorato il sole, la luna e le stelle della volta celeste. “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io chiamo oggi a testimoni il cielo e la terra che se quando genererai dei figli e avrai dei nipoti e sarete divenuti vecchi nel paese e commetterete delle colpe facendovi immagini riproducenti qualsiasi cosa e farete ciò che è male agli occhi del Signore Iddio facendolo adirare, in breve sparirete da quella terra, per possedere la quale voi passaste il Giordano; non prolungherete i vostri giorni su di essa perché sarete distrutti. Il Signore vi disperderà fra i popoli e rimarrete una minoranza presso le nazioni verso le quali il Signore vi avrà condotto. Là voi servirete degli dèi opera delle mani dell’uomo, di legno e di pietra, che non vedono e non odono, non mangiano e non odorano. Di là voi ricercherete il Signore tuo Dio e tu Lo ritroverai quando Lo ricercherai con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima. Quando in avvenire ti troverai angustiato essendoti capitate tutte queste vicende, tornerai al Signore tuo Dio ed ascolterai la Sua voce. Siccome il Signore tuo Dio è un Dio pietoso, non ti abbandonerà, non ti distruggerà e non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri&lt;/span&gt;”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui si dice che se Israele farà adirare il Signore, per aver smarrito la fiducia in Lui, allora Israele sarà distrutto. Ma la distruzione che il Signore infliggerà al Suo popolo per punirlo dei suoi peccati non sarà la cancellazione dell’esistenza del popolo, non sarà la morte di tutto il Suo popolo, sarà invece la dispersione, la schiavitù, l’umiliazione, che durerà fintantoché Israele non si renda conto dei propri peccati e di quanto abbia perduto con l’allontanamento dal Signore. Allora Israele potrà ancora ritrovare il Signore, se lo cercherà con tutta l’anima e con tutto il cuore. Ed il Signore sarà pietoso verso Israele e non dimenticherà il patto giurato con i suoi padri. &lt;br /&gt;Il popolo d’Israele durante i quarant’anni del suo peregrinare dalla terra d’Egitto fino alla terra promessa ha veduto il verificarsi di numerosi episodi di eresia, ribellione e sfiducia nella parola del Signore, ed ha visto morire i colpevoli numerosi, tremila, trentamila, ventiquattromila, per l’ira del Signore. Ma l’intero popolo no, l’intero popolo non sarà sterminato perché il Signore terrà fede alla parola data.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè disse del patto stabilito dal Signore sul monte Chorev e ripetè al popolo le parole pronunciate dal Signore, che esprimono il Decalogo, le dieci Parole, i dieci Comandamenti.&lt;br /&gt;1)	Io sono il Signore tuo Dio, non avrai altri dèi.&lt;br /&gt;2)	Non fare e non venerare alcuna immagine.&lt;br /&gt;3)	Non pronunciare il nome del Signore tuo Dio invano.&lt;br /&gt;4)	Santifica il giorno del Sabato.&lt;br /&gt;5)	Onora tuo padre e tua madre.&lt;br /&gt;6)	Non uccidere.&lt;br /&gt;7)	Non commettere adulterio.&lt;br /&gt;8)	Non rubare.&lt;br /&gt;9)	Non fare falsa testimonianza.&lt;br /&gt;10)	Non desiderare né la moglie, né i beni di altri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè proseguì esortando il popolo ad ascoltare ed osservare gli statuti ed i precetti allo scopo di poter vivere felicemente nella terra stillante latte e miele: &lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ascolta Israele, il signore è il nostro Dio, il Signore è uno. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze e saranno queste parole che io ti comando oggi sul tuo cuore, le ripeterai ai tuoi figli e ne parlerai con loro stando nella tua casa, camminando per la via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Le legherai per segno sul tuo braccio e saranno come frontali fra i tuoi occhi e le scriverai sugli stipiti delle tue case e delle porte della città&lt;/span&gt;”. &lt;br /&gt;Sono queste le parole con le quali inizia la preghiera dello &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Shemah&lt;/span&gt;, che ogni ebreo recita almeno due volte al giorno e da queste parole traggono origine anche i &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tefillin&lt;/span&gt;, che si legano al braccio e sulla fronte, e le &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mezuzoth&lt;/span&gt;  affisse sulla sinistra degli stipiti delle porte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disse infine Mosè al popolo che, quando sarebbero entrati nella terra promessa e l’avrebbero posseduta, sconfiggendo con l’aiuto del Signore le popolazioni ivi esistenti e ben più numerose ed agguerrite di loro, avrebbero dovuto distruggerle completamente, senza scendere a patti, senza consentire matrimoni misti. Gli altari, le immagini, le steli e i legni consacrati di quelle popolazioni avrebbero dovuto essere spezzati e bruciati nel fuoco.&lt;br /&gt;La preoccupazione è sempre quella che il popolo, ancora una volta, possa essere contaminato dall’idolatria praticata da quelle popolazioni. Si parla di distruzione di questi popoli e poi sappiamo che ciò non avvenne completamente, si parla di vietare i matrimoni misti ed invece sappiamo che dalla cananea Tamara, unitasi a Giuda, discenderà la stirpe di Davide. Allora questa distruzione va probabilmente interpretata come assimilazione, più che come eliminazione fisica.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-5044721897254297373?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/5044721897254297373/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/vaethchannan-deut322-711.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/5044721897254297373'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/5044721897254297373'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/vaethchannan-deut322-711.html' title='Vaethchannan'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-5998602466485084501</id><published>2011-08-03T19:24:00.003+02:00</published><updated>2011-08-04T07:59:26.260+02:00</updated><title type='text'>Il nove di Av</title><content type='html'>Il nove di Av è il giorno di maggior lutto del calendario ebraico. La tradizione colloca in questo giorno la distruzione del Primo e del Secondo Tempio. A questa data vengono collegate altre calamità che hanno colpito il popolo ebraico nella diaspora, compreso l’editto del 1492 di espulsione dalla Spagna (v. Arthur Green, Queste sono le parole, p.328), come pure il rogo dei libri talmudici avvenuto a Parigi nel 1244. Si ricordano anche, oltre la distruzione delle comunità sefardite di Andalusia ed Aragona, anche le distruzioni delle comunità aschenazite nella Germania e nella Francia (v. Yeshayahu Leibowitz, Le feste ebraiche, p. 104).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una giornata di digiuno totale. La sera la Sinagoga è oscurata e la Comunità siede su panche basse o sul pavimento. Vengono intonati i versi del rotolo delle “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lamentazioni&lt;/span&gt;” di Geremia, ai quali segue la lettura delle “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;kinot&lt;/span&gt;”, lamentazioni funebri per lo più di epoca medievale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mattina seguente proseguono le lamentazioni funebri e non si indossano i “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;tefillìn&lt;/span&gt;” in segno di estrema angoscia. L’obbligo quotidiano di indossarli verrà rispettato solamente nel pomeriggio per il servizio di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Minchàh&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lamentazioni&lt;/span&gt;” di Geremia sono contenute nel terzo libro delle Meghilloth, che prende il nome di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Echà&lt;/span&gt;” dalla prima parola del testo, che significa “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Come mai&lt;/span&gt;”. Si tratta di una raccolta di elegie ispirate al disfacimento del Regno di Giuda ad opera dei Babilonesi, e quindi alla distruzione del Tempio di Gerusalemme ed all’esilio del popolo ebraico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi avvenimenti catastrofici sono trattati, spiegati e commentati non, come faremmo noi al giorno d’oggi, sulla base di considerazioni politiche, economiche e militari, bensì conformandosi esclusivamente a considerazioni di tipo religioso.&lt;br /&gt;Ecco che allora non si fa un ragionamento, che parta dall’esistenza da sempre nella regione di due grandi potenze, l’Egitto e Babilonia, in mezzo alle quali è la terra d’Israele, che potenza non è, e che è esposta a subire le pressioni, le scorrerie ed il vassallaggio imposti dai due imperi. &lt;br /&gt;Si dice invece che nel mondo tutto avviene, sia il bene, sia il male, per volontà del Signore, connotandosi gli avvenimenti come premio o come punizione per il popolo d’Israele in relazione all’osservanza delle leggi da Lui impartite. Perciò la sventura della catastrofe, verificatasi con la distruzione del Tempio e la sconfitta e dispersione di Giuda è dovuta alla punizione divina inflitta al popolo ebraico a causa dei suoi peccati. E’ una visione completa dal punto di vista religioso, ma fatalmente miope dal punto di vista storico e politico, giacchè i veri protagonisti della Storia, appaiono invece come comparse incidentali, strumentali, che hanno la funzione di contribuire alla realizzazione degli avvenimenti che acquisiscono significato esclusivamente nel rapporto tra il Signore ed il popolo ebraico.&lt;br /&gt;Questa visione miope, che chiude la porta al mondo, ma che nel contempo protegge da esso, la ritroviamo nell’istituzione del ghetto, luogo dove gli ebrei venivano rinchiusi dai gentili, ma che era anche il luogo dal quale, reciprocamente, gli ebrei escludevano i gentili. E’ la teoria delle due chiavi: una era quella da fuori usata dai gentili; l’altra era quella da dentro usata dagli ebrei.&lt;br /&gt;Questa visione strettamente religiosa è uno dei fattori che hanno consentito la sopravvivenza dell’identità ebraica nella diaspora.&lt;br /&gt;Se così non fosse stato, se gli ebrei avessero allargato la concezione di popolo eletto ad un ambito geografico e demografico non vincolato alla propria etnia ed al fazzoletto della propria terra, ecco, se ciò fosse stato sarebbe cambiata la storia del mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo alle Lamentazioni ed estraiamo quindi dalla loro lettura, non la Storia, come siamo abituati noi a intenderla, ma il significato religioso che risiede nel rapporto tra il Signore e il popolo, tra il Signore e l’essere umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un grave peccato commise Gerusalemme, perciò è diventata immonda: tutti coloro che l’onoravano ora la disprezzano, perché han visto le sue vergogne; anch’essa sospira e si volta indietro. La sua impurità e persino nei lembi delle sue vesti, non si era preoccupata della sua fine e cadde in modo sorprendente; nessuno ora la consola&lt;/span&gt;” (Lam.1,8)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore divenuto nemico, distrusse Israele, atterrò tutti i suoi palazzi, abbattè le sue fortificazioni e fece dilagare in mezzo alla figlia di Giuda il pianto e la disperazione. Devastò la sua capanna come quella d’un orto; distrusse il luogo delle riunioni, il signore fece dimenticare in Sion il giorno festivo e il sabato e rigettò nel furore della Sua ira re e sacerdote. Il Signore abbandonò il Suo altare, sprezzò il Suo santuario, consegnò le mura dei suoi palazzi in mano dei nemici; questi levarono la voce nella casa del Signore come in giorno di festa. Il Signore aveva deciso di distruggere le mura della figlia di Sion: prese quindi il regolo, non trattenne la mano dal distruggere, ridusse in luttuose condizioni bastioni e mura, che rimasero distrutti insieme. Le sue porte s’affondarono nella terra, Egli schiantò e spezzò le sue sbarre; il suo re e i suoi principi sono esuli tra le genti, non c’è più insegnamento sacerdotale e i profeti non trovano più visioni da parte del Signore.&lt;/span&gt;” (Lam. 2, 5-9) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore fece ciò che aveva deciso, mise in atto la Sua parola che aveva decretato da tempo, distrusse senza pietà, fece gioire il nemico sopra di te, esaltò la forza dei tuoi avversari&lt;/span&gt;”. (Lam. 2, 17)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi passi confermano che, secondo l’interpretazione religiosa, la catastrofe è avvenuta a causa dei peccati del popolo ebraico, ma non solo, essa è avvenuta per volontà del Signore, perché è il Signore che ha distrutto le mura di Gerusalemme, è il Signore che ha abbandonato il Suo altare ed il Suo Santuario.&lt;br /&gt;Nei passi che seguono si esprime la desolazione per l’abbandono da parte del Signore e si comincia ad invocarne il ritorno.&lt;br /&gt;Segue poi un brano di massima crudezza nel quale si narra dell’abiezione durante l’assedio di Gerusalemme quando si verificarono atti di cannibalismo, che videro le madri nutrirsi delle carni dei propri figli. Il Signore adirato diede alle fiamme Sion distruggendola fino alle sue fondamenta e disperse con gli abitanti, re, falsi profeti e sacerdoti, resi impuri dal sangue innocente di cui si erano macchiati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Togliesti la pace all’anima mia ed io dimenticai che cosa è il bene. Dissi: è perduta la mia forza, la speranza mia nel Signore&lt;/span&gt;”. (Lam. 3, 17)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chi mai stabilì una cosa e questa avvenne, senza che il Signore l’avesse comandata? Dall’eccelso non provengono forse il male e il bene? Perché dunque l’uomo si lamenta finché vive, ciascuno per i castighi dei suoi peccati?&lt;/span&gt;” (Lam. 3, 37-39)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ti ammantasti d’ira e ci perseguitasti: uccidesti senza pietà. Ti copristi di una nube affinché non Ti giungesse la preghiera. Ci ponesti come spazzatura e rifiuto in mezzo ai popoli&lt;/span&gt;”. (Lam. 3, 43-45)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Invocai il Tuo nome, o Signore, dalle profondità del pozzo, e Tu hai certo sentito la mia voce; non chiudere l’orecchio ai miei sospiri e alle mie grida! Siimi vicino nel giorno in cui Ti invoco; dimmi: Non temere! Difendi, o Signore, la mia causa, rendimi la mia vita!&lt;/span&gt;” (Lam. 3, 55-58)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mani di donne pietose fecero cuocere i propri figli, questi servirono loro da cibo durante la rovina della figlia del mio popolo. Il Signore diede sfogo alla Sua ira, riversando il Suo acceso furore, appiccò a Sion il fuoco che divorò le sue fondamenta. Né i re della terra, né tutti gli abitanti del mondo avrebbero mai creduto che il nemico, l’avversario sarebbe entrato per le porte di Gerusalemme. Ma questo avvenne per i peccati dei suoi falsi profeti, per le colpe dei suoi sacerdoti che avevano versato in mezzo ad essa sangue innocente. Essi barcollavano come ciechi per le strade, insozzati di sangue tanto che non si potevano toccare le loro vesti. Scostatevi!: un impuro! Si gridava. Scostatevi, scostatevi, non toccate!&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;” (Lam. 4, 10-15)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La narrazione si conclude con la proclamazione della fiducia nel Signore e l’invocazione per il ritorno al Signore, come in antico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ricorda, o Signore, ciò che è accaduto a noi, osserva, guarda la nostra vergogna! Il nostro retaggio è passato nelle mani di stranieri, le nostre case sono in mano di estranei. Noi siamo rimasti orfani, senza padre, le nostre madri sono come delle vedove. Beviamo la nostra acqua pagandola, la nostra legna ci viene a caro prezzo. Ci perseguitano con un giogo sul collo, siamo affranti, non c’è dato di riposare. All’Egitto, all’Assiria stendemmo la mano per poterci saziare di pane&lt;/span&gt;”. (Lam. 5, 1-6)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tu, o Signore, resti per sempre, il tuo trono esiste per tutte le generazioni. Perché ci vorrai dimenticare per sempre, abbandonarci per lungo tempo? Facci ritornare, o Signore, a Te ritorneremo. Rinnova i nostri giorni come in antico. Poiché ormai ci hai veramente rigettato e ti sei grandemente sdegnato contro di noi&lt;/span&gt;”. (Lam. 5, 19-22)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che al termine della lettura della meghillah sia d’obbligo una riflessione sulla valenza da riconoscere alla narrazione in relazione al lutto del 9 di Av.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La narrazione non mette in risalto la sconfitta subita ad opera di Babilonia, al contrario Babilonia ha una connotazione, come abbiamo visto, incidentale. La catastrofe è originata dal peccato e consiste nell’abbandono del Signore. Le conseguenze del peccato e dell’abbandono del Signore sono la caduta di Gerusalemme e la distruzione del Tempio. Il rimedio, allora, non è la riconquista di Gerusalemme e la ricostruzione del Tempio, bensì la purificazione ed il ritorno al Signore, che, una volta attuati, porteranno come conseguenza la riconquista di Gerusalemme e la ricostruzione del Tempio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-5998602466485084501?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/5998602466485084501/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/il-nove-di-av.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/5998602466485084501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/5998602466485084501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/il-nove-di-av.html' title='Il nove di Av'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-5269785557184631304</id><published>2011-08-02T20:00:00.005+02:00</published><updated>2011-08-04T11:07:19.128+02:00</updated><title type='text'>Moshele e l’ebraismo riformato</title><content type='html'>Venerdì sera Daniele sta andando da Davide, che ha organizzato a casa sua Kabbalat Shabbat. Le tefillot saranno seguite dalla cena e da una conversazione, che avrà per argomento l’ebraismo riformato.&lt;br /&gt;Daniele sa che Davide abita al tredicesimo piano di un edificio a torre in un quartiere elegante ma periferico della città. Prende un taxi, che lo scarica davanti alla casa a torre, entra e si avvia verso gli ascensori. Si trova davanti un uomo barbuto e occhialuto vestito di nero e con un cappello nero a larga tesa. “E’ un lubavitch” diagnostica tra sé Daniele, che lo osserva mentre sta impalato davanti alla pulsantiera dell’ascensore e si dondola impercettibilmente in modo autistico.&lt;br /&gt;“Shabbat Shalom” azzarda Daniele, “Shabbosh” è la risposta. “Il più è fatto” pensa Daniele, che pigia il pulsante per chiamare l’ascensore. Arriva, salgono, Daniele prende l’iniziativa: “Va al tredicesimo?”. “Si” è la risposta sintetica. Daniele riflette: “E’ un ortodosso, non avrebbe mai premuto il pulsante, se non fosse arrivato qualcuno a farlo per lui”. Si presentano in ascensore, visto che hanno scoperto di andare nello stesso posto. L’ortodosso si chiama Moshele.&lt;br /&gt;Inizialmente quella sera Moshele farà una serie di scoperte positive. Kabbalat Shabbat è sostanzialmente uguale a quella che lui è abituato ad eseguire, le tefillot sono cantate o recitate in ebraico, alcune arie dei canti sono diverse da quelle che lui conosce, ma gli appaiono ugualmente ispirate dal punto di vista religioso. Il Kiddush è uguale, la benedizione del pane è la stessa. La cena è rigorosamente kosher, anche se loro dicono, non si sa perché, kasher. La Birkat ha mazon è la stessa.&lt;br /&gt;Moshele comincia a trasecolare dopo cena, quando inizia la conversazione. Apprende che le signore presenti hanno partecipato al rituale insieme agli uomini non perché in una casa privata non c’è, com’è evidente, il matroneo, ma perché per l’ebraismo riformato esiste una assoluta parità tra uomo e donna, sicché la donna entra a far parte del minian, può indossare kippah e talleth, può persino acquisire il rabbinato e quindi arrivare a celebrare a pieno titolo rituali, anche di matrimonio, bar mitzvà, funerali e quant’altro.&lt;br /&gt;Ma Moshele trasecola ancor più quando si comincia a parlare di mitzvòt, melachòt, toledòt. Sente questi riformati dire, tra l'altro, che il divieto dell’uso dell’automobile al sabato è da loro inteso modificato nel modo seguente: “Al sabato usa l’automobile esclusivamente per recarti al tempio, se non è per te raggiungibile in altro modo”. &lt;br /&gt;Moshele va via, sempre approfittando del passaggio in ascensore di Daniele, e si avvia verso casa pensieroso e ripromettendosi l’indomani di confidare le sue perplessità al suo rabbino, per avere un aiuto a giudicare correttamente questa insolita esperienza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-5269785557184631304?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/5269785557184631304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/moshele-e-lebraismo-riformato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/5269785557184631304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/5269785557184631304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/moshele-e-lebraismo-riformato.html' title='Moshele e l’ebraismo riformato'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-9092520456149473904</id><published>2011-08-01T17:56:00.002+02:00</published><updated>2011-08-12T17:12:28.519+02:00</updated><title type='text'>Devarim</title><content type='html'>(Deu.1-3,22)&lt;br /&gt;Alle soglie della terra promessa Mosè, secondo quanto il Signore gli aveva comandato, rivolse al popolo un discorso, con il quale espresse il riepilogo delle vicende che avevano vissute lungo tutto il percorso dell’esodo dall’Egitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rammentò in particolare la decisione della nomina dei giudici e quanto ebbe a raccomandare ad essi: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ascoltate le questioni che sorgeranno fra i vostri fratelli e giudicate con giustizia fra un individuo ed il proprio fratello o uno straniero. Non abbiate riguardi nel giudicare, porgete ascolto al piccolo come al grande, non abbiate paura degli uomini poiché la giustizia appartiene a Dio. La cosa che vi sembrerà al di sopra delle vostre possibilità la sottoporrete a me ed io la ascolterò&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Parole sono queste. Parole che lette d’un fiato sembrano così ovvie da non meritare un attimo di riflessione. Siamo talmente avvezzi ad esercitare l’ingiustizia, o a convivere con essa, da arrivare ad innescare un meccanismo automatico di salvaguardia, che nega che nel nostro agire si sia mai verificata ingiustizia. Eppure ingiustizia è la nostra supponenza, ingiustizia è il privilegio del nostro egoismo, ingiustizia è il non ascolto dell’altro, ingiustizia è il disprezzo dell’altro, ingiustizia è il non amore.&lt;br /&gt;Ingiusti perché aridi, ciechi, sordi. Oppure ingiusti perché intimoriti, plagiati, perché abbiamo rinunciato ad essere padroni del nostro pensiero e delle nostre azioni. Perché abbiamo perduto il senso della nostra responsabilità, quella responsabilità, che fa di noi degli esseri umani e non delle belve.&lt;br /&gt;Potremmo essere ingiusti anche per simulazione, per recita, per impersonare una figura che stimiamo forte a confronto con la debolezza e l’insignificanza che riteniamo sia la nostra reale connotazione.  &lt;br /&gt;La giustizia, disse Mosè, appartiene a Dio ed a Lui renderemo conto, non agli uomini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proseguendo nella narrazione Mosè ricordò anche la mancanza di fiducia che il popolo ebbe a manifestare, al ritorno degli esploratori ed ascoltando il loro resoconto. Ciò fu causa della punizione divina, che portò al protrarsi della peregrinazione nel deserto per altri quarant’anni ed all’esclusione di un’intera generazione dall’accesso alla terra promessa.&lt;br /&gt;Fu mancanza di fiducia, fu scoramento, fu fiacchezza. Come poteva un popolo così svuotato e demotivato conquistare un paese, senza credere né nelle proprie forze, né nel sostegno del Signore?&lt;br /&gt;La storia del genere umano, non solo quella del popolo ebraico, è costellata di guerre sante, dove la presenza di Dio al proprio fianco è d’obbligo e genera il fanatismo che centuplica le forze e che conduce alla vittoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rammentò quindi Mosè la fase finale di avvicinamento alla terra promessa e gli attraversamenti dei territori dove erano insediati altri popoli. Attraversamenti richiesti generalmente con parole di pace, come furono quelle rivolte al re di Cheshbon: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lasciami passare attraverso la tua terra, soltanto sulla strada io camminerò, non devierò né a destra né a sinistra; tu mi venderai per denaro il cibo ed io mangerò; acqua mi darai per denaro ed io berrò; soltanto lasciami passare a piedi, come fecero per me i figli di Esaù che abitano in Se’ir, ed i Moabiti che stanno in ‘Ar, fino a che io passi il Giordano, dirigendomi verso la terra che il Signore Dio nostro dà a noi&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Era un atteggiamento estremamente rispettoso della proprietà e della sovranità altrui, che trova le sue radici nei comportamenti dei popoli di pastori, come fino a quel momento era il popolo ebraico, nei riguardi dei territori dei popoli agricoltori, nei quali è d’obbligo non produrre danni e quindi camminare sulle strade.&lt;br /&gt;Anche questo è un insegnamento purtroppo in gran parte perduto al giorno d’oggi e nel nostro paese, dove si deve constatare che la cosa comune è un concetto generalmente non percepito e la cosa dell’altro, se non vigilata, è esposta al danneggiamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine la narrazione si riferisce all’assegnazione alle tribù di Ruben, Gad e parte di quella di Manasse dei territori ad est del Giordano ed a ciò che Mosè comandò loro: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore vostro Dio vi ha dato in possesso questa terra, voi passerete armati all’avanguardia dei vostri fratelli figli d’Israele, tutti uomini valorosi. Le vostre donne ed i vostri figli ed il vostro bestiame soltanto (io so che avete gran numero di bestiame) rimarranno nelle città che io ho assegnato a voi, fino a che il Signore vostro Dio concederà quiete ai vostri fratelli come a voi ed anche essi possederanno il territorio che il signore vostro Dio è per dare a loro al di là del Giordano. Allora tornerete ognuno alla proprietà che io vi ho assegnato&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Il comportamento di queste due tribù e mezza sostanzia la prova che il popolo non è soltanto un insieme di tribù ma costituisce ormai una nazione e che la solidarietà nazionale ha assorbito gli interessi delle singole tribù. Questo popolo litigioso e contestatore nei momenti nodali della sua storia ritrova la sua unità e la coscienza di costituire questa unità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-9092520456149473904?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/9092520456149473904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/devarim-deu1-322.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/9092520456149473904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/9092520456149473904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/08/devarim-deu1-322.html' title='Devarim'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-4478679668973675248</id><published>2011-07-24T19:53:00.003+02:00</published><updated>2011-08-12T17:13:46.280+02:00</updated><title type='text'>Mas'è</title><content type='html'>(Num.33-36)&lt;br /&gt;Siamo arrivati al termine del libro dei Numeri ed il capitolo 33 elenca tutte le tappe dei viaggi e delle soste del popolo ebraico da quando esso partì da Ra’meses, fino alle soglie della terra di Canaan. E’ per ordine del Signore che Mosè ha messo per iscritto l’elenco delle tappe di un itinerario, che per essere percorso ha richiesto quarant’anni di tempo: la vita di un’intera generazione.&lt;br /&gt;Ci si può chiedere a cosa serva il lungo elenco di nomi delle località che hanno costituito le tappe, località di arrivo e di partenza del lungo viaggio. Sono paletti, sono le pietre miliari, che consentono di mantenere la concretezza del viaggio, che associano il racconto alla geografia del territorio, che faranno percepire, anche in futuro, quando i ricordi tenderanno a sfumare, che il viaggio non è stato un sogno, ma un’avvenimento reale, che le località toccate sono state località reali, che semmai capitasse di rivederle potranno richiamare alla mente l’epopea vissuta con una connotazione storica e non di leggenda.&lt;br /&gt;Il capitolo 33 si conclude con le parole che il Signore disse a Mosè: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quando avrete oltrepassato il Giordano e sarete entrati nella terra di Canaan, scaccerete dinanzi a voi tutti gli abitanti del paese, distruggerete tutte le loro pietre effigiate, tutte le loro immagini di getto e tutti i loro luoghi consacrati. Dovrete scacciare gli abitanti di quella terra, e abitarla voi, perché a voi ho destinato quel paese qual possesso. Spartirete la terra a sorte fra le vostre famiglie. Alle famiglie più numerose dovrete assegnare un possesso maggiore, a quelle meno numerose darete un retaggio minore. Dove gli sarà venuta la sorte, ognuno avrà il possesso presso la propria tribù paterna. Se non avrete scacciato dinanzi a voi gli abitanti del paese, allora quelli che ne lascerete, saranno come spine nei vostri occhi e come pungoli nei vostri fianchi e vi angustieranno nel paese dove abitate. Ciò che io pensavo di fare a loro, farò a voi&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Queste parole innanzi tutto ci dicono che la terra di Canaan è proprietà del Signore e che il suo possesso è assegnato al popolo d’Israele affinché la amministri, traendone sì il proprio sostentamento, ma, nel contempo, avendo cura, direi amore di essa, in quanto affidata dal Signore, per il mantenimento di quelle doti naturali di fertilità, irrigazione e bellezza possedute al momento dell’affidamento, doti che non dovranno essere depauperate, ma semmai si dovrà cercare di migliorare ancora. &lt;br /&gt;Ma soprattutto queste parole ci dicono che il possesso è affidato in esclusiva al popolo d’Israele e che questo possesso dovrà realizzarsi scacciando tutti gli abitanti del paese, tenendo bene a mente che coloro di questi abitanti che dovessero ancora restare costituirebbero una continua insidia e turbativa all’esclusivo possesso del territorio.&lt;br /&gt;Queste parole riferite ad avvenimenti che si collocano agli albori della storia d’Israele, trovano tuttavia una potente eco nell’attualità, dove il conflitto, ormai perdurante da sessant’anni, tra il moderno Stato d’Israele e le popolazioni arabe circostanti ha connotati politici, religiosi e territoriali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al capitolo 34 il Signore descrive i confini della terra di Canaan assegnata, dettagliandone le località lungo tutto il suo perimetro. Mosè allora comandò ai figli d’Israele: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questo è il paese che darete in retaggio a sorte, che il Signore ha comandato di dare alle nove tribù e mezzo. Poiché la tribù dei figli di Ruben e le sue case paterne, la tribù dei figli di Gad con le case paterne, e metà della tribù di Manasse hanno preso il loro retaggio. Queste due tribù hanno preso il loro retaggio sulla riva orientale del Giordano di Gerico&lt;/span&gt;”. &lt;br /&gt;Si chiude il capitolo 34 con l’indicazione, che il Signore fornisce a Mosè, dei nomi degli uomini che provvederanno all’assegnazione dei terreni. Gli incaricati furono: il sacerdote El’azar; Giosuè già designato a condurre la conquista della terra di Canaan; un capo per ogni tribù, ad esclusione delle due tribù di Ruben e Gad che avevano già avuto l’assegnazione dei terreni ad est del Giordano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 35 tratta delle città da assegnare ai Leviti. Siccome i Leviti non dovevano avere alcuna parte di territorio insieme alle altre tribù, ogni tribù doveva assegnare a loro delle città per abitarvi e dei recinti per pascolo e per i loro viveri. Le città da dare ai Leviti erano in tutto quarantotto con i relativi recinti e ciascuna tribù avrebbe partecipato a questa assegnazione in misura proporzionale alla quantità dei terreni a lei assegnati.&lt;br /&gt;Sei delle quarantotto città sarebbero state “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;città di rifugio&lt;/span&gt;”, città cioè dove chi avesse ucciso una persona per errore avrebbe potuto trovare rifugio, sottraendosi alla vendetta dei parenti dell’ucciso.&lt;br /&gt;Lo stesso capitolo esprime che, in ogni caso, l’omicida sarebbe stato sottoposto a giudizio ed indica le regole generali che potevano condurre ad esprimere un verdetto riguardo alla premeditazione o alla involontarietà dell’uccisione.&lt;br /&gt;L’uccisione premeditata, o ad essa assimilabile, conduceva alla morte dell’uccisore, mentre l’omicidio involontario prevedeva la sottrazione dell’uccisore alla vendetta dei parenti dell’ucciso ed il rilascio dell’uccisore, dopo l’emissione del giudizio di omicidio involontario,  in una città di rifugio, ove egli avrebbe dovuto rimanere fino alla morte del Sommo Sacerdote, dopodiché sarebbe tornato libero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 36, infine, torna ad occuparsi del caso delle figlie di Tselofchad, che già avevano ottenuto di essere censite ai fini dell’assegnazione delle terre. Qui viene trattato un altro aspetto riguardante le limitazioni da porre in essere, nel caso in cui le ragazze intendessero sposare uomini appartenenti ad altre tribù, cosa che avrebbe comportato come conseguenza che terreni assegnati ad una tribù potessero in questo modo transitare nella disponibilità di un’altra. Venne deciso che le ragazze avrebbero potuto sposare solamente uomini della loro stessa tribù, e così avvenne.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-4478679668973675248?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/4478679668973675248/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/07/mase-num33-36.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4478679668973675248'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4478679668973675248'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/07/mase-num33-36.html' title='Mas&apos;è'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-1786978855485278838</id><published>2011-07-20T18:20:00.002+02:00</published><updated>2011-08-12T17:14:36.013+02:00</updated><title type='text'>Mattoth</title><content type='html'>(Num.30,2-32,42)&lt;br /&gt;Mosè parlò ai capi delle tribù per comunicare loro il comando del Signore secondo cui  ciascuna persona del popolo d’Israele avrebbe dovuto rispettare voti e giuramenti fatti, impegnandosi per l’attuazione di quanto pronunciato dalle proprie labbra, e consentendo così di non profanare la parola data. E’ da tener presente che questo precetto non costituisce un precetto positivo, espresso cioè dal dover fare quello che si è promesso, è bensì un precetto negativo, quello cioè di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;non profanare la  parola&lt;/span&gt;” data al Signore. La parola ha nell’ebraismo un valore sacrale, perché è con la parola che il Signore ha creato il mondo e con la parola ha comunicato a Mosè ed è la parola che éleva l’uomo al di sopra degli animali. Ma i Saggi, che si posero il problema se un voto o un giuramento potessero mai essere sciolti, arrivarono ad interpretare la frase “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;non profanare la parola&lt;/span&gt;” come abbreviazione di un’espressione più estesa: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;tu non profanare la parola, ma gli altri possono profanala per te&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Su questa interpretazione si fonda, come spiega &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Maimonide&lt;/span&gt; nel suo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sefer haMitzvòt&lt;/span&gt;, il precetto positivo dell’annullamento dei voti, che può essere pronunciato, dopo discussione e valutazione della richiesta, da parte del Tribunale. Il Tribunale, evidentemente, procede allo scioglimento qualora ravvisi che l’espressione del voto non sia stata in linea con gli insegnamenti della Torà.&lt;br /&gt;Per questa stessa interpretazione si comprende quanto viene detto nella parashà a proposito di voti e giuramenti fatti dalle donne.&lt;br /&gt;Il capitolo 30 prosegue, infatti, trattando in maniera estesa, dal versetto 4 fino al conclusivo versetto 17, dei voti fatti dalle donne e degli effetti sulla loro validità dei divieti espressi dal padre o dal marito&lt;br /&gt;La regola assegnava al padre o al marito la potestà di vietare un voto o un giuramento fatto dalla donna, ma egli poteva esercitare questa potestà una volta sola e nel momento in cui veniva a conoscenza del voto o del giuramento. Ma se l’uomo, nel venire a conoscenza del voto o del giuramento della donna, aveva taciuto, egli perdeva per sempre la prerogativa di poter esprimere il proprio divieto riguardo al quel voto.&lt;br /&gt;L’esercizio di questa potestà al giorno d’oggi la ritroviamo solamente nella figura del padre verso i figli minori, e consiste nell’esercizio della cosiddetta “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;patria potestà&lt;/span&gt;”, mentre per quello che riguarda il marito direi che i tempi sono sostanzialmente cambiati, almeno in tutto il nostro mondo occidentale.&lt;br /&gt;I voti della donna per i quali il marito poteva trovarsi a voler esprimere il divieto erano evidentemente quelli che riteneva andassero a ledere i suoi interessi, diritti, o prerogative. Qui si tratta di voti che non sono evidentemente solo quelli, ad esempio, di non voler cucinare il pollo per un certo periodo di tempo, ma può trattarsi di un voto di castità, che andava a colpire quello che l’uomo riteneva un suo diritto e ne intaccava la dignità. Il trovarsi davanti a voti femminili di questo tipo sono ipotesi non lontane dalla realtà, quando si ricordi, ad esempio, che il voto di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;nazireato&lt;/span&gt;” poteva essere pronunciato sia da parte di uomini, sia da parte di donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 31 si apre con l’assegnazione, da parte del Signore, dell’ultimo compito a Mosè: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Vendica i figli d’Israele sui Midianiti, dopo verrai raccolto al tuo popolo&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Vennero armati, allora, mille uomini per ogni tribù, con loro era Pinchas, sacerdote figlio di El’azar, ed egli aveva in mano gli oggetti sacri e le trombe per impartire gli ordini. In esito all’attacco rimasero uccisi i cinque re di Midian ed anche il mago Bil’am, che si era rifugiato presso di loro. Tutti i midianiti furono distrutti e furono bruciate le loro città e le loro fortezze. Le donne, i bambini, insieme al bestiame furono catturati e portati davanti a Mosè, El’azar ed il popolo tutto nella pianura di Moav. &lt;br /&gt;Mosè si adirò: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Avete lasciato in vita tutte le femmine? Erano ben esse che, per consiglio di Bil’am, sedussero i figli d’Israele a diventare infedeli al Signore nell’affare di Pe’or per cui scoppiò la mortalità nella congrega del Signore. Ed ora uccidete ogni maschio tra i bambini, e ogni donna atta a coabitazione con uomo uccidetela. Ogni bimba tra le femmine che non conobbero coabitazione con maschi, tenete in vita per voi. E voi accampate fuori dall’accampamento per sette giorni. Ognuno che abbia ucciso una persona o toccato un caduto, fatevi aspergere il terzo ed il settimo giorno, voi ed i vostri prigionieri. Ogni abito, ogni oggetto fatto di pelle, ogni oggetto fatto di pelo di capra e ogni oggetto di legno farete aspergere&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;El’azar aggiunse quindi le istruzioni per la purificazione degli oggetti di metallo, che avrebbero dovuto essere aspersi con l’acqua della purificazione e poi essere passati per il fuoco.&lt;br /&gt;Il Signore diede quindi a Mosè le istruzioni per la divisione del bottino e per l’individuazione del tributo.&lt;br /&gt;Il bottino, ivi compresi i prigionieri, sarebbe stato diviso in due parti uguali, da assegnarsi una ai combattenti, l’altra al popolo tutto.&lt;br /&gt;Dalla parte assegnata ai combattenti avrebbe dovuto prelevarsi il tributo destinato al Signore, nella misura di uno su cinquecento, sia per le persone, sia per il bestiame grosso, sia per gli asini, sia per il bestiame minuto. Questo tributo avrebbe dovuto essere consegnato ad El’azar.&lt;br /&gt;Il tributo da prelevare dalla parte di bottino assegnata al popolo era invece fissato nella misura di uno su cinquanta di tutto il bestiame e doveva essere dato ai Leviti, che avevano la cura del Tabernacolo del Signore.&lt;br /&gt;I comandanti ed i capi dell’esercito  si recarono quindi da Mosè per portare gli oggetti e monili d’oro che ognuno di loro aveva preso come preda nel conflitto con i midianiti ed espressero che intendevano offrire tali oggetti al Signore in sacrificio di espiazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al capitolo 32 si narra delle tribù di Gad e di Ruben che avevano molto bestiame e che, giunti ormai prossimi al Giordano, giudicarono quelle terre adatte per loro e pertanto chiesero a Mosè: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Se abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi, sia dato questo paese qual retaggio ai tuoi servi. Non farci oltrepassare il Giordano&lt;/span&gt;”. E Mosè così rispose: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Devono i vostri fratelli entrare in guerra e voi rimanere qui? Perché volete suscitare l’opposizione dei figli d’Israele al passare nel paese che il Signore ha dato loro?&lt;/span&gt;” Mosè inoltre rammentò l’ira del Signore, che aveva colpito il popolo con quarant’anni di peregrinazione nel deserto e l’esclusione dell’intera generazione uscita dall’Egitto dalla terra promessa, tutto ciò per non avere amato questa terra dopo la prima esplorazione.&lt;br /&gt;Ma Ruben e Gad chiarirono che essi avrebbero preso sì le terre ad est del Giordano, ma che avrebbero anche partecipato, come tutte le altre tribù, alla conquista della terra promessa.&lt;br /&gt;Dopo questo accordo Mosè diede ai figli di Gad, a quelli di Ruben e alla metà della tribù di Manasse, figlio di Giuseppe, il regno di Sichon, re degli Emorei, e il regno di ‘Og, re di Bascian, il paese diviso in città con i confini tutt’attorno.&lt;br /&gt;Teniamo a mente questa distinzione: le terre dal Giordano al mare sono assegnate dal Signore; le terre ad est del Giordano sono assegnate da Mosè.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-1786978855485278838?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/1786978855485278838/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/07/mattoth-num302-3242.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/1786978855485278838'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/1786978855485278838'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/07/mattoth-num302-3242.html' title='Mattoth'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-935818917036458252</id><published>2011-07-12T09:15:00.004+02:00</published><updated>2011-08-12T17:15:19.498+02:00</updated><title type='text'>Pinchas</title><content type='html'>(Num.25,10-30,1)&lt;br /&gt;Pinchas con atto violento e risoluto uccise Zimrì e la sua amante midianita, e l’impatto di questo gesto sul popolo fu talmente forte che venne a ristabilirsi la fedeltà del popolo al patto di alleanza con il Signore. L’ira del Signore, come abbiamo visto anche alla fine della precedente parashà, si placò e cessò la pestilenza inviata per punire il popolo d’Israele.&lt;br /&gt;Pinchas, sacerdote figlio di El’azar figlio di Aron, per lo zelo dimostrato in questa circostanza ricevette dal Signore, per sé e per i suoi discendenti, la linea di supremo sacerdozio.&lt;br /&gt;Pinchas è una figura severa, che con il suo gesto interrompe una prassi alla quale eravamo in un certo qual modo abituati. Durante il lungo viaggio verso la terra promessa molte furono le sommosse e le ribellioni del popolo d’Israele alle disposizioni impartite dal Signore. Ogni volta la punizione venne inflitta direttamente dal Signore ed ogni volta Mosè ebbe ad intercedere perché il popolo non fosse annientato e gli venisse concessa ancora una possibilità. Anche questa volta il popolo si disunì  e numerosi furono gli atti di fornicazione dei figli d’Israele con donne moabite e midianite, molti si allontanarono dal culto del Signore per adorare il Baal Peor. Il Signore inviò una pestilenza che mietette ventiquattromila vittime e si placò questa volta non per l’intercessione di Mosè, ma per l’azione con la quale Pinchas, sacerdote di severi costumi, pose fine allo scandalo uccidendo la coppia di amanti.&lt;br /&gt;L’atto di Pinchas può apparire a noi, persone che apparteniamo ad una società decadente, avvezza ad unioni, che rapidamente si formano ed ancora più rapidamente si disfano, eccessivo, sproporzionato, addirittura condannabile. Potremmo pensare che male mai avessero commesso i due amanti, che si presume fossero giovani e di bell’aspetto, se non quello di seguire la voce del cuore, che è quello che l’attuale senso comune dell’etica corrente ritiene si debba fare in barba a qualsiasi costrizione e imposizione.  &lt;br /&gt;La risposta che ha valore per il popolo d’Israele ed in base alla quale Pinchas ha agito la troviamo nella terza parte dello “Shemà”:&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;E parlò il Signore a Mosè dicendo: parla ai figli d’Israele, e dirai loro di fare, per loro e per tutte le loro generazioni Tzitzìt sulle ali estreme dei loro vestiti, e porranno sulla Tzitzìt all’estremità un filo azzurro. E sarà per voi come Tzitzìt, e guardando ricorderete tutte le mitzvòt del Signore, e le osserverete. E non vi perderete dietro il vostro cuore e dietro i vostri occhi, poiché vi prostituireste seguendoli. Affinché ricordiate ed osserviate tutte le mie mitzvòt e vi distinguiate per il vostro Signore. Io sono il vostro Signore, che vi ha tratti dalla terra d’Egitto per essere il vostro Signore. Io sono il vostro Signore&lt;/span&gt;”. (Num.15,37-41)&lt;br /&gt;L’amore per il Signore e l’osservanza delle mitzvòt guidano quindi la vita dell’ebreo, dalla quale deve essere rimosso ogni altro interesse collidente ed in particolare il frutto delle passioni del cuore.&lt;br /&gt;Ciò detto appare chiaro che l’atto compiuto da Pinchas fu una punizione impartita per una grave infrazione della Legge. Potrebbe ancora essere incolpato Pinchas di eccesso di zelo, nel senso che si sarebbe arrogato il diritto di infliggere la punizione, prerogativa questa solitamente esercitata dal Signore, direttamente o per Sua disposizione. Ma per questo aspetto il Signore non manifestò doglianza, anzi vi fu manifestazione di apprezzamento, tant’è che Pinchas e la sua discendenza ricevettero eterna gratificazione per l’atto da lui compiuto. &lt;br /&gt;Il capitolo 26 tratta del censimento di tutti i maschi di età da vent’anni in su, idonei per il servizio militare. Questo censimento riguarda solamente le nuove generazioni, giacché, come già sappiamo, nessuno di coloro che uscirono dall’Egitto, Mosè compreso, potrà entrare nella terra promessa. Il censimento ha lo scopo di definire la consistenza numerica di ciascuna delle dodici tribù, consistenza in base alla quale verrà stabilità l’entità delle terre da assegnare.&lt;br /&gt;Il censimento, oltre che numerico, è anche, a ben vedere, un censimento onomastico e molti dei nomi citati in questo capitolo trovano corrispondenza nell’onomastica ebraica contemporanea.&lt;br /&gt;Al capitolo 27 è l’episodio delle figlie di Tselofchad: Machlà, No’à, Choglà, Milchà, Tirtsà.&lt;br /&gt;Tselofchad si ritiene fosse il vecchio ebreo colto a raccogliere legna di sabato e quindi messo a morte. Le ragazze presentatesi a Mosè fecero presente che, poiché nella loro famiglia non c’erano componenti maschi, questa non sarebbe risultata nel censimento e loro non avrebbero avuto nessun terreno al momento dell’assegnazione. &lt;br /&gt;A questo punto il Signore accolse la richiesta delle ragazze disponendo che: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quando un uomo muore e non ha figlio, voi passerete il suo retaggio alla sua figlia. E se non ha figlia, darete la sua eredità ai suoi fratelli. Se no ha fratelli, passerete l’eredità ai fratelli del padre. E se il padre non aveva fratelli, darete la sua eredità al parente carnale più prossimo della sua famiglia, e questi la possederà&lt;/span&gt;”. &lt;br /&gt;Dopo di ciò il Signore disse a Mosè: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sali su questo monte ‘Avarim e guarda la terra ch’Io ho dato ai figli d’Israele. E dopo averla veduta verrai raccolto alla tua gente anche tu, come è stato raccolto Aron tuo fratello. Poiché vi siete opposti al mio comando presso le acque della ribellione di Cadesh, nel deserto di Tsin, quando l’assemblea si ribellò, anziché santificarmi con l’acqua ai loro occhi. Questa è l’acqua di ribellione di Cadesh, nel deserto di Tsin&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Mosè, che tante volte intercesse presso il Signore per placarne l’ira contro il Suo popolo, in questa occasione non chiese indulgenza per sé e dev’essere stata veramente dura per lui arrivare a vedere dall’alto la terra promessa e sapere di non potervi entrare. Mosè non chiese per sé perché era consapevole della gloria del ruolo rivestito per aver condotto il suo popolo per tutto quel viaggio, durante il quale il popolo assunse la consapevolezza della propria identità, abbandonando la terra di schiavitù per ricevere la legge del Signore e superare gli ostacoli ed i contrasti frapposti al raggiungimento della meta.&lt;br /&gt;Mosè non chiese per sé ma, ancora una volta, chiese per il popolo, chiese che venisse designata la sua nuova guida: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Destini il Signore, Dio degli spiriti di ogni vivente, un uomo della congrega, il quale esca davanti a loro ed entri davanti a loro, li faccia uscire ed entrare affinché la congrega del Signore non sia come un gregge che non ha pastore&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Il Signore designò Giosuè e impartì le istruzioni per la sua presentazione e consacrazione. A Giosuè, uomo giovane e forte, animato da spirito battagliero e risoluto sarebbe spettato il compito della conquista della terra promessa.&lt;br /&gt;A questo punto, siamo al capitolo 28, il Signore parlò a Mosè per istruirlo sui sacrifici da presentare al Tempio quotidianamente, su quelli da presentare il Sabato ed in tutte le altre feste dell’anno ebraico. Prosegue la descrizione dei sacrifici anche al capitolo 29, in un crescendo di vittime immolate, la cui consistenza raggiunge negli otto giorni di Succòth quella di un vero e proprio esercito fra tori, montoni ed agnelli.&lt;br /&gt;Tutti questi sacrifici di animali ci indurrebbero a connotarli come una manifestazione di barbarie, difficilmente giustificabile ai nostri occhi, anche per la loro entità, se visti esclusivamente come offerte al Signore. Dobbiamo però ricordarci che queste offerte avevano anche la funzione di provvedere al sostentamento dei Sacerdoti e dei Leviti addetti al funzionamento del Santuario, quindi di un elevato numero di persone e che a tale numero le offerte erano di fatto commisurate.&lt;br /&gt;Questa considerazione ci rende più facilmente comprensibile la ratio di utilità di questi sacrifici così dettagliatamente chiesti e descritti dal Signore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-935818917036458252?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/935818917036458252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/07/pinchas-num2510-301.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/935818917036458252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/935818917036458252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/07/pinchas-num2510-301.html' title='Pinchas'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-171635427695324105</id><published>2011-07-04T18:55:00.003+02:00</published><updated>2011-08-12T17:16:05.720+02:00</updated><title type='text'>Balac</title><content type='html'>(Num.22-25)&lt;br /&gt;Il popolo d’Israele, nella sua marcia verso la terra promessa, era giunto ormai a ridosso del regno di Moab.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Balac, re di Moab, che aveva seguito le tappe di questa marcia di avvicinamento, era al corrente delle pesanti sconfitte inflitte da Israele agli altri re della regione, che avevano inutilmente tentato di ostacolarlo. Ora che vedeva Israele ai confini del suo regno Balac era molto preoccupato e disse agli anziani di Midian, suo alleato: “Ora questa moltitudine divorerà tutti i nostri dintorni, come il bue divora l’erba del campo”. Balac era consapevole che le proprie forze erano insufficienti per affrontare e battere un popolo così numeroso ed organizzato e ritenne quindi che fosse necessario ricorrere ad un aiuto soprannaturale. Egli inviò un’ambasceria a Bil’am, che viveva in Mesopotamia ed era noto in tutta la regione per la sua capacità di esercitare poteri di profeta e di mago. Così Balac mandò a dire a Bil’am: “Ecco un popolo uscito dall’Egitto, ricopre la superficie del paese. Esso mi sta di fronte. Ora vieni, maledici per me questo popolo, poiché esso è più forte di me. Forse potrò batterlo e scacciarlo dal paese, giacché so che chi tu benedici è benedetto e chi tu maledici è maledetto”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per poter dare una risposta all’ambasceria Bil’am, pur non essendo ebreo, e pur esercitando le arti di mago e profeta, cosa che lo connotava come non credente nel Signore d’Israele, ritenne di dover comunicare proprio con il Signore d’Israele ed il Signore gli disse: “Non andare con loro. Non maledire quel popolo, poiché esso è benedetto”. Bil’am pertanto rispose alla richiesta degli ambasciatori di Balac dicendo: “Andate nel vostro paese, poiché il Signore ha rifiutato di lasciarmi venire con voi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quando Balac inviò una seconda ambasceria, offrendo ancora maggiori onori a Bil’am , e chiedendo nuovamente di maledire il popolo d’Israele, allora il Signore disse a Bil’am: “Se questi uomini sono venuti ad invitarti, va’ pure con loro, ma dovrai fare solo ciò che Io ti dirò”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto della narrazione abbiamo già alcuni quesiti, ai quali sentiamo di dover dare risposta prima di andare avanti:&lt;br /&gt;Il primo quesito riguarda il perché Bil’am si sia rivolto al Signore degli Ebrei e non ad un’altra divinità, ad esempio quella nella quale lui era credente.&lt;br /&gt;Le risposte possibili sono diverse ma quella che mi sembra più razionale è che Bil’am abbia preferito la strada più diretta. Era evidente, per tutti i successi conseguiti lungo il suo cammino, che il popolo ebraico fosse benedetto dal Signore e che la cosa più conveniente per modificare questa sua condizione non fosse certo quella di mettere in competizione tra loro divinità diverse, ma che fosse invece da esplorare presso il Signore d’Israele se la benedizione di cui quel popolo godeva potesse essere sospesa o cessare.&lt;br /&gt;Il secondo quesito è come fosse possibile che Bil’am conoscesse il nome del Signore d’Israele e come sia stato possibile che il Signore gli abbia parlato. Ricordiamoci, a questo proposito, quante volte abbiamo letto che il Signore disse a Mosè di dire ad Aron. Quindi il Signore, che molto raramente ha parlato persino ad Aron, che pure era il suo Gran Sacerdote, ora, appena interpellato, parla a Bil’am, mago e profeta non ebreo.&lt;br /&gt;Credo che la spiegazione non sia tanto quella a posteriori, secondo cui il Signore è intervenuto per dire a Bil’am cosa dovesse fare, perché questo rientrava nel generale disegno divino. No, io penso che la chiave della spiegazione sia a priori, è Bil’am che ha assunto l’iniziativa di chiedere al Signore se fosse possibile maledire il Suo popolo. Ma, se è così, significa che Bil’am, pur profeta e mago non ebreo, aveva la capacità di comunicare con il Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di lavarcene le mani, dicendo che si tratta di un racconto fantastico del quale occorre tenere in conto solo il significato, facciamo dei passi intermedi per arrivare a comprendere quale sia il livello massimo comprensibile della plausibilità razionale del racconto.&lt;br /&gt;Il dialogo di Bil’am con il Signore avviene in sogno.&lt;br /&gt;Nel Tanak molti personaggi sognano ed altri interpretano i sogni. I personaggi che sognano non sono solamente ebrei: infatti anche il Faraone sogna, Nabucodonosor sogna. Il sogno avviene solitamente in una fase del sonno in cui il controllo sulla nostra anima è attenuato e l’anima ha la possibilità di mettere in atto le proprie facoltà percettive e comunicative.&lt;br /&gt;E’ una fase molto delicata questa che vede l’anima allontanarsi dal corpo per poi ritornarvi al risveglio. La preghiera del risveglio mattinale recitata dagli ebrei dice: “Modè anì, riconosco davanti a te, sovrano, vivente ed eterno, che mi hai reso la mia anima misericordiosamente. Grande è la tua fiducia”.&lt;br /&gt;Sappiamo anche che esistono altre modalità, oltre quella naturale del sonno, delle quali i sensitivi possono servirsi per raggiungere lo stato in cui l’anima si allontana dal corpo, aumentando la propria sensibilità e le proprie percezioni. Pensiamo molto semplicemente ai racconti di molte persone sottoposte ad interventi chirurgici in anestesia totale; essi parlano di questo distacco dell’anima dal corpo e delle sensazioni di lieta lucidità e completezza che accompagnano questa esperienza. I sensitivi hanno anche capacità di raggiungere uno stato di trance in autoipnosi, e realizzano esperienze di allontanamento dell’anima, che rendono possibile vivere percezioni altrimenti inarrivabili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una persona mi raccontò una volta il meccanismo ipnotico per ottenere questo allontanamento dell’anima. Egli era comodamente seduto su una poltrona e cominciò a rilassarsi , fino a raggiungere uno stato in cui non c’erano più pensieri nella sua mente. Raggiunto questo punto di vuoto, si ritrovò sulla sponda di un lago, all’ombra di frasche dense e ombrose, e vedeva davanti a sé lo specchio delle acque immobili e mute. Aveva nelle mani una canna da pesca con un amo luminoso e brillante sospeso alla lenza. Fissava l’amo e cominciò a farlo oscillare in modo sempre più ampio verso lo specchio delle acque del lago. Il punto più vicino sfiorava quasi la sua persona ed il punto più lontano si proiettava lontano sullo specchio delle acque del lago. Il suo sguardo seguiva l’amo nelle sue oscillazioni, senza abbandonarlo mai, fino al punto di massima estensione. Cominciò a percepire, nel punto di maggior distanza, l’attimo in cui l’amo rimaneva immobile prima di tornare indietro, e vide in quell’attimo il punto dello specchio dell’acqua in cui l’amo si sarebbe immerso se l’avesse lasciato libero. Si concentrò allora nell’oscillazione seguente, con lo sguardo attaccato all’amo che si allontanava rapidamente e nello stesso istante in cui esso raggiungeva l’estremo più lontano, liberò la lenza e l’amo colpì lo specchio d’acqua e passò sotto la sua superficie e la sua anima insieme ad esso. &lt;br /&gt;Un attimo prima di colpire lo specchio d’acqua la sua anima provò il terrore del pensiero che forse non avrebbe più saputo tornare indietro. Un attimo dopo essa provò la gioia di trovarsi in un altro mondo, reale come quello che aveva lasciato, ma assolutamente diverso nelle sensazioni, nei pensieri nei sentimenti. L’unico punto fermo della sua anima rimaneva la sua identità, uguale a quella che aveva sempre avuta.&lt;br /&gt;Quella persona concluse il suo racconto dicendomi: “L’importante perché la propria anima non si perda è rimanere saldamente attaccati all’amo al quale ci eravamo aggrappati”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed allora ecco che, con queste premesse, diventa plausibile il fatto che Bil’am abbia posseduto le capacità necessarie ad interloquire con il Signore d’Israele. &lt;br /&gt;Ma subito dopo la figura di Bil’am riceve nella narrazione un pesante ridimensionamento. Egli infatti, dopo aver ricevuto le parole del Signore, si alzò la mattina, sellò la sua asina e andò con i principi di Moav, senza precisare loro che egli avrebbe fatto solo quello che il Signore gli avrebbe detto. Per ostacolare i proponimenti di Bil’am, che parevano orientati per la pronuncia della maledizione del popolo d’Israele, il Signore  inviò un proprio emissario per fermarlo. Tre volte si presentò l’emissario con la spada sguainata sulla strada percorsa da Bil’am e per tre volte Bil’am non lo vide, mentre lo vide la sua asina, cha scartò bruscamente fuori dal sentiero e gli salvò la vita.&lt;br /&gt;Per tre volte Bil’am bastonò la sua asina, rimproverandola per gli scarti che aveva compiuto, finché il signore aprì la bocca dell’asina che disse: “Non sono io la tua asina sulla quale hai cavalcato da quando esisti fino ad oggi? Ho io mai usato di farti così?”. A quel punto il Signore aprì gli occhi a Bil’am che vide l’inviato del Signore, il quale gli disse: “Perché hai battuto la tua asina già tre volte?Ecco io ero uscito per esserti di ostacolo, perché la tua vita è contraria a me, L’asina mi vide e mi scansò già tre volte. Ove non m’avesse scansato, avrei ucciso te e lasciato in vita lei”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’episodio induce ad una riflessione sulla figura di Bil’am. Il profeta, il mago, conoscitore di uomini e di Dei, che ha la capacità di dialogare con il Signore, si rivela come colui che non appena si allontana dalle istruzioni che il Signore gli ha dato, non vede più e la facoltà di vedere tocca ora alla sua asina, con un significato che da un lato evidenzia le carenze dell’uomo, per quanto dotato egli sia di poteri e facoltà degni di nota, ma dall’altro rende onore all’asina, proprio all’animale tanto utile ma tanto poco apprezzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stavolta Bil’am mostrò di aver compreso le parole del Signore e quando, giunto a Moav, si trovò davanti a Balac gli disse: “Eccomi venuto da te. Ma ora, potrei io dire la minima cosa? Ciò che il Signore mi porrà in bocca quello solo io dirò”.&lt;br /&gt;Ed egli terrà fede a quanto il Signore gli aveva detto. Per tre volte Balac tenterà di fargli pronunciare la maledizione per il popolo d’Israele e per tre volte la bocca di Bil’am pronuncerà invece la benedizione del popolo del Signore.&lt;br /&gt;“Ma tovù ohalécha Yaakòv, mishkenotécha Israél! Come sono belle le tue tende, Yaakòv, le tue residenze, Israel”. La benedizione di Bil’am viene recitata ogni volta che si entra al bet hakenésset in ricordo della distinzione operata dal Signore per il popolo d’Israele tra tutti i popoli della terra.&lt;br /&gt;Balac, sconcertato ed irritato per il fallimento delle aspettative che egli aveva riposto nella venuta di Bil’am, scaccia il mago dalle proprie terre e questi, andandosene, pronuncia la sua ultima profezia a Balac. Verrà un astro da Giacobbe che sottometterà Moav, Edom  e Se’ir. Parla quindi della dominazione dell’Assiria, che renderà dura la vita dei popoli sottoposti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La narrazione ci dice anche di un consiglio che Bil’am avrebbe dato a Balac senza però precisare di che si tratti. I Rabbini spiegano che si tratta di un consiglio segreto col quale Bil’am persuase Balac di corrompere Israele mandando le donne a sedurlo.&lt;br /&gt;Infatti, frutto o meno che fosse del consiglio di Bil’am, il popolo cominciò a fornicare con le figlie di Moav, ed a celebrare ed adorare i loro idoli. Il Signore ordinò allora a Mosè che fossero impiccati pubblicamente tutti i capi del popolo. Mentre venivano giustiziati coloro che avevano seguito il Ba’al di Pe’or, uno dei figli d’Israele presentò una Midianita ai suoi fratelli ed agli occhi di Mosè e di tutta l’Assemblea.&lt;br /&gt;Pinechas, figlio di El’azar, figlio del sacerdote Aron, si alzò e prese una lancia e trafisse d’un colpo insieme l’uomo e la Midianita. &lt;br /&gt;Con questo cessò la strage dei figli d’Israele, che causò ventiquattromila morti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-171635427695324105?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/171635427695324105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/07/balac-num22-25.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/171635427695324105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/171635427695324105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/07/balac-num22-25.html' title='Balac'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-2200007980422748599</id><published>2011-06-28T13:08:00.006+02:00</published><updated>2011-08-12T17:16:49.419+02:00</updated><title type='text'>Chuccath</title><content type='html'>(Num. 19-22)&lt;br /&gt;La Parashà si apre con la mitzvà della Parà Adumà, la Vacca Rossa. Questa mitzvà viene definita nel secondo versetto "statuto della Torà". Ricordiamo che “Chukim”, statuti, sono le mitzvot per le quali non è possibile una spiegazione razionale, non riuscendo a cogliere collegamenti con aspetti di utilità, di igiene, di opportunità, di moralità, ma per le quali ci si deve limitare a comprendere che il loro rispetto deve avvenire semplicemente perché così è comandato dal Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-CkzdYlW8jaQ/Tgm3Aa2NWzI/AAAAAAAAALA/LkZpOn5HaeE/s1600/vacca%2Brossa.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-CkzdYlW8jaQ/Tgm3Aa2NWzI/AAAAAAAAALA/LkZpOn5HaeE/s320/vacca%2Brossa.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5623226827583347506" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Di’ ai figli d’Israele  che ti prendano una vacca rossa perfetta, che non abbia alcun difetto, e sulla quale non sia stato messo giogo. La darete al sacerdote El’azar; egli la faccia uscire fuori dall’accampamento e la si scanni in sua presenza. Il sacerdote El’azar prenda del suo sangue col dito, e spruzzi del sangue sette volte in direzione della facciata anteriore della tenda di convegno. Si abbruci la vacca davanti ai suoi occhi: la pelle, la carne, il sangue oltre alle feci. Il sacerdote prenda del legno di cedro, dell’issopo e della lana scarlatta e li getti dentro il fuoco che consuma la vacca. Il sacerdote si lavi le vesti, si lavi il corpo con acqua, e il sacerdote sarà impuro sino alla sera. Colui che abbrucia la vacca si lavi le vesti con acqua e si lavi il corpo con acqua e sia impuro sino alla sera. Un uomo raccolga la cenere della vacca e la deponga al di fuori dell’accampamento, in un luogo puro. Ciò sia per i figli d’Israele da osservare per fare dell’acqua purificatrice. E’ un chattath. Colui che raccoglie le ceneri della vacca, si lavi le vesti e sia impuro sino alla sera. Ciò sarà statuto per sempre per i figli d’Israele e per il forestiero che soggiorni in mezzo a loro&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Seguono le prescrizioni per il rituale di aspersione con l’acqua della purificazione  che verrà eseguito per eliminare l’impurità da chiunque sia venuto a contatto con un morto, nonché per purificare gli oggetti che si trovavano in un ambiente chiuso dove era stato un morto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Perché proprio la mitzvà della Vacca Rossa è stata scelta per rappresentare l’intera categoria degli statuti dei quali fanno parte, tra l'altro, mitzvot di più frequente applicazione, come quelle relative a carne e latte, la proibizione degli incroci, il radersi con una lama, ecc.? Perché la Torà si riferisce a questa mitzvà come allo statuto dell'intera Torà e non, più limitatamente, come allo statuto delle leggi dell'impurità?&lt;br /&gt;Premesso che una completa spiegazione razionale non è possibile proprio a causa, come già detto, della natura stessa degli “”Chukim”, dobbiamo constatare anche come siano misteriose le norme di questa Mitzvà, che secondo i maestri del Talmud neanche il saggio re Salomone riuscì a comprenderle. Solamente Moshè ebbe questo merito, come è detto “a te rivelo la ragione della vacca [rossa]” (Bemidbàr Rabbà 19, 6).&lt;br /&gt;Possiamo tentare di cogliere o intuire le ragioni del primato di questa norma. L’essere in vita è il requisito che consente ad una persona di avere rapporti con il sacro, che si concretizzano con l’ingresso al Santuario, con lo studio della Torà, le tefillot di lode rivolte al Signore, l’attuazione delle mitzvot. Con questi atti, compiuti da vivente, l’individuo si sforza di avvicinarsi al Signore, che è la fonte della Vita. La morte costituisce quindi un’interruzione di questo rapporto con il sacro: il cadavere è inerte, non può interagire e per questo motivo è sorgente di impurità ed il contatto con esso provoca impurità. In generale ogni contatto con la sfera della morte è legato all'impurità. Di contro un neonato è considerato la cosa più pura che ci sia, perché esso è la manifestazione più recente della creazione della vita. Ecco dunque la ragione del primato di questo statuto che quindi assume la dimensione non di un semplice statuto di purificazione ma di statuto della Torà.&lt;br /&gt;Altro aspetto di difficile comprensione  è la particolarità secondo cui , se è vero che il rituale purifica chi è impuro, è altrettanto vero che tutti coloro che hanno a che fare con la sua preparazione diventano impuri. A prima vista questa mitzvà sembrerebbe collidere con ogni logica razionale. Ma, anche per questa particolarità, si può tentare di avvicinarsi ad una spiegazione. Pensiamo ai Cohanìm coinvolti nella preparazione delle acque che venivano spruzzate sulla persona impura per purificarla, che diventavano a loro volta impuri per effetto di quelle stesse acque, con le quali loro purificavano gli impuri! I Cohanìm sono leaders spirituali-religiosi, che sono responsabili della purezza spirituale del popolo, delle cui impurità vengono a contatto, conoscendole ed, in un certo senso, facendosene carico, quasi novelli capri espiatori e quindi divenendo a propria volta impuri.&lt;br /&gt;Un leader spirituale è uno che è disposto ad abbassarsi, a scendere al livello degli altri, pur sapendo che questo potrebbe avere un effetto negativo su di sè. Perché è così? Secondo il Midràsh c’è un nesso con la colpa commessa con il vitello d’oro. “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Venga la madre (la vacca) ad espiare per il figlio (il vitello d’oro)&lt;/span&gt;”. Nello stesso modo, i leader sono considerati responsabili del benessere spirituale del popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Parashà è densa di altri avvenimenti. Il popolo giunto nel deserto di Tsin nel capomese, si fermò a Cadesh. Qui morì Miriam, quasi in punta di piedi, perché la notizia della sua morte non occupa neanche mezza riga nella narrazione e non da luogo ad alcun commento.Il popolo era stanco ed era assetato, perché nel deserto non aveva trovato acqua. Ed il Signore disse a Mosè: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prendi la verga e raduna la congrega, tu e tuo fratello Aron, e parlate alla rupe davanti ai loro occhi, che dia la sua acqua. Farai uscire per loro dell’acqua dalla rupe e farai bere la congrega ed il loro bestiame&lt;/span&gt;”. Mosè eseguì quanto il Signore aveva comandato, ma non fedelmente, perché Mosè non parlò alla roccia, come gli era stato comandato, ma la battè con la verga e l’acqua sgorgò.&lt;br /&gt;Il Signore disse a Mosè e ad Aron: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Siccome non avete avuto fiducia in Me sì da santificarmi agli occhi dei figli d’Israele, perciò voi non condurrete questa congrega alla terra che ho deciso di dare loro&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè da Cadesh mandò ambasciatori al re di Edom, chiedendo il consenso all’attraversamento del paese da parte del suo popolo, ma ottenne un severo rifiuto. Il popolo allora si spostò e giunse al monte Hor. Qui morì Aron, e la sua morte avvenne seguendo un rituale, che espresse l’investitura sacerdotale a suo figlio El’azar.&lt;br /&gt;E qui il popolo d’Israele venne attaccato dal re cananeo di Arad, che però, grazie all’aiuto del Signore, venne pesantemente sconfitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partito dal monte Hor verso la via del Mar Rosso, per aggirare il paese di Edom, il popolo divenne nuovamente impaziente e disse: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per morire nel deserto? Poiché non c’è pane né acqua, e noi siamo stanchi del pane leggerissimo&lt;/span&gt;”. Il Signore mandò contro il popolo i serpenti serafim, i quali morsicavano il popolo e morì molta gente in Israele. Il popolo venne da Mosè e disse: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Abbiamo peccato poiché abbiamo parlato contro il Signore e contro te. Prega il Signore affinché tolga da noi il serpente&lt;/span&gt;”. Mosè pregò per il popolo: Il Signore disse a Mosè: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fatti un saraf e ponilo su una pertica. Chi sarà stato morsicato lo guarderà e guarirà&lt;/span&gt;”. Mosè fece un saraf di rame e lo pose sulla pertica. Avveniva che se il serpente aveva morsicato una persona, questa guardava il serpente di rame e risanava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rashì fornisce questa spiegazione per la punizione dei serpenti. Il popolo si lamenta della manna, che è l’unico cibo che ha, ma che ha la prerogativa di assumere il sapore di ogni cibo che venga desiderato; quando viene inflitta la punizione ed il popolo viene aggredito dai serpenti, su di esso ricade la stessa maledizione del serpente del Eden, e quindi qualsiasi cosa verrà mangiata avrà un solo sapore, quello della polvere.&lt;br /&gt;In effetti gli elementi di questo passo della parashà hanno molti punti di contatto, sia pure in opposizione, con quelli dell'Eden. Nell’ Eden ci troviamo di fronte alla possibilità di mangiare ogni tipo di frutto, tranne quello dell'Albero della conoscenza del bene e del male. Nel deserto abbiamo invece un solo cibo che rende inutile ogni altro cibo. In entrambi i casi è il Signore che procura il cibo. Vale a dire chela nostra unica occupazione è quindi lo studio della Torà, ed i Maestri dicono che la Torà non è stata data altro che a coloro che mangiavano la manna. C'è poi la presenza del serpente. Esso è considerato simbolo dello “yetzer harà”, l'istinto del male, in particolare per il suo modo subdolo di presentarsi, quando ci vuole convincere di essere nel giusto anche se trasgrediamo la Torà. Nell'Eden avevamo una sola mitzvà. La proibizione di mangiare dall'Albero della conoscenza del bene e del male. È interessante notare come l'Eden ed il Deserto siano legati da un rapporto inverso. L'Eden è un giardino, il deserto è un luogo arido. Nel Deserto abbiamo tante mitzvot ed un solo cibo, nell'Eden tanto cibo ed una sola mitzvà. Il solo cibo del deserto prende il sapore di tutti i cibi, la sola mitzvà dell'Eden racchiude il senso di tutte le mitzvot.&lt;br /&gt;Per effetto della trasgressione del precetto dell'Eden, una nuova presenza, prima sconosciuta, appare nel mondo: la morte. E con la morte, di pari passo, l’impurità. Ciò che riabilita l'uomo dopo il contatto con la morte diventa il “tikun”, la riparazione della trasgressione dell’unica mitzvà che ha in se tutta la Torà. Questo “tikun” deve essere fatto per mezzo di un “chok”, una mitzvà la cui motivazione non è razionalizzabile. Questo è il “chok” dell'intera Torà, racchiusa nella prima mitzvà dell’Eden.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il popolo riprese la marcia e, giunti ai limiti dei territori degli Emorrei, furono mandati ambasciatori al loro re Sichon per chiedere di poter attraversare il paese. Ma questi si oppose e dette battaglia. Gli Emorrei furono sconfitti ed il loro paese venne occupato dal popolo d’Israele. Stessa sorte toccò ad Og, re di Bascian, che pure era sceso in battaglia contro Israele.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-2200007980422748599?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/2200007980422748599/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/chuccath-num-19-22.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/2200007980422748599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/2200007980422748599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/chuccath-num-19-22.html' title='Chuccath'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-CkzdYlW8jaQ/Tgm3Aa2NWzI/AAAAAAAAALA/LkZpOn5HaeE/s72-c/vacca%2Brossa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-4565058217344581395</id><published>2011-06-20T18:50:00.004+02:00</published><updated>2011-08-12T17:17:42.525+02:00</updated><title type='text'>Còrach</title><content type='html'>(Num. 16-18)&lt;br /&gt;Già altre volte il viaggio verso la terra promessa era stato travagliato da malcontento, sfiducia e ribellioni, ma questa volta la contestazione, capeggiata dal levita Còrach affiancato da Dathan e Aviram ed, inizialmente anche da On, si era espressa in modo argomentato, prendendo di mira l’autorità stessa di Mosè ed Aron, ed era sostenuta da duecentocinquanta rappresentanti autorevoli delle tribù.&lt;br /&gt;Si noti per inciso che il fatto che Còrach fosse un Levita è espresso dalle stesse radici del suo nome, che sono “qof-resh-chet”, le medesime di radersi i capelli, che danno luogo ad una immagine di testa rasata, prerogativa appunto dei Leviti per i riti di purificazione.&lt;br /&gt;Si tratta di quello che oggi chiameremmo un tentativo di colpo di stato e non di una sommossa popolare. Ci sono tutti gli elementi del colpo di stato e cioè un’organizzazione dei congiurati, un’ideologia dichiaratamente egualitaria, come è giusto che sia quando si ritiene che ci sia un tiranno da eliminare, sostenuta da una plausibile interpretazione delle parole del Signore, e con la precisa individuazione dei soggetti da abbattere, e cioè i due fratelli Mosè e Aron.&lt;br /&gt;L’argomentazione a sostegno della contestazione  era così espressa: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Vi basti! Tutta la comunità sono tutti santi e in mezzo a loro è il Signore, e perché vi elevate al di sopra della congrega del Signore?&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questa accusa di voler esercitare il proprio potere personale sul popolo Mosè ribattè sdegnato, dicendo che l’indomani il Signore avrebbe fatto conoscere chi fosse il prescelto. Cercò inoltre Mosè di rammentare a Còrach ed ai Leviti l’onore loro concesso dal Signore per averli designati al servizio del Tabernacolo. Mandò anche a chiamare Dathan e Aviram per avere con loro un colloquio che potesse distoglierli dal loro proponimento, ma da loro ebbe la risposta più aspra, perché essi dissero: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Non verremo. Ti par poco di averci fatto salire da una terra stillante latte e miele per farci morire nel deserto, che vorresti ancora signoreggiare su di noi? Tu non ci hai portato in un paese stillante latte e miele per darci un possesso di campi e di vigne. Vorresti forse accecare gli occhi di questa gente? Noi non verremo”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci troviamo quindi davanti a due diverse motivazioni della ribellione, infatti mentre le parole di Còrach esprimono la contestazione della leadership rappresentata da Mosè ed Aron, la posizione di Dathan ed Aviram è invece di sfiducia nella riuscita dell’impresa di poter giungere alla terra promessa e di nostalgia per la terra d’Egitto.&lt;br /&gt;Le due posizioni sono entrambe in contrasto con la volontà del Signore e quindi entrambe saranno condannate ed i loro sostenitori saranno puniti con la morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si potrebbe operare una distinzione tra queste due posizioni, e potrebbe, a prima vista, ritenersi molto più grave quella di Dathan ed Aviram rispetto a quella di Còrach, potendo apparire la colpa dei primi due doppia rispetto a quella dell’ultimo. Si potrebbe dire infatti che Dathan ed Aviram non solamente hanno perso la fiducia nella conduzione da parte dei due fratelli, ma hanno perso anche, e soprattutto, la fiducia nella possibilità di giungere alla terra promessa dal Signore.&lt;br /&gt;E’ da tener presente che l’obiettivo del viaggio non avrebbe potuto venir meno perché era stato promesso dal Signore, mentre i condottieri, forse, avrebbero potuto cambiare, anche in considerazione dei comportamenti di entrambi in occasione dell’episodio del vitello d’oro. Ricordiamoci che Aron non si era opposto, come avrebbe dovuto, alla richiesta del popolo di fabbricare l’idolo e ricordiamoci anche che Mosè, quando ridiscese dalla montagna, ordinò che fossero uccisi tutti coloro che nell’occasione non si erano mantenuti fedeli al Signore, e che quel giorno morirono perciò tremila persone, mentre a suo fratello Aron non toccò pena maggiore di un rimbrotto.&lt;br /&gt;Però Còrach, nel contestare il primato di Mosè ed Aron, non fa nessun riferimento ad errori commessi dai due, ed avrebbe potuto farlo come abbiamo appena evidenziato, e la sua critica in questo caso avrebbe assunto i connotati di una critica al loro operato umano, alla loro adeguatezza nell’eseguire il disegno divino. Còrach invece mette in dubbio la legittimità del primato loro conferito, perché a suo dire, e diversamente da quanto stabilito fin qui dal Signore, poichè tutto il popolo è santo non è legittimo che esistano posizioni di preminenza .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a tutte queste possibili disquisizioni pose termine il giudizio del Signore, per cui la terra si aprì ed inghiottì Còrach, Dathan ed Aviram insieme alle loro famiglie. Un fuoco inoltre divorò i duecentocinquanta notabili che avevano sostenuto la rivolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il popolo non comprese e non accettò la punizione, che il Signore aveva impartito, e ne dette la colpa a Mosè ed Aron. L’ira del Signore si accese nuovamente e si abbatte sul popolo e quando cessò, per l’espiazione compiuta da Aron, si contarono quattordicimilasettecento morti oltre quelli per i fatti di Còrach.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto, allo scopo di far conoscere chi fosse prescelto per le funzioni sacerdotali, il Signore disse a Mosè di porre nella tenda della radunanza davanti alla Testimonianza dodici verghe, una per ogni tribù, e quella che fosse fiorita avrebbe indicato la scelta operata dal Signore. Così fu fatto ed il giorno dopo era fiorita la verga di Aron.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui, finalmente il Signore, che generalmente parla solo a Mosè, parlò direttamente ad Aron ed a lui dette le istruzioni per il servizio di sacerdozio al Santuario, che egli avrebbe dovuto prestare con i suoi figli, e con l’aiuto dei Leviti, assegnati al servizio della tenda della radunanza. &lt;br /&gt;Vennero definite inoltre le spettanze sulle offerte presentate dal popolo in sacrificio, tenendo presente che i Leviti non avevano proprietà terriere e vivevano quindi dei proventi loro assegnati dei sacrifici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda poi il sacrificio di spettanza dei Leviti, il Signore disse a Mosè:  - &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Parla ai Leviti e di’ loro: “Quando prenderete dai figli d’Israele la decima che Io ho dato a voi da loro in retaggio, preleverete da quella il tributo al Signore: decima dalla decima. Il vostro tributo vi sarà calcolato come il grano dall’aia e come il vino dal torchio. In tal modo offrirete anche voi un tributo al Signore da ogni vostra decima, che prenderete dai figli d’Israele e da essa darete un’offerta del Signore al sacerdote Aron. …”&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-4565058217344581395?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/4565058217344581395/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/corach.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4565058217344581395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4565058217344581395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/corach.html' title='Còrach'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-6414418353727771294</id><published>2011-06-16T22:41:00.002+02:00</published><updated>2011-06-16T22:47:28.390+02:00</updated><title type='text'>Scelach</title><content type='html'>La parashà comprende i capitoli da 13 a 15 di Bemidbar, il libro dei Numeri.&lt;br /&gt;Si narra come un popolo, già uscito dalla terra d’Egitto e messosi in marcia per raggiungere la terra promessa, sia arrivato alle soglie del suo traguardo, senza però farcela ed abbia ricevuto la punizione di dover vagare ancora per quarant’anni nel deserto. L’abbiamo visto, questo popolo, ricevere la Legge, e sappiamo come abbia proceduto per l’edificazione del Santuario, e conosciamo l’ordinamento secondo cui avviene la celebrazione dei suoi riti religiosi, il suo schieramento sul campo e per la procedura e l’ordine adottati per i suoi spostamenti. Tutto ciò darebbe l’idea di un popolo-esercito organizzato e disciplinato, ma sappiamo anche delle traversie di questa massa di persone in movimento, sappiamo delle lamentele, delle contestazioni, delle nostalgie per la terra di schiavitù, che sin qui hanno costellato il suo percorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, arrivati alle soglie della terra promessa, il Signore dice a Mosè: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Manda degli uomini ad esplorare il paese di Canaan che Io sto per dare ai figli d’Israele. Un uomo per ogni tribù paterna, ognuno sia un preposto fra loro&lt;/span&gt;”. &lt;br /&gt;Gli esploratori designati partirono quindi con il compito di esaminare le ricchezze del paese, le sue risorse agricole, la fertilità della terra, ma anche per scoprire la consistenza e l’indole delle popolazioni abitanti, nonché la loro organizzazione e se le città  esistenti fossero o meno fortificate.&lt;br /&gt;Tornarono dopo quaranta giorni e riferirono che il paese era veramente stillante latte e miele, perché era fertile e produceva frutti in abbondanza, però le città erano fortificate e le popolazioni che le abitavano erano forti, e gli abitanti di quella terra sembravano fisicamente dei giganti al confronto con loro, che invece apparivano come piccole locuste.&lt;br /&gt;Solamente Caleb e Giosuè, che pure avevano fatto parte del gruppo degli esploratori, si espressero riguardo al possibile conflitto con gli abitanti della terra promessa dicendo che non bisognava nutrire alcun timore perché il Signore era con il popolo di Israele.&lt;br /&gt;Ma il popolo mostrò di non avere fiducia nel Signore e di non avere il coraggio e la determinazione necessarie per la conquista della terra promessa. Nuovamente cominciarono i lamenti ed i proponimenti di tornare nella terra d’Egitto, dove dopo tutto non avrebbero corso il rischio di essere passati a fil di spada da popolazioni agguerrite e di vedere le proprie  donne ed i propri figli diventare prede di guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto ci viene in mente una riflessione: ma chi mai potrà sperare di raggiungere una meta a lungo desiderata, se non è in possesso del coraggio necessario a superare gli ostacoli che si frappongono al suo raggiungimento? Come possiamo affrontare una prova che ci si presenta davanti se non abbiamo la fiducia nella possibilità di superarla? Nella nostra vita quotidiana sono molte le “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;terre promesse&lt;/span&gt;” da conquistare, gli obiettivi al cui raggiungimento si frappongono ostacoli. Sono gli esami a scuola, i concorsi o le selezioni per le posizioni lavorative, gli obiettivi di lavoro nei quali crediamo e che vogliamo conseguire. Sono la famiglia, i figli, l’aiuto che riusciamo a dare loro. Ecco tutte queste cose vanno fortemente volute e vanno conquistate, quindi con fiducia e determinazione, e comprendiamo che senza queste qualità tutto resterebbe affidato al caso nella migliore delle ipotesi ovvero tutto sarebbe alla mercè dei nostri avversari. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il popolo d’Israele aveva l’organizzazione necessaria per compiere l’impresa, ma aveva perso il coraggio di battersi con altri popoli e soprattutto aveva perso la fiducia nel fatto che il Signore, schierato dalla sua parte, lo avrebbe portato alla vittoria. &lt;br /&gt;Il Signore dispose allora la punizione del suo popolo, stabilendo che nessuno degli uomini, dall’età di vent’anni in su, ad eccezione di Caleb e Giosuè, sarebbe maie ntrato nella terra promessa e che il popolo avrebbe continuato a vagare ancora per quarant’anni nel deserto, prima di potervi accedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore dettò quindi le disposizioni riguardanti i sacrifici, che il popolo avrebbe dovuto effettuare, quando fosse finalmente entrato nella terra promessa. I sacrifici di animali e di farinacei, di olocausto e di celami, offerti sia da parte del popolo, sia da parte degli stranieri che, dimorando in esso, sarebbero stati soggetti alle medesime norme ed agli stessi diritti.  &lt;br /&gt;Molte volte la Torà fa riferimento a questi stranieri, che vivono in mezzo al popolo d’Israele e che perciò sono soggetti alle medesime leggi e questo ci fa pensare che la loro presenza doveva essere numericamente significativa, che molti dovevano essersi uniti al popolo d’Israele a partire dall’uscita dall’Egitto e durante il viaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci fa pensare anche, attualizzando il viaggio e dando ad esso il significato di un percorso personale che ci conduce, da una condizione di schiavitù, dovuta all’assenza della Torà, con un percorso lungo quanto una vita ed irto di ostacoli, ad una nuova condizione di consapevolezza della fiducia nel Signore e della forza che da ciò ci deriva. Ed è la presenza dello straniero che ci consente di connotare come universale tutta la narrazione, potendo sussistere altrimenti una visione limitativa connotante il solo popolo ebraico come popolo eletto. &lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Segue poi l’episodio dell’uomo trovato di Sabato nel deserto a raccogliere legna e condotto davanti a Mosè ed Aronne. Per quest’uomo il Signore dispose la morte per lapidazione da eseguirsi fuori dall’accampamento. La punizione fu feroce ma giustificata dall’essere il Sabato il santuario d’Israele, il giorno del Signore, che ci ama, ed al quale dobbiamo rispetto, obbedienza e amore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parashà si conclude con i versetti che sono la parte finale dello Shemà: i figli d’Israele facciano delle frange agli angoli delle proprie vesti, affinchè vedendole ricordino ed eseguano tutti i precetti che il Signore ha dato loro, senza deviazioni per seguire il proprio cuore o i propri occhi, che li renderebbero infedeli.&lt;br /&gt;Sto pensando ad un libro scritto da Susanna Tamaro qualche anno fa, che si intitolava “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Va’ dove ti porta il cuore&lt;/span&gt;”, che parrebbe in chiara opposizione alla linea comportamentale che ci dice di anteporre ad ogni cosa il rispetto dei precetti dettati dal Signore.  In realtà la Tamaro intendeva esprimere la preferenza che si deve assegnare al sentimento rispetto alle indicazioni del razionale. Ma anche qui c’è da intendersi sul significato di sentimento e sul significato di razionale, parole al giorno d’oggi tanto inflazionate da averne smarrito il significato. "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sentimento&lt;/span&gt;" non è passione, sentimento è ciò che affiora di noi, quando, soli con noi stessi, allontaniamo ogni passione, ma anche ogni preconcetto, per scoprire quello che c’è di amore autentico, non quello inflazionato e mercificato con il quale oggi si etichettano narcisismi ed egoismi, ma quello che ci fa desiderare il bene dell’altro come preminente su ogni nostra esigenza personale, bene dell’altro che si realizza in silenzio anche con il nostro sacrificio e la nostra sofferenza, ma che pur così ci ripaga con la gioia immensa di attuare amore&lt;br /&gt;L’altro termine, la parola “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;razionale&lt;/span&gt;” si presenta a prima vista come asettica, parrebbe andare a braccetto con la parola “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;giustizia&lt;/span&gt;” e invece non è così. Quando diciamo che una data scelta o una data posizione è razionale dovremmo scavare per capire a che cosa risponde questo concetto di razionalità, se questo razionale sia in realtà il frutto di preconcetti sociali o di convenienza, e vada quindi a connotarsi più propriamente come frutto di un egoismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco che allora il cerchio si chiude: il cuore e gli occhi di cui parla la Torà, sono le passioni, violente ed effimere, episodi sui quali non può costruirsi una vita, ma che invece causano deviazioni che allontanano dalla fiducia nel Signore.&lt;br /&gt;Ma il sentimento vero, quello profondo, duraturo, incrollabile , quello che costa sacrificio, quello che a volte sembra non premiare, ecco questo sentimento, liberato dal razionale di convenienza, questo è il distillato della vera natura umana, quella verso cui dovremmo tendere universalmente, nonostante le deviazioni numerose che nella nostra vita noi facciamo perché siamo umani e siamo fallibili. Ma la consapevolezza di quale sia la verità sarebbe già un grande risultato da raggiungere. E il sentimento, quello vero, quello maiuscolo, è allineato con la Torà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-6414418353727771294?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/6414418353727771294/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/scelach.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6414418353727771294'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6414418353727771294'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/scelach.html' title='Scelach'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-681601722981861194</id><published>2011-06-07T09:46:00.002+02:00</published><updated>2011-06-07T09:50:08.214+02:00</updated><title type='text'>Be-ha'alotechà</title><content type='html'>Siamo nei capitoli da 8 a 12 di Bemidbar, il libro dei Numeri. In questa parashà c’è una trattazione ricca di molti argomenti di diversa natura che spazia dal rituale alla narrativa storica d’insieme, e di dettaglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si comincia con la prescrizione riguardante le luci della menorah, che devono illuminarne la parte anteriore verso chi guarda. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Segue la descrizione dei riti di purificazione dei Leviti, uomini in età da 25 a 50 anni addetti al servizio del santuario. La preparazione prevede la rasatura di tutto il corpo, la presentazione di offerte, la dimenazione davanti al Signore. Ne traiamo di questa dedicazione dei leviti una immagine efebica, del tutto opposta a quella dei nazirei, anch’essi dedicati al Signore ma di maschio aspetto selvatico perché irsuti di barba e capelli incolti, vigendo per questi ultimi il divieto di taglio e rasatura per tutto il tempo della dedicazione. Dunque i leviti accantonano la propria sessualità nel compiere il servizio al santuario, mentre i nazirei mantengono la sessualità con la quale però lottano per domarla e mantenere viva la propria dedica al Signore. A quest’ultimo proposito ci si richiama alla mente la figura di Sansone, nazireo, dedicato al Signore da sua madre, ed in eterna lotta con le sue pulsioni sessuali dalle quali sarà liberato solo dalla morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si istituisce infine “Pesah shenì”, una seconda occasione di celebrare Pesah per chi non abbia potuto farlo nella prima celebrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo questi aspetti rituali si passa alla narrazione degli spostamenti del popolo verso il deserto di Paran. Abbiamo visto stabiliti, già nelle precedenti parashiot, il posizionamento del tabernacolo e delle tribù nell’accampamento, nonché quale fosse la sequenza prevista per la messa in marcia del popolo. Ora si stabiliscono i segnali che due trombe d’argento dovranno emettere per impartire gli ordini stabiliti di movimentazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè volle provvedersi di una guida esperta per il viaggio, un conoscitore del deserto che essi avrebbero dovuto attraversare, e si rivolse per questo a Chovav, figlio del midianita Re’uel suo suocero, dicendo: “Noi partiamo verso il luogo del quale il Signore disse - Quello Io darò a voi - , vieni con noi e ti faremo del bene, giacchè il Signore ha promesso del bene ad Israele”. Ma Chovav rispose: “ Io non andrò; ma al mio paese ed al mio luogo di nascita andrò”, E Mosè disse: “Deh! Non abbandonarci giacché tu hai conosciuto il nostro accamparci nel deserto, e ci sei stato quale guida. Se verrai con noi, tutto il bene di cui il Signore ci beneficherà, lo faremo anche a te”. Che senso ha questo dialogo, perché Chovav prima rifiuta e poi accetta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome di Chovav ha le medesime radici di “chovev”, dare e avere amore. La prima offerta di Mosè è “noi ti faremo del bene”, è un compenso che viene promesso dal popolo per la sua prestazione, ma Chovav rifiuta perché non è quello il compenso che egli desidera. La seconda offerta di Mosè è ben diversa “tutto il bene di cui il Signore ci beneficherà, lo faremo a te” e l’offerta qui è il bene del Signore e questo non può che essere in primo luogo l’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il viaggio ha inizio e strada facendo cominciarono a manifestarsi difficoltà crescenti, fino all’aperta contestazione. Insofferenza alla disciplina, stanchezza, fame resero sempre più frequente la necessità di interloquire, incoraggiando ed esortando il popolo a proseguire verso la meta prefissata.&lt;br /&gt;Per svolgere questa opera Mosè istituisce un’assemblea di settanta anziani con il compito di svolgere per lui quest’opera di persuasione e stimolo nei confronti del popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è poi l’episodio di Eldad e Medad, che pur scelti a far parte dell’assemblea, stavano “profetizzando” nell’accampamento per loro conto. Mosè, richiesto da Giosuè per l’adozione di un provvedimento punitivo, si mostrò invece indulgente e condiscendente dicendo “Magari tutti del popolo del Signore fossero profeti!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parashà chiude con la contestazione di Mosè da parte di Miriam ed Aronne. I motivi della contestazione sono:&lt;br /&gt;- l’avere Mosè preso con sé una donna kushit , di pelle scura, cosa che l’avrebbe portato a trascurare i suoi doveri coniugali;&lt;br /&gt;- il ritenersi Mosè l’unico abilitato a ricevere la parola del Signore.&lt;br /&gt;A questo punto il Signore chiarì ai tre che Egli avrebbe rivolto la parola solo a Mosè, mentre agli altri due avrebbe potuto apparire solamente in sogno o in visione.&lt;br /&gt;Miriam per punizione venne colpita da lebbra e solo per l’intercessione del fratello Mosè potè rientrare guarita nell’accampamento dopo sette giorni, e riprendere la marcia con il popolo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-681601722981861194?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/681601722981861194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/be-haalotecha.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/681601722981861194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/681601722981861194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/be-haalotecha.html' title='Be-ha&apos;alotechà'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-7947084845512296541</id><published>2011-06-06T08:33:00.002+02:00</published><updated>2011-06-06T08:36:16.233+02:00</updated><title type='text'>il significato del convertito per israele</title><content type='html'>Negli anni ’80 arrivò in Israele un forte flusso migratorio dall’allora Unione Sovietica. Gli emigranti si dichiaravano ebrei ed avevano con sé la documentazione per comprovarlo ed ottenere così l’ingresso nella terra promessa. Entrarono, ma molti di questi documenti si sarebbero rivelati ad un successivo e più attento esame insufficienti e forse addirittura non autentici. Entrarono, perché Israele aveva bisogno del loro apporto demografico, quanto a forza lavoro,  a contributo professionale, a giovani da arruolare nelle forze armate.&lt;br /&gt;Questo ingresso insufficientemente controllato fu criticato in seguito molto severamente in Israele. Si diceva che questa massa di gente, senza una vera appartenenza religiosa, che si ostinava a parlare solo russo, che nella notte disseminava le strade di Tel Aviv di bottiglie di birra, avrebbe compromesso la natura ebraica dello Stato. Molti  ebrei ortodossi osservanti avrebbero voluto liberarsi di tutta questa gente che costituiva, ai loro occhi, dissacrazione ed impedimento alla realizzazione di uno Stato che essi desideravano ebraico e confessionale.&lt;br /&gt;Molti giovani russi furono giudicati quindi non idonei per il riconoscimento della loro ebraicità, ma idonei per essere arruolati nella Tzahal e combattere per Israele. Molti di loro morirono combattendo e furono seppelliti non dentro un cimitero ebraico, ma fuori, accanto ad esso: la loro morte per Israele non era bastata a fare riconoscere la loro ebraicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno potrebbe obiettare: ma queste sono cose che sono successe in Israele, perché è uno Stato dove il Gran Rabbinato ha influenza determinante ed è un Paese in stato di guerra permanente; da noi non succederebbero mai! Io penso, invece, che da noi succederebbero. L’ebraismo italiano è organizzato nell’unione delle comunità ebraiche italiane, riconosciuta dalla Repubblica anche ai fini dell’8 per mille. Di questa unione fanno parte esclusivamente comunità ortodosse, dalle quali, tanto per capirsi, anche uno tra i più noti rabbini riformati americani, che non fosse figlio di madre ebrea, avrebbe non solo difficoltà a farsi riconoscere come rabbino, ma anche come ebreo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, a proposito, che cos’è l’ebraismo riformato? Cerchiamo di comprendere almeno un flash del problema. C’è una meravigliosa opera di Chaim Nachman Bialik che si intitola “Halachah we-Aggadah”, norma e leggenda, aspetti che vanno a costituire i due volti di una medesima creatura, due aspetti, regole ed accadimenti, in movimento, che si intrecciano e si rincorrono, che non sono mai statici. Come si colloca la “tradizione” rispetto ad Halachah e Aggadah? La “tradizione” esprime l’essenza identitaria di una comunità e riguarda:&lt;br /&gt;- Il rito delle tefillot ed dei canti dello Shabbat e delle Feste;&lt;br /&gt;- le abitudini alimentari;&lt;br /&gt;- le 613 mitzvot, le 39 melachot e relative toledot;&lt;br /&gt;- le usanze, i motti, le credenze proprie di ogni comunità.&lt;br /&gt;La componente ortodossa dell’ebraismo italiano è gelosa delle proprie tradizioni, che, in quanto identitarie, ritiene di dover conservare resistendo ad ogni tentazione che, sia pure sulla base di enunciazioni logiche, tendesse a dimostrare la necessità di un loro aggiornamento.&lt;br /&gt;L’ebraismo riformato, con una visione forse più prossima a quella di Bialik, desidera, da un lato, custodire la memoria della tradizione ma, dall’altro, verificare quali regole possano essere adeguate al mutare degli accadimenti, nell’intento di rendere ottimale l’osservanza della vita ebraica.&lt;br /&gt;A titolo esemplificativo per lo Shabbat una delle melachot prescrive di non guidare auto e non usare mezzi di trasporto. Questa prescrizione era applicabile senza particolari problemi quando le comunità vivevano nei ghetti, luoghi in cui le distanze erano comunque contenute. Oggi che i ghetti non esistono più e le comunità sono disperse in ambiti cittadini anche di grande dimensioni, questa prescrizione può tradursi in un ostacolo per alcuni insormontabile e condurre alla rinuncia a partecipare alle attività religiose del Tempio ed, in linea indotta, all’assuefazione ad un diradarsi delle interrelazioni nell’ambito delle comunità stesse.&lt;br /&gt;Per questo argomento l’ebraismo riformato potrebbe proporre, ad esempio, questa formulazione diversa: “Guida l’auto o prendi i mezzi di trasporto solo per andare al Tempio, quando non ti è possibile raggiungerlo altrimenti.”&lt;br /&gt;Altro esempio eclatante è quello delle chiavi di casa che, se messe in tasca danno luogo ad un trasporto, che quindi è vietato, mentre, se sono infilate alla cintura sono indossate, cosa che è consentita. Anche qui non v’è ombra di dubbio che le chiavi di casa non si possono buttare, né lasciare a qualcun altro e che quindi vanno portate con sé.&lt;br /&gt;Senza dilungarmi oltre direi che al giorno d’oggi, in Italia, ed in particolare a Roma, capitale dell’ebraismo ortodosso, l’ebreo riformato ed a maggior ragione il convertito riformato non ha un significato per l’ambiente ortodosso, che, seppure dovesse guardare in questa direzione, non avrebbe sostanziale interesse a vedere, perché non ha intenzione di cambiare alcunché.&lt;br /&gt;Ben diversa è la situazione negli altri Paesi dell’Europa occidentale, negli Stati Uniti, Canadà, Argentina, ecc. nei quali sono presenti in percentuale comparabile le branche riformata, ortodossa e conservative dell’ebraismo, con notevole beneficio, secondo me, per il confronto d’idee e la vitalità che ne scaturisce. Nello stesso Israele sono riconosciute dallo Stato, a fianco dell’ebraismo ortodosso, anche le componenti riformate e conservative.&lt;br /&gt;Quante difficoltà al giorno d’oggi per far sì che gli occhi vedano e riconoscano sé stessi nell’altro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure il Tanakh attribuisce onori allo straniero che vive insieme al popolo ebraico e stabilisce la piena parità del convertito con l’ebreo di nascita al punto tale da esprimere il monito dell’ostracismo per chi non rispetti tale parità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure il viaggio di quarant’anni nel deserto verso la terra promessa vide molti egiziani compierlo insieme al popolo ebraico cui si erano uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure la stirpe di Davide esce dalle viscere di donne convertite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Donne straniere che furono giganti per il popolo ebraico al quale si unirono, donne determinate al conseguimento del loro obiettivo, forti ed, all’occorrenza, pronte anche ad usare persino l’inganno nei confronti dell’uomo, del maschio, così spesso ottuso perché troppo sicuro di sé, affinchè il disegno del Signore potesse realizzarsi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Genesi 38 si narra che Giuda, lasciati i suoi fratelli, si unì ad una donna cananea dalla quale ebbe tre figli maschi. In seguito Giuda prese anche per il suo primogenito Er una moglie cananea di nome Tamar. Ma Er morì ed a Tamar, rimasta vedova senza figli, Giuda promise che sarebbe andata in moglie ad un altro suo figlio secondo il precetto del levirato. Però anche il secondogenito morì ed a quel punto Giuda promise a Tamar il matrimonio con il suo terzo figlio, non appena questi fosse stato adulto. Ma, pur essendo trascorso il tempo necessario, Giuda esitava a mantenere la promessa fatta a Tamar per timore che anche il suo terzo ed ultimo figlio potesse morire.&lt;br /&gt;A questo punto del racconto biblico emerge la personalità di questa donna, che fino ad allora era stata strumento del volere maschile, e che ora ribalta la sua posizione facendo del maschio lo strumento per l’affermazione dei propri diritti. Tamar si traveste da prostituta e si fa ingravidare da Giuda ricevendone un pegno, che le servirà ad attestare davanti a lui il proprio diritto.&lt;br /&gt;Da questa unione di Giuda con Tamar nasceranno Pèrets e Zèrach e ad essi seguirà tutta la dinastia fino al Re David. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La Meghillat di Ruth vede protagonista la giovane moabita, cui spetterà il compito di riscattare la stirpe di Elimèlech dalla perdita della fiducia nella terra promessa dal Signore, per averla essa abbandonata emigrando nella terra di Moab. Dopo la morte di Elimèlech e dei suoi due figli maschi, Ruth accompagnerà la suocera Noemi nel suo viaggio di ritorno in Eretz Israel e qui sarà sposa a Boaz e dalla loro unione nascerà Oved, che generò Isciài e Isciài generò David.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il significato del convertito per Israele nei testi biblici costituisce quindi linfa vitale per il popolo eletto e strumento per la realizzazione dell’era messianica, giacché il Mashìach verrà dalla stirpe di David.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-7947084845512296541?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/7947084845512296541/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/il-significato-del-convertito-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7947084845512296541'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/7947084845512296541'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/il-significato-del-convertito-per.html' title='il significato del convertito per israele'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-5384309484245648180</id><published>2011-06-02T20:00:00.002+02:00</published><updated>2011-09-06T22:48:26.281+02:00</updated><title type='text'>i nomi nella meghillat di Ruth</title><content type='html'>Secondo un detto latino “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;nomen omen&lt;/span&gt;”, il nome è un presagio, ed i nomi nella meghillat di Ruth da soli ne anticipano la storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Meghillat inizia narrando che al tempo dei Giudici ci fu una carestia nel paese ed un uomo di Beth-Lèchem di Giuda, andò ad abitare nelle campagne di Moab con la sua famiglia. L’uomo si chiamava Elimèlech, sua moglie Noemi ed i suoi due figli Machlon e Kilion.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo detto che il nome è il presagio, ed i nomi di questa famiglia sono effettivamente un presagio che, particolarmente per i due figli, assume un connotato di tragicità.&lt;br /&gt;Così Elimèlech significa “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;il mio Signore è Re&lt;/span&gt;” e ciò sarà per lui se riuscirà a mantenere la fiducia nel Signore, mentre se questa fiducia dovesse venir meno il significato rischierebbe di ribaltarsi e divenire “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;il Re è il mio Signore&lt;/span&gt;” e quindi la mia fiducia è nelle cose terrene. &lt;br /&gt;Noemi è “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;colei che da piacere intorno a sé&lt;/span&gt;”, o più semplicemente “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;dolce&lt;/span&gt;” ed il suo nome non pone particolari problemi.&lt;br /&gt;I due figli hanno invece nomi preoccupanti, giacché Machlon ha la stessa radice di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;machalah&lt;/span&gt;” che significa “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;malattia&lt;/span&gt;”, mentre Kilion ha in sé la radice di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;chilaion&lt;/span&gt;” cioè di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;distruzione&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I due figli sposano due donne moabite di nome Orpà e Ruth. &lt;br /&gt;Orpà contiene “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;oref&lt;/span&gt;” che è la “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;nuca&lt;/span&gt;” e quindi è “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;colei che gira la nuca&lt;/span&gt;” ed infatti sarà quella che se ne andrà. &lt;br /&gt;Ruth ha invece nel nome le lettere di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;tor&lt;/span&gt;”, la “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;tortora&lt;/span&gt;”, il volatile da sacrificio. Il valore numerico delle lettere di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;tor&lt;/span&gt;” sommato da 606, che aggiunto a 7 che sono le leggi noachidi alle quali Ruth sottostà in quanto non ebrea, fornisce il numero 613, che sono invece il totale delle “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;mitzvot&lt;/span&gt;” cui ella dovrà uniformarsi divenendo ebrea. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La meghillat ci dice che Elimèlech ed i due figli Machlon e Kilion muoiono lasciando sole Noemi e le due nuore Orpà e Ruth. Tutto questo in due mezze righe, senza commento, senza dolore, senza rimpianto, quasi fosse una liberazione da uno stato di costrizione. Si potrebbe essere indotti a chiedersi se la morte del padre e dei due figli, così improvvisamente spariti, sia stata una morte fisica reale, ovvero una morte spirituale e quindi in realtà un abbandono dell’anima ebraica oltre che delle tre donne. E’ un’ipotesi sostenuta, per i due figli proprio dal significato dei loro nomi, e per il padre dal fatto che egli lasciò la sua terra per stabilirsi definitivamente in terra straniera perché nella sua terra e nel Signore aveva perso la fiducia. Non andò a cercare provviste, come i fratelli di Giuseppe, ma scelse di andar via definitivamente dalla terra che il Signore aveva dato al suo popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noemi decide invece di tornare nella sua terra. Solo Ruth verrà con lei esprimendole il suo atto d’amore: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;ovunque andrai tu, andrò anch’io, dormirò dove dormirai, il tuo popolo è il mio, il tuo Dio è il mio&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornate a casa incontreranno Boaz, un parente ricco ed importante di Noemi, che sarà il loro “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;goel&lt;/span&gt;”, il riscattatore delle proprietà, che erano state vendute tanti anni prima da Elimèlech prima della partenza per la terra di Moab. &lt;br /&gt;Boaz prende in moglie Ruth ed il loro figlio sarà capostipite della discendenza di Davide.&lt;br /&gt;Boaz è anche il nome della colonna posta sulla sinistra davanti al Tempio di Salomone (1Re, 7, 21 e 2Cr, 3,17), al quale, in questo caso, viene dato il significato di “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;stabilità&lt;/span&gt;” per il tempio stesso, così come del resto nella meghillat il personaggio Boaz ha impersonato la stabilità per Noemi e Ruth.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-5384309484245648180?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/5384309484245648180/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/i-nomi-nella-meghillat-di-ruth.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/5384309484245648180'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/5384309484245648180'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/06/i-nomi-nella-meghillat-di-ruth.html' title='i nomi nella meghillat di Ruth'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-6550945904918555252</id><published>2011-05-30T10:04:00.001+02:00</published><updated>2011-05-30T10:05:46.902+02:00</updated><title type='text'>Nasò</title><content type='html'>La narrazione si svolge nei capitoli da 4 (parte) a 7 di Numeri e comprende diversi argomenti connessi alla consacrazione del Santuario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 4 tratta del censimento dei Leviti, avvenuto con la conta dei figli di Kehat, di Gherscion e di Merari, limitatamente ai maschi di età compresa tra i trenta ed i cinquanta anni, nonché dei compiti che a loro nominativamente furono assegnati per quanto riguarda i servizi, la custodia ed il trasporto degli oggetti del Tabernacolo. Appare notevole l’organizzazione che venne creata, con la quale si arrivò ad associare ciascuna persona al suo specifico compito, sicchè niente fu lasciato al caso o all’improvvisazione, né poteva essere altrimenti per un popolo nomade che doveva spostarsi rapidamente , senza perdere lungo il suo cammino né oggetti sacri, né animali, né masserizie, né provviste ed, ovviamente, neanche uomini o donne.&lt;br /&gt;Tutto era organizzato, dallo schieramento all’ordine di marcia, come abbiamo visto nella parashà precedente, affinché questa massa di popolo in cammino, anche e soprattutto in presenza di improvvise minacce od imprevisti non avesse a scompaginarsi.&lt;br /&gt;Era un popolo ma anche un esercito, che agiva secondo le regole e la disciplina, che aveva dovuto adottare per necessità, così come avevano fatto ed avrebbero fatto anche altri popoli, ben più numerosi ed agguerriti, che traversarono la mezzaluna fertile: dagli Ittiti, ai Medi, ai Babilonesi, agli Assiri, ai Persiani.&lt;br /&gt;Furono lo stesso tipo di migrazioni delle invasioni barbariche che avrebbero riguardato, molti secoli più tardi, anche l’Italia alla caduta dell’impero Romano. Vandali, Goti, Visigoti, Unni erano popoli interi che si spostavano e che, sicuramente, avranno avuto anch’essi un’organizzazione ed una disciplina simile a quella qui narrata per il popolo ebraico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si parla quindi al capitolo 5 di argomenti, che, a prima vista, potrebbero apparire estemporanei perché parrebbero riguardare più regole particolari nell’ambito della convivenza sociale che non l’ambito dei servizi per il Tabernacolo e la consacrazione del Santuario. Infatti vengono impartite le istruzioni riguardanti l’allontanamento del lebbroso e più in generale dell’impuro dall’accampamento, per poi passare all’illustrazione delle modalità di riparazione quando sia stato commesso un furto ed infine il capitolo conclude con una lunga illustrazione della procedura cui avrebbe dovuto sottoporsi una donna sposata che fosse stata sospettata dal marito di essere stata infedele.&lt;br /&gt;I tre argomenti in effetti toccano problematiche di carattere sociale, ma indubbiamente riguardano tutte e tre la “purità”, che, particolarmente in occasione della consacrazione del Santuario, doveva essere rispettata e non menomata per la mancata purificazione relativa a fatti già avvenuti. Con questa considerazione  è individuata la radice logica per la quale la trattazione di questi argomenti avviene nella nostra parashà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 6 tratta del nazireato e degli obblighi che il nazireo, sia esso uomo o donna, deve assumere per tutto il periodo di tempo nel quale la sua persona  è dedicata al Signore. Per effetto del voto di nazireato egli non berrà né vino né sostanze inebrianti, non mangerà uva e lascerà crescere barba e capelli senza tagliarli, né raderli. Non dovrà contaminarsi entrando ove sia un morto, anche se si trattasse di suo padre, di sua madre, di suo fratello o di sua sorella. Trascorso il tempo della sua astinenza il nazireo porterà la sua chioma all’ingresso della tenda della radunanza e recherà le offerte per i sacrifici al Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al capitolo 7, finale della parashà, si narra che, dopo che Mosè ebbe terminato di erigere il Santuario ed ebbe proceduto alla sua consacrazione, i preposti alle tribù portarono i loro sacrifici davanti al Signore.&lt;br /&gt;Parte delle offerte andarono ai Leviti, mentre per l’inaugurazione dell’altare i preposti recarono le loro offerte al Signore in giorni separati. &lt;br /&gt;La presentazione delle offerte si protrasse quindi per dodici giorni, tanti quante erano le tribù, I doni consistevano in vassoi e bacinelle d’argento e ciotole d’oro, oggetti che furono tutti pesati in sicli d’argento del Santuario. La pesatura avveniva  con bilance a due piatti, su uno dei quali si collocavano gli oggetti da pesare e sull’altro i pesi campione fino a raggiungere la posizione di equilibrio. I pesi campione erano il siclo del santuario, il cui peso era solitamente pari a 11,5 grammi, i suoi multipli e le sue frazioni. Questa unità di peso era adottata in tutta la mezzaluna fertile, con leggeri scostamenti di uno o due grammi in più o in meno, e nacque molto probabilmente in Mesopotamia.&lt;br /&gt;La Torà fa riferimento ai sicli del Santuario in relazione a due diversi tipi di valutazione: la stima del valore e la pesatura. &lt;br /&gt;Della stima di valore di un’offerta abbiamo parlato nella precedente parashà Bechuccothài, quando si disse che il valore di un’offerta era espresso in sicli d’argento del santuario, considerando che ogni siclo d’argento corrispondeva ad un contenuto di argento fino pari a 11,5 grammi.&lt;br /&gt;Nel valutare il valore ad esempio di un vassoio d’argento si teneva conto non solamente del suo peso, ma anche, e fondamentalmente, del “titolo” e quindi di quale fosse la percentuale di argento nella lega con la quale era stato realizzato l’oggetto.&lt;br /&gt;Nella nostra parashà, invece, non si parla di valutazione di valore, ma solamente di peso dell’oggetto presentato.&lt;br /&gt;Insomma il siclo d’argento del Santuario era sia un’unità di peso, sia un’unità monetaria e poteva svolgere come tale le due differenti funzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre a questi oggetti furono presentate al Signore offerte di animali per l’olocausto, con la loro offerta farinacea, nonché offerte di chattat e per il sacrificio di shelamim.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Mosè entrò nella tenda della radunanza per udire la parola del Signore, egli udiva la voce che si faceva sentire rivolta a lui al di sopra del coperchio che era sull’Arca della Testimonianza, tra i due cherubini; da lì il Signore gli parlava.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-6550945904918555252?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/6550945904918555252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/05/naso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6550945904918555252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6550945904918555252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/05/naso.html' title='Nasò'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-6446439439415548214</id><published>2011-05-23T18:53:00.002+02:00</published><updated>2011-05-23T18:57:31.760+02:00</updated><title type='text'>Bemidbar</title><content type='html'>Bemidbar: nel deserto. Questo è il titolo della parashà che apre il quarto libro della Torà, al quale da anche il nome. Numeri è il titolo in italiano, allineato con Aritmoi, titolo della versione greca dei settanta, che meglio esprime l’attività di contare, cioè il censimento dei maschi di età maggiore di venti anni di ciascuna tribù, ed il censimento dei Leviti, di cui appunto qui si parla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito di questo censimento ricordiamo che nella parashà Ki Thissà (Esodo 30, 11-16), il Signore disse a Mosè: “Quando farai il censimento dei figli d’Israele, cioè di quelli che sono da passare in rassegna, ciascuno di loro pagherà al Signore il riscatto della propria persona quando ne verrà fatta l’enumerazione, … . Questo dovranno dare tutti quelli compresi nell’enumerazione: un mezzo siclo calcolando il siclo sacro che è di venti gherà, mezzo siclo sarà il contributo da pagarsi al Signore. Chiunque farà parte delle persone censite dall’età di vent’anni in poi, darà il contributo al Signore. … . Riceverai dai figli d’Israele la somma di questo riscatto, e l’impiegherai a servizio della tenda della radunanza; …” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, nella stessa parashà (Esodo 32, 26-29), in occasione dell’episodio del vitello d’oro, si dice che Mosè chiese gridando che venissero presso di lui coloro che avevano mantenuto fedeltà al Signore e che a tale richiesta tutti i figli di Levi si aggrupparono intorno a lui. E allora Mosè disse ai Leviti: “Consacratevi da quest’oggi al Signore, poiché ciascuno di voi se ne rese degno, con la punizione inflitta anche al proprio figlio o fratello, e tale attaccamento al Signore merita oggi la benedizione divina”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è appunto ora, nella parashà Bemidbar, che si opera questo censimento, determinando per ogni tribù, meno che per la tribù di Levi, la consistenza dei maschi maggiori di vent’anni, e ricavando poi il numero totale dei censiti per l’intero popolo. Per la tribù di Levi si procederà, separatamente, a contare i maschi da trenta a cinquant’anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il censimento ha un molteplice scopo: &lt;br /&gt;- raccogliere il riscatto dovuto da tutti i primogeniti maschi di età superiore a vent’anni da destinarsi a finanziare il funzionamento del Tabernacolo e più in generale del Tempio;&lt;br /&gt;- determinare, separatamente dalle altre tribù, il numero dei Leviti, che, in sostituzione dei primogeniti delle altre tribù, avrebbero da allora in poi espresso la loro appartenenza al Signore prestando servizio presso la Tenda della Radunanza ed il Tabernacolo;&lt;br /&gt;- determinare l’eccedenza del numero complessivo dei primogeniti rispetto al numero dei Leviti ed individuare chi dovesse, conseguentemente, offrire il riscatto stabilito in cinque sicli a testa del peso in uso nel Santuario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ questa una parashà di attuazione di decisioni già assunte in Esodo, ma non per questo è priva di un messaggio proprio. Al contrario è una parashà di ordine, di disciplina, è la parashà dove un insieme di persone si trasforma in un popolo ed un popolo si trasforma in esercito, dove ad ognuno è assegnato un compito da svolgere ed una posizione di marcia. Numeri, ordine e posizioni sono elementi sui quali l’ermeneutica ebraica spazia alla ricerca di significati, collegamenti, commenti, previsioni. Resta il significato più prossimo e palese che ci dice che un popolo non può raggiungere un obiettivo collettivo importante se non mettendo a punto un’organizzazione, che abbia lo scopo di coordinare ed ottimizzare le azioni delle singole unità secondo le direttive che saranno impartite da chi ne avrà assunto la direzione ed il comando. La marcia nel deserto verso la terra promessa  è un’impresa epica, c’era un popolo spesso recalcitrante e contestatore ed occorreva, per arrivare alla meta, agire con fermezza e durezza, ed anche, quando occorresse, soffocare nel sangue i tentativi di rivolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosè, ispirato dal Signore, è stato per il popolo ebraico l’equivalente di quello che nella Repubblica Romana prendeva il nome di “dictator”, il capo unico risoluto ed unico nelle decisioni, che agisce per conseguire uno scopo in circostanze eccezionali, e che a far ciò è stato delegato. Il “dictator” romano, però, poteva durare in carica al massimo sei mesi, mentre Mosè è stato in carica per quarant’anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questa vicenda nel deserto è veramente tanto lontana? Si perde veramente nella notte del tempo di più di 3.300 anni addietro? C’è qualcosa che può aiutarmi a comprendere quello che è avvenuto ed a partecipare emotivamente a questi avvenimenti?&lt;br /&gt;Certo che è possibile! Devo calare però la mia persona  nella narrazione e farla diventare la mia storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io ero in terra d’Egitto, il mio mondo era come la terra d’Egitto per me. Il mio lavoro era come se fabbricassi e cuocessi mattoni per il Faraone e lì ho mangiato il pane dell’afflizione. Un giorno il Signore mi ha detto di lasciare tutto ed avviarmi alla ricerca della mia terra promessa, le terra della mia libertà, la terra dove le mie opere avrebbero potuto essere benedette perché dedicate al Signore. Il cammino è stato lungo, quarant’anni, tutta una vita, un cammino lungo e seminato di ostacoli, canti di sirene che hanno tentato di farmi deviare, alcuni facilmente riconoscibili, altri più insidiosi perché connotati di innocenza. Ho ricordato allora la voce del Signore che dice: “Parla ai figli d’Israele e di’ loro che si facciano delle frange agli angoli delle loro vesti per le loro generazioni e mettano sulla frangia dell’angolo un filo di lana azzurra. Esse saranno per voi delle frange, le quali, quando voi le vedrete, ricorderete tutti i precetti del Signore e li eseguirete, e non devierete seguendo il vostro cuore e i vostri occhi, seguendoli voi diverreste infedeli. Affinché vi ricordiate ed eseguiate tutti i Miei precetti e siate santi al vostro Dio. Io, il Signore Dio vostro, che vi fece uscire dalla terra d’Egitto per esservi Iddio, Io, il Signore, sono Dio vostro”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-6446439439415548214?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/6446439439415548214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/05/bemidbar.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6446439439415548214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/6446439439415548214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/05/bemidbar.html' title='Bemidbar'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-8941766639573148029</id><published>2011-05-17T11:14:00.002+02:00</published><updated>2011-05-17T11:21:47.457+02:00</updated><title type='text'>Bechuccothài</title><content type='html'>La Parashà comprende i capitoli 26, quasi per intero, ed il capitolo 27 del Levitico e ne conclude la narrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitolo 26, riferendosi alle leggi ed ai precetti impartiti al popolo ebraico, esprime con una prosa reiterativa ed incalzante, da un lato la protezione ed i compensi che il Signore metterà in atto nel caso di  osservanza e , dall’altro invece, le terribili punizioni comminate per la trasgressione con una severità commisurata alla persistenza nell’errore. Le promesse e le ammonizioni le ritroveremo in Deuteronomio 11, 13-21 e verranno a costituire la seconda parte dello Shemà.&lt;br /&gt;Spesso nella vita di tutti i giorni si può avere l’impressione che compensi e punizioni non siano attribuiti in relazione ai meriti o alle colpe e ciò può dare luogo ad un senso di smarrimento. L’ebreo può superare ogni stato di palese ingiustizia con il mantenimento della fiducia nel Signore e la consapevolezza che, seppure a lui sfugge il senso degli avvenimenti, ai quali si trova a dover soggiacere, questi fanno però parte di un disegno più ampio dove la giustizia arriverà, non importa quando, ma arriverà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il successivo capitolo 27 tratta delle donazioni al Santuario, che potevano consistere in beni mobili, immobili, animali e anche persone. Tutte le donazioni venivano valutate in sicli del Santuario ed era possibile per l’offerente il riscatto del bene offerto in dono, mediante il versamento di una somma pari al valore di stima aumentato di un quinto.&lt;br /&gt;Queste donazioni potevano essere effettuate liberamente in scioglimento di voti espressi dagli interessati verso il Signore. Donazione d’obbligo era invece quella del mezzo siclo del santuario che riguardava in ugual misura i primogeniti, qualunque fosse il censo familiare, e che in tal modo venivano riscattati dal loro status di offerta esclusiva al Signore.&lt;br /&gt;E’ utile soffermarsi su tutte queste attività di stima delle offerte e di riscatto da pagarsi con una moneta non di uso commerciale corrente, ma di uso circoscritto al Santuario, per comprenderne la&lt;br /&gt;dimensione  e le implicazioni economiche.&lt;br /&gt;Il fatto che le stime venissero effettuate in sicli del Santuario ha una duplice ragione:&lt;br /&gt;- il siclo del Santuario ha un valore fisso, dato dal suo contenuto di circa 14 grammi di argento, mentre le monete correnti potevano avere un valore nominale non corrispondente a quello intrinseco, in ragione delle vicende economico-finanziarie dello Stato che batteva moneta;&lt;br /&gt;- non potevano avere accesso al Santuario monete recanti l’effigie di re o imperatori, in quanto ritenute per questo motivo impure.  &lt;br /&gt;La necessità di cambiare la moneta dava luogo nei periodi di maggiore affluenza, che erano quelli delle Feste di pellegrinaggio, al proliferare dei cambiavalute, per un fenomeno ritengo simile al bagarinaggio dei biglietti da stadio.&lt;br /&gt;Stessa cosa per gli animali, che chi veniva dalle località più lontane poteva più comodamente acquistare sul posto, in moneta locale, per poi riscattarli, se avesse voluto, in sicli del santuario per poi rivendere, qualora ne avesse avuto necessità, ancora in moneta locale.&lt;br /&gt;Insomma è pensabile che in occasione delle feste di pellegrinaggio si sviluppasse attorno al Santuario un fervore di attività commerciali.&lt;br /&gt;E’ da notare anche che tutte queste offerte destinate al sostentamento del Santuario davano luogo ognuna a diverse voci di provento. Nel caso dell’offerta di un animale infatti, questo veniva valutato in sicli del Santuario e, qualora si intendesse riscattarlo occorreva pagare il prezzo di stima maggiorato di un quinto e, per far questo, era necessario procurarsi la moneta del Santuario pagando il relativo aggio di cambio. &lt;br /&gt;Queste attività dei “cambiavalute” e dei “venditori di colombe” sono quelle condannate nei Vangeli cattolici perché vennero ritenute una profanazione del Tempio, all’interno del quale si sarebbero svolte.&lt;br /&gt;Anche qui è opportuno un chiarimento. Il Tempio era all’epoca quello ampliato da Erode, imponente, grandioso, una vera città, che ospitava, in modo concentrico attività che gravitavano attorno a cortili, ognuno con diverse limitazioni accesso, sicché il più esterno era la corte dei gentili, accessibile a tutti. All’interno era il cortile delle donne e dall’interno di questo si accedeva al cortile dei sacerdoti e quindi al Tempio vero e proprio. &lt;br /&gt;E’ plausibile che i cambiavalute ed i venditori di colombe si trovassero nella corte dei gentili e quindi sicuramente fuori dall’edificio del Tempio. &lt;br /&gt;E’ da pensare allora che la cacciata, cui fanno cenno i Vangeli, vada intesa più in senso simbolico, come invito a tornare a vivere più intimamente la religiosità, che non in senso letterale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-8941766639573148029?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/8941766639573148029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/05/bechuccothai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/8941766639573148029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/8941766639573148029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/05/bechuccothai.html' title='Bechuccothài'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-4956889552282559358</id><published>2011-05-10T11:47:00.001+02:00</published><updated>2011-05-10T11:50:26.339+02:00</updated><title type='text'>Behar Sinài</title><content type='html'>Behar Sinài, sul monte Sinai, la parashà, che comprende il capitolo 25 ed appena l’inizio del capitolo 26 del Levitico, esprime precetti fondamentali di carattere sociale, in particolar modo riguardanti la terra, il lavoro ed il prestito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi precetti sono essenzialmente i seguenti:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;1)Il lavoro della terra dovrà avvenire seguendo un ciclo che preveda un anno di riposo dopo sei anni di produzione. Un totale quindi di sette anni, come i sette giorni della creazione, dove il settimo giorno è quello in cui il Signore, cessò da tutta la sua opera. E allora, poiché il creato è ad immagine e somiglianza del creatore, ne consegue che il suo funzionamento debba avvenire secondo cicli simili a quelli seguiti dal suo creatore ed ecco quindi che il terreno agricolo sarà produttivo per sei anni ed al settimo anno non sarà lavorato e questo settimo anno sarà l’anno sabbatico di riposo della terra, così come il settimo giorno è il Sabato dedicato al Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2)La proprietà della terra è del Signore, che la concede in uso all’uomo perché ne tragga i frutti. L’uomo potrà quindi vendere o acquistare non già la proprietà, ma l’uso della terra per un periodo di tempo che comunque si estingue nell’anno del Giubileo, che ricorrerà ogni cinquanta anni e quindi al compiersi di sette cicli di sette anni. Nell’anno del Giubileo sarà proclamata la libertà nella terra per tutti gli abitanti, ciascuno pertanto tornerà al suo possesso e ciascuno alla sua famiglia. Fanno eccezione a questa normativa gli immobili urbani (nelle città cinte da mura) e gli immobili dei Leviti, in quanto ritenuti beni necessari alla dimora e non per la produzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3)Per quanto riguarda il lavoro nell’anno del Giubileo torneranno liberi i mercenari ebrei, che per povertà si erano venduti al loro padrone, mentre rimarranno di proprietà per sempre gli schiavi non ebrei ed i loro discendenti.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;4)Per il sostegno dato ad un altro ebreo, o anche ad un forestiero o ad un avventizio, che siano presso di noi e si ritrovino in condizioni di povertà, non dovrà prendersi usura né interesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta dell’ossatura delle regole sociali di uno Stato nel quale la proprietà privata ha sostanziali limitazioni, mentre il godimento dei beni avviene prevalentemente con un sistema simile all’affidamento in concessione per un determinato periodo temporale. Il valore di mercato dei beni, siano essi terreni coltivabili o forza lavoro, non sarà ovviamente fisso, ma variabile in funzione del lasso temporale residuo di godimento.&lt;br /&gt;Quanto al prestito è da notare che resta libero da vincoli quello fatto a stranieri non residenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Porto nel suo commento alla parashà rammenta come, in epoche successive e nella diaspora gli ebrei praticarono l’attività del prestito ad interesse a ciò incentivati dalla circostanza che il mondo cristiano aveva ereditato dall’ebraismo questo divieto per i suoi fedeli.&lt;br /&gt;“Sterco del demonio” era l’appellativo con il quale i predicatori cristiani si riferivano al denaro sicchè tutte le attività ad esso connesse, dalla sua coniazione  al suo impiego come risorsa economica di per sé, furono in un primo tempo impedite ai cristiani finchè ci furono ebrei che potessero svolgere questa attività.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda l’Italia medievale la situazione generale dal punto di vista religioso la connotava come cristiana, per lo più cattolica ma con presenze ortodosse nelle estreme regioni meridionali. Unico episodio dissonante fu la dominazione araba della Sicilia, che durò circa due secoli fino alla metà dell’XI secolo, che implicò la presenza nell’isola dell’Islam. Per gli ebrei in generale la dominazione araba risultò più tollerante, ma anche per gli arabi i traffici con il denaro era meglio che li facessero gli ebrei.&lt;br /&gt;Questa attività ebraica di prestito era incentivata in modo determinante dal fatto che nei paesi cristiani andarono via via maturando limitazioni alle attività consentite agli ebrei, per cui solamente alcune attività artigianali e commerciali erano loro permesse, mentre in quasi tutti i casi non era loro consentita la proprietà di beni immobili. Ne derivava che il ricavato delle loro attività, non potendo tradursi in beni immobili, dava luogo ad una massa monetaria e quindi, come logica conseguenza, alla possibilità di svolgere attività di prestito. I capitali movimentati dagli ebrei erano ingenti ed i loro destinatari, oltre alla massa di privati cittadini, erano, per le somme più rilevanti, anche principi e re, con i quali si verificò spesso anche la mancata restituzione del prestito od il suo rinnovo forzoso. &lt;br /&gt;Con l’avvento della dominazione spagnola gli ebrei furono espulsi prima dalla Sicilia e poi da tutta l’Italia meridionale, mentre nel resto della penisola sopravvissero, ma non ebbero più l’esclusiva del prestito, in quanto dapprima vennero affiancati da banchieri toscani e lombardi e poi, strani casi della vita, dalla Chiesa stessa con l’apertura dei Monti di Pietà, che erano banchi di prestito su pegno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1065046597174276189-4956889552282559358?l=exodus-daniel.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/feeds/4956889552282559358/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/05/behar-sinai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4956889552282559358'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1065046597174276189/posts/default/4956889552282559358'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://exodus-daniel.blogspot.com/2011/05/behar-sinai.html' title='Behar Sinài'/><author><name>Danièl Siclari</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08293016135909822986</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-aTpg5sg-NT4/TqELJoNoP2I/AAAAAAAAALQ/CaBYkozBv94/s220/matasse.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1065046597174276189.post-5958081405882461804</id><published>2011-05-05T14:22:00.002+02:00</published><updated>2011-05-06T08:17:00.229+02:00</updated><title type='text'>Emor</title><content type='html'>Siamo nei capitoli da 21 a 24 del Levitico che trattano, i primi due, delle prescrizioni particolari, che i Cohanim devono osservare per l’avvicinamento al Sacro e quindi per la loro Qedushah; gli altri due delle feste - Moadim -, che si celebrano nell’anno
